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Alessandro Jolly Lamberti nel 2004 su Bain de Sang 9a a Saint Loup in Svizzera.
Photo by Nicola Milanese
Alessandro Jolly Lamberti su Le Minimum 8c, Buoux, Francia.
Photo by Alfredo Smargiassi
Alessandro Jolly Lamberti, Nada es para sempre 8c, Grotti
Photo by Alfredo Smargiassi
Jolly Lamberti in arrampicata su Hugh, sull'ultimo tetto
Photo by Nicola Milanese

Alessandro Jolly Lamberti

04.11.2011 di Planetmountain

Intervista ad Alessandro Jolly Lamberti, uno dei assoluti protagonisti dell'arrampicata sportiva in Italia.

Apri una rivista di oggi e trovi qualcosa su Alessandro Lamberti. Apri una rivista di 25 anni fa e trovi ugualmente qualcosa su Alessandro Lamberti. Sembra pazzesco, ma è vero: per più di un quarto secolo "Jolly" è stato uno dei assoluti protagonisti dell'arrampicata sportiva, lasciando il suo segno non soltanto sulle falesie vicino alla sua Roma, ma sparsi per tutto l'Europa. Il riassunto è presto fatto: dopo il primo 8a nel 1986 (Il ricordo del tempo a Sperlonga) si impone due anni più tardi con una ripetizione "pesante", la storica La Rose et le Vampires 8b a Buoux. Nel 1994 alza il livello con la prima salita di Il Corvo 8c a Ferentillo, e consolida il grado gioca fuori casa nuovamente con altre due vie di assoluto riferimento, Le Minimum e Agicourt, entrambi a Buoux ed entrambi 8c. Da notare che Agincourt era stata liberata da Ben Moon nel 1989 ed è un vero monumento all'arrampicata sportiva, visto che è stata la prima via al mondo a sbarcare l'allora mitico grado di 8c. Nel 2001 Lamberti diventa il primo italiano a salire il 9a con Hugh ad Eaux Claires in Francia, mentre nel 2004 lo conferma con la ripetizione di Bain De Sang a Saint Loup in Svizzera. In mezzo a tutto questo ci stanno salite di importante vie in montagna, sia in estate sia in inverno, la scelta di diventare guida alpina e la decisione di gestire una sua palestra a Roma e di concentrarsi come pochi su tutti i vari aspetti dell'allenamento. La sua esperienza è stata trascritta in un libro di allenamento e – segno che è sempre al passo con il tempo – ultimamente anche come applicazione da scaricare sul cellulare. E' di pochi giorni fa la notizia che Jolly è riuscito a ripeterel'8c+ a Grotti, Debolezza e disonore, e questo ci sembrava un buon momento per saperne di più sulla sua arrampicata in particolare e l'arrampicata sportiva in Italia in generale.


Iniziamo con la tua ultima ripetizione, Debolezza e disonore di Fabrizio Peri. Con questa via Grotti si ripropone come punto di riferimento per l'alta difficoltà in Centro d'Italia?
Non proprio. Tutte le vie dure di Grotti sono molto brutte, boulderose, poco tecniche, solo di pelle e tendini, artefatte, il peggio del trash della old school anni ottanta/novanta. A Grotti serve più la pelle e i tendini che la forza, la tecnica o la resistenza. All'inizio sembra tutto molto duro, poi ci si abitua. Grotti ha fama di essere un falesia con gradi duri, in realtà è la tipica falesia da locals, dove se sei abituato riesci a fare vie anche superiori al tuo livello reale. Debolezza e disonore invece è più internazionale come stile. Penso che, pur essendo più dura in assoluto, sia più congeniale per un forestiero rispetto alle vecchie vie dure di Grotti. Zandalee, The Star, Nada es, Il Cid, e altre mie vie che attendono da 10 anni una prima ripetizione...

L'hai ripetuto a 46 anni. Come se l'età non avesse peso.
Su alcune cose sono veramente scarso, tipo resistenza lunghissima su prese medio buone, lo stile moderno insomma. Ma su quello ero scarso anche quando ero più giovane, solo che si notava meno perché c'erano molte meno vie dure di continuità. Sullo stile molto esplosivo a buchi stile Agincourt o Mininum a Buoux ero forte 20 anni fa e lo sono ancora adesso. Devo dire poi che oggi sono più forte mentalmente perché ho meno ansia da prestazione, ho più tecnica, le cartilagini e le dita sono meglio adattate. Detto questo, riesco però a scalare pochi giorni di seguito, poi mi stanco, e se non mi stanco mi stufo. Oggi passo lunghi periodi senza scalare e senza allenarmi, e penso che questo mi faccia bene.

10 anni fa hai salito il tuo primo 9a, Hugh. Seguito poi da Bain de Sang nel 2004. Due momenti chiave...
Sono orgoglioso per la costanza del risultati, più che per i picchi. Ho fatto il mio primo 8b nel 1988 e da allora, ogni anno, per 23 anni, ho sempre salito vie vicine all'8c. Non c'è anno nel quale non abbia salito almeno un paio di 8b+. Ho visto passare la maggior parte degli scalatori degli anni '80, '90, 2000, durare al massimo 10 anni e poi stufarsi, o infiammarsi troppo le articolazioni. La costanza della prestazione, per un tempo molto lungo, è essa stessa una prestazione ed è segno di buon allenamento.

