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Anna Torretta
Anna Torretta
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Monica Gemelli
Monica Gemelli
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Orietta Bonaldo
Orietta Bonaldo
Photo by Riccardo Milani
Claudia Colussi
Claudia Colussi
Photo by Oskar Piazza
INFO / links & info:

    Anna Torretta
    30 anni. Torinese di nascita, laurea in architettura nel 1998 con una tesi in disegno industriale per il progetto di un bivacco in alta quota nel 1998. Si è trasferita ad Innsbruck (Austria) da tre anni, dove attualmente vive e fa l'architetto e il designer. In Austria è diventata Aspirante Guida e quest’anno ha aperto Avventura-donna, la prima scuola di alpinismo al femminile. Pratica alpinismo da 15 anni e sci da 27. E’ attualmente l’atleta di punta della squadra.

    Orietta Bonaldo
    42 anni, abita a Stra in provincia di Venezia e lavora a Padova come analista in un’azienda di informatica. E' laureanda in lingue orientali all'Università di Venezia. Scialpinista dall’81, comincia ad arrampicare nel 1986, sia su roccia, sia su ghiaccio. Nel 1991 diventa istruttore regionale CAI. Collabora con la scuola di alpinismo del CAI di Mestre. Ha all’attivo più di 500 salite su roccia e ghiaccio. Oltre che in Italia ha arrampicato molto in Austria, in Svizzera, in Francia, in Croazia e in Marocco.

    Claudia Colussi
    30 anni, di Pordenone. E' animatrice. Istruttore regionale CAI dal ‘96, diventa Istruttore Nazionale nel ‘98. Appassionatissima di snowboard back-country, ha organizzato con la scuola di alpinismo e scialpinismo di Pordenone la prima esperienza in Italia di un corso di sci alpinismo con lo snowboard. Ha in cantiere la stesura di una guida specialistica di itinerari per gli amanti della tavola e della wilderness. Preferisce l’arrampicata su roccia a quella su ghiaccio (fa troppo freddo!, dice), ma il profumo della competizione l’ha convinta a cimentarsi… e adesso ci ha preso gusto.

    Monica Gemelli
    30 anni, abita a Varese, dove lavora nell’azienda di famiglia, che produce ed esporta pipe. Attivissima all’interno di RHM (Randevue Hautes Montaignes), l’associazione internazionale di donne che praticano l’alpinismo e che periodicamente organizza meeting itineranti in zone d'arrampicata di tutto il mondo. Aiuto-istruttore alla scuola di alpinismo del CAI di Varese, va in montagna fin da bambina e da otto anni è ghiacciatrice

    INTERVISTE PLANETMOUNTAIN

Ice Team Italy

25.12.2001 di Planetmountain

Le atlete della squadra italiana di arrampicata su ghiaccio presentate da Antonella Cicogna: Anna Torretta, Orietta Bonaldo, Claudia Colussi, Monica Gemelli.

Di grinta e abilità ne hanno da vendere, e la montagna se la sono cresciuta dentro, conquistata, guadagnata, rubata e imposta nelle ore di tempo libero. Non sono al primo pelo. Chi è nata scialpinista, chi alpinista. Chi è istruttore del CAI, chi aspirante guida alpina. Nessuno di loro però è figlia dei monti. Venezia, Pordenone, Varese, Torino, le hanno viste crescere e anche "fuggire" da una esistenza da "catena di montaggio" che la città minacciava, per ritrovare una loro linea in interessi e realtà diversissime.

Si chiamano Orietta, Anna, Claudia e Monica. Orietta lavora come analista informatica da quindici anni, ma traduce dall'hindi all'italiano un romanzo di Shrilal Shukl che porterà come tesi alla laurea in lingue orientali. Anna, che ora vive ad Innsbruck, è architetto. Progetta muri d'arrampicata e parchi gioco per Red Rooster, e ha fondato una scuola di alpinismo femminile, Avventura Donna, che dirige. Claudia è animatrice sociale in una casa per anziani, un lavoro che le piace tantissimo. E nel tempo libero segue anche un gruppo di alcolisti in trattamento. Mentre Monica tratta l'Erica arborea, o meglio, la parte sotteranea di questa pianta, la radica, per la produzione delle pipe nell'azienda di famiglia.

