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François Legrand
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François Legrand e l'arrampicata

10.04.2001 di Nicola Noè

Otto puntate incentrate sulla grande passione di François Legrand per l'arrampicata sportiva.

Ai vertici della scena mondiale delle gare di arrampicata sportiva dal 1990, François Legrand ha salito molte tra le più difficili vie di roccia, non solo in Europa, ma anche in USA, Brasile, Tailandia e Giappone. E’ anche un instancabile scopritore di nuove falesie, prediligendo quelle nascoste in stupendi scenari naturali.

Personaggio carismatico, a tratti introverso, continua ad alimentare i sogni di tanti giovani che lo prendono a modello.
Gli piace viaggiare e incontrare altri arrampicatori con i quali condividere la sua passione per la roccia. E' da qualche tempo che cerco di mettere nero su bianco le sue idee sull’arrampicata, quelle che fino ad ora mi ha dispensato nei momenti più impensati e nei posti più disparati nel suo simpatico italiano, che ho volutamente trascritto tale e quale. A lui piace spiegare, approfondire i concetti, ma è difficile trovare il momento “giusto” per mettersi seduti, con calma!
Finalmente l'abbiamo fatto. Il risultato sono queste otto puntate, ognuna con un argomento e un tema diverso ma tutte incentrate sulla grande passione di François per l'arrampicata:

1 – Scimmie
2 – Tecnica
3 – Roccia
4 – Strategia su roccia
5 – Competizioni
6 - Strategia in gara
7 – Arrampicata e bambini
8 – Progetti


1 – SCIMMIE
Siamo nella sauna (!) della palestra Golden Gym, a Milano, quella di Andrea Sarchi, tutto scotta … anche gli auricolari e il piccolo microfono direzionale, che gli appoggio sulle ginocchia. Avvolgo il registratore nell’asciugamano, preoccupato che il calore e l’umidità ne possano distruggere l’elettronica. Ci siamo, si comincia.

“A Phra nang, dove la roccia crea delle bellissime vie strapiombanti e dei passaggi entusiasmanti, molto atletici, mi hai fatto notare le scimmie e mi hai detto: “Impariamo da loro …”
Sì, ricordo, sai a me piace guardare tutti gli animali, ma più di tutti le scimmie, perché per noi arrampicatori sono veramente qualcosa di impressionante: scalano leggere e pendolano molto. Le ho osservate molto negli zoo o anche in natura, quando ho avuto la fortuna di incontrarne, e ho analizzato i loro gesti ed il loro slancio. Le scimmie sono capaci di sfruttare un tipo particolare di forza, l’energia cinetica, e se ne servono molto. Anche noi sulle vie molto strapiombanti dobbiamo utilizzare i pendoli, proprio come fanno loro, che sfruttano al massimo la spinta che ottengono dal movimento precedente per ripartire verso un altro punto. Così facendo aggiungono solo una piccola quantità di forza, mentre eseguendo lo stesso movimento statico non arriverebbero mai a quel ramo che è là, anche a due metri di distanza.

E' questo che io cerco di applicare nell'arrampicata: scalare fluidi, utilizzando la forza del movimento precedente!
Mi piace tanto la sensazione e ogni tanto ci riesco, ma mai quanto le scimmie. Se io fossi altrettanto bravo farei grandi progressi in questo genere di vie. Ora che ci penso, però, un vantaggio ce l’ho su di loro: a me piace ripetere un movimento anche 100 volte mentre loro non ne vedrebbero il senso!
Sarebbe bello imitarle naturalmente, come fanno i bambini, che vedono le cose e le ripetono senza pensare. Ma non per tutti è semplice farlo, allora bisogna allenarsi in questa direzione.

Siccome ci vuole tanta forza di dita per riuscire a girarsi bene sulla mano, per esercitarsi a fare dei movimenti con slancio, conviene imparare nelle condizioni più semplici. Per capire questo concetto bisogna provarlo su vie più facili del proprio livello, con bloccaggi abbastanza fisici, provando a lavorare col braccio aperto e prendendo lo slancio. Ecco perché è meglio incominciare con buone prese su strapiombo – non certo su placca! - e su vie facili così che si può provare più volte a muoversi con slanci, senza bloccare violento.

Cos’è il ritmo?
E' molto importante saper cambiare ritmo. Non bisogna partire dal basso per arrivare in alto come un missile. La mia mentalità è andare veloce quando ne ho bisogno e rallentare quando sento che ne vale la pena, perché se vado troppo veloce rischio di fare un errore, di saltare un riposo. Dunque parto – all’inizio che non ho bisogno di riposarmi - con un ritmo abbastanza alto, per essere efficace. Dopo se vedo che ho bisogno di riposarmi e trovo la possibilità di farlo, mi fermo un po’ e cambio ritmo, per rallentare un po’ il battito ed anche per essere pronto ad accelerare nuovamente. Altrimenti arrivi veloce in una sezione in cui hai bisogno di accelerare e non puoi più farlo, la testa non può accelerare perché non sei pronto.
Allora, appena prima di entrare nella sezione dura, fosse anche di un solo movimento e se anche la sequenza prima non è facile, conviene comunque fare lo sforzo di recuperare per qualche secondo la mano di cui avrai bisogno. Così dopo puoi fare il movimento più duro con tutta l’energia disponibile e poi riprendi un ritmo più normale.


