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Corrado 'Korra' Pesce in cima al Cerro Torre dopo aver salito la via dei Ragni assieme a Micheal Lerjen
Photo by archivio Korra
Corrado 'Korra' Pesce in cima a Punta Herron
Photo by archivio Korra
Corrado 'Korra' Pesce sulla Diretta Americana, Petit Dru
Photo by archivio Korra
Corrado 'Korra' Pesce
Photo by archivio Korra

Corrado 'Korra' Pesce, da No Siesta al Cerro Torre. L'intervista-incontro con Rolando Garibotti

13.12.2011 di Rolando Garibotti

Dalla Nord delle Grandes Jorasses alla Patagonia. Il viaggio alpinistico di Corrado "Korra" Pesce presentato da Rolando Garibotti in questo incontro-intervista, da alpinista ad alpinista, avvenuto a El Chalten.

Corrado "Korra" Pesce è recentemente balzato alla ribalta delle cronache per le sue impressionanti ripetizioni di No Siesta e della via Demasion sulla parete nord delle Grandes Jorasses, ma anche per la ripetizione in Patagonia della via dei Ragni sul Cerro Torre e la traversata Aguja Standhardt - Punta Herron. Nato a Novara nel 1981, Korra vive a Chamonix dal 2004. In Italia quasi nessuno lo conosce e anche Planetmountain l'ha erroneamente scambiato per francese... Pesce è uno degli alpinisti più attivi nel massiccio del Monte Bianco. Ha iniziato ad arrampicare in Piemonte, quando aveva 18 anni e si è innamorato delle montagne lavorando alla Capanna Margherita e al Rifugio Torino.

Jeff Mercier è stato uno degli alpinisti che più hanno influito sul suo alpinismo, insieme hanno salito innumerevoli itinerari, cercando sempre l'arrampicata in libera, su percorsi come Omega sulla Petit Jorasses, la parete nord del Dru in inverno, No Siesta, ecc. Le sue numerose salite sul Monte Bianco comprendono solitarie come quella sulla via Jackson sulla Droite con discesa per la via Ginat, il tutto per arrivare in tempo a prendere la figlia all'asilo... In Canada ha salito in solitaria classiche come Polar Circus, Suffer Machine, Ice Nine, Lower Weeping Wall, e ha salito con diversi partner vie come Sea of Vapors, Curtain Call, Terminator, etc. Ha salito percorsi classici come la parete nord dell'Eiger, la nord del Cervino, la Colton-McIntyre, Divine Providence, il Pilone del Freney ecc


Con la ripetizione della via dei Ragni sulla parete Ovest del Cerro Torre e la ripetizione della traversata dall'Aguja Standhardt alla Punta Herron, il tuo recente viaggio in Patagonia è stato un grande successo. Come è nata l'idea di venire in Patagonia?
E' stato lo svizzero Michael Lerjen-Demjen che mi ha chiesto di venire in Patagonia. Un invito difficile da rifiutare. Il nostro obiettivo era la Traversata del Torre, ma purtroppo non abbiamo avuto una finestra meteo abbastanza lunga per fare un tentativo serio. Per familiarizzare con il Cerro Torre, abbiamo deciso di salire la via dei Ragni, una linea incredibile con formazioni di ghiaccio come non avevo mai visto prima. Valicare la calotta glaciale dell'Aguja Standhardt con uno zaino di soli 30 litri si è rivelato piuttosto intimidatorio, ma è stato un viaggio superbo, mai troppo difficile, sempre interessante. Per superare il tiro dell'Elmo ho impiegato 3 ore, inclusa una breve caduta... abituarsi ai funghi di ghiaccio richiede tempo...
Due settimane dopo la via dei Ragni abbiamo salito l'Aguja Standhardt lungo la via Exocet, siamo discesi al Colle dei Sogni e poi siamo saliti per lo Spigolo dei Bimbi alla Punta Herron. Avevamo sperato di proseguire ma il tempo ci ha fatto tornare indietro. Lo Spigolo dei Bimbi è una via incredibile, una delle più belle che abbia mai fatto, molto remota e in un ambiente molto serio. Ero molto motivato a proseguire verso la Torre Egger e poi al Cerro Torre, ma evidentemente non doveva accadere. La discesa dalla Herron lungo la via Tobogan è stata molto complicata e impegnativa. Siamo stati molto felici di essere riusciti a scendere.