Al di là delle loro diverse quotidianità, nella verticalità ghiacciata e rocciosa, nelle discese innevate, nella wilderness, tutte e quattro hanno trovato un filo rosso, che ad un certo punto le ha fatte incontrare. Ed ecco che in soli due anni hanno messo assieme una squadra affiatata e lanciata: l'Ice Team Italy. Una cordata che si misura con le fortissime Papert, Sansoz, Buchmann, Kiss, Wielebnowski, e che per passione (anche per divertimento) viaggia a proprie spese pagandosi letteralmente tutto dall'a alla z, per competere nelle gare di Coppa Italia, Coppa del mondo e dei Campionati mondiali.

La loro attività è l'ice climbing, che fino a poco tempo fa era esclusivo (o quasi) ambito maschile, o comunque appunto delle russe, americane, canadesi e atlete dell' Est, "gente tosta". Però, dall'autunno del 2000 - quando si era ancora agli albori della squadra, ad allenare c'era Erik Svab (che ha seguito le ragazze finché il nuovo compito di papà non l'ha portato su nuove direttive) e con loro si erano cimentate anche Ulla Walder, Sabrina Bazzanella, Cristina Mariani e Claudia Cuoghi – di strada se n'è fatta parecchia, e i risultati non sono tardati ad arrivare.

Anna Torretta in Valle di Daone è arrivata prima, vincendo la gara ed il I° Trofeo Grivel, e aggiudicandosi il nuovo titolo di campionessa italiana 2002 d’arrampicata su ghiaccio. Monica Gemelli ha conquistato l'argento, il bronzo è andato a Orietta Bonaldo, parimerito con Claudia Cuoghi. E dopo il successo dei primi di gennaio, a Pitztal, Anna si è riconfermata con un importante secondo posto. Mentre Monica e Orietta sono andate in semifinale.

Certo non sono tutte rose e fiori. Allenarsi per le gare di ice climbing non è facile, tutt’altro. Il ghiaccio c’è solo per un periodo ridotto, che poi coincide con quello delle gare. Chi ha la fortuna di avere ghiacciai vicino a casa, può ripiegare sul ghiaccio di seracco. Ma è anche vero che arrampicare su cascate di ghiaccio servirebbe alla sensibilità, alla precisione di battuta, alla concentrazione.

Allora che fare? Spesso occorre trovare altri escamotage. “Avete mai provato a fare boulder con le picche sulle cataste di tronchi che si trovano un po’ dappertutto in montagna?”. In mancanza di ghiaccio, questa di Monica, che abita a Varese, è una delle tante soluzioni (ma lo dice molto a sottovoce). Anche per allenare la forza, che è una delle componenti fondamentali in gara, è inevitabile ripiegare sull'allenamento a secco, su muri artificiali attrezzati con blocchetti di legno. Ma anche in questo caso di fantasia ce ne vuole tanta.

La squadra denuncia come sia difficile poter trovare luoghi idonei dove allenarsi. “Servirebbero più strutture artificiali nell'arco alpino, gestite dalle guide in collaborazione con le amministrazioni locali e le associazioni per il turismo. Strutture accessibili agli atleti, dove organizzare gare a livello locale o nazionale, utilizzabili anche per fare corsi. Si amplierebbe il bacino di utenza, l’arrampicata sportiva su ghiaccio diventerebbe anche in Italia, come in Francia, in Russia o in Canada, uno sport di punta tra gli sport di montagna”.

In attesa che la condizione cambi, ogni occasione di confronto è per loro un momento di miglioramento. Le gare poi hanno consentito loro di affinare la conoscenza tecnica degli attrezzi e l'abitudine alle difficoltà, entrambi elementi molto diversi da quelli che si trovano nella pratica su cascate. E gli sponsor hanno dato loro fiducia. “Abbiamo rinnovato la collaborazione con Grivel, che ci fornisce le Top Machine e i Rambo Comp, attrezzi molto competitivi. Oltre ad avere la possibilità di sperimentare dei prototipi. Per le calzature ci sostiene Kayland mentre per l'abbigliamento vestiamo Montura”.

