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Giuseppe Ballico su L2
Photo by arch. M. Milanese
Pelmo con Rif. Venezia
Photo by arch. L. Brigo
Cascata Solo per i tuoi occhi
Photo by arch. L. Brigo
Marco Milanese L1 + L2
Photo by arch. G. Ballico
INFO / links & info:

Solo per i tuoi occhi, la gran cascata di ghiaccio del Pelmo per Ballico e Milanese

25.01.2011 di Planetmountain

Il 23/01/2011 Giuseppe Ballico e Marco Milanesi hanno realizzato la probabile prima salita di Solo per i tuoi occhi (300m, V, WI 5+ XRM), la grande colata di ghiaccio sulla parete Est Sud Est del Monte Pelmo (Dolomiti).

Solo per i tuoi occhi è una gran cascata, incastonata e sospesa sulla magnifica parete Est Sud Est del Pelmo. Trecento metri di colate di ghiaccio da conquistare, con tanto di avvicinamento e poi di zoccolo, che conducono al gran catino del Trono o Caregon del Padreterno dove - come racconta la leggenda - il buon Dio si è riposato dopo aver creato l'Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, il Cristallo, le Tofane. Naturale che la vista da lì sopra è di quelle che non si possono dimenticare. Chiaro che andare a goderne d'inverno, salendo quella striscia di ghiaccio, non è cosa né semplice né scevra di pericoli (anche oggettivi). Fatto sta che Giuseppe Ballico e Marco Milanesi non hanno saputo resisterle – soprattutto Ballico da pochissimo felice padre per la seconda volta... Cosa aggiugere se non che, questa loro probabile prima salita (il dubbio nel caso delle cascate c'è sempre), ci sembra da incorniciare e non solo per la bellezza e il fascino di uno dei posti più belli delle Dolomiti.


SOLO PER I TUOI OCCHI - PELMO parete ESE
di Giuseppe Ballico

Non è facile descrivere le emozioni che si provano quando nasce un figlio, anche quando se è il secondo. E’ così che l’anno nuovo, in anticipo di qualche giorno, mi regala la nascita della mia secondogenita Eleonora. La sera ritorno a casa emozionatissimo per l’evento e mi collego al Pc per dare la notizia agli amici e mentre mi rilasso scaricando la tensione, l’occhio mi cade su alcune foto scattate lo stesso giorno da un amico sci alpinista.

Le foto ritraevano il Pelmo dal Monte Penna, un classico per immortalare il meraviglioso “trono o seggiolone”. Il mio sguardo però, viene attratto da una linea di ghiaccio che scende diretta dal Valòn fermandosi su una cengia qualche centinaio di metri sopra i Campi di Rutorto. “Spettacolo!!” E’ il pensiero passatomi in quel preciso istante. Non avendo una risoluzione ottimale della foto però, non riesco a capire come fare per raggiungerla e soprattutto d’inverno, visto che uno zoccolo di circa 200 m la separa dalla base del Pelmo. Chiamo Armando, il mio amico scialpinista che prontamente mi spedisce le foto. Finalmente riesco a zummare, ma essendo state scattate da lontano non riesco ad arrivare nei particolari dello zoccolo… peccato!

I giorni seguenti, i miei impegni e pensieri sono ben altri e accantono il progetto, inoltre fa freddo, molto freddo, poi all’improvviso dai meno tanti gradi sotto zero… crescono quasi le primule… Leggo anche dai vari forum, che molte cascate nelle valli più frequentate sono ormai quasi impraticabili… che inverno strano!! Intanto il 15 gennaio, in attesa del freddo, mi prendo mezza giornata di relax per assaporare il ghiaccio plastico con lo zero termico a 3000m…
Nel frattempo un altro amico salito sul Monte Penna e appassionato di fotografia, riesce a scattare delle foto particolarmente ravvicinate della cascata sul Pelmo e, meraviglia delle meraviglie, questa volta, grazie alle condizioni della neve, riesco ad individuare il passaggio e constatare che la cascata è ancora bella cicciona.

