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Trono di Osiride
Photo by arch. A. Giorda
Posti da arrampicata Trad...
Photo by arch. A. Giorda
Urlo nel silenzio...
Photo by Gianni Battimelli
Il Vallone di Sea
Photo by arch. A. Giorda
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Il sogno di Sea, storie e memorie di arrampicata dal Meeting del Vallone di SEA

04.08.2011 di Planetmountain

Il 29, 30 e 31 luglio 2011 si è svolto il Meeting di arrampicata del Vallone di SEA (Val Grande di Lanzo) organizzato da Gism Gruppo italiano scrittori di montagna, Sasp Società arrampicata sportiva Palavela e CAAI Club Alpino Accademico Italiano. Andrea Giorda ce lo racconta con storie e memorie di arrampicata a tutto campo, tra Trad e No-Trad.

Dove è nato il nuovo mattino? In valle dell’Orco certo, ma le radici hanno avuto origine nella Val Grande di Lanzo, in particolare con la scalata della via del Naso al Bec di Mea, da parte di Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi nel 1969. Gian Piero Motti aveva casa a Breno, una frazione di Chialamberto. La Val Grande di Lanzo ha visto sorgere il sole del suo “ Nuovo Mattino”, ma è anche stata teatro del suo crepuscolo culminato con le “Antiche Sere” e la sua fine prematura.

Gian Piero non aprì vie nel Vallone di Sea, che a partire da Forno Alpi Graie si dirama sinuoso come un solco di un drago nella parte alta della valle. Si limitò a dare i nomi alle pareti, attingendo alle credenze egizie e ai miti nordici. Nacquero così lo Specchio di Iside, il Trono di Osiride o la Torre di Gandalf il Mago, strutture di rocce lisciate da antichi ghiacciai e testimoni di grandi sconvolgimenti geologici.

Se per Gian Piero il Vallone di Sea ebbe il sapore amaro del tramonto, per Gian Carlo rappresentò il sogno tanto cercato e desiderato. Un vallone dimenticato, lontano dai riflettori dove poter sfogare tutta la sua creatività, senza rendere conto a nessuno come piaceva a lui. Un vero terreno d’avventura che riservava sorprese ad ogni angolo.

Oggi, con la mia compagna Sabrina e l’antico amico Gianni Battimelli di Roma, siamo all’attacco di una via simbolo, “ Il sogno di Sea” allo Specchio di Iside . Nome che Grassi utilizzò anche come titolo della sua dettagliata monografia che pubblicò nel 1988. E’ il primo giorno del Meeting di arrampicata voluto da Marco Blatto, strenuo divulgatore e difensore di questi luoghi. Quest’anno, oltre al Gism, Gruppo italiano scrittori di montagna e la Sasp , Società arrampicata sportiva Palavela, tra gli organizzatori c’è anche il CAAI.

Negli anni in cui si aprivano le vie a Sea, ero attratto dal Vallone di Noaschetta o da Piantonetto, e un po’ mi sono perso la corsa all’oro di queste pareti, la curiosità di ripetere queste vie ora è grande. Purtroppo ha piovuto e tutte le fessure sono bagnate, occorre rivedere gli obiettivi. Ci consultiamo e individuiamo l’unico punto asciutto, una placca con una mitragliata di spit.

Dopo averla menata a tutti con il Trad è dura arrendersi, sperando di non essere individuati dal basso e come ladri in chiesa, ci lanciamo sulla via Super Controles dell’amico Joe Quercia. Una via molto bella, che offre un’ arrampicata sportiva logica e di grande soddisfazione, per i miei gusti personali le fessure potevano non essere spittate, un piccolo neo, ma si sa che non tutti gusti sono alla “ menta”. Sabrina, che oltre ad essere No Tav, è anche No Trad... mi zittisce e dice che va benissimo così! Ho la rivoluzione in casa.

Secondo giorno di meeting, sfiliamo davanti alla solare Torre di Gandalf e gli volgiamo le spalle per il cupo Trono di Osiride, per la precisione ci dirigiamo verso il Bracciolo. Questa volta dal Trad non si scappa ho convinto i compagni a ripetere “Urlo nel silenzio” . Il primo tiro richiede subito attenzione, e infatti sbaglio e mi porto troppo a destra, finisco su roccia rotta e fessure cieche ed erbose, armeggio con micro-nut e imprecazioni e raggiungo con qualche brivido la sosta.

Sabrina,che ritiene il mio attaccamento al Trad un delirio senile, vista la scena opta per l’ammutinamento. Rimango con il Battimelli, del quale mi fido ciecamente nonostante in due facciamo 116 anni, lui è più vecchio di me, intendiamoci, e la nostra amicizia risale a più di 30 anni fa, nata sulla Detassis alla Brenta Alta in dolomiti.

Due simpatici ragazzi di Bergamo, Mauro e Andrea, ci precedono ed è una soddisfazione vedere che i giovanissimi abbiano ancora voglia di cercarsi grane e “freddo per il letto” su queste vie , non tutto è perduto.

La via in sé ha due tiri veramente belli e da non sottovalutare, i passi chiave si snodano su fessuroni off width. Un vero banco di prova per i giovani apritori che trasudavano talento, Maurizio Oviglia, Daniele Caneparo, Roberto Mochino e Roberto Calosso. Ora, con i friend grossi, anche il numero cinque, è uno scherzo proteggersi. La pietra incastrata nella fessura ci ricorda che così non deve essere stato per chi, buttando il cuore oltre l’ostacolo è passato per tracciare la via.

Il bilancio del meeting è stato ampiamente positivo, non parliamo di grandi folle, ma di un buon numero di intenditori che ha voluto conoscere meglio questi splendidi posti e queste bellissime pareti, ricche di storia ,ma che non hanno esaurito il loro potenziale, specie in un’ottica Trad.

Marco, ha organizzato serate che hanno messo in luce la storia della valle, con testimoni come Ugo Manera, Angelo Siri, Marco Scolaris, e nell’occasione mi è stato consegnato il Premio di Alpinismo del Gism “Paolo Armando”. Deciso in quel di Udine da una giuria presieduta da Spiro dalla Porta Xydias. Un premio speciale è andato anche a Fiorenzo Michelin , l’infaticabile scopritore di posti come il Bourcet.

Ricevere un premio per un’attività, per dirla con Lionel Terray, così inutile come l’apertura di vie di arrampicata è qualcosa che fa riflettere. Chi apre vie non sempre è il più bravo, ma è paragonabile a un artigiano che non si limita a ripetere in serie ma vuole creare qualcosa che rifletta il suo pensiero.

Le vie nascono prima nella mente come dei sogni. Qualsiasi cosa che ci circondi creato dall’uomo, anche un tavolo o un bicchiere, qualcuno l’ha sognato in quel modo e in quella forma. Le vie non sono nulla di più, sono solo forse un po’ più inutili agli occhi dei non scalatori.

Che il Sogno di Sea duri dunque a lungo, così come l’aveva inteso Gian Carlo Grassi. Può qualcuno modificare i sogni altrui, specie se non c’è più ? Pensiamoci quando mettiamo le mani su una vecchia via.

Andrea Giorda - CAAI

Nota: a conclusione del meeting, domenica 31, si è svolta una gara boulder sui massi ai piedi delle grandi pareti. Vincitori sono stati la giovanissima e brava Ilaria Scolaris della SASP Torino e per gli uomini Alessandro Pesarini di Montagna Viva, Vicenza. I festeggiamenti gastronomici organizzati da Marco valevano da soli il viaggio, tenetelo in conto per il prossimo anno . Arrivederci a Sea 2012.

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