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Il versante nord - ovest di Rocca Pendice
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La sosta del Nasetto, Rocca Pendice.
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Leonardo di Marino fissa la presa chiave della sua Fixiren 8a, Punta della Croce
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Rocca Pendice, le limitazioni per la presenza del falco pellegrino e la manutenzione della falesia

10.04.2012 di Silvio Bartolomei

La riflessione di Silvio Bartolomei, ex direttore dell'Ente Parco Colli, sulla manutenzione e sulla recente chiusura di parte della falesia di Rocca Pendice (Colli Euganei - Padova) per la presenza del falco pellegrino.

Sabato 24 marzo dopo parecchi mesi di assenza dalla parete est di Rocca Pendice, nel Comune di Teolo (PD), sono tornato ad arrampicare, mia passione e personale diletto. L'arrampicata sportiva e/o alpinistica è una passione che unisce mente e corpo. E' veramente corroborante avere a pochi chilometri da casa un polmone verde, invidiato anche da molte regioni vicine, spesso ci si imbatte anche in arrampicatori oltralpe, oltre che con i consueti turisti termali che "per caso" si inoltrano nei sentieri di Rocca Pendice.

Sono passati molti anni dall'acquisizione e dalle prime opere di sistemazione del piazzale e del primo tratto di sentiero, a cui ho dato personalmente un piccolo contributo nella progettazione e nell'individuazione dei finanziamenti comunitari che sono risultati così determinanti per l'acquisizione, il tutto grazie anche alla sensibilità di molti Consiglieri Regionali e parlamentari, di tutti gli schieramenti, ci fu concesso portare nelle casse del Parco significative risorse economiche per la sistemazione del sentiero di cresta e delle pareti, ma ahimè non si vede traccia, ad anni di distanza, del proseguo dei lavori; fatto salvo una recentissima potatura di qualche ramo secco alla base della parete Est, da parte di alcuni volenterosi.

Torniamo a sabato 24, arrivando alla base della parte Est si nota una vistosa corda bianca poco sopra il primo tiro di corda, denominato zona degli "Attacchi alla parete Est", che fa da confine all'area per il falco. Arrivato in sosta di Banana, un bel tiro di corda di 25 metri di media difficoltà, si notano dei cartellini rossi appesi alla corda bianca in cui si ribadisce il limite invalicabile "Non oltrepassare - nidificazione Falco Pellegrino"! Sicuro che chi ha posizionato la corda bianca avesse tutti patentini e titoli del caso, il Parco non commette sviste o dimenticanze.

Il tema che pongo ai lettori è semplice: "E' nato prima l'uovo o la gallina?" O se si vuol tradurre, prima il falco o l'uomo? Il Parco ha messo questo vincolo e una bella corda bianca per evidenziare dove non si può arrampicare nella parete Est a tutela del falco, ottimo lavoro!
E' stato considerato che il falco non nidifica e tanto meno si posa sulle pareti verticali? (Oltre il limite della corda bianca).
E' stato considerato che malgrado tale divieto (con identico perimetro) in passato delle covate di falco sono andate comunque perse? E il fallimento della nidiata e covata non è stata responsabilità di chi la frequentava!
E' stato considerato che negli anni passati senza limiti e vincoli, il falco conviveva con gli arrampicatori senza problemi?
Ratio e buon senso dovrebbero indurre tutti a fare considerazioni scientifiche e rigorose non evocando un "fumus persecutionis" contro il Falco, ma semplicemente considerando che il Falco è arrivato lì quando si arrampicava in tutta la parete senza vincoli e limiti. In quegli anni i piccoli di falco sono sopravvissuti senza tutela alcuna, men che meno del Parco.
Non conosco arrampicatori non appassionati di natura e di montagna, non conosco arrampicatori che inquinano o che commettono scempi ambientali, anzi in quegli anni citati lo sguardo attento e prudente degli arrampicatori e dei pochi esperti, che preferiscono l'uccello all'essere umano, hanno accompagnato le nidiate, autolimitandosi nelle aree di arrampicata!

L'Ente Parco è così preoccupato a tutelare il falco che non pensa all'alpinismo e agli appassionati della montagna, agli amici di Rocca Pendice che da oltre 100 anni frequentano la parete. Torniamo quindi al nostro bellissimo tiro di corda di Banana del giorno 24 marzo, ogni tiro di corda in palestra di arrampicata termina, come dicevamo a 25 metri da terra, con una catena di acciaio e un moschettone omologato che dovrebbe preservare l'arrampicatore nel momento in cui si cala con la corda dalla medesima sosta. Ahimè il moschettone di calata è talmente usurato e consumato che presenta un solco di oltre mezzo centimetro e quindi potrebbe cedere da un momento all'altro, con la conseguente morte del malcapitato!

Siamo in molti a chiedersi come mai l'Ente Parco, che si prodiga nel posizionare una corda bianca, non abbia la medesima sensibilità per almeno i moschettoni delle soste di calata così gravemente usurati.
Non è che se succederà qualcosa l'Ente Parco, che ne è proprietario, e la sua dirigenza, che ne è custode, rischi un avvio di procedimento presso qualche Procura? Come mai il Parco, malgrado sia proprietario da molti anni, non ha attivato un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria delle pareti di arrampicata, malgrado i finanziamenti che la Regione Veneto "illo tempore" diede?

Il ruolo e il futuro del Parco si misura dal rapporto di vicinanza e/o distanza dalla realtà e dai cittadini. Negli ultimi anni ho seguito da lontano il Parco e con una punta di rammarico ho potuto notare come si sia investito molto in comunicazione e poco in azione. In molti saremmo veramente molto dispiaciuti se le cose che ho scritto sopra ce le dicessimo ad un funerale di un amico appassionato di montagna e di arrampicata.

di Silvio Bartolomei
ex Direttore 2001 - 2006 dell' Ente Parco Colli

Curriculum di Silvio Bartolomei

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