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Elio Bonfanti su L3 di I migliori anni della nostra vita alla Parete del Trono di Osiride, Vallone di Sea
Photo by archivio R. Roetti
Cecco Vaudo su L10 di I migliori anni della nostra vita alla Parete del Trono di Osiride, Vallone di Sea
Photo by archivio Elio Bonfanti
Veduta della Parete del Trono di Osiride, Vallone di Sea
Photo by archivio Elio Bonfanti
Esposizione su I migliori anni della nostra vita alla Parete del Trono di Osiride, Vallone di Sea
Photo by archivio Elio Bonfanti

I migliori anni della nostra vita, nuova via nel Vallone di Sea

02.07.2012 di Elio Bonfanti

Sulla Parete del Trono di Osiride nel Vallone di Sea (Piemonte) Elio Bonfanti insieme a Claudio Battezzati e Rinaldo Roetti hanno portato a termine I migliori anni della nostra vita (250m, ED 7a+, obbl. 6a+/A0).

Una nuova via in una delle Valli storiche dell'arrampicata italiana. 10 lunghezze che "offrono un'arrampicata di classe alternando muri a liste, fessure e diedri" per una via che, visto "l'obbligatorio non elevato, la qualità della roccia ed il tipo di attrezzatura", ha tutte le carte in regola per diventare una delle "più ripetute della valle". Bisogna anche aggiungere che questa è una linea che parte da lontano: era l'inizio degli anni '90 quando tutto cominciò... poi, per vari motivi, fu lasciata lì ad aspettare. Ora, Elio Bonfanti ha ripreso in mano e completato quel progetto. Un modo anche questo per ritrovarsi difronte ad un percorso che ha visto in campo "I migliori anni della nostra vita"… anni che val la pena continuare.

I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA di Elio Bonfanti

Si! sono passati: Non è una nostalgica constatazione né tanto meno vuol dire che di belli non ce ne potranno più essere ma certamente sono passati. Molti di questi sono scappati mentre con i miei amici del tempo ci rincorrevamo talvolta perdendoci per sempre sulle pareti di mezzo mondo ma tanti, davvero tanti sono trascorsi nel vallone di Sea.

Negli anni settanta la gita a Forno Alpi Graie era uno dei punti salienti delle vacanze estive ed accompagnato da mio padre risalivo affascinato questa valle attraversata da fasci di luce che ne rendevano inquietante il paesaggio, fasci che in seguito scoprii essere le famose "spade di luce" indicate da Giampiero Motti nei sui scritti e mutuate dai pittori sacri del 700. Poi una volta cresciuto conobbi Giancarlo Grassi e lui mi svelò tutti i segreti di questa vallata, I nomi delle pareti, i sentieri di accesso e quelli talvolta ben più complessi di discesa.

Non so perché questo vallone girato perfettamente al contrario abbia sempre suscitato in me un fascino particolare: Le pareti belle ed interessanti sono all'ombra dove è generalmente umidiccio e quindi il "Grip" non ne gode ed Il clima essendo sempre abbastanza variabile fa sì che la "bussatina" quotidiana di pioggia sia molto spesso da mettere in conto.

Negli anni qualche sporadica recensione su riviste specializzate, qualche libro chiaramente di modesta tiratura e da ultimo il meeting che annualmente viene organizzato da alcuni locali, hanno sì contribuito a farlo conoscere al di fuori della ristretta cerchia dei "Torinesi " e a migliorarne la fama ma non ad aumentarne di troppo la frequentazione così che molto spesso ci si può ritrovare perfettamente soli.

L'inizio degli anni '90 era il periodo in cui praticavo un'attività alpinistica di discreto livello e così tra una salita e l'altra spesso mi ritrovavo nel vallone a cercare qualcosa di nuovo da fare stante che un apritore seriale come Motto lo aveva completamente (e forse a ragione) snobbato. Così nacquero "L'ultimo Imperatore", "Titanic", "La valle dei narcisi" e contemporaneamente a questa iniziai una via a sinistra del diedro di Così parlò Zarathustra. Poi qualcuno mi rubò tutto il materiale nascosto in un deposito sotto "la valle dei narcisi" e così decisi che non sarei mai più tornato a Sea abbandonando di fatto due progetti. Il primo venne poi terminato da Adriano Trombetta il secondo invece ha pazientemente aspettato che cambiassi idea.

Un capolavoro, un vero capolavoro, fece nel '91 Claudio Battezzati che a chiodi normali e pochi friend risolse una lunghezza di corda straordinaria. Questo terzo aspettava una logica continuazione sino in cima e così, dopo 21 anni, Io e Claudio scalando ancora insieme ed entrambi avendo ancora questo tarlo abbiamo deciso di dargliela aggiungendo ai precedenti tre altri sette tiri facendo così nascere "I migliori anni della nostra vita".

