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Riccardo Scarian sul 18° tiro (8b) di Masada
Photo by arch. R. Scarian
La parete est del Sass Maor
Photo by arch. R. Scarian
Riccardo Scarian sul 18° tiro (8b) di Masada
Photo by arch. R. Scarian
Masada, Sass Maor, Dolomiti
Photo by arch. R. Scarian
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Masada al Sass Maor: prima libera per Riccardo Scarian

02.11.2009 di PlanetMountain

Intervista a Riccardo Scarian che il 27/10/2009 ha salito la seconda parte della via Masada sul Sass Maor (Pale di San Martino, Dolomiti) realizzando la prima libera del tiro croux per il quale propone il grado di 8b.

Vi avevamo appena raccontato di “Skyluke for Alex”, la nuova via aperta quest'estate sulla Cima Canali da Riccardo Scarian e Luca Boninsegna. Ora, ancora sulle Pale di San Martino e ancora a firma di “Sky” Scarian, è arrivata anche la prima libera di Masada, la bellissima via aperta nel 2001 da Marco Canteri, Davide Depaoli e Samuele Scalet sulla parete est del Sass Maor, di cui lo scorso febbraio Rolando Larcher e Fabio Leoni hanno compiuto la prima invernale. Scarian ha liberato il tratto del 18° tiro, nella seconda metà della via, che restava ancora in arrampicata artificiale proponendo il bel grado di 8b. Ma soprattutto, come lui stesso ci racconta in quest'intervista, ha vissuto un'avventura indimenticabile su una delle più belle e grandi pareti delle Dolomiti, portando a casa, dopo 4 uscite partite la scorsa estate, una bellissima libera su quella che definisce la “sua montagna”, la parete delle pareti delle Pale.

Masada, come dire un gioiello tra i gioielli del Sass Maor… da quanto ci pensavi e cosa ti ha spinto a tentarne la prima libera?
Sì, Masada è un gioiellino, come del resto quasi tutte le vie sul Sass Maor, la parete delle pareti, almeno delle Pale, ma non solo… Beh, ci pensavo già da un bel po’ di tempo, da quando fu aperta nel 2001, da allora ha avuto poche ripetizioni e tutte concordavano nel dire che era un itinerario grandioso e con eccezionale esposizione, ma tutti erano dovuti ricorrere all’artificiale per passare sul tratto chiave, sull’intenso strapiombo del quart’ultimo tiro... si disse fin da subito che poteva trattarsi di 7c! Questo mi incuriosì non poco e mi stimolò a pensare ad un tentativo, magari on sight!

Per chi non le conoscesse… puoi darci un idea della parete del Sass Maor e delle sue vie?
Fin da ragazzino per me il Sass Maor è stata “La Montagna”, ogni volta che andavo in Val Canali restavo incantato dalla sua imponenza e maestosità. Poi la est fa proprio effetto… Si tratta di un portentoso missile alto ben 1000m e nella seconda metà, con i suoi strapiombi gialli, è veramente inquietante. Sulla est tutte le vie sono degli autentici capolavori, mai banali. Inoltre sia gli avvicinamenti che i ritorni sono veramente lunghi.

Veniamo a Masada. 1100 metri di dislivello per 1260 di sviluppo… puoi descriverci le caratteristiche principali di quest’autentica big wall sulla più grande parete delle Pale di San Martino?
Come hai detto è veramente una big wall! La parete est del Sass Maor può essere suddivisa in due parti, inferiore e superiore, divise naturalmente da una lunga fessura obliqua denominata “banca orba” sulla quale sale la via Solleder. Diciamo che tutte le vie che partono dalla base del Sass Maor nella loro parte inferiore non presentano difficoltà tecniche elevate, arrivando al massimo al 6b/c, e anche Masada, fino a quel punto, arriva col suo tiro più duro al 6b, ma sale su roccia grigia fantastica e molto salda. Nella seconda metà però tutte le vie si fanno interessanti e l’aria sotto il c… diventa veramente tanta, le difficoltà tecniche salgono inesorabilmente, anche se la roccia in un paio di lunghezze non è più così “verdoniana”… ma tutto sommato discreta. Masada, anche se è stata aperta con parsimoniosi “eretici spit”, resta sicuramente una via alpinistica a tutti gli effetti.

