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Rolando Larcher sul tiro chiave della Via Cembridge (550m, 7b+ (6c obbligatorio), Cima Margherita, Dolomiti di Brenta.
Photo by archivio Larcher, Giupponi e Leoni
Cima Margherita in veste invernale, Dolomiti di Brenta.
Photo by archivio Larcher, Giupponi e Leoni
Rolando Larcher, Fabio Leoni e Luca Giupponi e la Cima Margherita, Dolomiti di Brenta.
Photo by archivio Larcher, Giupponi e Leoni
Risalendo la Val Brenta con le ciaspe.
Photo by archivio Larcher, Giupponi e Leoni

Via Cembridge, prima invernale per Giupponi, Larcher e Leoni

19.03.2012 di Planetmountain

Dal 25 al 27 gennaio 2012 Luca Giupponi, Rolando Larcher e Fabio Leoni hanno effettuato la prima invernale (e prima a-vista) della Via Cembridge (550m, 7b+ (6c obbligatorio) sulla Cima Margherita, Dolomiti di Brenta.

L'idea c'era già in autunno, la finestra di bel tempo è arrivata da mercoledì 25 gennaio al venerdì 27 gennaio, e gli alpinisti trentini nonché poliziotti Luca Giupponi (scuola alpina di Moena) e Rolando Larcher, assieme a Fabio Leoni, non si sono fatti attendere: la loro è la prima invernale, e da parte di Rolando Larcher anche la prima a-vista, della Via Cembridge sulla Cima Margherita nelle Dolomiti di Brenta. Aperta durante le estati 2003 e 2004 dai tre finanzieri Andrea Tomasi, Maurizio Cramerotti e Bruno Moretti e dedicata a Stefano Gottardi di Cembra, deceduto nel 2002 durante un intervento di soccorso, la via segue una bellissima linea di circa 550m nel centro della imponente parete con difficoltà fino a 7b+ (6c obbligatorio) e fino alla salita di gennaio contava due o tre ripetizioni soltanto, non fatte in libera, che confermavano un certo impegno.

Dopo il lungo avvicinamento e dopo aver fissato i primi tre tiri, i tre hanno bivaccato alla base della parete per poi salire la via il giorno successivo. L'esperienza è stata impegnativa e fantastica e Larcher - uno che certamente del Brenta si intende - ci ha spiegato che "La Cima Margherita è stata una scoperta ed una sorpresa. La vedo da sempre, però non l'ho mai considerata, perché nell'enormità della Val Brenta si perde ed al cospetto del Crozon e della Tosa i sui 500m sembrano scomparire. Nella realtà è come la Cima Grande di Lavaredo, ugualmente strapiombante ma con roccia decisamente superiore."

Da notare che durante il secondo giorno Rolando ha salito tutti i tiri a-vista, una bella performance visto il grande freddo, le difficoltà tecniche e l'impegno psicologico dovuto alle protezioni distanti. "Chiaramente sono partito per salirla il più possibile a vista, ma viste le temperature mi pareva cosa ardua" ci ha detto larcher "Però grazie alla mia adattabilità al freddo, l'esperienza e la classica fortuna, mi è riuscita con somma soddisfazione in questo stile. Tutti i tiri a parte il 7b+, li ho saliti con le moffole, che ogni tanto chiudevo per scaldare le dita."

Larcher, Giupponi e Leoni si sono fermati a 20m dalla cima a causa dello schizzo impreciso e dell'arrivo del buio, e hanno saggiamente preferito dedicarsi alla discesa in doppia che si è rivelata un'avventura nell'avventura. Ma per fortuna tutto è andato per il giusto verso e i tre sono rientrati al bivacco per un altra notte "al caldo". Ecco il report di Luca Giupponi.


VIA CEMBRIDGE, PRIMA INVERNALE IN DOLOMITI DI BRENTA
di Luca Giupponi

Da tempo coltivavo l’idea di fare un invernale. Quest’estate mentre arrampichiamo in Brenta ne parlo con Rolando, il tempo passa poi a dicembre, dopo una bella giornata di arrampicata arriva un messaggio...

Gennaio, soffia un vento gelido da tre giorni, la meteo da giornate fredde, ma per Giovedì 26 gennaio è previsto freddo con vento in diminuzione. Ci fidiamo delle previsioni e Mercoledì mattina Rolando, Fabio ed io ci carichiamo tre bei zaini e partiamo a piedi da Campiglio. Saliamo al rifugio Brentei, nel cuore del Brenta. Il sole ci saluta e sparisce dietro il Crozzon. Calziamo le ciaspole ed entriamo nella Val Brenta verso la cima Margherita; è li che vogliamo andare sulla sua parete nord strapiombante.

Siamo molto legati al Brenta; è la montagna dei trentini. Qui ci sentiamo a casa e ognuno di noi ha i suoi ricordi da pensare. Procediamo a fatica. Per fortuna i ripidi pendii della Val Brenta sono abbastanza puliti perché quest’anno ha nevicato poco e il forte vento ha portato la neve giù nella valle dove ad ogni passo si sprofonda. D’ inverno con la neve le pareti risaltano ancora di più, sembrano più alte, più perfette. In 5 ore siamo all’attacco abbastanza provati, temperatura - 10°C.