Ormai i gradi sono aumentati a dismisura. Cosa reputi una buona prestazione oggi?
Sono aumentati a dismisura solo i gradi fatti dalla elite di mutanti, scaturita necessariamente e darwininanamente dal fatto che oggi nel mondo scalano un milione di persone, mentre prima erano poche centinaia. Ma questo non vuol dire che le difficoltà superate dalla maggior parte della popolazione scalatoria siano aumentate. O che sia più facile, oggi, arrivare a fare un 8b. Se in un paese i ricchi diventano sempre più ricchi, e il ceto medio è sempre più povero, certo non si può dire che le condizioni economiche siano migliorate, non si può fare la media. Anzi, secondo me oggi per un giovane è persino più difficile di prima arrivare all'8b. Oltre che difficile, è anche poco gratificante, perché ormai, grazie ai media, ci si è abituati erroneamente al fatto che l'8b è una cazzata. E' molto frustrante per il "ceto medio" scoprire invece che anche il 7c+ è una buona prestazione. "Hai fatto un 8b?.. ah" risponde annoiato l'interlocutore, abituato e assuefatto ormai alle prestazioni stratosferiche di una piccola elite di mutanti. Un giovane di talento, giustamente competitivo, presto si demotiva.

Talento, allenamento, testa, geni... quanto contano questi fattori nell'arrampicata di alto livello?
Il motivo per cui la scalata di punta, il vertice della piramide, si è staccato in maniera enorme rispetto anche solo a 10 anni fa, sono i geni: si pesca dentro un campione di un milione di praticanti. Ho molte probabilità di trovare dei mutanti. Il motivo per cui la media, invece, è visibilmente peggiorata è che si allena male, perché non segue il principio base dell'allenamento, il principio di specificità: "allenati per la maggior parte del tempo in maniera il più possibile simile a quello che dovrai fare in prestazione."

Spiegati meglio.
La massa si allena per il 90 per cento fuori dal campo, in situazione diversa da quella reale. Per questo motivo è venuta fuori una intera generazione di resinari forzuti ma fifoni, pieni di ansia da prestazione ( il fatto di tenersi tanto in palestra li stressa di più outdoor) e con poca tecnica. Quasi tutti quelli che fanno i gradi incredibili, oggi, si allenano soprattutto scalando fuori. Sono loro, oggi, che seguono il principio di specificità, come facevamo gli scalatori fricchettoni negli anni ottanta (che erano infatti tutti bravi a scalare). Attenzione: le sale indoor non sono una cosa negativa. Anzi, danno la possibilità a tutti di fare una attività completa, divertente, sana e vicino casa. Solo che non è quella la vera scalata.

L'8c in Italia al giorno di oggi
In proporzione a quanti scalano, ma anche in assoluto, sono pochissimi in Italia a fare l'8c anche lavorato. Penso che Gabriele Moroni abbia tutte le qualità per arrivare al 9a+ e all'8c a vista, e anche altri giovani. Ma sono pochi. Per invertire la tendenza bisognerebbe da subito portare i ragazzini in falesia, e toglierli un poco dalle sale indoor, almeno quelli più motivati verso la falesia.

Questo va un po' contro i tuoi interessi. Da anni gestisci una palestra, hai anche sviluppato un metodo di allenamento molto specifico.
Ho sviluppato un sistema per allenare la forza e la resistenza che funziona, che fa aumentare la forza e la resistenza. Ma questo non si tramuta necessariamente in miglioramento sul campo. Aumentano sono solo i valori a secco. Quindi in parte è stato un fallimento, perché l'aumento dei valori a secco si tramutava in risultato solo per quei pochi che già scalavano bene e con una notevole maestria sulla roccia vera. Quindi la mia frustrazione da allenatore mi impose di cercare di sperimentare altre strade. Ho visto che il problema era il rendimento. Rendimento inteso in senso letterale, cioè come rapporto tra potenzialità e risultato effettivamente conseguito. Molto semplicemente, ha un basso rendimento chi fa un 7c, ma ha dei livelli di forza e resistenza per fare un 8c, mentre ha un alto rendimento chi fa un 6c ma sfrutta al 100 % le proprie potenzialità. Aumentando il rendimento, si aprono nuove possibilità di miglioramento, sia per i giovani che per i vecchi. Riuscire ad andare veramente al 100%, è il vero obiettivo da perseguire.