Così, dal 17 al 20 gennaio 2002, vedremo queste 4 ragazze scatenate impegnate nella prova italiana della Coppa del Mondo, in Val Daone. Non si scherza, quest'anno la concorrenza è agguerrita. Ma Anna, Orietta, Monica e Claudia non si lasciano spaventare. “Ci si diverte e questo è fondamentale”. E così, oltre che per la grinta e la simpatia, le riconosceremo senz'altro per quel tifo sfrenato che ad ogni gara si fanno l'una con le altre. E in soli due anni hanno messo assieme una squadra affiatata e lanciata.


ANNA TORRETTA
Sono Anna, di Torino, ma dal 1999 vivo e risiedo a Innsbruck, in Austria. E' stato sicuramente l'amore per le montagne a portarmi in Tirolo. Ho trentanni e sono nata il 27 marzo. Ho studiato architettura a Torino e nel 1998 mi sono laureata con una tesi in disegno industriale per il progetto di un bivacco in alta quota. Fare l'architetto e il designer è il mio mestiere.

Progetto muri d’arrampicata e parchi gioco per Red Rooster, collaboro con diverse ditte che producono materiale alpinistico per lo sviluppo di prodotti per l’arrampicata e progetto anche per Air & Style.
La montagna l'ho sempre avuta dentro. Da quando ho tre anni non mi sono mai tolta gli sci dai piedi. Poi sono passata all'alpinismo, che pratico da 15 anni.

A Innsbruck tre anni fa ho anche iniziato il corso per Guida Alpina e ora sono aspirante. Ma ho anche aperto una scuola di alpinismo tutta al femminile. Si chiama Avventura Donna, e la dirigo. L’alpinismo ha ancora un’immagine di sport maschile, e quando una donna si "tiene" piú di un uomo fa parlare di sé. I ragazzi ti rispettano, ma non tutti sono disposti a venire in cordata con te! Io ho sempre scalato con i ragazzi, ed è questo il motivo per il quale ho fondato la scuola: per dare alle donne la possibilità di praticare più alpinismo autonomamente.

Amo l’arrampicata su roccia così come quella su ghiaccio, il granito e le vie lunghe, dove è richiesta resistenza. Amo il ghiaccio perché è un elemento in trasformazione, arrampicabile per tre mesi l'anno. E' questo il suo fascino. Nel mio curriculum annovero prime femminili di cascate in Tirolo - Sellrain-Lüsenstal, Hängende Gärten: VI, Stubaital-Pinnistal, Männer ohne Nerven, V/VI. Adoro l’arrampicata su misto, di cui M8 in Oxengarten è il mio ultimo risultato.

Nel 2001 ho partecipato alla Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio con un 4° posto in Pitztal, Austria, e un 5° posto a Kirov, Russia. Sono stata la migliore
italiana in tutta la Coppa del Mondo. Quest'anno in Valle di Daone, sono arrivata sul podio, vincendo la gara ed il primo Trofeo Grivel, e aggiudicandomi il nuovo titolo di campionessa italiana d’arrampicata 2002. Mentre a Pitztal, mi sono piazza al secondo posto nei Campionati Mondiali. Sogni? Certamente quello di realizzare El Capitan in cordata femminile.


ORIETTA BONALDO
Del segno del cancro, sono nata in provincia di Venezia (Mirano) 43 anni fa. Lavoro come informatica da quindicianni, cosa che inevitabilmente mi ha lasciato un’impronta. Per esempio, se devo descrivere come passo il mio tempo, lo suddividerei in percentuale: 35% sopravvivenza (dormire, mangiare etc), 28% montagna (allenamenti, ambiente, materiali, documentazione, gare etc), 18% lavoro, 12% studio (università etc), 7% altro. (NB: gli uomini si collocano parte nella sopravvivenza, parte nella montagna e parte nell’altro)

Ho cominciato tardi a fare alpinismo:, a 22 anni ho imparato a sciare cominciando subito con scialpinismo, a 28 ho iniziato ad arrampicare. Questo ovviamente non mi ha facilitata, quindi sono arrivata a un certo livello, non eccelso in assoluto, ma sopra alla media tra le donne, con grinta e passione.

