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Sci ripido nel gruppo del Monte Bianco
Photo by archivio Davide Capozzi
Aiguille de Tre de la Tete, Couloir Nord-Est
Photo by archivio Davide Capozzi
Tour Ronde - Cresta Est - Couloir Cache'
Photo by archivio Davide Capozzi
Tour Ronde - Cresta Est - Couloir Cache'
Photo by archivio Davide Capozzi
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Sci ripido, quando è meglio non cadere mai

02.03.2011 di Nicholas Hobley

Davide Capozzi ci parla dello sci ripido, con particolare riferimento al gruppo del Monte Bianco, dalle discese classiche alle persone che hanno lasciato la loro traccia sulla polvera bianca.

Dopo le recenti prime discese, un'intervista al 39enne Valdostano Davide Capozzi che fa il punto della situazione sullo sci ripido nel Gruppo del Monte Bianco e non solo.

Davide, partiamo dalla cosa più ovvia: cosa si intende veramente per sci ripido?
Penso che si intenda sci ripido nel momento in cui si affrontano pendii sopra i 40°. Ma questo non è la componente principale, in quanto conta anche l'esposizione del pendio e le condizioni di neve che si incontrano. C'è una bella differenza tra una discesa in neve ghiacciata a 40° e una discesa in neve polverosa a 50°. Vengono adottate diverse scale delle difficoltà per le discese, la più utilizzata è la toponeige, devo dire che io personalmente non amo classificare la difficoltà di una discesa come se fosse una via d'arrampicata, ci sono semplicemente troppi fattori in ballo.

Si può dire che nello sci ripido la regola primaria e non cadere mai?
A volte è meglio non cadere, altre volte è assolutamente vietato cadere. D'altronde l'esposizione di un pendio è uno dei fattori principali nelle discese ripide. Ricordo che nelle mie prime esperienze facevo grande difficoltà a non farmi condizionare da quello che avevo sotto la mia soletta della tavola, anche in posti dove le pendenze non erano poi chissà che. Piano piano però ti abitui e pensi solo a fare le tue curve, e di quello che c'è sotto cerchi di non pensarci. Alla diagonale del Mont Rochefort l'anno scorso ne è stato l'esempio.

C'è una sostanziale differenza con il freeride?
Si, nello sci ripido c'è la componente alpinistica che è primaria, in quanto si salgono i pendii che verranno poi scesi, e nelle discese quasi sempre è meglio non cadere. Il freeride è lo sci in neve fresca, con grande velocità e salti, e i rischi maggiori sono dovuti spesso dalla instabilità della neve.

Chi sono quelli che hanno lasciato il segno?
Sono diversi gli sciatori alpinisti che hanno lasciato il segno nella storia dello sci ripido. Per me che frequento il Monte Bianco, in assoluto voglio citare Stefano De Benedetti. Ha fatto la storia dello sci ripido, molte delle sue discese sono ancora oggi non ripetute. Mi sembra incredibile quello che ha fatto, ha sceso tutti i versanti del Monte Bianco culminando la sua carriera con la discesa della Via Innominata, per non parlare della discesa della via Major o della Blanche de Peuteurey dalla parete est e dalla nord da ben due vie diverse. Poi in Francia, Anselme Baud, Patrick Vallençant, Jean-Marc Boivin e Pierre Tardivel, ma ce sono tanti altri. E' difficile in poche righe parlare di tutti quelli che hanno la storia dello sci ripido e credo che ci siano persone più preparate di me che possano farlo meglio.

E per la tavola invece?
Nello snowboard sono sicuramente da citare Dédé Rhem e Jerome Ruby: oltre ad essere forti alpinisti, hanno lasciato il segno con discese incredibili, una su tutte la parete nord del Triolet. Infine Marco Siffredi, scomparso nella discesa dal Couloir Horbein all'Everest, ma che prima era riuscito a realizzare la discesa dal Couloir Norton sempre all'Everest e nel Monte Bianco è stato il primo dopo Jean-Marc Boivin a scendere il Nant Blanc all'Aiguille Verte. Per non parlare di tutte le altre discese che fece nel massiccio.