Hai parlato di slancio e di ritmo, ma come si può sfruttare al meglio un riposo?
Se sei veramente molto stanco, se non hai un riposo molto grande, inizi ad alternare rapidamente le braccia, poi sempre più lento. Quando mi riposo non rimango comunque troppo a lungo su una mano, non va bene. Per recuperare devi alternare abbastanza frequentemente, non stai più di 10” su di una presa con una mano, anche se questa è buona, perché si crea una contrazione che non recuperi molto bene con la mano che lavora. Allora, riassumendo, all’inizio del riposo stai da 3 a 5 “ per braccio, e dopo da 5 a 10”. Quando stai per ripartire riaccorci il periodo, cioè non fai 10” su di una mano e 10” sull’altra perché l’ultima che ha fatto 10” è stanca, dunque prima di ripartire stai 3-4” su una mano, poi sull’altra e vai. Ma non è che io stia a calcolare i secondi … è per dare un’idea!


2 – TECNICA
Cosa intendi per arrampicata tecnica? e cosa metti dentro la tecnica?
E’ difficile spiegarlo a parole, per me una via è tecnica quando c'è qualcosa da scoprire, qualcosa che non è evidente, può essere la precisione con i piedi e con le mani, un incrocio di tallone o una lolotte, ma anche una posizione molto strana, questo è tecnica. Se fai delle vie troppo semplici, dove magari ci sono piccole prese dappertutto in modo che puoi mettere i piedi come vuoi e passare, non hai bisogno della tecnica.

Il discorso della 'tecnica' che si impoverisce può derivare anche dal fatto che alcuni atleti sono nati sulle prese di resina…
Prima tutti gli arrampicatori forti arrampicavano tanto sulla roccia e un po' sul muro artificiale, adesso i campioni hanno cominciato ad arrampicare ed arrampicano solo sulla plastica, e così anche alcuni tracciatori; è un problema perché i muri artificiali d'arrampicata, anche se adesso sono più tecnici, non sono mai come la roccia e credo che sia molto più difficile apprendere la 'tecnica' sulla plastica.

Cosa ci dici sull’uso dei piedi? Hai qualche consiglio pratico per miglioralo?
Non so, è difficile. Bisogna provare ad usare l’appoggio (la presa) nel senso migliore. E' difficile sulle prese artificiali perché sono un po’ tutte rotonde e ci si abitua a prenderle sempre allo stesso modo con il piede in cima all’appoggio e con il piede sul lato interno. E' molto importante anche sulla plastica provare ad usare la prese nel punto migliore. Una volta sul lato interno, l’altra volta sul lato esterno, con la punta. Fai dei tallonaggi, usi la punta per agganciare… Devi apprendere un po’ tutto, sicuramente c’è qualcosa che preferisci però è molto importante provare un po’ tutto. Sulla roccia per certi versi è molto più facile, hai bisogno di usare gli appoggi al meglio perché non lo stai facendo come esercizio ma sei costretto a farlo, altrimenti fai dei passaggi molto più duri. Allora per imparare la tecnica di piedi è molto più facile andare sulla roccia e non fare vie troppo fisiche, o artificiali perché ci sono tante vie di strapiombo che non sono molto naturali con prese tagliate, bucate, e allora assomiglia tutto ad un muro…

Come si ottimizza il rapporto tra equilibrio e forza?
In genere gli arrampicatori medi guardano sempre le mani, si concentrano sempre più sulla parte superiore più che su quella inferiore, pensano di tirare sempre più forte sulle mani, invece di cercare di equilibrare la forza delle braccia con la spinta dei piedi. Prima devi capire il miglior senso per prendere le prese con la mano e intanto spingi bene sui piedi: se una presa è verticale devi spingere bene sul lato opposto alla presa e tutto è conseguenza di come usi i piedi, non tanto da come li metti sulle prese, questo è un altro problema. Spesso vedo gente che non capisce da quale lato alzare i piedi quando ha una presa verticale e spesso sbaglia, va troppo in alto con i piedi…

Sono importanti i piccoli movimenti?
Nell’arrampicata i piccoli movimenti e gli spostamenti sono molto importanti per trovare l’equilibrio. Lo capisci subito. Per esempio: se alzi molto un piede poi è difficile caricarlo, salirci sopra. Allora vale la pena fare piccoli passi, anche dove apparentemente non ci sono appoggi, in aderenza, per alzare i piedi. E' come se facessi una scala con alzate molto alte: così è difficile, ma se la fai con alzate basse allora è meno difficile, la stessa cosa vale per l’arrampicata.
Anche con le mani se ogni tanto trovi degli intermedi ti piazzi meglio, ti rialzi, questo ti aiuta. Non è una regola che funziona sempre perché ci sono certi lanci in cui, se prendi gli intermedi, dopo non puoi più rilanciare, mentre se parti dal basso c’è un momento, un bilanciamento da trovare, e poi arrivi sulla presa alta a velocità “0”. Se prendi un intermedio, dopo l’ultimo piccolo movimento lo fai a 100 all’ora e non va bene. Non c’è una regola, però.
Ad esempio sulle vie lavorate ci sono tanti trucchi da trovare e ogni via ha il suo modo di essere affrontarta: vale la pena lavorala bene e trovare tutte le soluzioni.

Dici sempre che è molto importante: arrampicare leggero sul facile? Cosa significa scalare economico?
Scalare economico vuole dire usare la minor energia possibile, anche se sei molto più forte del grado che stai arrampicando. Significa consumare giusto quello di cui hai bisogno, non di più. Solo così se dopo c’è un passaggio veramente duro puoi dare tutto. Se invece hai bruciato già tutto o troppo inutilmente, anche se ne avevi tanta, quando arriva il momento difficile non hai più tutto da dare. Bisogna arrampicare tecnicamente, fluidi, senza tirare forte, senza alzare i piedi troppo alti e lanciare, ogni tanto si deve lanciare ma non spesso. E, ancora, respirare bene da subito, anche se non se ne sente il bisogno, all’inizio non senti di avere bisogno di ossigeno, ma devi già iniziare a respirare altrimenti la stanchezza arriva di colpo.

