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Aiguilles du Brouillard
Photo by arch Rolli & Capozzi
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Aiguilles du Brouillard
Photo by arch Rolli & Capozzi
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Aiguilles du Brouillard (P.ta Saviotti) - Couloir sud-west

25.01.2011 di Planetmountain

Il 17/01/2011 Davide Capozzi, Luca Rolli, Roch Malnuit, Laurent Dupré e Lionel Hachemy hanno sceso con sci e lo snowboard il Couloir sud-west sul Aiguilles du Brouillard (P.ta Saviotti), Gruppo del Monte Bianco.

Segnaliamo un'altra bella discesa ripida nel gruppo del Monte Bianco da parte di Davide Capozzi, Luca Rolli & Co. Dopo la prima della Voie Anderson, Mont Maudit nel aprile 2010 i due, accompagnati dai francesi Roch Malnuit, Laurent Dupré e Lionel Hachemy, hanno effettuato quella che probabilmente è la prima discesa del Couloir sud-ovest del Aiguilles du Brouillard.

Il canale in questione è posto tra la Punta Baretti e la Punta Saviotti e dà accesso alla cresta sud che porta in cima alla Punta Baretti (4013m). Il team è salito in giornata fino alla fine del canale - circa 100m sotto la cresta - e poi alle 16:00 ha iniziato la discesa di 1000m, valutata 40°/45° (5.2 E3). Siccome questa è probabilmente la prima volta che quest discesa viene effettuata con gli sci o con lo snowboard, abbiamo ritenuto interessante proporvi questa piccola intervista a due dei protagonisti.


AIGUILLES DU BROUILLARD - COULOIR SUD-WEST
Intervista a Luca Rolli e Davide Capozzi

Luca, spiegaci come mai questo obiettivo in particolare?
Sostanzialmente in un momento dell’inverno in cui gli itinerari classici in condizione per essere sciati hanno le gobbe, è meglio cercare qualcosa di nuovo. Davide in questo è bravissimo, ed è stato lui a tirare fuori dal cappello magico le vecchie foto di questo canale. E poi questo canale ha il sapore di scoperta, di cosa antica, lontano dalle masse ululanti di freeriders incalliti.

Quindi Davide questo è un vecchio sogno, fatto completamente da soli
Il Miage mi ha sempre attratto per via del suo lato selvaggio che lo rende isolato e poco frequentato. Il canale delle Aiguilles du Brouillard l'avevo notato qualche anno fa durante una discesa dal Petit Mont Blanc dal suo più celebre couloir Bonatti. Tardivel aveva già sceso in passato il canale di sinistra che conduce direttamente alla punta Baretti, però rimaneva quello di destra ugualmente lungo: 1000 metri di dislivello! Ci sono sogni nel cassetto che aspettano di uscire, alcuni usciranno altri probabilmente mai. Spesso discese come queste sono il frutto di inverni anomali come quest'anno, così ci si guarda intorno e si scoprono discese nuove e inaspettate.

Com'è stata la salita Luca?
In salita la neve era durissima, rigelata. Il mio dubbio, calzando gli sci, era se avrebbe mollato abbastanza con i raggi pomeridiani del sole. Per fortuna così è stato e la discesa è stata piacevole alla luce di un tramonto sul ghiacciaio del Miage che è difficile dimenticare.

Quindi una discesa affrontata molto tardi, Davide...
In discese come questa, si è molto stanchi e scendere alle 4 del pomeriggio a gennaio è particolare. Si beve l'ultimo sorso di the caldo, si scambiano poche parole con i compagni e si pensa a scendere il più velocemente possibile prima che arrivi il buio.

Luca, tu sei sempre con gli sci
io vado in montagna con gli sci. Così ho deciso, e così mi piace andare. Devo ancora imparare tanto e non sento il bisogno di provare un altro attrezzo per sciare la neve. Per ora sono contento dello sci.

Mentre tu Davide con la tavola?
In tutti questi anni ho fatto discese con amici sciatori, sono due attrezzi diversi con pregi e difetti. Credo che lo sci sia l'attrezzo perfetto per muoversi in montagna, lo snowboard è più facile in certe nevi e spesso ci si stanca meno e in una discesa come questa, non è poco.

Monte Bianco, sempre il gruppo del Monte Bianco... un'attrazione fortissima per te Davide?
Il Monte Bianco è li davanti ai miei occhi tutti i giorni, è difficile non andarci. Credo che la montagna di casa, quella che conosci meglio ti faccia sentire più protetto e più al sicuro. Purtroppo è solo una pallida illusione.

E per te Luca?
Per quanto se ne possa dire, sciare su un terreno che si conosce è la carta vincente per sopravvivere ad un ambiente, la montagna, che d’inverno non è gentile con l’uomo. Quella che faccio è già di per sé un’attività "al limite": di conseguenza la svolgo in un ambiente che conosco abbastanza bene.

Ultima domanda Davide: cosa ci vuole per una discesa di questo tipo?
Ci vuole innanzitutto parecchia motivazione, essere consapevoli che la giornata sarà molto lunga e accettare il rischio che la discesa che si andrà ad affrontare possa non essere nelle condizioni sperate. In quel caso è meglio tornare a casa.

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