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Rudolf Hauser in free-solo su Supervisor
Photo by Gerald Zussner
Rudolf Hauser in free-solo su Supervisor
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Arrampicata su ghiaccio: free-solo su Supervisor e prima integrale di Gamsstubenfall per Rudolf Hauser

20.01.2010 di Planetmountain

Il 4 gennaio 2010 l'austriaco Rudolf Hauser, con Alexander Holleis e Rupert Huber, ha effettuato la prima salita integrale di Gamsstubenfall (800m, WI7) una delle ultime grandi linee di ghiaccio nel Gasteinertal, in Austria. Il 12 gennaio invece ha salito senza corda la classicissima cascata di ghiaccio Supervisor (270m, WI6).

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato la notizia della prima salita, da parte di Albert Leichtfried e Benedikt Purner, di Centercourt (WI 7+) nella Valle di Gastein, in Austria. Bene, ora ci giunge la notizia che nella stessa valle, proprio il giorno prima, il local Rudolf Hauser ha effettuato la prima salita integrale del Gamsstubenfall, una cascata di ghiaccio di 800m che era stata corteggiata e provata per anni da diverse fortissime cordate, ma che solo adesso ha ricevuto la prima salita integrale. Ad accompagnare Hauser in quella maratona di 11 ore sono stati Alexander Holleis e Rupert Huber. Il risultato è una grande via di WI 7 che, oltre ad essere molto difficile, è anche notevolmente pericolosa – si parla di un runout di 36 metri che ha come ultima protezione un chiodo da ghiaccio avvitato 8 centimetri...

Come tutto ciò non bastasse, neanche una settimana più tardi Hauser in 1 ora e 40' ha salito Supervisor, da solo e senza corda. Per chi non la conoscesse, si tratta di una delle cascate di ghiaccio più ambite di tutta l'Austria. Una classicissima, aperta da Josef Steinbacher e Hans Zlöbl il 18 gennaio 1991, che in numeri nudi e crudi si traduce in 270m di un “bel” WI 6. Inutile dire che senza la corda il tutto acquista un'altra dimensione. Tanto che è difficile commentare una salita di questo genere. Queste avventure solitarie e, per essere del tutto chiari, questi livelli di rischio (soprattutto su ghiaccio) non si possono né misurare né tantomeno portare ad esempio come “regola”.

Di certo la storia della scalata su cascate di ghiaccio ci insegna che in passato livelli in solitaria, anche superiori di quelli di Hauser, sono stati già raggiunti e anche superati. Ad esempio, forse non molti sanno che già nel lontanissimo 1982 Gérard Chantrieux compì una salita immensa aprendo (!) in free-solo i 200m di III 5+ della Cascade des Viollins a Freissinières. Poi, alla fine degli anni '80, a centrare ripetizioni solitarie di cascate di grado tra il 5 e il 5+ furono François Damilano su Erection (180m, 5+, Oisan- Francia), Alex Lowe su The Fang (60m, Vail-Colorado), Ezio Marlier sul Candelone di Patry (200m, Cogne-Italia). All'inizio degli anni '90, invece, è Mark Twight che sposta il tiro salendo slegato il 5+ dell'immenso viaggio canadese (900m!) di Sleepdream. Mentre, nel 1992, ancora Ezio Marlier, centra in Canada una grande free-solo sui 900m della celeberrima Polar Circus Integral, salendo anche la candela The Pencil di 6.

Sempre nella prima metà degli anni '90, e sempre in Canada, arriva il concatenamento di Richard Ouary sui 300m di Weeping wall 5+ e i 95m di Ice-nine 6 a Rampart creek. Nel 1996 Marlier si ripete sul grado 6 in free-solo salendo a Cogne i 150m di Repentance. Mentre siamo alla fine degli anni '90 quando Beat Kammerlander relizza, in Austria, alcune solitarie di valore assoluto, tra cui il probabile primo grado 7 da slegato. Poi, nei primi anni del 2000, brilla la velocissima salita solitaria di Ueli Steck sul grado 6 di Crack Baby. Ma probabilmente il più straordinario solitario su cascata è stato Guy Lacelle autore, tra il '95 e il 2000, di un numero impressionante di free-solo tra Canada e Norvegia. Hydenfossen, La Pomme D'Or e The French Maid sono solo alcuni dei suoi “gioielli solitari”. Senza contare lo straordinario concatenamento in sole 5 ore di Terminator, Sea of Vapours e The Replicant a Canmore che fa di questo ice climber, recentemente scomparso, un autentico “guru” dell'arrampicata su cascata.

Ora, ritornando al discorso iniziale, sulla “delicatezza” con cui debbono essere trattate le salite solitarie, ci sembra chiaro che nessuno può fermare o giudicare le “strane” voglie che s'insinuano nella testa degli alpinisti. L'alpinismo è, e vuole essere, libero. Vorremmo però che si tenesse nel giusto conto quella “sorta di melanconia” e quel “desiderio di cambiamento” sfociati poi, come racconta Rudolf Hauser, nella sua solitaria di Supervisor. Tutti gli alpinisti conoscono quei momenti, anzi tutti gli uomini. Vorremmo però che non si pensasse che debbano per forza tramutarsi in salite “azzardate” o da primato. Vorremmo, insomma, che le scelte, queste scelte, fossero del tutto coscienti. Sappiamo che lo sono. Sappiamo che gli alpinisti sanno quello che fanno e conoscono i rischi che affrontano. E' senz'altro così anche per Rudolf Hauser. Ma forse vale sempre la pena di ricordare che l' “andar per montagne” deve coniugarsi anche e soprattutto con la vita. Anche per questo pubblichiamo il testo che ci ha inviato Hauser, per conoscere e partecipare all'esperienza di questo ice climber 27enne, padre di una figlia di 4 anni e falegname di professione a Bad Hofgastein.