E' importante alternare il tipo di prese, da piatto ad arcuato, non arcuare sui piatti?
E' molto importante alternare le prese, quando si può, in un punto di riposo. Per riposarsi penso che sia molto più economico utilizzare una presa a braccia stese, che lascia circolare molto meglio il sangue nel muscolo, piuttosto che in bloccaggio chiuso. Certo se si ha veramente bisogno di bloccare lo si fa, solo che così il muscolo non respira molto bene. Quando posso prendo le prese a braccia stese, non chiudo sistematicamente il braccio subito, prima decido dove andare e dopo chiudo il braccio per andare alla presa successiva. Non chiudo sistematicamente, come per riflesso, come una macchina: il braccio anche se solo un po’ chiuso 'brucia'. Se invece sei molto rilassato a braccio steso, tutta la 'linea' bicipite - tricipite si riposa, solo l’avambraccio lavora. Poi cambi, se hai bisogno di rilassare un po’ le dita allora lavori di più con i grandi muscoli.

Sulle prese, i fokozzoni tendono ad arcuare perché a dita stese si ghisano, è vero? Chi scala male è più forte ad arcuare?
No, non tutti, dipende dalle persone, ho visto tanti principianti che non sapevano come arcuare, prendevano tutto a dita distese, andava bene così. Dipende anche dal posto dove inizi ad arrampicare, adesso che tanti arrampicatori iniziano sulla plastica hanno tendenza ad arcuare di più, o semi-arcuare, ma non troppo, non ci sono tanti buchi sulle prese artificiali. Per esempio, io ho arrampicato tanto a Buoux dove ci sono tanti buchi ed era naturale per me tenere le dita stese, così mi sono abituato e ora, naturalmente, sulle prese sono molto più forte a dita stese che arcuate.


3 – ROCCIA
Bisogna cogliere ogni occasione e così mi ri-sottopongo alla tortura della sauna. Sembra essere l’unico posto dove riesci a tenerlo inchiodato ad una sedia per “qualche” decina di minuti...
Quanto è importante scalare su roccia?
Per me è essenziale scalare su roccia subito, all’inizio; è importante per la tecnica. Se non lo fai all’inizio dopo è molto più difficile imparare: usi molto la forza e non lavori sulla tecnica. Se quando cominci non hai tanta forza, o un fisico pazzesco, devi necessariamente usare la tecnica, ed è in questa situazione che apprendi di più: hai bisogno di essere bravo con la tecnica. E solo dopo, quando l’hai acquisita, puoi lavorare sul fisico. E sulla roccia si apprende molto in quanto a tecnica.
Ma anche adesso io, che ho una buona tecnica, arrampico metà su roccia e metà su plastica, dipende dal periodo. Quando faccio tutte e due le cose insieme è un allenamento diverso: è sempre meglio fare un allenamento misto che non farne solo un tipo. Faccio sempre un po’ tutto insieme con dominante a cicli, secondo quello voglio migliorare di più, ma allo stesso tempo alleno sempre anche il resto per tenere un livello alto di tutte le componenti: tecnica, resistenza, forza e continuità. Poi la roccia per me è fondamentale anche per la motivazione.
Se arrampico solo sulla plastica, è bello provare problemi di boulder molto duri, o anche fare circuiti che per me sono molto impegnativi, però questo nel tempo cambia, non esiste più e non ti rimane nulla nella memoria; mentre sulla roccia ci sono le vie che sono belle, belle linee, bella roccia e quindi rimangono per sempre. Allora come motivazione mi fa più voglia provare le vie sulla roccia.

Sempre su plastica e roccia: Muriel Sarkany arrampica poco sulla roccia e anche François Petit ... sono arrivati comunque a ottimi livelli
Sì, è vero, si può arrivare comunque a ottimi livelli, però questi sono due casi diversi l’uno dall’altro. Muriel arriva da un Paese piatto, il Belgio, dove non c’è niente per arrampicare all’aperto. E' naturale che lei abbia arrampicato sulla plastica subito e per lei è normale, perché è sempre stato così, non aveva alternative e non le manca tanto arrampicare su roccia. Per Petit è diverso, lui ha arrampicato tanto su roccia quando era giovane. Adesso non gli piace tanto la roccia, è una scelta, però l'ha fatto per tanto tempo quando era più giovane e di conseguenza ha una buona tecnica; ora ha puntato più sull’efficacia, sull’elemento fisico, è più concentrato sull’allenamento fisico e non gli piace più andare su roccia e fare delle vie.

Qual è la via più dura che hai 'chiuso'?
La prima che mi viene in mente è “Roby in the Sky” a Les Goudes, in Calanques. L’ho chiodata 2 anni fa e l’ho liberata nel dicembre scorso. La prima parte è La Baume, un 8b di 15 metri che c’era già, una bella via corta di resistenza, molto strapiombante, quasi un tetto. La linea era evidentemente da finire, ora ci sono 30 metri in più, senza possibilità di riposo alla prima sosta. E’ veramente lunga ed è stata dura da chiodare perché molto strapiombante: sono quasi 25 metri in orizzontale su una lunghezza di 45... finisce su calcare bianchissimo con 6 metri di placca verticale di 7a. E' difficile da immaginare, ma per darti un’idea è più strapiombante del Pueblo di Massone. Per questa via, dedicata a mio nonno Roby, ho proposto il grado di 8c+/9a.

Due battute su Getto Booty a Mount Charleston
Questa è la prima via veramente difficile che ho fatto. E' la prima RP. E' la via più difficile che c’è a Mt. Charleston. Una via di resistenza, tipo gara, non del tutto naturale, ma neanche del tutto artificiale, c’è qualche buco fatto per congiungere due sezioni naturali. E’ una bella via, mi piacciono i movimenti alla fine, lanci precisi in piccole fessure orizzontali. Sono caduto all’ultimo movimento 2 volte prima di farla. E’ anche difficile per la testa... così lo scorso anno sono tornato apposta negli USA una seconda volta per riuscire a chiuderla.