Avete intenzione di ritornare per un altro tentativo sulla traversata del Torre?
Sì, certo, è una grande linea. Spero di tornare l'anno prossimo per un altro tentativo. La Patagonia è un parco giochi incredibile, con molte linee che mi ispirano. Naturalmente il grande problema è il meteo: per avere una possibilità di successo si è costretti a salire sempre molto velocemente. Il terreno in Patagonia è molto simile alle Alpi così mi sono trovato a mio agio. Per esempio la roccia sullo Spigolo dei Bimbi non è dissimile a quella del Grand Capucin, così ho potuto correre su tiri come se fossi a casa. Mi sentivo bene.
Questo è stato il mio primo viaggio al Chalten e dopo queste due salite sono "preso", come si dice ormai sono “dipendente”. Devo per forza tornare!

Cos'ha di diverso la Patagonia dalle Alpi?
Gli approcci sono così lunghi; si deve davvero camminare in Patagonia! Inoltre, a causa della forma incredibile di queste torri, raggiungere la vera vetta è molto più importante rispetto a quello che succede nell'intero arco alpino. Arrampicatori locali, come Colin Haley, fanno una netta distinzione tra salite e tentativi. Recentemente Haley ha scalato il Cerro Pollone raggiungendo un punto a meno di un metro dalla cima e ha definito questa sua salita come un tentativo. Questa è una versione dell'alpinismo più "onesta" e chiara rispetto a quella a cui siamo abituati nelle Alpi...

Sei conosciuto come scalatore su ghiaccio e misto e come alpinista. Perché l'interesse per questi aspetti dell'arrampicata?
Dopo aver lavorato per un certo numero di anni in alcuni rifugi di montagna, nel 2003 ho iniziato ad arrampicare sulle pareti nord e a praticare l'arrampicata su ghiaccio. Nell'inverno del 2004 mi sono recato per 5 mesi in Canada, nella zona di Banff. Ho comperato una macchina ed ho girato facendo un sacco di solitarie e, dove ho potuto, ho cercato di salire con un partner. Trovo assolutamente affascinante l'arrampicata su cascata. Passo molto del mio tempo in attesa delle condizioni giuste per salire quelle che considero le "linee perfette". Sono un collezionista di cascate e amo viaggiare attraverso le Alpi per salire tutte quelle più famose. Quest'anno spero di andare in Norvegia, dove sembra che potrei trovare molte di quelle linee perfette da cui sono così ispirato.
In Canada ho anche scoperto il misto, e al ritorno da quel viaggio ho incontrato Jeff Mercier che all'epoca era il guru del misto (dry) in Francia. Lui mi ha preso sotto la sua ala e mi ha insegnato molto. Considero l'arrampicata sportiva su misto divertente e un buon allenamento ma non come un fine in sé. Si tratta di una attività limitata e un po' artificiosa che spesso avviene su prese scavate. Ho perso interesse abbastanza velocemente, così negli ultimi anni ho spostato la mia attenzione sul tentativo di applicare quel tipo di arrampicata in montagna. Vie di misto "real" come "Mach 3" a Kandersteg o tanti percorsi al Fer a Cheval sono alcuni dei miei preferiti.