Stavolta però l'appoggio di Rinaldo Roetti ci è stato indispensabile ed insieme a lui abbiamo coinvolto tanti altri entusiasti amici, dallo Zio (Claudio Casalegno) a Giovanni, da Rico (che non ci vuole più venire) a Benedetto e a Gloria; ognuno di loro ci ha messo un po' del suo nel realizzare la chiusura di questo cerchio e a rendere con la propria amicizia, ancora migliori gli anni di questa vita che miracolosamente abbiamo avuto in dono.

Forse, anzi sicuramente, non sarà la via più bella di Sea ma ritornarvi più volte ripetendo e riacquisendo gesti ed abitudini che un tempo ci erano consueti, per noi ha avuto un sapore particolare. Risalire sovente anche da solo questo vallone mi ha portato spesso a riflettere sul fatto che bene o male ho attraversato più di trent'anni di alpinismo e a vedere come questo variopinto mondo è cambiato. Oggi leggo che gli obbligatori sopra il grado sette si sprecano e, riflettendo, penso che per scalare su quei gradi non sia sufficiente arrampicare durante il fine settimana o allenarsi in modo sommario. Mettere agevolmente ed in modo sicuro una protezione veloce sul 6c per me non è una cosa poi proprio facilissima eppure sulle nuove vie trad questi gradi 7 continuano a sprecarsi perciò nei miei pensieri metterci una sospensione dubitativa mi si impone... chissà come fanno?!

Due o tre ere geologiche fa quando il trad non esisteva, quando gli spit non esistevano, quando i forum non esistevano avevamo qualche chiodo, dei cunei di legno e, al posto dei nuts, usavamo i bulloni delle ferrovie ed almeno qui a Sea dove la maggior parte delle fessure sono intoppate di erba, metterli non era una pratica così semplice nemmeno appendendosi sul grado 5, figurarsi in libera.

Purtroppo il terreno di gioco non sempre si presta ai giochi che vorremo farci sopra e solo un paziente e soprattutto continuo lavoro di ripulitura delle fessure potrebbe rendere felici i nuovi profeti del trad. Anche Kosterliz a Sea avrebbe dovuto adattare il suo rivoluzionario (per noi) stile alle caratteristiche del luogo, tant'è che le sue attenzioni si diressero quasi esclusivamente sull'alta valle dell'Orco dove, Ugo Manera, mi raccontava che qualcuno per "sicurezza" i primi nuts li inseriva dentro le fessure e li martellava pure perché non si sa mai…
Così camminando in questo bellissimo vallone immerso nelle mie solitarie elucubrazioni mi sono trovato a chiedermi se in generale su certe vie vale la pena di portarsi, in piemontese si dice "Gamalarsi", una serie di friends per proteggere la magari unica fessura al quinto tiro di un itinerario. Altrettanto mi sono risolto a decidere che un chiodo lasciato in parete è per me un punto di sicurezza fisso quasi quanto uno spit, con la differenza che tra un anno forse non sarà più altrettanto sicuro e che oltre ai friends dovrò portarmi (sapendoli usare) pure chiodi e martello.

A questo punto dato che qui a Sea le fessure respirano ed i chiodi pian piano, come intrusi, vengono espulsi dalla roccia, mettendomi dalla parte del ripetitore preferirei non trovare proprio un bel niente sulla via mettendomi sia i chiodi che le protezioni veloci a mio piacimento. Forte di questo pensiero super trad, su questa via non ho voluto di proposito essere troppo "moderno" attrezzandola a chiodi normali; ho voluto utilizzare degli anacronistici fix inox da 10 senza oltretutto lasciare dei run out pericolosi così, per qualcuno, la via sarà troppo chiodata e una volta ripetuta si sentirà in dovere sui vari forum di dire come avrebbe dovuto essere fatta. In ogni caso i friends servono, eccome, sul terzo, volendo sul quarto magari sul nono e di sicuro sul decimo tiro per cui non sono un peso inutile e vale la pena portarseli dietro.

Spero che questa via venga presa per quello che deve essere e cioè il modo di trascorrere una bella giornata con qualche amico senza rischiare l'osso del collo e facendo una delle più belle attività che ci è dato di fare potendo alla fine annoverare questo, tra i migliori giorni della nostra vita. Perché penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa e che è bello restare sospesi su di una soffice nuvola rosa. Specialmente se questa è nel vallone di Sea.

di Elio Bonfanti


SCHEDA: I Migliori Anni Della Nostra Vita - parete del Trono di Osiride

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