Le tue migliori prestazioni?
Devo pensarci, perché non le annoto. Provo ad elencarle, ma forse qualcosa mi sfuggirà. Oltre alle prima citate vie di 8c+/9a “Roby in the Sky” in Calanques e Getto Booty a Mount Charleston (USA) ho fatto altri cinque 8c+, Bronx e La Connection ad Orgon, Hasta La Vista a Mt Charleston (ma non sono sicuro che sia 8c+), Reini’s Vibe (8c/8c+) a Massone e Claudio Cafè (8c/8c+) che ho liberato alla Terra Promessa, sempre ad Arco. Poi ho salito Makumba 8c a Orgon, Injustice 8c a Orgon, Maginot Line 8c a Volx, U.F.O. 8c a La Grotte de l’ours in Calanques; Pterodactile 8c a Toulone; Moutchiki 8c al Luberon; Facile 8c a Mount Charleston; Les liaisons dangereuses 8b on sight a Les Goudes in Calanques; Le complexe adipeux 8b on sight al Luberon e No New Taxes 8b on sight a Mount Clarke, USA.

Il sesso fa male la sera prima di una prestazione in arrampicata?
Ah, il sesso è molto importante, io non calcolo. Io penso di no, ma non devi avere esperienze nuove ... (????)

Non ho capito del tutto quest’ultimo accenno ad esperienze nuove, ma fa caldo... sto crepando... sospendo!
“Metto un po’ d’acqua, allora” dice François.
“Per carità, ti aspetto fuori!”, rispondo.
“Fai la doccia con l’acqua fredda, mi raccomando!” aggiunge François mentre sono sulla porta.
“Sì, ci manca solo questo!” penso tra me e me... e sono nello spogliatoio, al fresco...


4 - STRATEGIA SU ROCCIA
Dopo la mia fuga ed abbassata un po’ la temperatura corporea, rientro e riprendiamo l’intervista, ahimè sempre in sauna.
Come si sceglie una via da lavorare?
Diciamo che vuoi fare la via più difficile per il tuo livello... già, intanto scegli una via che ti si addice come stile di difficoltà, o più di boulder o più di resistenza, corta o di continuità, o lunga con riposi, quello dipende dalle tue qualità. A volte, tra l’altro, non la scegli perché è difficile, ma perché ti piace, questo è un fatto. Io spesso faccio le vie che mi piacciono, non solo perché sono difficili ma perché mi piace provarne la linea, mi piace la roccia e tutto.

E poi come la si lavora?
Dunque come fare? Dipende se vuoi veramente fare la via da solo o con aiuto, perché cambia tutto se qualcuno ti insegna già dei buoni sistemi. Poi se un sistema non ti si addice lavori di più per trovare il tuo sistema, fai un primo giro e ti fermi molto spesso, perché è molto importante lavorare bene i movimenti singoli. Se fai metà via a vista, poi sei morto per lavorare l’uscita. Forse è più importante lavorare la parte alta perché se ci arrivi in continuità ma sei stanco spesso cadi lì: perché hai lavorato male la via, perché sei troppo stanco in alto.
Al primo giro quindi devi fermarti spesso e lavorare bene i singoli, poi se te la senti provi subito un tentativo; oppure fai un tentativo di sezione, così il secondo giro fai delle sezioni più lunghe. Cerca di riposarti bene quando ti fermi, al primo giro fai 2-3 metri per volta al massimo, a volte addirittura fai 1-2 movimenti e ti fermi per 1 minuto, riposi, prendi magnesio e guardi se c’è un’altra presa che va meglio, e poi riparti subito; il secondo giro, o i giri dopo, devi fare delle sezioni più lunghe possibile, per sentire come va con la resistenza. Allora quando ti fermi, devi fermarti per bene, almeno 5’ sulla corda, per ripartire e vedere come va e fare un’altra sezione lunga. Questo perché se riparti subito (con 1’ di riposo, diciamo) se hai fatto una buona prova fino a lì, non riparti più, fai 2 movimenti e sei morto.
E’ molto importante lavorare bene, risparmi molto tempo. Ed è molto più piacevole fare dei veri tentativi; quando senti che tutto è risolto, è solo questione di fisico, di precisione, di concatenamento dei passaggi.

Come consigli di provare una via?
Io provo quasi sempre dal basso, perché mi piace di più, perché sono nella situazione del rotpunkt, dopo mi cambia troppo essere da secondo. E' vero che su un grande strapiombo non va bene essere da secondo. Su placca invece va bene anche salire da secondo, anche perché se ci sono rinvii distanti e se non hai tanta fiducia, allora il primo giro meglio andare da secondo. Dopo ti senti bene e sei caricato per provare da primo. L’importante prima di provare a concatenare una via è avere già fatto tutte le sezioni da primo. Non aspettare di averla fatta da secondo, prima di fare il tentativo da primo, se no dopo non sei abituato a poter cadere da primo. E' un problema se vai da primo solo quando sei sicuro di farcela: dopo sulle vie a vista fai fatica! Sulle vie lavorate ti alleni per arrampicare da primo sulle vie a vista!

Cosa intendi per “tentativo”?
Ci sono tante diverse scuole. Sono d’accordo con la scuola americana, credo che quella italiana sostenga lo stesso, cioè che ogni volta che vai sulla via è un tentativo, anche se vai per lavorarla e ti fermi ad ogni spit, o se vai da secondo. Non è bello dire “l’ho fatta rotpunkt al primo tentativo” e ci sei stato forse 50 volte da secondo, anche se effettivamente l’hai fatta al primo tentativo da primo! Credo che dobbiamo avere una scuola sola perché altrimenti si creano confusioni. Io penso comunque che non sia più importante fare la via in 7 tentativi rispetto a 10. Se la fai veramente veloce hai fatto una bella performance, dopo 5 tentativi non ha più tanto senso.