VIVERE SIGNIFICA NON DOVER PIÙ AVERE PAURA di Rudolf Hauser

La sera dell'11 gennaio ho fatto lo zaino come al solito e ho verificato ancora una volta l'affilatura degli attrezzi. Domani scalerò nuovamente su ghiaccio, ho pensato, e ho preso in mano la guida per sfogliarla un po'. La meteo prometteva bene e sembrava si prospettasse un'altra giornata grandiosa. La mattina del 12 è trascorsa nella routine quotidiana, ma dentro di me sentivo qualcosa di diverso. Sono stato preso da una sorta di melanconia, da un desiderio di cambiamento. Non riuscivo però a dare il peso giusto a questo sentimento, perché tutto andava alla perfezione e la mia situazione di vita mi dava tutta l'energia e la forza necessaria.

Ciò nonostante ho preso il cellulare e ho contattato l'amico Geri Zussner che era, come mi aspettavo, già in macchina verso casa mia. Hey, vecchio amico mio, prendi per favore la macchina fotografica ed i jumar? In quel momento non volevo spiegargli questa mia richiesta. Lui era ancora vicino a casa, ha girato la macchina e ha preso l'attrezzatura. Un attimo più tardi ho lanciato lo zaino nel suo bagagliaio e ci siamo diretti verso Eisarena, uno degli angoli più selvaggi dove si arrampica sulle cascate di ghiaccio.

Faceva freddo. La temperatura era attorno ai meno 10 gradi. Dopo il classico saluto il tragitto in macchina è filato via relativamente tranquillo. A metà strada sono stato sopraffatto dall'emozione. Che ne pensi, se oggi salgo Supervisor senza corda? Mi aspettavo una discussione animata, ma ho sentito soltanto un chiaro OK.

Mi sentivo bene in quei primi passi di avvicinamento e ci siamo anche un po' scaldati. Quando siamo arrivati alla radura, da dove si ha una buona visuale di tutta l'Eisarena, Supervisor ci guardava dall'alto. Minacciosa, però così bella. Immersa nel parco naturale di Hohe Tauern.

Geri mi ha lasciato andare avanti, per lasciarmi solo con i miei pensieri. Ero tranquillo e ho trovato un buon ritmo. Con passi misurati sono salito fino alla base della via. Lì il mio compagno si è preparato per salire lungo una corda fissa di un progetto estivo. Mentre mi preparavo il mio sguardo si dirigeva verso lo scudo di ghiaccio. In mezzora Geri aveva raggiunto con i jumar una buona altezza per documentare il mio progetto.

Ho percorso lentamente gli ultimi metri fino a raggiungere il ghiaccio, come se dovessi completare una penitenza. Le prime picozzate sembravano buone e i movimenti ritmici. Dopo i primi 80m per l'ultima volta sono riuscito a stare bene sui piedi. Ho utilizzato questo momento tattico per risvegliare le mie dita in modo da avere un buona presa per i successivi 200m. Tutti quelli che almeno una volta hanno arrampicato su ghiaccio conoscono bene quell'euforia divina che ti prende quando le dita si scongelano per la prima volta.

Allora si va! La qualità del ghiaccio era buona e le mie lame, affilate come un coltello, penetravano abbastanza profondamente da rassicurarmi. Finalmente ero riuscito a lasciare alle spalle la spiacevole formazione di ghiaccio e a raggiungere il passaggio chiave a circa 180m. Ma prima che riuscissi a prepararmi per la sezione strapiombante è arrivata una scarica di ghiaccio, che per un attimo mi ha bloccato lasciandomi completamente rigido. Click... Geri stava facendo cadere del ghiaccio dall'alto.

Ok, tutto bene, ma adesso me ne vado in tutta fretta. Mi sovrastava un tetto di ghiaccio di tre metri, ma sono riuscito a schivarlo arrampicando a destra. Era ripido, dannatamente ripido. Lo sguardo verso il basso sentiva la libertà. Vita, vera ed onesta. I miei ramponi entravano il ghiaccio chiaro come un cristallo. Ho lavorato, un colpo dopo l'altro, finché il ghiaccio è diventato meno ripido. Gli ultimi 50m erano poi soltanto di V grado. In cima ho raggiunto gli ultimi raggi di sole. E' stato bello sentire come più punte ora mordevano il ghiaccio. Ero in cima, completamente bagnato, ho piantato le piccozze nell'erba, ricevuto il complimento dell'amico. La felicità è rimasta per poco in quell'ambiente alpino, un vento gelido è arrivato, siamo tornati alla base lungo il Höhkarsteig.

Il mio bilancio: 19 anni dopo la prima salita da parte di Josef Steinbacher e Hans Zlöbl in 8 ore, il 12 gennaio mi è riuscita la prima salita in solitaria della super classica "Supervisor", senza dragonne e l'aiuto di mezzi tecnici in 1 ora e 40 minuti.

Ringrazio la mia famiglia e i miei amici. Ringrazio anche il mio amico Gerald Zussner che ha scattato delle grandissime foto. E un ringraziamento speciale va ai miei sponsor Lowa e Haglöfs per il materiale di prima categoria.

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