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La parete sud dell'Aconcagua con i tracciati delle vie
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Andrea Di Donato e Andres Zegers dopo una salita in Dolomiti
Photo by Andrea Di Donato
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Aconcagua parete Sud: la salita di Andrea Di Donato e Andres Zegers

13.01.2012 di Planetmountain

Il 22,23,24 dicembre 2011 la guida alpina italiana Andrea Di Donato e l'alpinista cileno Andres Zegers hanno salito la parete Sud dell'Aconcagua (6962m, Ande, Argentina) aprendo una probabile nuova variante iniziale di 800m alla diretta francese.

Ci sono pareti che aprono un mondo per gli alpinisti, e la Sud dell'Aconcagua è sicuramente una di queste. E' un viaggio riservato a pochi. Un lunghissimo viaggio. Più di 2800m di dislivello in un mare, immenso e difficile, di ghiaccio e roccia. A cui si aggiunge quell'altezza che ne fa la più alta vetta dell'emisfero orientale e la più alta fuori dall'Asia - senza contare che quei 6962m nelle Ande valgono ben di più rispetto alla stessa quota in Himalaya. E poi, bisogna dire della sua grande storia alpinistica. Basti pensare all'epopea della prima salita dei francesi nel 1954, o nel 1974 alla variante di Messner alla stessa via, oppure la difficile diretta degli sloveni del 1982. Ma anche le altre vie (non molte) della parete sono tutte rilevanti. E' per questo che la salita di Andrea Di Donato (30enne guida alpina di Teramo) e di Andres Zegers (41enne alpinista cileno) non può passare inosservata. Anzi, come si suol dire, è da "chapeau"! Non solo perché nella parte iniziale i due hanno aperto una probabile nuova variante di 800m a destra della diretta francese del 1985. Ma anche per lo spirito e lo stile alpino impeccabile con cui hanno affrontato le 50 ore di parete e i 2 bivacchi di questa loro bella avventura.

Tutto è cominciato il 4 dicembre scorso con la partenza dall'Italia di Di Donato che, per inciso e come qualcuno ricorderà, è già apparso su queste pagine per due importanti realizzazioni: la prima solitaria invernale sulla Nord del Camicia e la prima invernale di Fulmini e Saette (con Andrea di Pascasio e Lorenzo Angelozzi) sul Gran Sasso. Dopo l'incontro con l'amico Andres Zegers, la prima tappa di acclimatamento passa dalla vetta del Cerro Mercedario, "montagnone" di 6.770 della Cordillera de la Ramada che, il 15 dicembre, i due salgono insieme ad Aike Parvex e Ulrich Ehrlenspiel. Poi, per Di Donato e Zegers, inizia l'avventura. Arrivano al Campo Base di Plaza Francia il 19 dicembre. Il 22, alle ore 17:00, sono già all'attacco della Sud dell'Aconcagua. Il loro piano è semplice: hanno individuato un'evidente cascata a destra della diretta francese del 1985 e lì salgono. I primi 250m della cascata, i più impegnativi, arrivano a WI 4 di difficoltà. Poi la linea continua autonoma; in tutto sono 800m (da quota 4600m circa a quota 5400m). E' una nuova variante? Di Donato è chiaro: "in giro non ho trovato notizie, ma non ci posso mettere la mano sul fuoco, troppo logica!". Va detto che anche noi non abbiamo trovato notizie di altre salite, per cui è probabile che questa sia davvero una nuova variante.

Comunque sia, su un pendio di neve a 5400m i due affrontano il primo bivacco. Da lì ripartono e si innestano, fino a 5600m, sulla diretta francese del 1985 (max 60°). Quindi, da 5600m a 6200m, superano il Ghiacciaio Superiore per la via "Pasic" o "Routa Argentina" del 1966. A 6200m arriva anche il 2° bivacco. Siamo ancora sul Ghiacciao Superiore ma proprio sotto lo sperone della "Routa Francese" del 1954. Per questa, il 24 dicembre, proseguono fino a 6700m dove, alle 17:00, escono sul filo di cresta. Alle 19:00 sono in vetta e poi giù per la normale... Gran viaggio e una salita da chapeau, appunto. A proposito, Andrea Di Donato è anche il secondo italiano dopo Messner che ha salito la Sud dell'Aconcagua.

"Questa parete" ci ha detto Di Donato "per me ha simboleggiato una lotta interiore con le mie paure, paure che palesemente tendevano ad allontanarmi dai nostri obiettivi. L'attesa per la scalata, se vogliamo anche piuttosto breve, si è trasformata in una sorta di attesa per il patibolo. Poi, la poca esperienza con la quota mi lasciava dubbi sulle mie capacità di poter affrontare una montagna di quasi 7000m, su una parete di 2800m, in stile alpino. La lotta è servita per riconoscere e combattere questa trasposizione mentale frutto di paure più ideali che reali. Una volta iniziata la scalata, tutto è cambiato, stare sotto quei palazzi di ghiaccio è diventato affascinante. E, in generale, i tratti in cui si è veramente esposti sono abbastanza brevi. E' andato tutto molto bene, sicuramente i passaggi su roccia, proprio sul finale, si fanno sentire, sei sopra i 6500. Anche superare la crepaccia terminale di accesso allo sperone francese non è stato banale. All'infuori dello sperone finale che abbiamo imbroccato giusto (un errore può valere un altro bivacco), non si hanno problemi di orientamento, le linee sono molto evidenti".

Tutto molto bene dunque, a parte aver perso la macchina fotografica e la piccola telecamera con tutta la documentazione della salita in un taxi a Santiago del Cile... spargete la voce, non si sa mai. Non prima però di esservi concessi un po' di tempo per leggere il diario e il report dell'avventura di Andrea Di Donato... ne vale la pena (fidatevi).


Andrea Di Donato ringrazia: "Il negozio Campo Base di Roma e Ferrino che mi ha vestito con prodotti molto validi, testati in condizioni piuttosto estreme".

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