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Spiz di Lagunaz, Pilastro Ovest – Pale di San Lucano (Dolomiti)
Photo by Ettore De Biasi
Pietro Dal Prà e Alessandro Rudatis sulla variante dello spigolo al Diedro Casarotto. Spiz di Lagunaz, Pilastro Ovest – Pale di San Lucano (Dolomiti)
Photo by Ettore De Biasi
Pietro Dal Prà e Alessandro Rudatis in apertura su 'Grigioverde', Lastia di Gardes – Pale di San Lucano (Dolomiti)
Photo by Pietro Dal Prà
Lastia di Gardes – Pale di San Lucano (Dolomiti)
Photo by Pietro Dal Prà
INFO / links & info:
    Lastia di Gardes – Pale di San Lucano (Dolomiti)
    VIA GRIGIOVERDE
    Prima salita: Pietro Dal Prà, Alessandro Rudatis – aprile 2009
    Lunghezza: 380m
    Difficoltà: fino al 7c
    Descrizione: Arrampicata in placca su bella roccia grigia a volte sporca d'erba. Via completamente attrezzata con spit alle soste e chiodi lungo i tiri.
    Attacco: Raggiunta la base della Lastie di Gardes traversare a destra fino a dove non si può più proseguire, in corrispondenza di un grande diedro-camino (3 chiodi). Prima sosta qualche metro a destra, girato lo spigolo della faccia destra del diedro.
    Materiale: 14 rinvii, 2 mezze corde da 60m da usare alternate, 1 serie di friends da micro a n2 Black Diamond, cordini (clessidre già segnalate).
    Discesa: in doppia sulle soste della via; attenzione: occorre rinviare i chiodi durante la calata.
    Note: Spit alle soste solo chiodi sui tiri.

    Via Grigioverde pdf

    Spiz di Lagunaz, Pilastro Ovest – Pale di San Lucano (Dolomiti)
    VARIANTE DELLO SPIGOLO AL DIEDRO CASAROTTO
    Prima salita: Pietro Dal Prà, Alessandro Rudatis – 11-12 agosto 2009
    Lunghezza: 300m variante (intera salita quasi 1000m)
    Difficoltà: fino all' VIII
    Inizio variante: Quasi alla fine del tiro che porta al Gran Diedro della Casarotto – Radin si trova, sulla destra, una nicchia con due chiodi (prima sosta) da cui si parte alzandosi sulla destra.
    Descrizione: La variante sale sempre in prossimità dello spigolo, su cui a volte si affaccia. Arrampicata su placche e fessure di bella roccia.
    Materiale: 1 serie completa di friends dai micro al 3 Black Diamond, martello, qualche chiodo. In apertura usati friends e 20 chiodi (12 di sosta e 8 sui tiri).

    Spiz di Lagunaz pdf


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Un anno di scalata per Pietro Dal Pra' e Alessandro Rudatis

25.02.2010 di PlanetMountain

Il diario di Pietro Dal Pra' per un grande anno verticale insieme ad Alessandro Rudatis.

Un percorso che va dall'arrampicata nella Sardegna selvaggia alle Pale di San Lucano (Dolomiti), dove la cordata vicentina-agordina ha aperto “Grigioverde” (380m, max 7c) sulla Lastia di Gardes e un'importante variante al diedro Casarotto – Radin (300m, max VIII, prot. trad) sullo Spiz di Lagunaz. Il tutto passando per la libera di Dal Prà sull'8c+ della “Linea dei sogni” ad Erto e per una delle rare ripetizioni in libera della grande via della Cattedrale in Marmolada per Rudatis.

2009, UN ALTRO BELL’ANNO VERTICALE di Pietro Dal Prà

A volte per realizzare i propri sogni verticali è di grande aiuto incontrare il compagno giusto. Quella persona che sente in modo affine al tuo, con cui ci si capisce al volo e si sente di condividere gli stessi piaceri. Alessandro Rudatis ha solo vent’otto anni, ma arrampica da una vita, e, nonostante l’età, è uno scalatore “antico”, che viene dalla tradizione alpinistica. Strano, una persona così giovane che prima ha assaporato l’alpinismo dolomitico, e solo più tardi ha scoperto la falesia. E che continua a fare di tutto, ad alternare e a godere, a seconda delle stagioni, di ogni forma di scalata.

