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Momenti di arrampicata in Cinque Torri
Photo by arch Luca Zardini
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Luca Zardini
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Luca Zardini

01.01.1999 di Francesco Tremolada

Intervista con Luca Zardini Canon.

Luca Zardini, per tutti il "Canon", è uno dei più forti atleti di arrampicata sportiva e non solo in Italia. Al vertice delle classifiche nazionali ed internazionali dai primi anni Novanta, Luca gareggia per il Centro di Addestramento Alpino Carabinieri di Selva di Val Gardena, fa parte della squadra Nazionale Italiana e vive a Cortina d’Ampezzo dove siamo andati ad incontrarlo.

Più volte ci eravamo incrociati sotto le strutture di gara o alla base di qualche falesia, un saluto, magari due parole scambiate in fretta: sicuramente una persona riservata. Ma dopo poche domande per "sintonizzarci" il "Canon" ci parla con una tranquillità inaspettata della sua esperienza di atleta, del mondo delle competizioni e dell’arrampicata in generale, dei suoi progetti e dei guai fisici che lo hanno condizionato negli ultimi due anni. Dietro un carattere che può apparire schivo e riservato scopriamo una persona estremamente disponibile, un ragazzo che si diverte ad arrampicare e a gareggiare, ma che al tempo stesso è anche molto determinato.

Luca è sicuramente quello che si può definire un atleta "vero", un professionista come lo sono gli atleti di altri sport, e lui stesso ci tiene giustamente a sottolinearlo. Per il suo futuro agonistico si è posto degli obiettivi precisi, ai quali sta già lavorando. L’augurio di PlanetMountain.com è di riuscire a centrarli, vincendo quella sfortuna che negli ultimi tempi non gli ha consentito di esprimersi come merita.

Come è andata la tua ultima stagione nelle competizioni?
La stagione 1998 è andata bene fino al Top Rock Challenge di Cortina a fine Agosto: ho vinto la prova di Coppa Italia di Padova e il Master di Malè. Purtoppo alla gara "boulder" di Cortina mi sono fatto male alle dita e ho compromesso il proseguio della stagione. Ci tenevo particolarmente a questa gara, perché si svolgeva a casa mia, mi ero preparato bene e infatti il primo giorno ero 4°. Con l’infortunio alle dita ho terminato 8°, ma soprattutto mi sono trovato a proseguire la stagione, con gli appuntamenti più importanti, in grosse difficoltà.

Al Rock Master e a Courmayeur sono riuscito ad arrampicare ad un buon livello, arrivando rispettivamente 5° e 3°, ma sono dovuto ricorrere ad iniezioni di Cortisone nelle dita per il dolore!
Dopo queste due gare tutto è stato molto difficile, pensa che l’ultima prova del circuito mondiale sono andato a farla solo per il punteggio nella classifica globale (alla fine sono risultato 7°), ma prendono punti solo i primi 30 e io sono finito al 31° posto.

Cosa ne pensi della formula di gara "boulder"?
E' una formula che mi piace, anzi per certi versi mi è più congeniale perché sono meno agitato durante la mia prova. So infatti che se sbaglio posso riprovare il tracciato e non devo temere di stringere troppo le prese, sprecando resistenza per un eccesso di tensione, nei boulder devi stritolarle per forza!
Un altro grande vantaggio è la gestione dell’allenamento, trovo molto più facile allenare la forza per questo tipo di arrampicata che non la resistenza per itinerari più lunghi.
Spero però che le competizioni di stampo classico non vengano soppiantate da questa formula emergente, a me piacciono molto perché hanno delle caratteristiche uniche e mettono in evidenza la completezza di arrampicata di un atleta.

Pensi che si vada sempre più verso competizioni tipo boulder?
Per mettere in piedi una formula di questo tipo, sia dal punto di vista economico che organizzativo. Inoltre il pubblico, anche chi ne capisce di meno, ne apprezza la grande spettacolarità e i pochi tempi morti.
Per gli atleti però non è facile prepararsi al tempo stesso per le gare classiche e per questo tipo di competizioni, inevitabile allora fare una scelta, per questo pochi partecipano ad entrambi i tipi di gara.
Si dovrebbe suddividere la stagione con una prima parte dedicata solo alle gare boulder e poi solo a quelle classiche. Si seguirebbero così i ritmi di un allenamento che prevede il lavoro sulla forza nella prima fase e sulla resistenza nella seconda, come gli atleti normalmente fanno.

