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Angelika Rainer nella grotta di “Quai”, Iseo.
Photo by Stefano Pichi
Angelika Rainer nella grotta di “Quai”, Iseo.
Photo by Stefano Pichi
Angelika Rainer in gara
Photo by Lukasz Warzecha
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Angelika Rainer, tra gare di arrampicata su ghiaccio e Dry Tooling

05.03.2010 di Planetmountain

Angelika Rainer racconta il suo inizio d'anno tra la Coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio e la salita di Dry girl” D11 e “Squirting woman” D12 nella grotta di “Quai”, Iseo.

Da quando, ancora giovanissima, è apparsa sulla scena delle gare di arrampicata su ghiaccio si è subito capito che Angelika Rainer aveva i numeri per puntare in alto. Infatti, da quella prima volta all'Ice Master di Daone in cui centrò un 4° posto da incorniciare, la 24enne bolzanina ne ha fatta molta di strada. Oltre alle vittorie nella Coppa Italia, nel 2009 s'è presa il titolo del mondo dell'Ice Climbing vincendo una grande gara a Saas Fee. Mentre quest'anno dopo la vittoria nella prima tappa di Kiev ha centrato l'argento in Coppa del mondo. Confermando di essere al top mondiale delle gare con piccozze e ramponi. Naturalmente, Angelika Rainer non brilla solo nelle competizioni. Lo dimostrano, per l'arrampicata, la sua prima femminile di Italia 61 al Ciavazes e, con gli “attrezzi”, le sue performance in dry tooling come le recenti salite di “Dry girl” D11 e “Squirting woman” D12 nella grotta di “Quai” vicino ad Iseo.

LA MIA STAGIONE DI GHIACCIO: TRA GARE, DRY TOOLING E CASCATE
di Angelika Rainer

Iniziare la stagione di ghiaccio negli scorsi anni era sempre stata una tragedia per me. Nella testa ancora i freschi ricordi delle belle salite in falesia, favorite dall’aderenza autunnale, e sulla pelle quella sensazione di calore solare. Prendere in mano le piccozze e mettersi ai piedi le scarpe ramponate era stato difficile, come riprendere confidenza con questi attrezzi. Lo scorso autunno è stato diverso: tolte le piccozze dal termosifone ancora spento, dove avevano trascorso allineate tutta la stagione calda, ho da subito sentito qualcosa di diverso, quel saldo e piacevole rapporto che mi ha permesso di cominciare ipermotivata la preparazione alle gare di ghiaccio, e mi ha dato gli giusti stimoli per provare vie di misto e di Dry Tooling, che già da mesi mi giravano per la testa.

Una di queste era una via sita al “Quai”, nella Grotta di Dry Tooling vicino ad Iseo, gradata D11, lunga 25 metri e molto strapiombante; il suo nome, “Dry girl”, mi aveva già attirato per un giro di prova lo scorso anno, perché una difficile via di Drytooling con questo nome, vicino ad una via più facile chiamata “Dry man”, mi ispirava particolarmente. Così a novembre sono tornata a riprovarla, ed ho subito notato che l’unione tra le mie mani e le piccozze, valorizzata da un intenso allenamento, stava dando i giusti frutti; quei movimenti lunghissimi, che l’anno scorso dettavano il mio limite, adesso erano fattibili, tanto che in soli tre giri sono riuscita a collegarli tra loro ed a scalare la via in continuità.

Concluso quello che avrebbe dovuto essere il progetto per tutta la stagione, mi sono lanciata nella via a fianco, “Squirting woman”, gradata D12, che dopo un lungo traverso strapiombante iniziale si unisce con la seconda parte di “Dry Girl”, ma mentre su questa si trovano dei movimenti violenti e delicati allo stesso tempo, la difficoltà della nuova via si presentava nei suoi 35 metri di lunghezza ed una grande resistenza richiesta a chi la scala. Già al terzo giro sono riuscita ad arrivare a 50 cm dalla catena ma, presa dall’entusiasmo, ho infilato male la piccozza nell’ultimo buco; risultato: una scivolata ed una piccozza piantata in un labbro.

Pochi giorni dopo, rassicurata dall’arrivo del visto d’ingresso per la Russia, per la prima gara di coppa del mondo 2010, che mi è costato tanto tempo e tanti nervi, ho riprovato la via, e questa volta, sostenuta dalle grida di incitamento degli amici bresciani sono riuscita a concluderla. Un grazie quindi a Giulia e Mauro per la sicura ed a Matteo per i consigli, e tutta la motivante banda per le risate fatte insieme!

Era l’inizio di Gennaio, quando insieme all’altoatesino Herbert Klammer ed all’austriaco Markus Bendler siamo partiti per la prima tappa di Coppa del Mondo di ghiaccio in Russia. Dopo un giorno d’acclimatamento e visite turistiche a Mosca, abbiamo preso la transiberiana per i -25°C della città di Kirov; là, dopo una qualifica al gelo e l’incalzare del vento, non ci rimaneva che il metodo di riscaldamento “russo”: mettere le mani nella neve per raffreddarle, una volta riscaldate avrebbero meglio resistito al successivo colpo di freddo. Con questo funzionale metodo oltre alle solite trazioni ed i movimenti in zona d’isolamento, sono riuscita a migliorarmi sia in semifinale che in finale, ed ho passato, unica donna a farlo, il bidone penzolante di ghiaccio, portando a casa il primo posto, proprio come Markus Bendler, mentre Herbert, sfortunato, è arrivato quinto.

Solo dopo 5 giorni, motivata dalla vittoria in Russia, sono arrivata in Val Daone (Tn), per la seconda tappa, ma un errore in qualifica mi costa caro ed inaspettatamente sono prima esclusa dalla finale. Anche nella mia gara preferita a Saas Fee in Svizzera, vinta già nei due anni precedenti, un errore in qualifica ed un attacco improvviso d’influenza mi constarono quella mitica finale sognata per tutto il 2009. Queste sono le gare, una volta al top, una volta un flop. Ma nella gara di casa, il master internazione a Rabenstein mi sono rifatta vincendo contro le atlete russe.

Mentre la categoria maschile vedeva già Markus Bendler come vincitore, l’ultima gara di Coppa del Mondo su ghiaccio 2010, in Romania, avrebbe deciso la classifica della categoria femminile. Sulla nuova struttura dotata di un sistema refrigerante interno per assicurare il ghiaccio anche a temperature alte, sono subito partita veloce e decisa, ma in finale, raggiunta la seconda metà del tetto, la piccozza mi scivola su di una presa di roccia delicata, facendo svanire il mio sogno di vittoria. Il terzo posto in questa tappa ed il secondo in classifica generale di Coppa del Mondo, non possono che darmi uno stimolo per il prossimo anno; ora ho le giuste motivazioni per prepararmi ancora meglio e dare di nuovo tutto; una cosa è sicura: anche gli altri non dormiranno! Finalmente si torna a casa per affrontare qualche bella cascata di ghiaccio, prima di tornare al caldo e alla roccia di falesie e montagna.

Angelika Rainer

Ringrazio i miei Sponsor Salewa, Kiku, La Sportiva, Grivel e Sportler

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