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Francesco Guccini a Letteraltura 2011
Photo by www.letteraltura.it
Francesco Guccini a Letteraltura
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In riva al Lago Maggiore e alle sue montagne
Photo by V. Stefanello

Alpinismo per quale montagna. Riflessioni a margine di Letteraltura

27.06.2011 di Vinicio Stefanello

Alcune riflessioni sul ruolo della montagna ma anche dell'alpinismo e della letteratura suggerite dalla partecipazione alla quinta edizione LetterAltura, il festival di Letteratura e montagna che si è svolto a Verbania dal 22 al 26 giugno.

Spesso mi sono chiesto che posto abbia l'alpinismo nel più vasto mondo della montagna. Una domanda che è riaffiorata con forza anche in questo fine settimana passato come ospite di Letteraltura, la manifestazione che da 5 anni si tiene a Verbania – tra il bellissimo Lago Maggiore e le sue montagne di confine - per raccontare le terre alte attraverso le visioni della parola scritta, ma non solo.

Dapprima, e se volete stranamente, “che c'entra l'alpinismo con tutto ciò” me lo sono chiesto seguendo la conversazione di Piero Dorfles e Margherita Oggero sulle mutazioni di una Torino che, da storica capitale d'Italia e delle Alpi, sta vivendo trasformazioni multietniche epocali. Poi, il giorno dopo, la domanda è riemersa ascoltando Francesco Guccini parlare della sua Pàvana, e di quel particolare microcosmo dell'Appennino che sta a confine tra Toscana ed Emilia.

Ecco ancora il confine, mi son detto. E' sempre questa natura di “territori di mezzo tra gli orizzonti” che distingue le montagne. E' quel loro far da spartiacque e, allo stesso tempo, quel loro mettere in contatto i diversi versanti l'essenza che rende speciali le terre alte. Come, del resto e giustamente ha ricordato Erminio Ferrari introducendo Guccini e le “Croniche epafàniche” del suo primo libro. Ma sarà lo stesso confine e unione che cercano gli alpinisti?

Ascoltando l'impareggiabile Guccini raccontare le mitiche e minime storie Pàvanesi, pensavo a quei 2.000 metri che fanno del Corno alle Scale la più alta montagna della zona. Ma anche a quei 500 metri di altitudine di Pàvana. Sono misure imparagonabili alle altezze delle Alpi, per non parlare di quelle Himalayane che è poi come dire il “terreno degli alpinisti”. Eppure mi sono trovato d'accordo con lui: quella è montagna, vera montagna.

Mi ha ricordato "La fine è il mio inizio", il film sull'ultimo periodo di vita di Tiziano Terzani. Ho rivisto le sequenze con Bruno Ganz (che interpreta Tiziano Terzani) ed Elio Germano (nei panni di Folco, il figlio) mentre salgono una montagna poco distante dalla Pàvana di Guccini. Non c'era stata nessuna scalata per raggiungere la cima, almeno non una scalata come l'intendono gli alpinisti. Ma quelle splendide immagini di montagna e di vetta spingevano lo sguardo oltre le nuvole, verso il mondo e la vita.

Svelavano, quelle immagini appenniniche, una montagna con orizzonti più ampi e profondi. Parlavano di visioni, come quelle evocate dal racconto di Guccini. Visioni di quel “tutto incomparabile” che spesso l'alpinismo non riesce nemmeno ad intravedere. O almeno questa, a volte, è l'impressione che si ha. Forse perché l'alpinismo è ancora fin troppo occupato nelle sue storie di gradi di difficoltà, prime salite e montagne da conquistare?

Nella tavola rotonda di Letteraltura sulla “Montagna online” condotta da Daniela Fornaciarini, a cui noi di PlanetMountain abbiamo partecipato insieme con lo scrittore e blogger Paolo Cognetti (paolocognetti.blogspot.com), Maurizio Dematteis di www.dislivelli.eu e Luca Lorenzini di DiscoveryAlps.org, si sono toccati altri temi. Sicuramente non letterari, ma solo apparentemente diversi dalla quotidianità che si vive in montagna. In realtà, partendo dall'esperienza personale, è emerso quanto Internet possa rappresentare un'opportunità per le terre alte. A patto però che le varie realtà della montagna siano capaci di cogliere questa occasione facendo “rete”. Nessuna componente esclusa: dal mondo delle malghe alle piccole comunità che ancora caparbiamente cercano di sopravvivere, dai consorzi turistici a chi intravede sviluppi sostenibili per il territorio.

E' una “rete della montagna e per la montagna” che ha bisogno di tutti e che non deve o non dovrebbe essere estranea nemmeno all'alpinismo. Purché l'alpinismo sappia vedere anche quella montagna che non chiede di essere né scalata né tantomeno conquistata, ma solo di essere compresa e vissuta.


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