Amo la montagna, in tutte le sue forme. Roccia d'estate con un pizzico di alta montagna, scialpinismo d'inverno con un pizzico di cascate, soprtattutto quandlo la neve scarseggia. Mi esalto quando la montagna è puro piacere: arrampicare al sole su splendida roccia, sciare in neve polverosa, salire una bella cascata di ghiaccio plastico al punto giusto, scendere a rotta di collo con la mountain bike … Amo tuttora, ‘scoprire’ posti poco noti. Detesto fare la fila in parete e non mi spaventa camminare un po’ di più o dormire in bivacco o all’aperto. Ho arrampicato molto nelle Carniche e nelle Giulie, a fine anni 80 inizio anni 90 sono andata più volte in Wetterstein, Karwendel, Kaisergebirge, Salbit, Furka, Grimsel, Sanetsch..

Della montagna ho imparato ad accettare, e anche ad apprezzare, il risvolto della medaglia: la fatica, la paura, il freddo, la scomodità. E non mi arrendo neanche davanti agli infortuni (dal '93 al '97 sono stati anni veramente sfigati, mesi di ospedale e convalescenze) e agli insuccessi che potrebbero minarti nel fisico e nella mente.
La montagna dei miei sogni è lo Shivling, perché è bellissima, perché Shiva è il dio del pantheon indiano cui mi sento più portata e per un altro motivo che lascio a chi lo sa capire. Il ghiaccio non è mai stato per me un grande amore….
Poi mi sono appassionata, per l'ambiente soprattutto, talvolta veramente irreale. Alle gare sono arrivata nella stagione 2000-2001.

Di norma sono contraria a mescolare le gare con la montagna.,perché di norma l’impatto sull’ambiente è pesante. Nelle gare di ice climbing questo problema non c’è proprio. Le strutture delle gare sono artificiali e costruite in ambienti già antropizzati. Così ho voluto provare. E’ stato divertente fin dall’inizio, bell’ambiente, i supergasati/e sono pochi pochi, e i simpatici/e tanti. E’ anche proficuo dal punto di vista tecnico, allenandosi e gareggiando scopri che con le picche e i ramponi puoi inventarti nuovi approcci con le materie ghiaccio e roccia che mai avresti pensato possibili ai comuni mortali.


CLAUDIA COLUSSI
Mi chiamo Claudia ho 30 anni e abito a Casarsa della Delizia (nome simpatico vero?). Faccio parte dell’ Ice Team Italy dall’anno scorso. Inizialmente non ne volevo sapere, perché non sopporto di restare ferma tanto tempo al freddo,anzi al MOLTO FREDDO. Poi i miei amici hanno insistito e a questo punto devo dire… per fortuna!

Sulla mia attività alpinistica ci sarebbe molto da parlare, ma dirò solo che nel ’96 sono diventa istruttrice di alpinismo e nel ’98 istruttrice nazionale. E' stata una bella soddisfazione, perchè di I.N.A. donne siamo pochissime, e io la prima del Friuli. Pur essendo stata l’unica donna di tutti e due i corsi, non ho avuto la sensazione né di essere stata privilegiata né di essere stata discriminata. E questo mi ha fatto molto piacere.

In questi anni ho scalato un po’ dappertutto ma quello che ultimamente preferisco è girare in macchina, vedere una linea su una parete e salirla senza cercare relazioni, sapere se c’e già salito qualcuno, conoscere la difficoltà o altro; è un po’ come fare una via nuova ogni volta.

Mi piace fare sempre cose nuove, per questo mi sono iscritta alle gare, e per questo sto lavorando per creare un corso di snowboard-alpinismo all’interno delle scuole CAI. E' il 3° anno che lo organizzo e direi che funziona.
Quando non vado a spasso, lavoro. Sono animatrice sociale in una casa per anziani. E' un lavoro molto particolare e mi piace tantissimo.

Non è il solo ambito sociale di cui mi occupo, infatti nel tempo libero seguo un gruppo di alcolisti in trattamento. Se mi restano ancora cinque minuti suono la chitarra classica o il sax.
Non faccio parte di gruppi esclusivi e quindi neanche di gruppi esclusivamente femminili. Mi infastidisce l’idea che le caratteristiche fisiche (sesso, razza ect..) precludano l’accesso a dei posti o a delle attività. Poi, il 70% degli alpinisti sono uomini.. E’ vero che non tutti sono belli ma qualcuno....

