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Sulla via Slovenia aperta da Pavle Kozjek e Ales Dolenc sul Crozzon di Brenta
Photo by archivio I. Ferrari - D. Spreafico
Sulla via Slovenia aperta da Pavle Kozjek e Ales Dolenc sul Crozzon di Brenta
Photo by archivio I. Ferrari - D. Spreafico
Sulla via Slovenia aperta da Pavle Kozjek e Ales Dolenc sul Crozzon di Brenta
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Crozzon di Brenta con il tracciato della Via delle Guide (celeste) e della Via Slovenia (rosso)
Photo by archivio I. Ferrari - D. Spreafico
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Crozzon di Brenta e la Via Slovenia

29.09.2011 di Planetmountain

Ivo Ferrari e Dario Spreafico hanno ripetuto la Via Slovenia (800m, VI A1/V) sulla parete est-nord-est del Crozzon di Brenta (Dolomiti). Una via aperta nel 1984 da Pavle Kozjek e Ales Dolenc e della cui esistenza non si sapeva quasi nulla.

Di quante vie ci mancano informazioni? La domanda viene spontanea in quello che vi stiamo raccontando. La parete è quella est-nord-est del Crozzon di Brenta. Sì, proprio quella dove corre la celeberrima e bellissima Via delle Guide, aperta dal maestro Bruno Detassis insieme ad Enrico Giordani il 2 agosto 1935. Bene, a sinistra della riga nera che segna quella storica via, c'è un'altra colata sempre nera. E' questa che ci interessa. Per quel che probabilmente risulta ai più, quella fascia di parete è percorsa solo dalla Via Linea Nera, aperta da Maurizio Giordani e Stefano Pellegrini il 18/07/1993. Ma non è così. Ce l'ha fatto sapere Ivo Ferrari che proprio su quella fascia nera ha recentemente ripetuto una via “tracciata” il 28/7/1984, quindi prima della Linea nera, dal suo amico Pavle Kozjek insieme ad Ales Dolenc. Il tutto servendosi di una vecchia relazione pubblicata da una Guida slovena, probabilmente altrettanto “vecchia” quanto introvabile in Italia. A questo punto a noi, per completare la storia, sembrava interessante girare il tutto a Maurizio Giordani che, sia detto per i pochi che non lo sanno, ha un'attività di apertura di nuove vie e anche di “ricerca” sul campo – si pensi solo alla Sud della Marmolada – assolutamente di primissimo piano. Ma, prima di lasciarvi ai report di Ferrari e di Giordani, ci sembra altrettanto giusto darvi alcune anticipazioni e fare una considerazione, senza naturalmente togliervi il gusto della loro lettura. In quel luglio del 1993, ci ha scritto Maurizio Giordani, con Pellegrini avevano intenzione di ripetere la classica Vie delle Guide, fu solo quando arrivarono sotto la parete che Giordani decise di lanciarsi su per quella seconda colata nera. Solo dopo, di ritorno al rifugio Brentei, seppero che per di là erano saliti anche degli “sloveni”... altre informazioni non c'erano. Giordani e Pellegrini in parete non avevano trovato nulla, né avevano lasciato granché (probabilmente solo un chiodo) Kozjek e Dolenc... Ecco - dato al (grande) Pavle Kozjek ed a Ales Dolenc quello che è loro: nel 1984 hanno aperto una grande e bellissima via – ci sembra interessante sottolineare come entrambe le cordate abbiano lasciato la parete praticamente come l'avevano trovata. Questione di stile, penserà qualcuno... Ma ancora più interessante ci sembra il fatto che Giordani, per valutare le informazioni che gli abbiamo fornito, parta da quello che è sempre stato il suo approccio alle pareti: "Per me una nuova linea salita in parete, porta la indelebile firma di chi, per primo, l'ha concepita e realizzata. Tutte le successive sovrapposizioni, anche se non perfettamente ricalcanti, non sono altro che brutte copie di un primo originale non più ripetibile". E' per questo che ora non ha problema a definire la sua salita di Linea Nera sul Crozzon come "una ripetizione, seppur inconsapevole, della via Slovenia aperta da Pavle Kozjek e Ales Dolenc". Anche questo, se volete, è sempre questione di stile. Uno stile che purtroppo, come aggiunge Giordani, "regolarmente si scontra con ciò che succede oggi come ieri, quando si scelgono consapevolmente linee già salite per lasciare la propria impronta su di una parete famosa, magari salendo di fianco, solo per pochi metri o centimetri".