Il solito terzo incomodo chiede inopportunamente: “Vi do fastidio se butto un po’ d’acqua?”
François, che di solito non da troppa confidenza a chi non conosce, stavolta risponde prontamente: “No, no per carità fai pure” basta che non faccia cortocircuito... senti che caldo in sauna, dura poco, dopo cala, fa bene, c’è dentro mentolo e eucalipto!” Ma intanto l’umidità è salita a mille e così la temperatura è insopportabile. Non ce la faccio più. Aiuto! Scappo fuori!
Inizio a credere che François lo faccia apposta. alla prossima!


5 - COMPETIZIONI
Affrontiamo ora l’argomento “competizioni”, terreno in cui François si esprime a livelli straordinari, e che l'ha visto vincere a ripetizione tutto quello che c’era da vincere!
Come dovrebbe essere il primo approccio alle competizioni?
La gara è un gioco molto bello. Ed è molto importante che, soprattutto all’inizio, sia un gioco, perché si devono apprendere tante cose. Se lo prendi troppo seriamente hai molte chance di finire frustrato. E non è bello iniziare così l'esperienza delle competizioni. La gara è bella per vedere cos'è, per apprendere, per stare con gli altri, perché puoi incontrare molti altri arrampicatori forti che hanno la tua stessa passione, ti permette di parlare con loro, di vederli arrampicare. Io ho appreso tanto quando ero giovane guardando gli altri arrampicatori forti. All’inizio penso che sia interessante andare alle gare, anche se non vai per vincere, per conoscerle. Dopo, se ti piace, è normale andare con più convinzione. E per me ora è ancora un gioco, ma molto serio perché mi piace provarci sempre. Dopo, se non riesco, c’è un’altra gara...

Chi sono stati i tuoi riferimenti da giovane?
Nella mia vita di arrampicatore c’era sicuramente della gente che volevo incontrare, Erano dei personaggi simbolo nell'ambiente, avevano ed hanno qualcosa di forte, come Yuji Hirayama o come Lynn Hill... E quando finalmente li ho incontrati in effetti ho realizzato quali e quanto fossero grandi le loro qualità. Come la capacità di Lynn Hill di dare tutto in un preciso momento, o di Yuji capace di una grande concentrazione nella sua scalata. Per me non erano per nulla delle qualità allora, e quando poi ho cercato di svilupparle in un preciso momento, come in competizione, non cercavo più di capire cosa avrei dovuto fare ma mi venivano in mente loro. Quando dovevo fare un lancio e non mi sentivo assolutamente concentrato rivedevo Lynn Hill a Lione, al limite delle forze ma che dava tutta se stessa per arrivare all'ultima presa... e ci riusciva, mentre io non avrei puntato un centesimo su di lei in quel momento. E’ capitato anche a me di ritrovarmi nella stessa situazione, ben al di sotto del mio limite estremo e di dirmi: "Non ce la faccio", ma nello stesso tempo dicevo: "Pensa a Lynn che era veramente disperata e ci è riuscita. Tu puoi riuscirci! Ti resta ancora abbastanza forza per riuscirci!" e Hop, in quel momento andavo a stringere una presa, proprio quando non l'avrei creduto possibile... Ecco ci sono delle persone che hanno un carisma tale da farti progredire nell'arrampicata.

Bisogna allenarsi in modo specifico per iniziare le competizioni?
Io direi che per cominciare non si ha bisogno di un allenamento veramente specifico. Tante gare sono a vista: è più importante quindi essere abituati ad arrampicare a vista, e per farlo devi avere più resistenza che continuità o forza. Poi le vie sono più di resistenza, cioè da 30-50 movimenti, senza riposo. Questo è il tipo di allenamento fisico e dopo devi arrampicare tanto a vista, sia sulla plastica che in falesia per apprendere la tecnica. Sulla roccia impari di più ad essere preciso sui piedi, a respirare bene e recuperare un po’ quando puoi. Sulla plastica, viceversa, apprendi di più lo stile di potenza, di efficacia. E allora devi allenarti su tutti e due i 'fronti'. All’inizio io consiglierei di non fare un allenamento specifico per le gare, ma di arrampicare tanto su delle vie a vista e, come preparazione fisica, dedicarsi di più alla 'resistenza'. Dopo si valuta se si hanno problemi: se hai poca forza rispetto alla resistenza allora fai un po’ più di allenamento specifico, ti dedichi di più alla 'forza' piuttosto che alla continuità.

Non sarebbe meglio allenarsi sempre sulla plastica?
Si, ma ci sono ancora arrampicatori forti, come Huji Hirayama o Cristian Brenna, che mi dicono che per loro allenarsi solo sulla plastica non basta e che hanno bisogno di andare sulla roccia per essere in forma sia fisicamente che tecnicamente. Perché è molto diverso arrampicare su roccia, é più complesso, richiede ai muscoli delle cose diverse, devi gestirti molto di più fisicamente, anche i piedi e le mani si usano in maniera diversa; quando non arrampichi sulla roccia perdi molto e non ti senti bene; per me è molto importante: quando arrampico poco sulla roccia non vado bene nelle gare.