Ecco gli spit... Masada è stata aperta nel 2001 da Marco Canteri, Davide Depaoli e Samuele Scalet. Cosa pensi dello stile di apertura dei primi salitori…
Credo sia stato usato un buono stile, sono andati dal basso e appunto hanno usato gli “eretici spit” solo in sosta e dove non avevano altra alternativa per proteggersi, credo vada bene… no?

E di Samuele Scalet che tanto ha fatto sul Sass Maor cosa pensi?
Di Samuele penso solo che sia un Grande Uomo, e non solo per la via accanto a Masada che ha aperto nel '64 con Giancarlo Biasin, ma soprattutto perché ha sempre vissuto la montagna con grande umiltà e infinita passione. Mi raccontava Marco Canteri, suo nipote, che nell’estate dell’apertura di Masada, quando non salivano, Samuele partiva carico di materiale e andava sulla via dalla “banca orba” slegato, compreso un tiro molto esposto e con roccia non delle migliori… ed era già ultra sessantenne!

Quali sono state le tappe che ti hanno portato a questa prima libera? E qual è lo “stile” con cui hai affrontato questo progetto, cosa ti proponevi?
Beh, come ho già detto ero molto incuriosito dal tiro chiave dato A1, volevo farci un tentativo e provarlo a vista. Così la scorsa estate finalmente si presentò l’occasione, e in compagnia di Marco e Walter partimmo… Decidemmo di omettere la parte bassa e passare direttamente a quella superiore, arrivando così al tiro chiave molto velocemente, mi concentrai e partii per il tentativo ma ahimé al terzo spit ero già appeso alla corda; provai un po’ e subito mi resi conto che non si trattava di 7c… Provai i movimenti per un'oretta e alla fine, esausto, riuscii su tutti i movimenti eccetto uno, ma lo vidi fattibile. Fattosi ormai tardi, decidemmo di proseguire, ma bastò per farmi un'idea di quel tiro, pensandolo come un 8a/+.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato…
L’unica difficoltà per questa via è che il tiro chiave si trova a 800 metri da terra e che per raggiungerlo ci vogliono tempo, compagni disposti a salire con te, meteo favorevole e molta determinazione.

Dunque è stato solo una questione di gradi?
No, non è stata solo una questione di gradi, sicuramente è stato uno stimolo sapere che nessuno era ancora riuscito a liberarlo, ma come ho già detto per me il Sass Maor è “La Montagna” e ogni volta che ci salgo sono letteralmente in estasi.

Puoi spiegarci cosa vuol dire affrontare in libera una big wall come Masada?
Trattandosi di un solo tiro duro, l’impegno è concentrato esclusivamente su di esso, quindi sul resto della via sei abbastanza rilassato, perché le difficoltà (dal 6b al 6c+) sono di molto inferiori al tiro chiave. Ma resta il fatto che il tiro è lassù, sei sul Sass Maor, non in falesia. Certo che se ne avesse avuti altri due di tiri così le cose sarebbero cambiate… e non di poco!

Ci descrivi il tiro croux?
Il tiro croux è esattamente il diciottesimo e si trova a duecento metri dalla cima, è uno strapiombo con un’inclinazione attorno ai 35/40 gradi, e sotto hai il mondo! E’ lungo una quindicina di metri e dopo i primi cinque abbastanza facili diventa veramente duro, è una sequenza di quindici movimenti intensi su tacche molto piccole, svasi e buchetti, protetto molto bene a spit (A1), ma uno è veramente duro da moschettonare.

