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The Mountain Academ 2011 - Grand Mountet
Photo by Simone Favero
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The Mountain Academ 2011 - Grand Mountet
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The Mountain Academy 2011

10.10.2011 di Planetmountain

Una settimana con i partecipanti dell'iniziativa della Mountain Hardwear che, in collaborazione con Black Diamond e Aku, mira a sostenere i giovani alpinisti unendo cultura, performance e valori della montagna. Il report di Simone Favero marketing assistant di Aku.

Lavorare stanca, per dirla con Cesare Pavese, ma quando il tuo lavoro concilia la tua passione, può essere che la necessità di essere spediti a 3000 metri per una settimana a macinare dislivelli e scalate, sia molto di più di quello che necessiti per essere felice. Ho sempre avuto un fascino per il progetto The Mountain Academy, fin dalla sua prima edizione, mi piaceva questa nuova via di esplorare il mondo della montagna e dell’arrampicata.

Mi piace seguire Ueli Steck e le sue incredibili corse, così come ammiro i solitari alla Libera o Valseschini. Però sono singoli, dotati di grandissimo talento, ma singoli. Mountain Academy invece, prende 9 candidati da 9 paesi d’Europa, ragazzi sotto i trent’anni e li porta per sei stage attraverso diciotto mesi, a scoprire la montagna in tutte le sue forme, in tutte le vie per viverla prima ancora che percorrerla.

Per capire veramente cos’è il progetto, sono andato a viverlo da insider; certo la comunicazione che vi ruota attorno è ben veicolata, e si e vince cosa realmente è nelle sue linee guida e nell’idea di chi l’Academy l’ha ideata ovvero Jerome Blanc Gras. Io ho avuto la fortuna di legarmi due giorni in cordata con Jerome, che è anche un’esperta guida alpina, e devo dire che anche e soprattutto questo mi ha fatto capire realmente cosa c’è alla radice di questo progetto.

Come sono state le giornate? Semplicemente elettrizzanti, dalla prima sera, quando ci siamo ritrovati a Zinal, in fondo alla Val d’Anniviers per la divisione del materiale e il primo brief sulla settimana che ci aspettava, si percepiva un’atmosfera incredibile. Emozione e un po’ di tensione, stemperati con la giusta dose di risate, parlando del più e del meno in quella lingua che è “l’accademiese”, un mix tra italiano, francese, tedesco, inglese e un po’ di sloveno. Il giorno seguente, pesanti zaini in spalla, ci siamo diretti verso la Cabane Du Grand Mountet, uno dei lunghi più incantevoli delle Alpi.

Prendere nove ragazzi sotto i trent’anni, da tutta Europa e portarli in montagna assieme è compito più arduo di ciò che sembra. Scalare in falesia come al primo stage, al massimo legarsi per qualche breve via è molto più semplice; ma l’ambiente alpino, con lunghi avvicinamenti, ghiacciai da superare, quota etc. mette un campo una serie di problematiche. Lo spirito dell’Academy però le supera tutte, vuoi perché sono stati selezionati ragazzi dotati di una certa sensibilità, vuoi perché chi coordina riesce a serrare i ranghi e tenere le redini del progetto senza intoppi.

L’esempio più lampante l’ho avuto nel momento in cui bisognava fare gli zaini, con 5-6 ore di cammino davanti, e metri su metri di dislivello per arrivare alla Cabane. Bisognava portare, oltre alla propria attrezzatura e il proprio “necessario”, anche il cibo per tutti per una settimana, e il gruppo compreso delle guide consta in 18 persone, per cui era davvero molta la roba da stipare negli zaini. Nessuno ha voluto tirarsi indietro, semplicemente era naturale portare ognuno più cose possibili; nessun atteggiamento egoistico, ma spirito di sacrificio e condivisione verso il gruppo e dedizione totale alle linee guida stilate da Jerome. Questo può sembrare banale, ma con 1700 metri di dislivello, 18/20 kg di zaino a testa, non è poi così scontato che dei ragazzi si mettano in gioco così; col rischio magari di sentire la stanchezza per tutti i giorni seguenti.