E tu come ti alleni?
Passo molto tempo ad allenarmi sul muro e una ragione c’è: è il sistema migliore per progredire fisicamente e sviluppare delle capacità atletiche enormi. Ne ho particolarmente bisogno perché ho problemi di forza in rapporto ai migliori arrampicatori mondiali. Le mie qualità sono piuttosto la tecnica, la gestualità... La tecnica, intanto, dei piedi, la posa dei piedi: io non scivolo, cerco di non fare errori... Pongo molta attenzione soprattutto nell'attuazione del gesto atletico, non arrampico verso l'alto meccanicamente, ma analizzo il passaggio, guardo l'appiglio, lo capisco, trovo una soluzione e cerco di realizzare questa soluzione con il massimo della precisione. Ed è per questo che la mia scalata può apparire, alle volte, precisa e perfetta: perché l'ho compresa e so dove vado, è un po' questa la mia forza: le qualità tecniche e tattiche. Certo, non si può arrivare ai massimi livelli in gara o al massimo delle difficoltà in falesia senza avere capacità atletiche.
Se si parla di potenza fisica, di forza pura, allora il boulder è il mio punto debole, malgrado mi alleni parecchio per questo, soprattutto nel bunker. Di boulder in roccia non ne faccio molto ma al chiuso ne faccio tantissimo, deve esserci però qualcosa di genetico in me, e malgrado tutto l'allenamento che faccio non arrivano gran risultati. Al contrario nella continuità, cioè su vie lunghe di 50 movimenti e più, non me la cavo male anche in rapporto ai migliori di questa disciplina.


6 - STRATEGIA IN GARA
Un giorno in macchina, tornando dalla Coppa del Mondo di Lecco, ci raccontavi che, nei pochi minuti della ricognizione, guardi attentamente la via e cerchi di memorizzare i movimenti mentre sei in isolamento; poi prima di partire non la guardi più...
Allora come affronti una prova a vista?
Questo è un po’ personale, non è un segreto ma è la mia forza. Anche se è vero che da qualche anno facciamo la ricognizione della via tutti insieme e allora è diventato un po' meno personale. Già, perchè ora tutti parlano tra loro, si dicono i sistemi migliori e si scambiano tutte le idee. Prima tutto era molto più personale: avevamo poco tempo prima di partire sulla via.
Io guardo bene la via e decido una soluzione per tutti i movimenti, e se non sono sicuro provo ad avere almeno una soluzione alternativa che posso adottare subito se la mia prima scelta non va. Quando arrampico mi concentro di più sull’eseguire quello che avevo deciso di fare e sono anche pronto a cambiare se ho un problema, devo comunque essere molto concentrato.

A Lecco gli altri atleti si sono allontanati dal muro per rivedere la via. Tu sei arrivato sotto e sei ripartito...
Io ho una buona memoria, quando arrivo sotto il muro mi ricordo tutto e non ho bisogno di riguardare e di rifare i movimenti. Così quando parto ho ancora la testa concentrata sulle cose che ho visto prima di partire, preferisco concentrarmi sui consigli che mi do prima di partire, sulla partenza, sui passaggi in cui, via via, mi trovo, non sulla fine della via o sul posto più difficile. Risolvo il problema quando ci arrivo, non prima, altrimenti non posso concentrarmi sul momento.

Puoi avere più alternative per un passaggio?
Certo, a volte anche 4 o 5. Mi è capitato di non aver pensato ad un’alternativa perché credevo ci fosse una sola soluzione evidente ed allora ho dovuto trovare una soluzione al volo. Ma il più delle volte 'sento' quando ci sono diverse possibilità, quando non è veramente elementare. Allora cerco di trovare diversi sistemi e faccio una lista delle priorità. Provo prima il sistema che mi sembra più evidente e poi gli altri.

Come fai a trovare quei punti di riposo che spesso altri non vedono? Li intuisci da sotto da come è fatta la struttura o li “senti” mentre arrampichi?
Appena arrivo prima della gara, se è possibile vado a vedere il muro per capire come è fatto, per vedere le diverse possibilità di riposo. Molto dipende da come sono le vie, come sono le prese. Io guardo tutti i movimenti ma anche le eventuali possibilità di recuperare. Se ho bisogno cerco di riposarmi dove avevo preventivato di farlo, oppure cerco un riposo direttamente sulla via, perché con i volumi un po’ strani non è sempre facile intuirli prima. Sto molto attento a trovare dei riposi, mi è capitato di trovarne di originali, che neanche i tracciatori avevano immaginato. Tante volte ho fatto la differenza perché ho indovinato un buon riposo, anche se non totale, che nessun altro aveva trovato.

Cosa ci dici sulle scarpette?
Ecco un paio di scarpette che uso in questo momento in competizione. Come vedi non sono nuove, ma proprio per questo sono arrivate al punto in cui sono perfette, sono cioè consumate esattamente al punto giusto: calzano perfettamente, si sono ammorbidite, sono un po' meno rigide che all'inizio, ma sono ancora abbastanza nuove per poter tenere su piccoli appoggi. Le stringhe avevano un po' sofferto per l'uso e quindi le ho cambiate per essere certo di non romperne una proprio il giorno della gara. Immagina se quando ti dicono: "Tra 1 minuto tocca a te!", proprio in quel momento rompi una stringa! E’ la cosa peggiore che ti può capitare... l’angoscia che non hai il tempo di cambiare la tua stringa prima di iniziare …
Preparare una scarpa per le gare è dunque molto importante. Una volta che è perfetta la conservo esclusivamente per le competizioni e non la uso più in palestra, altrimenti dopo 10 giorni di arrampicata diventerebbe già consumata: potrei ancora farci delle vie... ma molto meno difficili!