Da molti anni vivi a Chamonix, come mai?
Nel 2002 e nel 2003 ho iniziato a lavorare part-time a Chamonix. Infine, mi ci sono stabilito nel 2004. Lì, nel 2008, è nata mia figlia Leia e quello stesso anno ho iniziato i corsi di guida alpina all'ENSA. E' stato facile essere attratti da Chamonix: c'è così tanta energia e tanta storia alpinistica. E' un posto che semplicemente ti ispira.

Non sono molti gli italiani che fanno i corsi di guida all'ENSA?
No, è vero. Per me è stato in parte una questione di convenienza, perché vivevo lì, ma mi ha motivato anche il fatto che tanti grandi alpinisti degli anni '80 e '90 vi lavoravano come professori, gente come Michel Fauquet, Francois Marsigny, Bruno Sourzac, Alain Ghersen, ecc. Sono molto ispirato dalle persone, soprattutto in una situazione "intima" come quella dell' ENSA.
Quest'anno sono passato aspirante guida e sono stato in grado di iniziare a lavorare in montagna. I corsi di guida mi hanno preso più tempo del previsto perché ho sempre preferito andare ad arrampicare piuttosto che allenarmi per un esame. Per raggiungere il necessario livello di sci ho dovuto allenarmi per un inverno intero il che significava scalare molto poco. Diventare guida è qualcosa che ho voluto fare da un bel po' di tempo. Non vedo l'ora di avere una lunga carriera. E' una professione che mi piace molto.

A Chamonix hai lavorato per anni da Snell, il famoso negozio di alpinismo.
Sì, ho lavorato da Snell per sette anni, e da El Chalten a Kathmandu incontro gente che mi riconosce per quel lavoro. Ho trovato molto interessante consigliare le persone nelle loro scelte e mi è piaciuto lavorare con le aziende per rendere più leggere e performanti le loro attrezzature.

Hai salito un sacco di vie sulla parete nord delle Grand Jorasses, tra cui di recente anche No Siesta.
Sì, ho salito otto diverse vie finora, ma spero di salirne molte di più. E' di gran lunga la mia parete preferita. E' molto varia, con alcuni dei terreni più impegnativi del massiccio del Monte Bianco. Lo scorso settembre, con Jeff Mercier ho salito No Siesta. Ci sono voluti tre giorni. La nostra era la prima ripetizione dal marzo del 2009. Ovviamente eravamo interessati a farla in arrampicata libera come aveva fatto Robert Jasper. Abbiamo avuto quattro giorni di bel tempo così abbiamo potuto prenderci tutto il tempo per salirla nello stile migliore. La parte più difficile era salire da secondo, nel dover salire tiri difficili con un saccone pesante sulle spalle e con soste aleatorie.
Dieci giorni dopo No Siesta, con l'americano Peter Mason abbiamo salito anche la via Demaison sulla parete nord delle Grandes Jorasses. Erano anni che volevo fare questa salita, in parte per la sua storia, ricca e drammatica. Molte delle ripetizioni della Demaison sono state fatte in uno stile abbastanza pesante, in 4 o 5 giorni. Noi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato ottime condizioni e siamo riusciti a salirla in un giorno e mezzo. Per difficoltà è simile a No Siesta, un po' meno sostenuta, ma molto più lunga.

Da dove trai ispirazione?
L'ispirazione per andare in montagna mi viene da molte parti, ma spesso arriva dagli altri alpinisti. Spesso mi sento in contatto con gli alpinisti che sono passati prima di me. Sulla Punta Herron, una torre che ha visto meno di una dozzina di salite, non ho potuto fare a meno di sentire la presenza di Ermanno Salvaterra e degli altri scalatori che hanno scritto la sua storia. Se oggi siamo in grado di salire così veloci su vie dure è perché poggiamo i piedi sui solidi passi di chi ci ha preceduto. Avere una profonda conoscenza della cultura e della storia della montagna è una cosa che mi ha sempre aiutato. La trovo essenziale.

Korra Pesce ringrazia per il loro supporto Kayland, Adidas e Petzl.

Intervista di Rolando Garibotti

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