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La nuova via aperta il solitaria da Hervé Barmasse sulla parete sud del Picco Muzio, Cervino
Photo by Damiano Levati
La nuova via aperta il solitaria da Hervé Barmasse sulla parete sud del Picco Muzio, Cervino
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La nuova via aperta il solitaria da Hervé Barmasse sulla parete sud del Picco Muzio, Cervino
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La nuova via aperta il solitaria da Hervé Barmasse sulla parete sud del Picco Muzio, Cervino
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Hervé Barmasse, la nuova via sul Cervino e l'esplorazione sulle Alpi

21.04.2011 di Planetmountain

Il 9 aprile, dopo 4 giorni in parete e 3 bivacchi, Hervé Barmasse ha raggiunto la cima del Picco Muzio aprendo una nuova via lungo i 700m del grande pilastro della parete sud. E' la prima tappa di una trilogia di esplorazioni sulle Alpi che vedrà Barmasse anche sul Monte Bianco e sul Monte Rosa.

“Un'idea, un concetto, un'idea finché resta un'idea è soltanto un'astrazione. Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione...” cantava un po' di tempo fa il grande Giorgio Gaber. “Mangiare un'idea”, renderla reale... è proprio quello che ha fatto Hervé Barmasse con la sua nuova via aperta in solitaria sul Picco Muzio. La bellissima piramide che, se si sa ben guardare, si staglia prepotentemente nella fantastica giungla di roccia della parete Sud del Cervino.

Hervé è partito da un progetto, un'idea che è iniziata proprio sulla sua montagna di casa, il Cervino. E che continuerà, sempre con una via nuova, prima sul Monte Bianco e poi sul Monte Rosa. Tre grandi montagne, tre simboli delle Alpi. Appunto quelle Alpi dove è iniziato il gioco dell'alpinismo e dove, secondo Hervé (ma anche secondo noi), il gioco dell'esplorazione può e deve continuare. Inventando nuove visioni e viaggi, rischiando e non dando per scontato che ormai tutto è stato fatto. Investendo sulle idee appunto... o sui sogni come dicono gli alpinisti.

Per Hervé Barmasse, questa prima tappa sul Cervino è stata dunque l'inizio di un viaggio. Un inizio che, come ha spiegato lui stesso, è stato solitario e per una nuova via proprio perché era questo che gli mancava come esperienza. Infatti, sul Cervino aveva già ripetuto altre vie esistenti in solitaria (Casarotto Grassi, Deffeyes, Direttissima e Spigolo dei Fiori). E ora era arrivato il tempo dell'apertura da solo per una via tutta sua e tutta da esplorare.

La parete sud del Picco Muzio aveva già avuto degli esploratori. Ricordiamo i Ragni di Lecco Annibale Zucchi e Giuseppe Lafranconi con la loro bella ed ardita via di 900m gradata VI e A. Ma anche Patrick Gabarrou e Cesare Ravaschietto con la loro 'Padre Pio prega per tutti' che però si ferma sulla spalla circa 200m prima della vetta del Muzio. Nessuno però, prima di Hervé, aveva affrontato quei 700m di quel grande pilastro strapiombante direttamente. Era un progetto che (oltre alla assoluta verticalità e l'accentuata zona strapiombante finale) aveva un grande punto di domanda: la non proprio buona qualità della roccia che contraddistingue il Cervino. Ergo la sua inaffidabilità. Oltre a questo c'era da aggiungere l'avvicinamento: quei 400m dell'erto canale di neve (esposto a tutte le scariche di massi del mondo) che porta alla base del pilastro.

Tutto è iniziato l'8 marzo con un primo tentativo di due giorni, preceduto dai viaggi compiuti sempre da solo per portare il materiale alla base. Quel primo tentativo è fallito per la meteo ma anche per il bombardamento di sassi dall'alto. Ma l'idea, o il “tarlo”, nella testa di Hervé continuava il suo lavoro. Così il 6 aprile scorso la guida alpina di Cervinia è ripartita. 4 giorni e tre bivacchi dopo è arrivata la cima del Picco Muzio, dove Hervé ha trovato ad attenderlo quello che lui definisce “il mio maestro”, suo padre. Con lui poi ha affrontato la discesa e l'ultimo bivacco.

Non ce l'aveva proprio fatta Marco Barmasse ad aspettare a casa. Non ce l'aveva fatta a pensare a tutto quello che cadeva, o poteva cadere, sulla testa del figlio... E non aveva tutti i torti visto che per Hervé questa è stata una delle prove più difficili soprattutto psicologicamente. “Arrivato in cima al Picco Muzio lo stress e la paura di non farcela o di morire sotto una delle tante scariche di sassi, hanno lasciato il posto alla gioia e alla pace interiore”, ha scritto Hervé sul suo blog. “Ero consapevole di aver fatto qualcosa per me stesso di unico, difficile ed irripetibile, ma la felicità più grande era quella di non dover più scalare sulla la roccia marcia”. ..

Tanto marcia e inaffidabile che come ci ha ribadito più volte non si sente di consigliare a nessuno di ripetere la sua via. Troppo marcia la roccia, troppo pericoloso il tutto... E' per questo, anche, che non ha voluto dare dei gradi alla via. C'è da precisare però che – visto dal comodo osservatorio dell'elicottero - quel pilastro di 700m fa veramente impressione, e non solo per la roccia marcia...

Ora è tempo per pensare al futuro. Alle altre idee del progetto. Al progetto Exploring The Alps. Prossima tappa il Monte Bianco dal versante italiano. L'idea è una nuova via da aprire in compagnia dei fratelli spagnoli Iker ed Eneko Pou. Poi il Monte Rosa anche lì per una nuova via in compagnia del papà. Hervé si è dato tempo un anno per concludere il suo tour. Un grande viaggio per un'idea - sogno tutto da vivere.

"Hervè Barmasse è membro del Global team di atleti The North Face. Il progetto EXPLORING THE ALPS è sponsorizzato e promosso da The North Face insieme alla Regione Valle D'Aosta."

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