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Emily Harrington in cima all' Everest il 25 maggio 2012 ore 06:30.
Photo by Emily Harrington
Quattro volte Emily Harrington: Everest Campo Base, Campo 2, Campo 3 e Campo 4.
Photo by Emily Harrington
Emily Harrington durante il Rock Master di Arco nel 2006.
Photo by Giulio Malfer

Emily Harrington in cima all' Everest

06.06.2012 di Planetmountain

Intervista alla climber statunitense Emily Harrington che il 25 maggio è salita in cima all' Everest.

Emily Harrington in cima all' Everest. Scusate, Emily Harrington? La stessa che avevamo conosciuto anni fa nella Coppa del mondo di Lecco e nel circuito delle gare di arrampicata sportiva? Quella che nel 2005 al Campionato del Mondo Lead a Monaco aveva sfiorato l'impresa titanica e si era dovuta "accontentare" di un bellissimo argento dietro ad una davvero imbattibile Angela Eiter? E' la stessa Emily, pluricampionessa dell'arrampicata sportiva statunitense, che ci aveva colpiti e deliziati al Rock Master di Arco...? Sì, è proprio lei. La 25enne e bionda statunitense ha toccato il punto più alto della terra qualche giorno fa, il 25 maggio, con una spedizione guidata da Conrad Anker, uno che certo non ha bisogno di presentazioni. Il percorso di Emily e la sua cima - raggiunta con l'uso di ossigeno supplementare - ci avevano incuriositi e lei ci ha gentilmente concessa questa breve ma intensa intervista.
Tra l'altro, la sua, è una voce e una testimonianza che si inserisce, insieme alle altre che abbiamo pubblicato sull' Everest “affollato” di questa stagione. E di quell'Everest Emily racconta anche il fascino che questa montagna esercita su tutti, indistintamente. Siano alpinisti top che come Conrad Anker e Ueli Steck (e pochissimi altri quest'anno) l'hanno salita senza ossigeno. Oppure atleti quasi digiuni di alpinismo come lei. O semplicemente uomini e donne che sognano di toccare la cima più alta della terra. Per tutti, e anche Emily sembra confermarlo, questa scalata con o senza ossigeno - ancorché siano due stili assolutamente imparagonabili - resta un impegno grandissimo e purtroppo anche molto pericoloso. E' questa “consapevolezza” che forse è il punto cruciale e “culturale” più importante. Un punto di partenza per un Everest più sostenibile, dove l'essere preparati (tecnicamente e fisicamente) diventa condizione imprescindibile ma, allo stesso tempo, dove la rinuncia e l'insuccesso possono essere evenienze “normali” e parte del percorso stesso.


Emily, come mai una climber come te, con un grande passato nel mondo delle gare di arrampicata, improvvisamente la ritroviamo in cima alla montagna più alta del mondo?
Ho cercato di diversificarmi un po' di più negli ultimi anni. Ho imparato a salire su ghiaccio e misto e sto arrampicando molto di più fuori, sulla roccia, piuttosto che allenarmi solo in palestra. Avevo perso la passione per questo tipo di allenamento ma amo ancora scalare e quindi ero curiosa di esplorare l'arrampicata in tutte le sue forme.

L'Everest è stato un sogno che si è realizzato?
Salire in cima all' Everest non è mai stato veramente un mio sogno, e anche se l'obiettivo del viaggio era di raggiungere la vetta, avevamo anche molti altri obiettivi. Abbiamo partecipato ad una ricerca medica della clinica Mayo per aiutare i medici a studiare gli effetti della quota sul corpo umano per meglio comprendere le malattie cardiovascolari. Alcuni geologi della Montana State University facevano parte del nostro team e hanno condotto una ricerca sul campo che prima non era mai stata fatta sulla montagna. Inoltre hanno scritto un testo per i bambini delle scuole locali per educarli sui cambiamenti climatici e sulla geologia dell' Himalaya.

Com'è stata la salita?
Salire l'Everest è molto diverso rispetto a salire altre montagne perché è molto commerciale, si sale lungo corde fisse per tutta la via, fino in cima. E' stato bello, ma in futuro penso che potrei imparare di più salendo cime meno alte e tecnicamente più difficili. Ma alla fine dei conti l'importante non era la salita, ma le lezioni che ho appreso dai membri più esperti del team e le amicizie che ho stretto durante questo viaggio. Se sei in alta montagna per un periodo così lungo ti “spogli” veramente come persona fino alla tua vera essenza, non ci sono alibi dietro ai quali ti puoi nascondere, e ho imparato molto di me stessa in questo processo. Tra cui una forza mentale che non avrei mai pensato di possedere. E' questa la cosa che mi ha reso più felice.

Parlando di forza, come è andata con il grande Conrad Anker?
Conrad è stato il motivo per cui ho potuto partecipare a questo viaggio. Lui per me è un grande mentore ed un alpinista incredibilmente forte. In questi anni ho imparato moltissimo da lui e gli sono molto grata per tutto quello che ha fatto per me.

Ci racconti alcune note tecniche?
Abbiamo lasciato il Campo 4 alle 21:30 del 24 maggio e ho raggiunto la cima il 25 maggio alle 6.30. Ho dormito con l'ossigeno al Campo 3 e sono salita al Campo 4 con l'ossigeno supplementare regolato con un flusso di 1.5 litri. Sono salita fino in cima e sono scesa con due bombole di ossigeno ed un flusso di 2 litri.

Ultima domanda: a pochi giorni dalla cima, ci piacerebbe una prima impressione di questa avventura?
Per tanti versi è stata un'esperienza travolgente. Sto ancora cercando di capire il tutto. Una cosa è certa, questo viaggio mi ha cambiato per un sacco di aspetti.


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