7 - ARRAMPICATA E BAMBINI
Fortunatamente il resto dell’intervista procede più tranquillamente a casa, nel mezzo di una sessione di stretching... non se la cava male neanche in questi esercizi di allungamento! Riprendiamo l’intervista con una domanda facile, una domanda che vale per tutti i genitori...
Quando e in che modo faresti iniziare ad arrampicare tuo figlio Shani?
Non ci ho mai pensato perché lui ha già iniziato ad arrampicare... Sai, i bambini fanno tutto quello che vedono fare agli adulti e Shani vedeva i genitori - anche la mamma - sempre ad arrampicare e anche lui voleva fare la stessa cosa. Allora gli ho costruito un piccolo muro di legno e lui ha iniziato lì sopra. Ma adesso vuole fare solo il muro grande del papà. Io lo lascio fare, ma ho dovuto cambiare delle prese per lui, ho messo più prese facili: sono megliori quelle abbastanza piccole ma molto positive, dove entrano bene le dita. Le prese buone per gli adulti, infatti, non sono sempre buone per i piccoli, sono troppo grandi e rotonde.
Poi è molto interessante iniziare presto, si apprende tanto. Così Shani ha già capito che tirare solo non conviene, deve mettere bene i piedi, altrimenti scivola e si fa un po’ male, si rovina le ginocchia e sbatte il naso sulle prese! Vedi, dunque, senza dire niente, senza volergli insegnare...
Arrampicare è anche una buona scuola per imparare a pensare, per l’intelligenza, e in questo senso prima inizi e meglio è. Per incominciare ad arrampicare seriamente, invece, è meglio aspettare verso i 4 o 5 anni, perché solo allora capiscono quello che chiedi loro e possono imparare con qualcuno che li aiuta. Prima è più un gioco, li lasci arrampicare e provi a farli arrivare ad una determinata presa.

Ci sono problemi per le dita e per la loro crescita?
L’arrampicata per i bambini deve essere un gioco, altrimenti non va bene. La mia filosofia dello sport per bambini non è praticarlo per essere forti già a questa età, è piuttosto fare qualcosa che permetta loro di scaricare un po’ di energia, cosa di cui tutti i bambini hanno bisogno. L’arrampicata deve servire loro per apprendere qualche cosa della vita come controllare, capire. Interpretata e applicata con questa ottica l’arrampicata non può essere pericolosa per la crescita di mio figlio.

(Giocare con l’arrampicata: questo è allora il messaggio di François ai suoi colleghi genitori. Ve ne racconto una per tutte. A Pasqua Francois aveva nascosto mini-ovetti di cioccolato in tutte le prese più grandi del suo muro ed ha invitato figlio e nipotini a trovarle: ne è seguito un gioco animatissimo e festoso, cui abbiamo scorrettamente preso parte anche noi adulti, ma chi resisteva a rimanere a guardare?)

Tu come hai iniziato?
Mio padre è una Guida Alpina, mia madre è figlia di una Guida Alpina, così mi hanno fatto scoprire l’arrampicata molto presto. La prima scalata l’ho fatta a Chamonix all’età di 2 anni. Dai 5 a 15 anni ho arrampicato in montagna nella zona di Grenoble durante il periodo scolastico e nelle Alpi durante le vacanze.

Poi è arrivata l'arrampicata sportiva...
I miei genitori sono rimasti delusi quando ho scelto di fare l'arrampicatore sportivo, non erano d'accordo. Mio padre pensava che essere guida fosse l’unico modo di vivere con la montagna e con l’arrampicata, io invece volevo vivere di arrampicata sportiva senza essere guida. Così, a 18 anni, ho dovuto scegliere la mia vita e sono partito per Buoux dove ho arrampicato e abitato in un grotta per qualche mese. Poi sono andato in giro. Non è stato facile senza soldi, volevo essere indipendente ma avevo bisogno degli altri e ora devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato, non glielo avevo chiesto ma loro mi hanno aiutato lo stesso.
Sono infatti orgoglioso e così ho aspettato di riuscire nella mia vita prima di tornare a casa, volevo dimostrare che potevo farcela. Nel 1988 ho fatto le prime gare e sono diventato subito Campione juniores di Francia e d’Europa, poi sono arrivato secondo al Campionato francese nella mia prima gara con i “professionisti”. Poi è seguito un periodo di intenso allenamento, quasi da pazzo, ho fatto esperienza nelle competizioni e sono andato alla ricerca dei primi sponsor. Così sono diventato un professionista.
Oggi mi sarebbe difficile tornare a vivere in una grotta senza soldi, ma allora non mi è sembrato duro perché ero libero, ero giovane e facevo quello che mi piaceva, è stata una bella esperienza. E' difficile farlo per tanto tempo, ma farlo così quando sei giovane è bello. Capisci che non puoi vivere a lungo così, va bene per un periodo ma dopo ti viene la voglia di raggiungere quello che ti sei prefisso, di darti un senso. Nella vita devi sapere cosa vuoi veramente altrimenti ti piacciono le cose ma non arrivi a fare niente.

Quali sono stati per te i momenti topici della tua carriera?
Sono nato a Grenoble il 26 marzo 1970 e sono alto 1,78 m e peso 65 kg, ma mi è riuscito di essere anche qualche chilo più leggero. Nel 1990 ho preso in affitto un appartamento ad Aix-en-Provence con un altro giovane arrampicatore giapponese, Yuji Hirayama, altrettanto motivato a vincere e anch’egli predestinato ad una brillante carriera. E’ stato un periodo di grandi allenamenti e frequenti spostamenti in Europa per partecipare alle competizioni in compagnia del mio coinquilino, ancora oggi il mio compagno di viaggi preferito. Così sono arrivate le prime importanti vittorie: primo al Rock Master di Arco e primo nella classifica finale della Coppa del Mondo, in quella lontana edizione ricca di ben 7 prove.
Nel 1991 ero per così dire già ai vertici e ho vinto tutti i più importanti appuntamenti della stagione: dal Campionato francese al primo Campionato del Mondo della storia dell’arrampicata sportiva, alla Coppa del Mondo per il secondo anno consecutivo.
Ho poi consolidato la mia posizione al vertice delle classifiche mondiali, vincendo altre 4 volte la Coppa del Mondo, altri due Campionati del Mondo, un Campionato europeo nel ’92, il Campionato Francese e svariati Rock Master di Arco (Italia) e Master Internazionale di Serre Chevalier. Nel 1993 sono stato premiato dal Ministero Francese per i giovani e lo sport dopo aver vinto il titolo di Campione del Mondo, la Coppa del Mondo ed il Campionato Francese nello stesso anno.
Nel 1997 è arrivata la grande delusione al Campionato Mondiale di Parigi, dove sono giunto solo 3°!