Chiaro. Ma come?
Ci vuole un cambiamento di prospettiva. Prima partivo dai livelli di forza e resistenza per cercare poi di far aumentare il risultato. Oggi analizzo il risultato, cerco di capire se è consono con i livelli di forza e resistenza, quindi cerco di individuare ed eliminare il più possibile i freni. Se il rendimento è basso bisogna eliminare i freni. Anche se il grado è alto. Ripeto, rendimento non vuol dire risultato. E' inutile aumentare a dismisura la potenza di una macchina se questa è frenata. Si arriva ad un plafond oltre il quale non si può più pompare energia. Se non si aumenta il rendimento si arriva presto ad una soglia (grado conseguito) che non si riesce più a superare anche se ci si allena tanto e per tanto tempo. E questo è quello che accade alla maggior parte degli scalatori medi: arrivano ad un certo livello, e lì stazionano per sempre, indipendentemente dall'allenamento. Ho smesso di sperimentare allenamenti di forza, e mi sto dedicando allo studio di metodologie per migliorare la fluidità, velocità, sfruttamento dei riposi, memorizzazione veloce delle sequenze, respirazione, paura di cadere e in generale le componenti mentali emozionali. Quella capacità di andare "alla muerte" fino all'ultima presa senza mollare.

Parlando di non mollare. Cosa ci vuole per chiudere tuo progetto di 9a+ a Grotti?
Non si può parlare di grado finché una via non è stata salita e non so se il grado sia quello. Per salirla, per me ci vuole soprattutto motivazione, visto che mi sono un po' stufato. L'ho provata ad anni alterni, dal 2001 in poi, e sono andato vicinissimo a farla. L'ho chiusa già varie volte partendo da appeso al primo spit, ma se parto da sotto non riesco a concatenare il lancio iniziale con il resto. E' un boulder su tetto con appigli per un dito o due dita, naturali (quindi dolorosissimi) quando dopo lungo tempo ci rimetto le mani, ogni singolo mi sembra impossibile. Non riesco a staccare nessuno dei 4 arti senza cadere e mi ci vogliono almeno 4 o 5 sedute per adattarmi e rifare i singoli. Quando nuovamente sono vicino a farla, ormai arriva il caldo che da noi rende impossibile la salita delle vie dure (da maggio a ottobre non si può provare). Ora come ora mi viene il vomito a pensare di riprovarla, ma vorrei chiuderla prima della pensione, per poi dedicarmi a vie dure in placca, non credo di avere molti anni ancora per poter scalare super strapiombi come questo. Comunque è un progetto aperto, sono sicuro che, per esempio, Moroni la potrebbe salire in pochi tentativi.

Ultima domanda: chi o che cosa ti ha impressionato di più in tutti questi anni?
La via del Pesce in Marmolada senza corda di Hansjörg Auer. Anche se sono contrario alla pubblicizzazione delle solitarie integrali, che dovrebbero essere una cosa intima.


Alcune salite di Alessandro Jolly Lamberti
1974
Inizia a scalare in montagna con il padre
1983 Diventa Istruttore presso la scuola di alpinismo del CAI di Roma
1985 Tempi Moderni, Marmolada. Estasi & Olimpo, prima ripetizione in Marmolada, della Marmolada. Cavalcare la tigre, Gran Sasso, prima ripetizione.
1986 Il ricordo del tempo, Sperlonga. Primo 8a del centro sud, uno dei primi 8a d’Italia, ancora oggi probabilmente senza ripetizioni.
1987 Choucas, 8a+, Buoux, Francia. Campione italiano “velocità”, Torino palavela
1988 La Rose et le Vampires, 8b, Buoux. Secondo al campionato italiano su roccia, Bardonecchia.
1989 Diventa Maestro di Arrampicata. Fa parte della squadra nazionale e partecipa alle gare di coppa del mondo e al Rock Master. Gestisce, assieme ad Antonella Strano, la prima palestra di arrampicata indoor a Roma
1990 La rage de vivre storico 8b+ di 55 metri a Buoux
1992 Via Framm, prima ripetizione invernale, Marmolada, con Piero Dal Prà
1994 Prima salita de Il Corvo, primo 8c del centro Italia. Pilastro rosso del Brouillard, via Gabarrou-Long, Monte Bianco. Diventa Guida Alpina
1998 Nada es para siempre, 8c, Grotti, Prima salita, ancora  oggi senza ripetizioni. Fonda la scuola di arrampicata "Rock and Walls", assieme a Marco Forcatura e Alfredo Smargiassi
1999 Agincourt e Le Minimum 8c a Buoux.. Prima salita di Input 8c a Grotti.
2001 Hugh 9a, Francia, prima ripetizione. Probabilmente il primo 9a fatto da un Italiano
2002 Zandalee, 8c, Grotti, prima salita. Prima ripetizione di Die Hard e Kether, entrambe 8c a Ferentillo. Ripete La Cronique 8c a Ceuse.
2004 Bain de sang, 9a, Svizzera
2005 Er Cid, 8c, Grotti, prima salita.
2006 Yosemite,USA, via The Nose, con Franco Loaldi
2007 Pubblica il libro 'Metodi di allenamento fisico e mentale per l’arrampicata sportiva'
2008 4 ripetizioni di vie di 8b/c nelle falesie americane
2009 Prima salita della via La Morte a Pietrasecca. 8c
2010 Sale 10 vie tra l' 8b e l'8b+
2011 Prima ripetizione di Debolezza e disonore 8c+ a Grotti.

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