Cosa ti ha fatto scegliere per questa lunghezza il grado di 8b?
Alla prima uscita pensavo ad un 8a+, ma dopo l’invernale dei fortissimi Rolandone (Larcher ndr) e Fabio (Leoni ndr), Rolly mi raccontò la sua esperienza su quel tiro e il dubbio che gli era sorto su quel grado probabilmente un po’ strettino. E infatti, già alla mia seconda uscita, dopo averlo provato per bene, i dubbi sono svaniti: aveva ragione Rolly! Poi, quando sono riuscito a farlo, da un po’ di paragoni con altre vie ne è uscito l’8b.

La cosa più bella della tua Masada?
Beh, sicuramente il ricordo del giorno in cui l’ho fatta! La giornata era a dir poco meravigliosa, cielo terso, colori dell’autunno e allo stesso tempo quelli dell’inverno, se guardavi in basso vedevi il rosso il giallo ocra e il verde della stagione più bella, se guardavi verso il Pradidali vedevi l’omonimo laghetto totalmente ghiacciato e tutt’intorno la neve e sopra di noi un intenso blu, fantastico! Poi quando ho realizzato il tiro ho provato un'emozione, un'energia e una felicità che mai avevo provato fino ad allora, tanto che ancor oggi non me ne spiego fino in fondo il motivo, forse perché ero lassù… sulla mia montagna.

Beh, una giornata così va raccontata per intero...
E' il 27 ottobre 2009, sono con l'amico Fabio Testa. La meteo prevede cielo terso e zero termico a 3400, però il sole in parete ormai dura veramente poco e questo è abbastanza inquietante. Comunque una chance me la voglio ancora dare, mal che vada si scende. Ci incamminiamo sul sentiero che è ancora buio, poi come d'incanto arrivano i primi raggi sulla cima del Sass Maor... è stupendo! Corriamo su letteralmente e alle undici siamo già sotto il tiro, ma ahimé il sole ci ha già salutati e fa freschetto. Cerco di scaldarmi un po', ok... sono pronto. Parto concentrato, ma purtroppo replico l'ultimo tentativo fatto con Paul un mese prima, nuovamente non trovo l'appoggio e sono giù... Fabio mi cala, sfilo la corda, riposo un po' e via si riparte... So che per quest'anno potrebbe essere l'ultima occasione e me la voglio giocare al meglio, progetto anche di saltare il moschettonaggio veramente duro... ok, let's go! Arrivo nuovamente al passo croux, con notevole sforzo cerco di estendermi il più possibile così da intravedere con la coda dell'occhio l'appoggio, questa volta lo centro, anche i movimenti successivi filano alla grande fino al moschettonaggio. Qui, non so perché, cambio programma e decido di farlo... forse sentivo di star proprio alla grande. Ma subito dopo mi arriva una botta alle braccia ed iniziano ad accendersi tutte le spie tanto che non riesco ad eseguire la sequenza successiva col metodo provato finora. No...! non posso cadere qua...! Agisco d'istinto improvvisando una nuova sequenza e con quattro dinamici al limite mi ritrovo fuori da questo strapiombo sospeso nel vuoto... Subito mi esce un urlo adrenalinico e poi vengo investito da un misto di emozione energia e soddisfazione, di un'intensità tale che raramente penso di aver provato prima d'ora. Fabio si complimenta ed io altrettanto con lui. Sono veramente un metro sopra il cielo, o meglio... a mille metri dal suolo... E' fatta!

Si parla spesso nell’arrampicata di etica, di stile… com'è l’arrampicata che ti piace?
L’etica...! Per me è sinonimo di onestà, una gran bella parola, ma purtroppo non sempre praticata; ormai viviamo in un mondo dove la bugia più sfacciata regna sovrana, ed è un vero peccato... L’arrampicata che mi piace è quella che faccio per me stesso, quella che da sempre mi regala emozioni e soddisfazioni. Un bell'esempio di etica e stile è quello di Nico Favresse, semplicemente un grande.


Un ringraziamento particolare a Marco Canteri, Walter Tomas, Cristiano Simoni, Paul Loss, e Fabio Testa che hanno voluto condividere con me quest'avventura. Ringrazio inoltre Blackdiamond, Gabel, LaSportiva, Montura, Revo.
Sky

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