E' da dire che molti di questi nomi appartengono ad un'altra generazione
Tardivel è attivo ancora oggi, uno dei pochi che ha continuato a fare discese ripide e scendere itinerari nuovi. Si ricordano di più gli sciatori delle precedenti generazioni in quanto sono stati i primi e hanno fatto discese incredibili e hanno anche potuto approfittare di periodi d'oro come gli anni 70 - 80.

Quale sono le discese classiche assolutamente da fare?
Io posso parlare del Monte Bianco che è la zona che conosco meglio, e anche se non mi sento di consigliare nessuna discesa in particolare, di sicuro ci sono alcune che sono l'obiettivo per molti, come la NNE delle Courtes, il Whymper, il Couturier alla Verte o il Gervasutti al Tacul. Discese simbolo del massiccio del Monte Bianco insomma.

Quante volte vengono percorse in un anno buono?
Queste discese possono essere percorse da molti sciatori in una buona stagione, quantificare è difficile, ma mi capitato più volte di vedere più di 10 persone lo stesso giorno salire la parete NNE delle Courtes per sciarla.

Com'è la situazione qui in Italia? Come mai si sente così poco di questa attività?
In Italia siamo più di quello che si possa pensare, alcuni sono molto bravi e spesso rimangono nell'anonimato per scelta.

Le ultime tue discese sono state fatte sopra il Miage, solitamente un posto fuori mano, ma le vostre sono state fatte in giornata. Ci spieghi cos'è cambiato?
E' cambiato che una volta si andava a fare le discese solo nel periodo primaverile, adesso si tende ad andare prima e in un mese di gennaio come questo in cui le giornate sono state sempre belle e fredde è stato possibile fare delle discese nel Miage in giornata utilizzando gli impianti che in primavera sono chiusi. Poi negli ultimi anni è spesso capitato che ci fossero condizioni primaverili in pieno inverno come quest'anno, quindi bisognava approffitarne.

Parlaci dell'attrezzatura - quanto conta lo sci o lo snowboard giusto?
Per quanto riguarda lo snowboard, in questo tipo di discese è meglio utilizzare una tavola abbastanza rigida, non particolarmente lunga e neanche troppo stretta. Per il resto credo non ci voglia un'attrezzatura particolare, che la cosa migliore sia sempre usare l'attrezzatura con cui ci si trova meglio e quella che si è abituati ad usare.

Le grande classiche o tracce nuove? Cosa ti prende di più?
Ho iniziato a ripercorrere le grandi classiche perché erano le linee più evidenti e poi volevo mettermi alla prova e ancora oggi mi piacerebbe scendere alcune grandi classiche che reputo bellissime. Devo dire però che scendere linee nuove è stata la naturale conseguenza, mi guardo intorno e dove vedo una possibile discesa ci provo. Credo che immaginare una discesa e poi riuscire a realizzarla, ti faccia sentire TUA quella discesa. Questo indipendentemente dalla difficoltà.

Quanto tempo dedichi alla ricerca di nuovi itinerari e come fai a scegliere il momento giusto?
Ogni giorno che sono in montagna mi guardo intorno, mi viene naturale, non mi devo sforzare. Sono talmente belle le montagne che mi circondano che è un piacere. Poi una volta individuata una possibile discesa ne parlo con i miei compagni, cerco di capire se è una cosa sensata oppure no. Infine aspetto le condizioni giuste che per me vogliono dire sicurezza, o almeno ci provo.

Capita spesso di tornare indietro?
Si, spesso capita che torniamo indietro, altre volte non partiamo proprio. Altre volte ancora è troppo tardi per tornare indietro e quindi bisogna cercare di tirarsi fuori dai casini e spesso la soluzione giusta è la strada più lunga. Purtroppo fa parte del gioco, per quanto uno cerchi di fare tutto bene è inevitabile che ogni tanto si possa sbagliare.

Sciare da soli o in gruppo, cosa preferisci e cosa cambia?
Preferisco sciare con poche persone e quelle giuste. Comunque meglio soli che in gruppi numerosi. Le mie esperienze peggiori sono state quando eravamo in troppi.

Ultima domanda: parli spesso del Monte Bianco, la tua montagna di casa. Ma ci sono ovviamente anche le discese sulle montagne più grandi, fino agli 8000m. Ti vedremo li un giorno?
Sarebbe bellissimo. Mi piacerebbe scendere da un ottomila o da un settemila lungo una via con difficoltà e con pendenze come quelle che si possono trovare da noi nelle Alpi. Marco Siffredi in questo ci aveva provato, la discesa dal Couloir Horbein all'Everest ne è un esempio, ma per me credo rimarrà solo un sogno. Mi accontento delle Alpi. Che comunque non è poco...