E dopo?
Sono tornato a dedicarmi all’arrampicata in falesia, abbandonando momentaneamente l’arrampicata su artificiale. Ho scalato diverse vie estreme (di grado 8c e 8c+) nel Sud della Francia, in Italia e negli USA, dove ho vinto anche gli X-Games di San Diego. A vista ho salito molti 8a + e alcuni 8b.
Nel 1998, una settimana prima di vincere l’ennesimo Serre Chevalier, è nato il mio bellissimo figlio Shani.
Poi, in tre trasferte negli USA, tra il 1999 e 2000, ho ripetuto alcune delle vie più dure in pochissimo tempo, fino all’ultimo probabile 9a di Getto Booty a Mt. Charleston. Ora abito con la famiglia vicino ad Aix-en-Provence, nel sud della Francia, con tanta roccia intorno che mi stimola continuamente.


8 - PROGETTI
Siamo così giunti alla fine dell’intervista ed è il momento di parlare del futuro.
Cosa ci dici di questo progetto USA 2001 che stai conducendo con Yuji Hirayama?
Il progetto prevede di scalare tutte le vie più difficili su calcare degli USA e produrre del materiale audiovisivo, come una video-cassetta e una produzione per la TV giapponese, materiale fotografico ed articoli. Abbiamo per questo al nostro seguito Olivier, un fotografo francese, e ci saranno dei ragazzi americani molto bravi che hanno già prodotto e venduto una ventina di cassette di arrampicata, come Rock Age di Chris Sharma e altre. Faranno tutto loro, noi non dobbiamo fare altro che scalare e per ciò siamo molto concentrati.

Programma di massima di questo tour negli States?
Atterriamo a Las Vegas (Nevada) e dobbiamo andare subito a Virgin River Gorge, dove incontreremo Chris Sharma, per provare Necessary Evil 5.14c ... Virgin River è alla stessa altitudine di Las Vegas e dopo farà molto caldo, troppo caldo per fare tiri estremi su piccole prese! Poi saremo a Yosemite per provare Ron’s Crack (5.14c) in compagnia di Ron Kauk. Proseguiamo poi per Smith Rock (Bend, Oregon), anche qui è meglio andare presto per fare Just Do It (5.14c), poi fa troppo caldo. Proveremo a vista anche degli 8b e 8b+ e scaleremo con Lynn Hill su To Bolt or Not To Be (5.14a).
A metà viaggio torniamo a Las Vegas e facciamo un break di un paio di settimane e ci godremo un po’ di tranquillità ed arrampicheremo con calma. Fare vie dure tutti i giorni è stressante. Per fare le riprese andremo in Colorado, a Rifle, Salt Lake City – dove proveremo Ice Cream 5.14c a American Fork - e tutte le falesie lì intorno. A Rifle mi mancano poche vie da fare. Lì vicino c’è una nuova falesia (the Fortess) dove c’è una via che Tommy Caldwell ha gradato 9a chiamata “Kryptonite” 5.14d.
Torneremo poi a Las Vegas per scalare a Mount Charleston su Ghetto Booty 5.14c/d, Gut Buster 5.14c e poi Annihilator a Mount Potosi. E’ un bel progetto: scalare tutte le vie più dure degli USA. Poiché saranno solo le vie più difficili, saranno solo 2-3 vie per falesia. Il nostro viaggio negli USA inizia ad aprile e terminerà a fine maggio.

Altri programmi per il 2001?
Il prossimo anno non so se farò tutte le gare. Sicuramente voglio riuscire a fare il campionato del mondo, in ottobre. Forse farò una gara in Francia, se ce ne sarà una bella. Molto dipende dal calendario perché all’inizio avrò bisogno di rilassarmi dopo il viaggio in USA. Credo che farò la prima gara a Chamonix e poi andrò a Serre Chevalier, perché è una bella gara e sono invitato. Ad agosto veniamo in Italia così potrò scalare un po’ ad Arco, ne ho voglia, anche perché la scorsa stagione praticamente non ci sono stato. Partecipo al Rock Master di Arco, poi c’è il campionato mondiale e ancora forse qualche gara di coppa del mondo. Probabilmente anche Yuji non farà tutte le gare, penso. E’ un peccato perdere i nomi di richiamo, ma ci sono altri arrampicatori forti e penso che è anche importante per l’arrampicata che facciamo queste cose in falesia piuttosto che fare un altro anno solo di gare.

E le Olimpiadi?
E’ il mio sogno, ma per il momento l'unico contatto con il mondo delle Olimpiadi l'ho avuto quando ho preso parte ai festeggiamenti per il centenario dei Giochi Olimpici a Parigi e mi sono calato dalla Tour Eiffel tenendo in mano la bandiera olimpica e, una volta a terra, ho passato il testimone a Stéphane Diafana!
Il mio auspicio per il futuro è di contribuire a fare dell’arrampicata sportiva uno sport olimpico, prima o poi, e, se non sarà troppo tardi, vincere l’unico titolo che ancora mi manca!

That’s THE END, folks!

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