Lo incontrai in Sardegna tre anni fa. Ero da solo a Cala Gonone e cercavo un compagno per andare a salire in libera “Aria”, la via che avevo aperto l’anno prima a Plumare. Incappai in Alessandro, che conoscevo superficialmente e di cui conoscevo la passione per le Dolomiti. Capii subito che cavare una parola dal riservato scalatore dell’agordino era cosa ardua, così senza tanto pensarci gli chiesi se voleva venire a fare un giro piuttosto “aereo”. Il giorno dopo “il Bobo” non si sciolse in tante parole, ma trascorrendo una giornata meravigliosa in cui io riuscii a salire in libera la via, capii che godeva degli stessi piaceri per cui io continuavo ad amare la scalata. Da allora ci siamo un po’ “sposati” per tante giornate “all’insù”. E nel corso del 2009 ne abbiamo vissute parecchie di quelle giornate, insieme o in qualche modo “parallelamente”.

Cominciamo in un freddo febbraio in Sardegna dove apriamo l’ennesima via sul mare. Ma l’obiettivo di Ale è ripetere “Ginepri e vento” la prima super linea che ho aperto nel 2005 sulla scogliera di Orronnoro. Ha già provato la via in occasione di due campagne sarde dell’ anno scorso, ma le condizioni meteo e quelle della via non erano state favorevoli. Inoltre era per lui la prima volta che affrontava una via a spit di più tiri e di quella difficoltà. Mica male come inizio, visto che “Ginepri” richiede veramente qualcos’altro oltre alle capacità fisiche e tecniche. In una giornata di sole di metà febbraio, da soli a scalare in tutto il Supramonte, Ale riesce a salire in libera la via, duecentocinquanta metri, fino all’8a abbondante, divisi in soli cinque lunghi tiri con spit non proprio vicini… Quando lo raggiungo in cima alla scogliera, gli vedo negli occhi una luce che non gli avevo ancora visto dopo altre arrampicate. Torniamo dalla Sardegna sfiniti e bruciati dal freddo, e cerchiamo di riparare una forma pietosa con qualche giornata a Erto.

Vorrei dedicarmi un po’ alla falesia, ma Alessandro insiste ed insiste e mi tira in Valle di San Lucano, a vedere un pilastro di roccia stupenda che guarda da anni. Il clima è crudo e c’è ancora neve, ma non ci mette molto a convincermi e alla fine di marzo portiamo il materiale alla base del pilastro della Lastia di Gardes. Il mio amico lavora (monta ponteggi) dal lunedì al venerdì. Il fine settimana a volte le condizioni non sono ideali, sempre fresco e ventilato… Apriamo quindi la via a più riprese, lasciando una corda fissa al punto più alto che raggiungiamo la domenica pomeriggio. Di volta in volta rimaniamo sempre più sorpresi dalla bellezza della scalata e della via. Il procedere, viste le condizioni e lo stile di apertura (solo chiodi sui tiri e due spit ad ogni sosta), è lento, ma complice il 25 aprile e un pomeriggio di permesso dal lavoro per Ale, riusciamo una volta a ritagliarci due notti e due giorni. E allora cosa c’è di meglio che andare a dormire in portaledge in un posto così per finire una via così bella? Due bei bivacchi e due giorni per terminare, pulire e sistemare una linea elegantissima, su roccia super e dalla rara omogeneità di difficoltà. Una via che speriamo verrà ripetuta, e che quindi lasciamo attrezzata nel migliore dei modi, sistemando la chiodatura anche in calata. La chiamiamo “Grigioverde”, perché in questo periodo dell’anno la valle è proprio così, e la roccia pure.