Le giornate all’Academy iniziano la sera, dopo cena, quando Jerome e le guide riuniscono tutti per discutere su cosa fare il giorno dopo: viene lasciata ai ragazzi la scelta su cosa fare e che via percorrere in base alla stanchezza, la motivazione, la sicurezza e tutto il resto. Viene discussa ogni cosa, dalle condizioni ambientali, a quelle personali e, cosa strana, non vi è da parte dei ragazzi la necessità di fare questa o quella cima… la risposta che ho sentito più spesso nei tre giorni è stata: non importa cosa, basta divertirsi. Ecco, credo che si possa riassumere così lo spirito dell’Academy. Così come sono le linee guida che l’ha ispirata, a nessuno interessa percorre più cime, più difficoltà o andare alla ricerca del limite, i ragazzi (e le guide) sono all’Academy per condividere una passione, imparare più cose possibili e aumentare la loro esperienza in montagna, tenendo il rischio il più vicino allo zero possibile.

Anche la formazione delle cordate è vista sotto questa lente, nessuno cerca di andar col più “forte” perché vuole arrivare per forza in cima; ho visto anzi un grande spirito di condivisione anche in questo. Vista dal mio punto di vista, credo che l’Academy porti veramente avanti un’altra idea di vivere l’arrampicata, l’alpinismo e il vivere la montagna, lontano dagli stereotipi dell’alpinista convenzionale, e molto più vicino a un percorso educativo, di formazione per nuove future guide alpine.

La settimana è volata letteralmente, il tempo e lo spazio all’Academy perdono del loro valore reale, come molte volte succede stando in montagna, in mezzo alla quiete e a ciò che più ci piace fare. Io, tra una salita e l’altra ci ho rimesso un menisco, forse stare troppo seduto in scrivania e poco in ambiente, rischia di giocare brutti scherzi; ma forse no. Certo, sdraiato sul baule di una macchina (per fortuna la comoda monovolume aziendale, e non la minuscola Lupo, fedele compagna dei bivacchi dolomitici) dentro a un sacco a pelo, in un parcheggio sperduto sul Passo Sempione, ho acceso la frontale e ho ripreso in mano quasi per caso il libro di Pavese: lavorare stanca… Si certo, ma dopo una settimana passata tra le nuvole dei 4000, assieme ai ragazzi della Mountan Academy, sei stanco nelle gambe, ma scopri di aver ricaricato il cervello e il cuore.

di Simone Favero - marketing assistant di Aku


Mountain Academy. Creato da Mountain Hardwear per sostenere i giovani alpinisti desiderosi di coltivare la loro passione verticale, Mountain Academy è un programma in grado di unire cultura, performance e valori. Il principio che lo anima è infatti costituito da una convinzione semplice e di grande forza: l’attività alpinistica al di là dei livelli di performance – è innanzitutto un’avventura umana, e come tale merita di essere vissuta. Accanto all’esperienza sportiva – davvero unica, con possibilità di crescere e affinare le proprie abilità sia su roccia che su ghiaccio – si vive naturalmente un’intensa esperienza umana. Grande attenzione è infatti posta sulla qualità della vita di gruppo: crescere insieme sperimentando una varietà di discipline climbing e scoprendo luoghi nuovi, non di rado meravigliosi.

Mountain Hardwear, ideatore dell’Academy, offre al team abbigliamento, tende, sacchi-letto, altro partner importante è costituito da Black Diamond, che fornisce l’equipment completo dall’imbrago, agli strumenti per la progressione su roccia e ghiaccio. Infine c’è AKU, l’azienda italiana che oltre a sostenere l’iniziativa come sponsor, è fornitore per tutti i candidati e tutte le guide, di quattro modelli di scarpa e scarponi, specifici per i sei stage della Mountain Academy. Rock Lite GTX e rock gtx sono i modelli dedicati all’approach e alle scalate classiche fino al IV grado, Cresta GTX Kauff Tipp 10/10 per la rivista tedesca Outdoor è stata la scarpa selezionata per i lunghi avvicinamenti alpini con carichi pesanti, così com’è consuetudine all’Academy, dove uno degli obiettivi è anche essere autonomi dal punto di vista logistico. Per le scalate su ghiaccio e misto, oltre che per la progressione in ghiacciaio si è scelto SL Pro GTX, un modello leggero e traspirante, perfetto per situazioni come quelle che i ragazzi e le guide hanno dovuto e dovranno affrontare.

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