Davide Capozzi - le sue discese più importanti nel gruppo del Monte Bianco
Monte Bianco, 4810 mt Face West, Via De Benedetti, 45/55° TD+ (1st descent)
Monte Bianco, 4810mt Sperone della Brenva and Glacier Brenva, 45°/50° TD
Monte Bianco, Brèche N des Dames Anglaises, 3491 mt, couloir NE, 55° TD (1° discesa)
Mont Maudit, 3900 mt Voie Anderson, 50°55°TD (1st descent)
Grandes Jorasses, 4208 mt. Face Sud, 45°/50° D+
Mt Blanc du Tacul, 4248 mt Couloir du Diable, 45/55° TD+
Mt Blanc du Tacul, 4248 mt Couloir Gervasutti, 45/55° TD
Mt Blanc du Tacul, 4248 mt Couloir Jager, 50/55° TD+
Mt Blanc du Tacul, 4048 mt Col du Diable, Couloir Macho 45/50° TD
Les Droites, 4000 mt Sommet W, 45/50° TD
Les Courtes, 3856 mt Couloir Chenavier, 50°/55° TD+
Les Courtes, 3856 mt Voie Cordier-Gabarrou, 45°/50° TD+
Les Courtes, 3856 mt Face S, 45°/50° TD
Les Courtes, 3856 mt Eperon NE, 45°/55° TD
Les Courtes, 3856 mt Face NNE, 45°/50° D+
Les Courtes, 3856 mt. Couloir Direct S, 45°/50° TD
Col des Courtes, 3612 mt. Face NE, 50°/55° D
Col des Cristaux, 3601 mt Face NE, 45° D
Col de l’Amone, 3540 mt. Couloir SW, 45°/50° D
Col Armand Charlet, 3998 mt Couloir S, 50°/55° TD
Col du Tacul, 3337 mt Couloir N du Capucin, 45°/50° D+
Domes de Miage, 3670 mt. Arète Mettrier, 45°/50° D+
Aiguille Verte, 4122 mt. Couloir Whymper, 45°/55° TD+
Aiguille du Chardonnet, 3823 mt Face W, 45°/55° TD
Aiguille d'Argentière, Couloir Barbey, 45°/50° D+
Aiguille du Gouter, 3817 mt Couloir Pollux, 650 mt 45° D
Aiguille Eboulement, 3599 mt Couloir S, 45° D
Aiguille du Toula, 3534 mt Face N, 45°/55° D+
Aiguille du Tacul, 3444 mt Face N, 45° D
Aiguillettes du Tacul, 3913 mt Couloir E, 50° TD
Aiguillettes du Tacul,3919 mt Couloir SW,45° D+
Aiguille Rochefort,4001 mt Couloir S, 45,55° TD (1° discesa)
Mont Rochefort, 3456 mt Face SW,45°50° TD (1° discesa)
Aiguille Berangere, 3425 mt Couloir W,45° D+
Tricot P.te Inf., 2830 mt Face N,45° D+ (1° discesa)
Tour Ronde, 3792 mt Face N, 50/55° TD
Tour Ronde, 3792 mt Couloir Gervasutti, 45/50° D+
Tour Ronde, 3792 mt Couloir S Glacier Brenva, 45° D+
Tour Ronde, 3627 mt. Col Est, 50° D
Tour Ronde, 3661 mt. Col Ovest, 50°/55° D (1st descent)
Triangle du Tacul, 3970 mt Voie Contamine Negri, 50/55° TD
Calotte de la Brenva, 3703 mt Couloir NE,45°/50° AD (1° discesa)
Noire, 3402 mt Face Nord, 40/50° TD
Mont Mallet , 3800 mt Face W, 50°/45° D+
Petit Mont Blanc, 3424 mt Couloir NE, 40/50° TD
Tète Carré, 3726 mt Couloir E, 40/50° D+
Breche Puiseux, 3432 mt. Couloir SW, 45°/50° D+
Dent de Geant, 3970 mt Face SE, 45°/50° D+

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