Dopo questa via ognuno per la sua strada, Ale in falesia e al lavoro, io al lavoro e in Sardegna, dove però sta volta me ne vado al mare invece che a scalare. Ci ritroviamo in Dolomiti ad inizio estate. Andiamo un giorno a salire in libera la via aperta alla Lastia e ci divertiamo come matti. Poi, mentre Ale comincia a sognare la Cattedrale in Marmolada, che ha già provato lo scorso anno, io mi demotivo un po’, decisamente a corto di belle idee. Così non mi resta che il “ritiro” a Laste a chiodare e liberare forse gli ultimi tiri logici e belli della falesia. Ma questo non mi appaga molto, anzi, mi sento di sprecare la bella stagione. Mentre Alessandro realizza il suo sogno riuscendo a salire in libera La Cattedrale, anche per lui la più bella via fatta in Dolomiti, io riprovo la soddisfazione di fare bene la guida, accompagnando un paio di persone sul Pesce, ma soprattutto sul Diedro Casarotto in Pale di San Lucano. Non ero mai stato lassù, e già al primo giro mi innamoro dell’ambiente, della roccia, della lontananza, di tutto ciò che è lo Spiz di Lagunaz. E alla seconda volta che salgo da guida il Casarotto, non posso che notare il logico e aereo spigolo a destra del diedro…

Considerando la sacralità dello Spiz, sento che non possiamo fare una via illogica, tirata per i capelli. Non voglio partire dalla base, costringendo una linea senza senso fra il Pilastro dei Bellunesi e la Casarotto - Radin. Lo spigolo in questione sarebbe invece una bella continuazione della prima parte di quest’ultima. E l’itinerario che ne risulterebbe sarebbe stupendo. E allora, sceso dallo Spiz corro dal Bobo, a festeggiare la “sua” Cattedrale, e dirgli che non si rilassi tanto… Si preparano i sacconi e via di nuovo, a bivaccare dopo lo zoccolo della Terza Pala, alla base dello Spiz. Calcoliamo che staremo in giro due o tre giorni, non vogliamo avere fretta. Ma così facendo eccediamo nel carico, e la scalata sulla prima parte della Casarotto - Radin non è piacevole... Arriviamo quasi alla base del famoso diedro, il più bello che abbia mai salito, e ci buttiamo a destra. Roccia meravigliosa, scalata super su placche e fessure compatte in prossimità o sullo spigolo stesso. Le difficoltà sono più basse di quello che ci aspettavamo e così bastano un paio di chiodi o nulla per ogni tiro, dove fila sempre quasi tutta la corda. Sarebbe bello esser partiti leggeri e correre su per questo pilastro in giornata. Invece il sacco da recupero pesante ci rallenta e ci sfinisce. Saliamo da primi due tiri a testa, e all’imbrunire ci troviamo nel mezzo del nulla, ancora troppo bassi per uscire in giornata, e troppo alti per calarci all’ ultima cengia passata.

Ma la meteo è buona, e allora ben venga il sacco pesante e l’essere persi quassù, su una cengia che non si può neanche chiamare tale. Piano piano si accendono le luci della piccola frazione di Col dei Pra. È impressionante quanto siano lontane e in verticale sotto di noi. Come sempre quando si ha attrezzatura per aprire e dormire in giro e si arriva “lunghi” la sera, in sosta c’è un casino totale! Ma i chiodi sono buoni, le ghiere chiuse, dal saccone salta fuori una borraccia di Cannonau e cediamo alla tentazione di un aperitivo prima di mettere tutto a posto… Aiutooo!!! Abbiamo una sola mini amaca e costruirne un’altra con il saccone vuoto diventa un’impresa esilarante. Non so come riusciamo a sistemaci alla meglio e mangiare qualcosa di caldo. Stelle a sfera, che con il digestivo diventano sempre più lontane. Ale fa appena a tempo a dirmi che non dormirà niente accovacciato sul saccone fatto ad amaca, prima di cominciare a russare… Solo la mattina dopo, con le prime luci, ci rendiamo conto bene di dove siamo… Altri due bei tiri e sbuchiamo sulla banca dove, alla nostra sinistra, finisce anche il diedro. Altri duecento metri e siamo sulla cima dello Spiz di Lagunaz. Ci prendiamo con molta calma la lunga discesa… è la terza volta in tre settimane che me la sciroppo…

