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Jasemba Campo Base 5200m
Photo by arch. Anthamatten
Preparando la piattaforma per la tenda C2 a 6500m
Photo by arch. Anthamatten
Simon sale terreno misto a 7100m sul Jasemba.
Photo by arch. Anthamatten
Jasemba, Hook or Crook (VI, 1550m, 90°, M5), Simon & Samuel Anthamatten e Michi Lerjen 10/2009
Photo by arch. Anthamatten
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Jasemba Parete Sud-SudEst per Simon & Samuel Anthamatten e Michi Lerjen

26.11.2009 di Planetmountain

Intervista a Samuel Anthamatten dopo la prima salita della parete sud sud est dello Jasemba, Nepal lungo la via Hook or Crook (VI, 1550m, 90°, M5).

Alle 14.30 del 29 ottobre gli svizzeri Simon Anthamatten, suo fratello Samuel e Michael Lerjen-Demjen hanno raggiunto la cima dello Jasemba (7350m), in Nepal. Il terzetto ha impiegato quattro giorni a salire in stile alpino una importante via nuova sulla parete sud-sudest e, dopo essere sceso a 6900 per un altro bivacco, il giorno successivo ha raggiunto il campo base.

Lo Jasemba è stato salito per la prima volta nel 1986 da un team giapponese, nel 2004 un team sloveno ha salito la parete SE e la cresta sud, mentre nel 2007 i sudtirolesi Hans Kammerlander e Karl Unterkicher hanno salito la cresta sud. Le tre guide di Zermatt, tutte attorno ai 25 anni, hanno dovuto dar fondo a tutta la loro esperienza maturata nelle Alpi, in Patagonia e Himalaya per salire la nuova linea Hook or Crook (VI, 1550m, 90°, M5). In questa breve intervista, Samuel ci fornisce ulteriori dettagli.

Jasemba - perché questa montangna? E che sfide vi ha proposto?
Durante una visita a New Rock, il nostro sponsor principale, Romolo Nottaris ci ha tirato fuori una foto della montagna. Una piramide perfetta con una linea perfetta. Era chiaro che questo sarebbe stato il prossimo progetto. La sfida dello Jasemba è legata alle alte difficoltà tecniche abbinate alla quota.

Quando avete scelto la linea? Quali sono state le difficoltà e, soprattutto, come è stata la discesa?
La linea lungo la ripida parete SSE ci è apparsa evidente sin dall'inizio. Oggettivamente parlando poi è anche la più sicura. Abbiamo salito ripidi tiri di ghiaccio, seguiti da ripide e molto interessanti creste di neve. A 7000m abbiamo raggiunto a una barriera di roccia alta 150m, con sezioni verticali fino al V grado. Dopo i tiri di roccia, gli ultimi tiri di ghiaccio verticale ci hanno tolto tutte le ultime energie, mentre la parte finale lungo la cresta sommitale è stata una faticosa camminata nella neve. Una volta in cima abbiamo avuto poco tempo a disposizione, quindi abbiamo iniziato subito la discesa lungo la via di salita. Abbiamo dovuto usare tutta la nostra esperienze per fare le 25 calate in doppia: cercavamo di lasciare meno traccie possibili, e per questo abbiamo fatto le calate dalle soste su Abalakov. Ciò nonostante siamo stati costretti a lasciare un segmento di un bastoncino da trekking, una picozza, alcuni dadi ed un chiodo.

La salita è stata fatto in stile alpino. Raccontaci di più del vostro stile alpino sullo Jasemba.
Il nostro obiettivo era salire questa linea da sogno nel modo più pulito possibile, è per questo che ci siamo acclimatati su un'altra montagna. Dopo aver salito i 6300m del Dzasampatse eravamo ben acclimatati fino ad una certa quota, sfortunatamente non potevamo acclimatarci in maniera più efficace perché non c'erano montagne più alte nelle immediate vicinanze. Così, dopo due giorni di riposo, siamo andati a perlustrare la base della parete e abbiamo depositato il nostro materiale. Eravamo pronti per il nostro tentativo a-vista, e abbiamo avuto successo. Non abbiamo utilizzato né corde fisse né ovviamente ossigeno supplementare.

Raccontaci dell'avventura di partire verso l'ignoto, in stile alpino
Naturalmente una prima salita è sempre un'avventura più grande rispetto ad una linea già salita. Finché non sei in cima non sai mai se la via è fattibile oppure no. La parte più difficile è stata trovare un posto per bivaccare, ma siamo stati molto fortunati, abbiamo trovato un fungo di neve a 6500m e a 6900m un altro fungo di neve in un crepaccio.

Cinque giorni in parete. Qual è stato quello più difficile? Avete mai pensato che la cima fosse impossibile?
Il giorno della cima è stata certamente il più difficile. Tutto il nostro ottimismo di raggiungere la cima è scomparso per incanto sotto la barriera di roccia - le ripide placche con fessure verticali non erano proprio invitanti...

Spesso il moderno stile alpino equivale a poca attrezzatura. Quale criterio avete utilizzato nella scelta del materiale?
Il primo e più importante criterio è stato essere i più leggeri possibile. Siamo fortunati perché i nostri sponsor producono attrezzatura di prima categoria. Come Guide Alpine siamo consapevoli che tutto il materiale dev'essere efficiente e, allo stesso tempo, sicuro. L'importante su queste montagne è avere sempre un asso nella manica, così hai sempre sufficienti riserve per tornare sano e salvo al campo base.

Puoi dscriversi la vostra cordata...
Ci conosciamo da quando siamo bambini, quindi siamo un team che funziona molto bene assieme.

Alcuni dicono che l'alpinismo degli Anthamatten è un pò pazzo ;-) Ci avete mai pensato?
Fino ad ora nessuno c'è l'ha mai detto direttamente. E' sempre difficile giudicare le salite degli altri, alla fine dei conti non ci sono altre persone, lì sul posto, per giudicare quello che stai facendo. Io e mio fratello lavoriamo sia in inverno sia in estate come guide alpine e quindi siamo abituati a mettere la sicurezza al primo posto.

Su Hook or Crook, quanto vicini eravate al vostro limite?
Con questa salita abbiamo dovuto applicare in maniera efficiente tutta la nostra esperienza maturata nelle Alpi e in Patagonia, Canada ed Alaska. Si può arrivare al limite, l'importante però e non andare mai oltre.

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