Ah! Se può interessare il mio uomo ideale è un calciatore (anche non prefessionista). Così la domenica lui gioca a calcio e io posso andare in montagna senza grandi discussioni!

Botta e risposta. Gare: ho scelto di partecipare perchè è un esperienza nuova che ti misura in condizioni diverse dal solito.
Rivalità con i ragazzi: nelle gare non c’è rivalità anche perché siamo su percorsi diversi
Reclutamento: mi piacerebbe avere nuove compagne di avventura e vorrei che fossero un po’ come noi: casiniste, disponibili e di compagnia


MONICA GEMELLI
Ciao, io sono Monica!
Ho 30 anni, sono dell' ariete, quindi testarda per natura. Vivo a Luvinate, un paesino in provincia di Varese. Sono geometra, ma dopo due anni di lavoro presso un architetto ho seguito il mio destino.... lavorare nell'impresa familiare. Così ora produco e vendo Pipe di radica in tutto il mondo.

Ho cominciato ad andare in montagna a 12 anni con l'alpinismo giovanile del CAI e da allora sono rare le domeniche che non ho trascorso in montagna. E seguendo un percorso naturale, sono passata dalle camminate all'arrampicata, che pratico da 11 anni
Mentre da 4 sono aiuto-istruttore presso la scuola del CAI Varese.

Adoro andare in montagna in tutte le stagioni; amo soprattutto le vie lunghe, ma mi diverte anche la falesia in compagnia di buoni amici. In inverno sono spesso con gli sci d'alpinismo ai piedi, anche se da qualche anno il mio primo obbiettivo sono le cascate di ghiaccio.

Ho cominciato a dare le prime picozzate otto anni fa, con un amico molto paziente e a cui debbo molto. Ma è da 6 che questa passione mi ha "preso" seriamente (con seriamente intendo 25/30 cascate l'anno,che chi lavora non sono poche). Faccio parte del Rendez-vous Hautes Montagnes (RHM) l'associazione di alpiniste di tutto il mondo che annualmente si raduna per arrampicare insieme e scambiarsi esperienze di montagna e di vita. L'anno scorso ho partecipato nell'organizzazione del raduno invernale di cascate a Vezza d'Oglio in Val Camonica. E' stato un successo, con più di 30 partecipanti da Svizzera, Inghilterra, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Francia e naturalmente Italia.

Arrampico spesso in cordata femminile, forse perché a Varese posso contare su un buon numero di ragazze motivate, ma non per questo mi trovo male con dei compagni, con i quali ho stabilito un ottimo rapporto, perché nella cordata cerco sempre la parità. Amo disperatamente il monte Rosa, forse perché lo vedo sempre dalla finestra di casa, o perché passo parte dell'estate ad aiutare al rifugio Zamboni, proprio sotto la est. Nel 1997 ho salito il canalone Marinelli e nel 1999 la cresta Signal (questa in cordata femminile).

Mi piace arrampicare un po' ovunque, dalle Dolomiti (Marmolada,Civetta,Brenta) al Monte Bianco, o sul granito svizzero che è più vicino a casa. Quello che davvero non sopporto sono le vie di aderenza pura, per intenderci quelle dove bisogna spalmarsi a ventosa. Dunque cerco di evitarle accuratamente. Del ghiaccio amo quel misto di attrazione e paura che prova guardando una cascata dal basso. La sensazione è inspiegabile, e solo chi ne è stregato può capire.

Quando mi hanno fatto la proposta di entrare in squadra, ho pensato subito ad uno scherzo. E smesso di ridere (circa 20 minuti dopo) mi sono detta a grandi lettere: NO! Non ho niente a che vedere con le gare, il mio mondo è lontano dal mondo della competizione... Morale: non ho saputo resistere alla sfida. Come tutti gli alpinisti, e perdipiù donna, sono curiosa. Devo vedere cosa c'è dall'altra parte di una montagna, scoprire fin dove riesco ad arrivare con le mie forze. E se per farlo bisogna mettersi in gioco... giochiamo! Comunque vada è un'esperienza che vale la pena vivere.

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