La settimana dopo è colpita da temperature ancora anomale per la stagione ma soleggiate e calde tanto da rendere la neve dura come il “cemento armato”; però, vista l’esposizione della colata (ESE), il sole non gli gioverà certamente… Scattano le telefonate con le seguenti risposte: “non posso, ho una cena, mai sei matto a quelle ore partire?” Insomma, non è stato facile trovare un’anima che mi facesse compagnia in questa salita che volevo fare in giornata. Solo Marco Milanese si dimostra interessato (come sempre quando si parla di progetti interessanti): gli prospetto il piano e “si va!!”.

Ore 3.30 a Conegliano, lui parte direttamente da Udine, mentre io causa sogni strani di mio figlio, sono sveglio dalle due… carico i thermos di caffè e via. Alle 4.45 siamo a Zoppè di Cadore: buio, sonno, freddo (-12°C) e soprattutto l’incertezza di trovare ancora la cascata, creano un ottimo cocktail per la riuscita della giornata… Una signora esce dalla finestra: “dove n’deo? A fa el giro del Pelmo?”, “Più o meno..” rispondiamo.

La luna piena permette quasi di spegnere le frontali, mentre la neve dura e lucida come il marmo, concede un passo veloce fino quasi al Passo di Rutorto, quando il gioco di luce dell’immenso bagliore della luna nel buio della notte, fa sembrare che la cascata non ci sia più… ”Non può essere tutto crollato!”. Alle 6.45 è l’alba e ora tutto è visibile: la cascata, l’avvicinamento, lo zoccolo e con il giorno che nasce la carica interiore che fa scomparire sonno, stanchezza e indecisioni.

Finalmente dopo due ore siamo sotto la parete, prepariamo il materiale e usiamo la tecnica dello zainetto piccolo da lasciare nella cengia dopo lo zoccolo. Saliamo velocemente grazie alla neve portante, qualche passo di misto su roccia e via verso destra dove avevo notato il canale con qualche salto di ghiaccio che porta direttamente alla grande cengia. Sono le 8 e la cascata inizia già ad essere baciata da un sole color oro!! In circa un’ora superiamo i 200 m di zoccolo che si rivelano più facili di quanto immaginato. Parte Marco, mentre uno sguardo veloce va alla candela che si rivelerà strapiombante e farà da filtro ai tiri successivi; Marco con un tiro da 60 m pieni riesce a superare la difficile candela tonante con grandi sbuffi. Lo raggiungo in sosta e il mio sguardo va verso il paradiso di crode che ci circonda, dall’Antelao, al Bosconero e soprattutto all’immenso vuoto sotto i nostri piedi.

Mi aspetta ora un tiro con ghiaccio molto fine nella parte iniziale. I ramponi strisciano contro la roccia, facendo rompere quel velo di ghiaccio che mi sostiene, le viti non entrano, metto un nut, continuo su ghiaccio plastico che ora si fa più consistente, ma ancora con poco spessore.
Raggiungo i 40 m, ma non riesco a sostare per il poco ghiaccio e continuo fino ad una zona verticale che supero per fermarmi (finalmente!). Questo tiro, tra il ghiaccio fine verticale a tratti “proteggibile aleatoriamente” e le scariche di ghiaccio che scendevano sfiorandomi, mi ha provato notevolmente, sono stanco ma felice.

Recupero Marco che sghisa più volte le braccia, ora gli spetta l’ultimo tiro di una candela. Purtroppo però era spezzata a metà in maniera pericolosa e non era il caso prendersi ulteriori rischi. Una scelta giusta, visto che la goulotte a destra presenta un'alternativa molto divertente ma non banale.

Ci stringiamo la mano, uno sguardo verso l’uscita della Cengia di Ball immediatamente a destra e via giù con le doppie furbamente già attrezzate su abalakov. Ora non ci rimane che attrezzare le doppie sullo zoccolo, che si riveleranno problematiche a causa della roccia, ma in poco più di un’ora e ancora baciati dal sole, raggiungiamo i tanto attesi zaini per bere.

Uno sguardo ancora alla cascata, che dedicherò a mia figlia Eleonora nata il giorno stesso in cui sono venuto a conoscenza di questo piccolo grande gioiello che le Dolomiti sanno offrirci. Ringrazio Marco per la sua ottima compagnia, ma soprattutto la mia compagna che mi supporta e sopporta… in questa mia passione.

Beppe Ballico

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