Non finisce la sensazione di appagamento che già ho la testa su un’altra via da aprire alla Lastia di Gardes. Una via veramente dura, che voglio salire spingendomi al massimo. Ma ho bisogno di essere in forma, molto in forma. E così dopo qualche altra giornata da guida ai primi di settembre torno ad Erto, dove, prima dell’estate, ormai al caldo e sempre stanco dalle vie lunghe, mi era restato un bel sassolino incastrato dentro alle scarpe, quando ero caduto all’ultimo movimento della “Linea dei sogni”, il fantastico allungo di “Sogni di gloria” liberato dal Canon (Luca Zardini ndr) e polverizzato al secondo giro da Adam (Ondra ndr). Rimetto le mani sulla via, le sensazioni sono subito buone, e dopo qualche giorno ricado all’ultimo movimento, dove c’è bisogno di stringere ancora due svasi senza troppo caldo. Il primo giorno di relativo fresco, anche se più stanco di altre volte, stringo i denti e ce la faccio. Erano quasi vent’anni che non lavoravo veramente una via in falesia e sono contento del mio primo 8c+. Sicuramente sono felice ed appagato. Mi chiedo se lo sono di più per il senso di liberazione che ho o per l’ esperienza vissuta su questi venticinque metri. Già dal momento in cui ho imparato ed assimilato tutti i movimenti, provare non è più stato un vero piacere. Forse sono stato anche un po’ sfortunato e me la sono trascinata un po’, e questo non mi ha aiutato a sentire che me la sono giocata bene. Fatto sta che…. sono libero! Ed è solo fine settembre. Fra neanche venti giorni parto per un bel giro di lavoro a presentare scarpe da scalata e non ho quindi tempo da perdere…

Al peggio la imposto solamente la via alla Lastia in valle di San Lucano... Ma prima voglio rimettere a posto la traccia del sentiero che porta alla base della parete, su un pendio ripido, reso infido da tronchi marci e un tappeto di foglie secche di faggio. Una mattina presto prendo rastrello, piccone e una sega e su a lavorare sulla sponda della valle. Lavoro di fretta, tipico di chi non è troppo abituato a farlo… Sono stanco quando arrivo, nel pomeriggio, fino alla base della parete, dopo aver tracciato tutto il sentiero. Ci sto ancora dando di piccone quando devo spostare un vecchio albero caduto. Lo sollevo e proprio mentre sta girando verso valle su se stesso e io sto ancora spingendo, questo si rompe, non contrastando più la mia spinta. È un attimo. Lo seguo in salto e atterro, a gamba in iper estensione, con il muscolo rilassato. Un rumore inequivocabile e un dolore mostruoso dentro al ginocchio. Mi accascio urlando, sento di aver fatto un disastro. Finisce lo sfogo di rabbia e male e accendo il telefonino. Niente tacche di campo, le quindici e trent’otto. Sarà meglio andare. Procedo sul sedere e le mani in discesa, con il rastrello a mo di stampella in traverso. Mi sento lucido ed eroe… concentrato ed efficace giocando a fare Joe Simpson… Dopo due ore arrivo al furgone, crollo, conati di vomito. Li mi sento un coglione… Ancora niente campo per il telefono. Parto in seconda e arrivo così fino a dove appaiono le prime due tacche sul cellulare. Chiamo Ale, che è ancora su un ponteggio. Dieci minuti ed arriva.

Pietro Dal Prà

PS: tanto per finire in bellezza e polivalenza verticale l’anno, Ale, a dicembre riesce a salire ad Erto Sogni di Gloria, via storica di cui avevo salito la continuazione pochi mesi prima. Negli stessi giorni io, bloccato a casa, lavoro sul mio ginocchio e penso alla mia carta di identità, che dice che ne mancano solo due ai quaranta, con venticinque e più alle spalle di scalata. E che sarebbe ora di capire quando è ora di levare il piede dall’acceleratore…

SALUTI VIDEO DALLA LASTIA DI GARES

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