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El Capitan, il simbolo della Yosemite Valley, USA
Photo by Anthamattens
Sean Leary & Alex Honnold
Photo by Tom Evans
Alex Honnold sulla Bachar-Yerian 5.11c, Tuolumne Meadows, USA
Photo by Honnold collection

The Phoenix in solitaria - intervista ad Alex Honnold e una riflessione di Ray Jardine

20.06.2011 di Planetmountain

Intervista con i climber statuitensi Alex Honnold e Ray Jardine dopo la salita senza corda da parte di Honnold su The Phoenix (5.13a) nella Yosemite Valley, USA

Il climber statunitense Alex Honnold ha salito The Phoenix (5.13a, 8a) senza corda nella Yosemite Valley. Giovedì scorso la notizia si era diffusa a macchia d'olio, comprensibilmente dato che The Phoenix è una di quelle vie culto che hanno lasciato il segno su intere generazioni di climber. Salita per la prima volta da Ray Jardine e John Lakey nel 1977, questa feroce e molto esposta fessura situata nelle Upper Cascade Falls era il primo 5.13a negli Stati Uniti e allo stesso tempo da subito anche un traguardo ambitissimo da ripetere.

Nel 1984 la via è stata salita a-vista per la prima volta dal climber inglese Jerry Moffatt e durante questi 34 anni non ha perso niente del suo fascino. Anzi, il richiamo di The Phoenix è forse più forte che mai e l'11 giugno 2011 il 25enne Honnold ha ceduto al suo fascino ed ha salito la via nel più puro degli stili in soli 8 minuti, filmato tra l'altro dall'amico Peter Mortimer. Per la cronaca, il giorno dopo Honnold ha salito la via Chouinard-Herbert sul Sentinel. Anche se con un grado di V.11+ questa è evidentemente molto più facile, inutile dire che i suoi 15 tiri non lasciano il minimo spazio ad alcun errore.

La nostra intervista è pubblicata qui sotto e siamo lieti di poterla arricchire con alcuni pensieri del primo salitore Ray Jardine. L'uomo che l'anno dopo aver aperto The Phoenix ha poi inventato i Friends, quelle camme che hanno rivoluzionato l'arrampicata trad, ci offre interessanti spunti di riflessione sulla via e sul pericoloso gioco del free solo.



Alex - perché proprio The Phoenix?
The Phoenix è stata importante per me da quando sono arrivato in valle la prima volta, perché è una via storica ed una iconica. E' una bella fessura. E' stato bello salirla con lo stile migliore, o almeno salirla di nuovo ed ancora meglio delle altre volte. Era bello sentirsi così bene sulla via.

Ma come sei arrivato a questa solitaria?
Avevo considerato The Phoenix a tratti per tutta la stagione. L'avevo lavorata per due giorni poi c'ho pensato un po'. Ero arrivato alla conclusione che se l'avessi fatta, avrei voluto un amico lì a filmare la salita. Durante il primo giorno in cui ho provato la via c'erano due arcobaleni nella cascata sotto di noi. E' stato incredibile. Ho pensato che una via del genere, in particolare una in cui bisogna scendere in doppia per cui hai già la corda sul posto, dovesse essere ripresa. E' così bella. Quindi dopo essere sceso in doppia ed essermi scaldato, il mio amico ha recuperato la corda e il mio imbrago e ha filmato la free solo.

Raccontarci degli incastri – quanto sono "sicuri"?
Sono abbastanza sicuri, anche se la partenza nel diedro è un po' troppo sottile per me e nella parte alta gli incastri sono troppo stretti. Fondamentalmente le mie mani sono un po' troppo grandi per questa via, anche se questo mi facilita il passaggio chiave. Ma l'ho trovata piuttosto difficile. E fa molto male alla pelle.

In questo periodo dell'anno la cascata è una furia...
L'ambiente è davvero incredibile. Per certi aspetti il rumore della cascata è fastidioso perché non riesci neanche ad urlare per farti sentire dal tuo compagno. Ma è una tale forza ed ispirazione che è difficile non godersi quella situazione.

Stai progressivamente portando tuo gioco nelle solitarie sempre più in alto. Non ti sei mai detto "beh, forse questo era davvero troppo"?
L'Half Dome è stato forse un po' troppo per me, ma in realtà entrambi questi free solo non erano niente di troppo pazzo. Erano entrambi perfetti. Difficili quanto basta per sfidarmi e spingermi un po', ma comunque abbastanza “soft” così non sentivo di essere andato troppo oltre.

Ti stai facendo un nome per le tue free solo. Probabilmente questo non è né rappresentativo di quello che fai, né di quello che intendevi fare?
Beh, in realtà non intendo essere "riconosciuto" per niente, anche se in verità non sono sorpreso che le free solo siano la cosa che la gente trova più entusiasmante. Ho il mio programma, i miei obiettivi, se le persone sentono parlare di me soltanto per le free solo mi va bene, ma ciò non cambia il fatto che spendo molto del mio tempo dedicandomi all'arrampicata sportiva, viaggiando e facendo cose divertenti di questo tipo. E' solo che non le faccio molto bene, così nessuno ne parla.