Ci rendiamo subito conto che il nostro programma di salire al 6° tiro dove c’è una cengia va cambiato. E’ troppo tardi per portare il materiale lassù, c’è troppa neve e vista da qui non sembra poi così comoda come pensavamo. Così decidiamo che Rolando ed io fissiamo le tre mezze corde per domani mattina, intanto Fabio si ferma alla base per preparare il bivacco. Al ritorno troviamo prima un sentierino, poi tre scalini che scendono in un bivacco spettacolare, un balcone con parapetto sulla Val Brenta. Fabio è già ai fornelli e lamenta un dolore al collo. Nel pomeriggio, durante i lavori di sbancamento, un sasso l’ha colpito in testa, per fortuna riparata dal casco! La parte sopra del casco è completamente sfondata, ma la testa è ancora buona, non sembra che straparli più del solito...

Per cena delle buste liofilizzate, che con l’aggiunta di acqua calda prendono delle dimensioni notevoli. Riusciamo a finire la nostra porzione, ridiamo dal gonfiore alla pancia e verso sera riprende il vento... Il bivacco è perfetto e dopo aver deciso la tattica per il giorno dopo, verso le 20.30 ci infiliamo nei sacchi a pelo, dove portiamo anche scarponi, guanti, macchina foto, bombola del gas e ci lasciamo addormentare dalla volta stellare. In montagna al buio sembra di poterla toccare senza luci artificiali che disturbano.

Rincorro le stelle cadenti che arrivano dal Crozzon e spariscono verso Madonna di Campiglio che si vede in lontananza. Siamo vicini alla civiltà ma nello stesso tempo lontani, isolati in un ambiente severo. D’ inverno bisogna essere autosufficienti in tutto, l’ambiente ritorna integro ed è forse questo l’aspetto più affascinante nel trovarsi qui adesso, quello che cercavamo.

Sveglia alle 5.30, colazione offerta da Rolando, una miscela di müsli, frutta secca, cappuccino in polvere, latte, zucchero... spettacolare. Ci dice che con una porzione di questa siamo a posto tutto il giorno, noi diciamo per forza! Nonostante i - 12 sudiamo dal calore prodotto dalla pozione magica!

Risaliamo le fisse e in due ci dobbiamo passare sulle corde i jumar (ne abbiamo due copie), logicamente in un diedro si incastrano e così svegliamo la Val Brenta... e perdiamo del tempo prezioso. Sulle pareti di fronte sale il sole, noi siamo completamente a Nord, finiscono le placche e iniziano gli strapiombi, ma le mani continuano ad urlare, quando torna il sangue sembra che si rompano. Ad ogni sosta ci massaggiamo i piedi e se c’è neve ci mettiamo i scarponi, sperando sempre che non ci scappa mai niente di mano! Siamo lontani dagli 8 gradi sindacali, che ci vogliono per scalare in falesia, adesso sono 16 di meno. Nonostante il freddo Rolando soffia come un treno a vapore e riesce a salire tutta la via a vista!

Continuiamo ad arrampicare ininterrottamente fino nel tardo pomeriggio, a due tiri della fine ci scarichiamo di peso e lasciamo lo zaino in sosta per riprenderlo in discesa, ma ci dimentichiamo di prendere i chiodi. Purtroppo a 20 metri dalla cima del pilastro ci sorprende il buio e l’uscita del tiro è su un nevaio e facilmente la sosta è sepolta nella neve. Adesso ci ricordiamo dove sono i chiodi. Evitiamo di incasinarci troppo, ritorniamo alla penultima sosta e iniziamo una difficile e lunga discesa, quasi 600 metri di vertiginose doppie nella notte.

Verso le 21 arriviamo nel nostro bivacco, contenti e rilassati mangiamo speck e formaggio che ci sembrano più buoni del solito e solo ora ci rendiamo conto che è dalle 5.30 che non mangiamo niente. Questa sera non c’è fretta possiamo stare fuori, così parliamo di infiniti progetti, di vie percorse, di famiglia, logicamente qui di Monti, dei super americani che con il tipico loro stile da padroni del mondo hanno deciso di spaccare un pezzo di storia, fregandosene di chi gli a messi, del suo sogno, degli altri, di chi voleva salire…

Pensiamo a Cesare Maestri che con il Cerro Torre non trova pace, pensiamo al caldo di casa, ad una doccia calda, e così la mattina scendiamo, e al Rifugio Casinei incontriamo la prima persona (vedi foto) dopo tre giorni... 3 amici per 3 giorni di montagna, tutta per noi.


Luca Giupponi ringrazia: La Sportiva, Mammut
Rolando Larcher ringrazia: Beal, La Sportiva, Montura e Petzl
Fabio Leoni ringrazia: La Sportiva, Salewa

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