Le tue scelte di allenamento e i tuoi obbiettivi per la stagione 1999?
In questo momento ricomincio ad allenarmi dopo un periodo in cui ho rallentato per recuperare fisicamente. Purtroppo i guai fisici mi hanno condizionato negativamente nelle ultime due stagioni, nel 1997 avevo male alla schiena, dovuto all’allenamento fin troppo intenso svolto dal ’95 al ’97, poi il problema alle dita di quest’estate, che si sta risolvendo solo ora.
Alla luce di questi infortuni adesso mi preparo meglio, puntando ad un lavoro più di qualità che di quantità, con i giusti recuperi.
Anche se inizio solo ora la preparazione, penso di iniziare questa stagione partecipando alle gare di boulder, che ritengo utili per allenare la forza. Poi mi dedicherò invece alle prove classiche cercando di arrivare al massimo per Dicembre alla prova di Campionato del Mondo, che si svolgerà in Inghilterra e che considero l’appuntamento più importante dell’anno.

Quali sono gli arrampicatori che ritieni attualmente più forti?
Sicuramente a livello internazionale c’è un certo livellamento e i Francesi non dominano più come in passato. Oggi circa 20/25 atleti possono entrare in finale, dandosi battaglia per gli 8 posti a disposizione. Molto dipende dallo stato di forma: Legrand per esempio non riesce a passare i quarti a Milano, ma vince il Rock Master.
A livello internazionale Hijrayama, Legrand e Brenna sono un gradino più su, sono più costanti riuscendo ad accedere a quasi tutte le finali. In Coppa Italia oltre a Brenna segnalerei l’emergente Crespi, poi Core, Lagni, Giupponi e Calibani. Sul fronte femminile il livello internazionale si sta alzando, aumentando il gap che l’Italia ha con l’estero; per questo bisogna fare i complimenti a Luisa Iovane che riesce ad essere sempre competitiva e fare il tifo per Jenny Lavarda che continua a migliorare.
Per le gare di Boulder i più forti sono Rackmethov, Petit e Lombard e gli Italiani Nardi e Brenna.

La tua attività su roccia?
Arrampico in falesia soprattutto per divertimento, per stare all’aria aperta con gli amici e non per allenarmi. Mi piacciono tutti i tipi di vie e, al contrario di quanto si possa pensare, prediligo i muri tecnici stile Cornalba, su cui si migliora tecnicamente.
Purtroppo, visti i miei impegni con le gare e con i Carabinieri ho poco tempo per viaggiare, per visitare nuove falesie, per provare vie a vista, cosa che spero di riuscire a fare maggiormente in futuro.
Pratico poco il bouldering su roccia, nonostante adesso sia estremamente di moda, ma mi piace e sono stato a Yosemite nel ‘95/96 dove ho salito "Thriller" a Camp 4 valutato 7c+.

Credi che il boulder su roccia si svilupperà anche in Italia come all’estero?
Credo proprio di si, anzi vedrai quanti nuovi posti ricchi di massi e blocchi verrano scoperti quest’anno. E’ un attività divertente, che si fa in gruppo, tra amici, ma che ha anche il vantaggio di poter essere fatta da soli. E poi è una moda, con il suo look, l’abbigliamento, gli attrezzi specifici…

Il tuo futuro?
A me piace molto l’arrampicata sportiva, che considero uno sport "vero" in cui un atleta deve impegnarsi a tempo pieno, con sacrificio, esattamente come avviene nelle altre discipline sportive. Mi piace anche la competizione, la gara e penso di lavorare, come ho fatto fino ad ora, per almeno altri due anni. Sperò però di avere un po’ di fortuna in più dal punto di vista fisico per non essere limitato dagli infortuni e potermi esprimere al mio massimo…

I migliori risultati in competizione
- Campionato Italiano: 1° nel 1993, 1994, 1996
- Coppa Italia: 2° nel 1995, 3° nel 1996 e 1998
- Coppa del mondo: 2° nel 1992, 7° nel 1993, 4° nel 1996, 7° nel 1998
- Campionati europei: 6° nel 1992, 5° nel 1996

Molte le vittorie in coppa Italia e nei master nazionali, ha vinto inoltre il master internazionale di Kranj nel 1993. Fa parte della squadra Nazionale Italiana e in Coppa del Mondo è salito più volte sul podio.

I migliori risultati su roccia
In falesia ha salito itinerari con difficoltà fino all’8c/c+; fra i tanti Luca ritiene particolarmente significativi:
- la ripetizione di "Xogni di gloria" 8b+ ad Erto nel 1991, una via di riferimento per l’epoca salita dal Canon a soli 19 anni
- la salita a vista di "course de nuages" 8a+ alla Grotta dell’Orso - Calanques, nel 1992, salita in questo stile solo da Legrand e Cortijo
- negli ultimi due anni (’97 – ’98) la ripetizione delle difficili "progetto Reini" 8c+ a Massone - Arco e "Nagai" 8c al Covolo –Vicenza, risolta in soli 5 tentativi.

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