Puoi farci qualche esempio?
Beh, per me fare un 8c o un 8c+ è altrettanto difficile quanto fare questo tipo di free solo. E' soltanto che per il resto del mondo, questi gradi non sono così impressionanti. Ma non cambia la grande soddisfazione che queste vie mi regalano. Oppure dalgo vie trad che fanno paura, come Southern Belle. Mi emozionano, anche se non gliene frega niente a nessuno.

Ripetizioni e coraggiose free solo. Quando aprirai invece le tue vie in Yosemite?
Mi sto avvicinando a questo... Fra poco sarò a corto di monotiri da fare! Fino ad ora non sono mai stato così motivato per investire il tempo nell'apertura di nuove vie, anche se entro breve potrei iniziare. Ma solitamente preferisco semplicemente arrampicare.

Ultima domanda: cosa cerchi nelle free solo? E' una cosa davvero intima...
In pratica tutto ciò che mi eccita. E' difficile dire perché alcune vie catturarono l'immaginazione ed altre no. Non so esattamente perché. Ma ci sono alcune vie che mi interessano davvero, e una volta che comincio a pensarci, è difficile fermarsi.


RAY JARDINE E THE PHOENIX FREE SOLO
di Ray Jardine

Quello che questa salita mi ha evocato? Il mio primo pensiero è stato "WOW!" Il mio secondo pensiero è stato ancora di più "WOW!" Poi ho pensato "Come mai ci è voluto così tanto tempo?" Ho scoperto la via nel 1977 e ho fatto la prima libera il 20 maggio 1977. E' stato 34 anni fa, e trovo singolare che per tutti questi anni abbia retto la prova del tempo. E' stata una parte grande della mia vita e una delle highlights della mia carriera da arrampicatore.

Il mio pensiero successivo è tornato al mio buon amico John Bachar, che pensava di avere il controllo “totale”. La sua morte mi ha rattristato molto. E credo che abbia ricordato a tutti quanto sia pericoloso il free solo. Una volta ho perso la presa in free solo a quasi 400m da terra, ho iniziato a cadere ma sono riuscito a tenere una piccola presa (5.11) trenta centimetri più in basso. Sono sopravvissuto, ma per un pelo. Ho imparato una grande lezione, che non avevo il controllo “totale”, e quella è stata la mia ultima free solo

Ho fatto The Phoenix una volta da secondo, togliendo tutto il materiale. Sono rimasto sorpreso di quanto più facile fosse. Quando andavo da primo piazzavo molto materiale, quindi era molto più facile piazzare le protezioni da primo. E a quei temmpitutti indossavano le scarpette EB. Avevo sviluppato un trattamento speciale per dare un po' più grip alle mie scarpette, ma non era nulla rispetto a quelle di oggi.

Tutto quello che facciamo ha qualche elemento di rischio. La gente muore alzandosi dal letto. In realtà, la maggior parte delle persone muoiono a letto. Quindi non sono uno che possa dire che i free solo sono troppo pericolosi. E' una cosa personale, non soggetta a nessuno potente giudizio da parte di qualcun altro. Neanche la persona che dà il giudizio è sicuro.

La cosa che odio è vedere qualcuno spinto dalla voglia di diventare famoso. Che Cerca di farsi un nome. Per contrasto, mi piace vedere la gente guidata da obiettivi più personali. E più forte è il loro desiderio, meglio è. Dannata fama, stanno semplicemente facendo quello che gli piace. E' gente come questa che ci porta avanti verso il futuro, in qualsiasi campo di attività agiscano.

E non dimentichiamo le persone che hanno sviluppato la tecnologia che ha reso tutto questo possibile. Le corde d'arrampicata, poi i moschettoni, sono stati importanti passi in avanti, poi l'attrezzatura per l'arrampicata, poi i Friends, poi le scarpette con gomma appiccicosa. Tutte queste cose hanno aperto la strada alla prima free solo: senza di loro, non sarebbe mai accaduto perché hanno aiutato al gente a diventare arrampicatori più bravi. E, infine, la tecnologia non si è fermata. Continuerà ad avanzare, e in pochi anni fare le prodezze di oggi sembrerà roba vecchia. Per esempio, salire in free solo con un dispositivo come un paracadute su vie molto più difficili diventerà la norma. Oppure mi immagino un ancoraggio di emergenza che si attiverà in una fessura (o sulla stessa roccia) con la semplice pressione di un pulsante o tirando una corda. Queste cose potrebbe rendere la salita delle vie più difficili una cosa usuale.

Ecco perché non ho mai spinto al massimo l'arrampicata in libera sul The Apron. Perché sapevo che le scarpette con la nuova gomma stavano per arrivare, e avrebbero reso le vie difficili sull'Apron sorpassate - vale a dire non più così difficili (o almeno ciò che era considerato difficile in quel momento.) Ed è per questo che non mi piacciono particolarmente i free solo, perché tra qualche anno potrebbe essere superati da nuove invenzioni come quelle che consentono a tutti di fare le libere in maniera molto più sicura.

Quindi il mio segreto a quei tempi era essere lungimirante, dirigere la mia mente nella direzione che sentivo sarebbe stata più in linea con il futuro. E anche sviluppare la tecnologia che mi avrebbe aiutato ad arrivare lì.

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