LA VIA SLOVENIA AL CROZZON E IL DEBITO CON UN AMICO di Ivo Ferrari
La nostra “amicizia” era iniziata con delle mail scritte e tradotte da Federica, eravamo d’accordo per una salita (per tentare una salita) insieme nelle Ande Peruviane, una linea nuova, logica e attraente; poi poco prima che partisse per la Muztagh Tower, ci eravamo conosciuti di persona ad una sua serata a Lecco, una stretta di mano e la promessa di risentirci per “organizzare” il nostro comune progetto. Pavle Kozjek dal Pakistan non è più tornato, il destino ha voluto così… la nostra linea è rimasta un sogno ed io, a volte, mi chiedo come sarebbe andata accanto ad un fuoriclasse dell’Alpinismo.
Una sera Pavle mi manda una foto con tanto di relazione di una vecchia via che aveva aperto nel 1984 sul Crozzon di Brenta, una linea stupenda, la riga nera a sinistra della via delle Guide, talmente logica che nessuno la conosceva, o meglio, nessuno sapeva che la via era tutta Slovena. Nessuno tranne Bruno Detassis che fece annotare la salita sul libro delle nuove ascensioni al rifugio Brentei a Pavle e al suo compagno Ales Dolenc appena scesi dalla Cima.
Poi il tempo passa e dal 1984 si arriva al 1993 quando Maurizio Giordani e Stefano Pellegrini ripetono, senza saperlo, la linea Slovena. Giordani sale in completa arrampicata libera anche il breve tratto superato dagli Sloveni in artificiale, passa e non vede il chiodo che Pavle ricorda di aver lasciato, pensa di essere il primo, Lui lo non sa e chiama la “nuova” via La Linea Nera …
Poi il tempo passa ancora e dal 1993 si arriva al 2011, salgo diverse volte nel Gruppo del Brenta, arrivo sulla Cima del Crozzon lungo le sue linee più famose, e l’amico Carlo a volte mi chiede se sono poi andato a ripetere la Riga Nera, lui conosce la Storia e conosceva Pavle…
Via slovena al Crozzon di Brenta. Siamo in piena colata Nera, la roccia è stupenda, ogni movimento va pensato e goduto, due cordate salgono alla nostra destra lungo la via Delle Guide. Le braccia lavorano a pieno regime, ci alterniamo nel fantastico, osservo Dario e la sua calma cercare il giusto movimento mentre attraversa nel cuore della colata… Tutto è fantastico, quasi unico: il Cielo, i rumori mischiati al silenzio, saliamo scoprendo qualcosa che merita di essere scoperto, qualche raro ma importante chiodo nel punto giusto ci segnano la via, una linea che serpeggia tra le placche…
Sono contento di essere finalmente riuscito a ripetere questa via, contento perché il Cuore mi “obbligava” a farlo, forse avevo promesso a Pavle di farlo, in vita o nei sogni, non so! Ma sono contento che su una Montagna bellissima ci sia una Linea fantastica aperta da due forti alpinisti dai nomi quasi impronunciabili, venuti sulle “nostre” montagne a regalarci perle nascoste.
Forse alla fine di uno scritto bisognerebbe ringraziare “lo sponsor”… ma nel mio caso devo ringraziare Dario che ha accettato la mia proposta e mi ha permesso di scoprire una linea bellissima… Un grazie anche a Pavle e Ales per averla creata.
Ivo Ferrari

LA LINEA NERA SUL CROZZON di Maurizio Giordani
La "Linea Nera" sul Crozzon di Brenta è una salita nata per caso, seguendo appunto la caratteristica linea nera di sinistra della parete. Devo dire che quasi mai parto per una salita con una relazione in tasca (i miei compagni di cordata lo sanno bene) perché mi piace improvvisare... vivo la scalata come l'occasione per uscire dal terreno delle certezze ed inoltrarmi in quello dell'incognita e, pur non rinunciando a muovermi sicuro, cerco di restare lontano dall'insipido sapore del "preconfezionato"... Così è stato per il Crozzon, come per altre centinaia di mie salite, nuove e non.
Quella volta con Stefano Pellegrini avevamo programmato di salire la Via delle Guide al Crozzon di Brenta, e per questo avevamo con noi solo un paio di chiodi di emergenza, un solo martello ed un moschettone con alcuni dadi ed un paio di friends. Ma arrivato sotto la parete, fra le imprecazioni del mio amico, decido che la linea della evidente riga nera a sinistra (la Via delle Guide sale la linea nera di destra...) è troppo bella e diretta per lasciarla perdere e, pur non sapendo se lì ci fossero altre vie o meno, abbiamo iniziato ad arrampicare direttamente, su roccia fantastica e molto lavorata, seguendo fedelmente quella traccia naturale disegnata dall'acqua in caduta. In un paio di casi ho piantato un chiodo, lasciando poi appeso il martello per Stefano che lo doveva togliere mentre per il resto della salita mi sono protetto con clessidre, friends o dadi.
Solo una volta tornati al rifugio Claudio Detassis, allora gestore del Brentei, ci disse che tempo prima anche una cordata di sloveni aveva arrampicato in quel tratto di parete, ma non essendoci informazioni al riguardo ci ha chiesto di lasciare una relazione della salita al rifugio. Quindi abbiamo lasciato una piccola testimonianza, uno schizzo rappresentante la nostra salita, dove abbiamo arrampicato, perché, non trovando tracce di passaggio, né in parete né sul libro delle salite del rifugio, tali indicazioni sarebbero potute anche essere utili... Così è nato lo schizzo della via, al quale non ho più ripensato se non in rare occasioni, fino alla telefonata di Vinicio Stefanello di PlanetMountain.com Ora, confrontando lo schizzo che mi è stato inviato della salita della Via Slovenia con il mio, è certo che le due linee si intersecano e sovrappongono in più punti, come è certo che in molti altri sono indipendenti. Per me, una nuova linea salita in parete, porta la indelebile firma di chi, per primo, l'ha concepita e realizzata. Tutte le successive sovrapposizioni, anche se non perfettamente ricalcanti, non sono altro che brutte copie di un primo originale non più ripetibile. Perché su quel tratto di parete tale traccia storica non potrà (ne dovrà) mai essere cancellata dal passare del tempo o ad opera di altri alpinisti poco rispettosi ed attenti. Questa è la mia opinione da sempre, che regolarmente si scontra con ciò che succede oggi come ieri, quando si scelgono consapevolmente linee già salite per lasciare la propria impronta su di una parete famosa, magari salendo di fianco, solo per pochi metri o centimetri. Per questo ora non ho nessun problema a definire la mia salita di Linea Nera sul Crozzon come una, seppur inconsapevole, ripetizione della via Slovenia aperta da Pavle Kozjek e Ales Dolenc. Per quanto mi riguarda mi accontento di ricordare una bellissima giornata in parete con un caro amico che purtroppo non è più con noi...
Maurizio Giordani

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