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Sul 20° tiro di Eternal Flame.
Sul 20° tiro di Eternal Flame.
Photo by Hinterbrandner / Huberbuam.de
Sul settimo tiro di Eternal Flame.
Sul settimo tiro di Eternal Flame.
Photo by Hinterbrandner / Huberbuam.de
Sul 11° tiro di Eternal Flame.
Sul 11° tiro di Eternal Flame.
Photo by Hinterbrandner / Huberbuam.de
La vista da Campo Base.
La vista da Campo Base.
Photo by Hinterbrandner / Huberbuam.de
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INFO / links & info:
    Eternal Flame
    Parete sud, Nameless Tower, Trango, Karakorum, Pakistan.
    Prima salita: Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Christof Stiegler, Milan Sykora, 09/1989
    grado originale: VI, 7b+, A2.
    Prima libera: Thomas & Alexander Huber 11-14/08/2009
    Grado: 7c+
    Lunghezza: 650m
    Numero di tiri: 24
    Altitudine: 6251m


    Nameless Tower
    Nameless Tower, anche conosciuta semplicemente come Trango Tower, è stata salita per la prima volta nel 1976 dagli inglesi Joe Brown, Mo Anthoine, Martin Boysen e Malcolm Howells dopo un epico tentativo fallito l'anno precedente. Mo Anthoine e Martin Boysen hanno raggiunto la cima l' 8 luglio mentre Joe Brown e Malcolm Howells sono riusciti a sbucare in vetta con tempo inclemente il giorno successivo. La via dei Britannici era stata gradata VI, 5.10 A2, 1100m con circa 80% dell'arrampicata effettuata in libera - all'epoca questa salita conteneva tratti in libera con difficoltà mai prima superate in alta quota. La torre è stata salita per la seconda volta da un team Yugoslavo, diretta da Slavko Cankar.

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Eternal Flame, Nameless Tower, la storia e l'intervista ad Alexander Huber

21.10.2009 di Nicholas Hobley

La storia di Eternal Flame e un'intervista con Alexander Huber dopo la prima libera della via che sale la Nameless Tower, nel gruppo del Trango, Karakorum

Estate 1989. Durante un intenso periodo di due mesi un piccolo team di quattro persone composto da alcuni dei migliori arrampicatori tedeschi del momento, più precisamente Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Christof Stiegler e Milan Sykora, realizza una linea nuova sui 6251m del Nameless Tower nella remota area del Trango Tower nel Karakorum Pakistano. E' il compimento di un grande progetto che avevano scoperto l'anno prima.

La prima salita si è rivelata quantomai difficile: i quattro hanno lottato duramente contro il maltempo, le nevicate e il grande pericolo di valanghe per stabilire il campo sulla spalla sud, la cosiddetta Terrazza del Sole a 5500m dove inizia la via vera e propria. Finalmente dopo sette settimane i scarponi di plastica potevano essere sostituiti con le scarpette d'arrampicata. Il giorno successivo i quattro alpinisti sono salutati da un magnifica alba. La torre si è colorata di un rosso intenso, dando l'ispirazione per il nome delle via che - come Kurt Albert avrebbe scritto più tardi - doveva anche riflettere quella motivazione incessante e quella passione folle che ardeva dentro di loro e che in qualche modo mitigava l'immenso impegno fisico.

Mentre il sole iniziava la sua salita una sezione completamente liscia, proprio all'inizio della via, oppone non poche difficoltà e, a malincuore, è stata superata con l'utilizzo dell'artificiale. Dopo aver salito i primi tiri e fissato le corde fisse il team si è riposato al campo base per due giorni per poi ripartire per il tentativo di vetta. La salita proseguiva bene lungo le perfette fessure di granito, ma poco prima della metà della parete è arrivato il disastro: Wolfgang cade dal lunhezza “Am I only dreaming” e si è gravemente ferito ad una caviglia. Più tardi, tornato a casa, il dottore 'avrebbe diagnosticato rottura dei legamenti prescrivendogli alcune settimane di riposo totale. In Karakorum, a quasi 6000m di quota, questa ferita significava sicuramente la fine della spedizione. Il team cala immediatamente Wolfgang fino alla spalla mentre tutti vivono l'angoscia della rotpunkt interrotta lì, come fosse rimasta sospesa nel nulla. Ma le cose erano destinate ad andare in maniera diversa. Mentre Wolfgang si riposa, alleviando il dolore con aspirine e ghiaccio, Albert e Stiegler decidono di proseguire verso l'alto esplorando il tratto di parete ancora vergine. Poco dopo aver superato la parte centrale della parete i due optano per un traverso verso destra, per raggiungere la via degli Yugoslavi. Poi grazie ad una arrampicata rischiosa, il 18 settembre riescono a sbucare in cima, proprio mentre i portatori stavano arrivando al campo base. Un timing perfetto per Stieler e Sykora, che dovevano rientrare in Germania. Ma non per Albert e Güllich che invece rimangono lì, visto che hanno deciso di prolungare la loro spedizione nella speranza di tentare un'ultima volta la via. I due realtà hanno un proposito pazzesco. Sognano di completare la linea ideale, di trovare su quegli ultimi 200m per la cima la loro strada del tutto indipendente dalla via degli Yugoslavi. Güllich con i legamenti rotti, Albert alla stremo forze dopo aver arrampicato per numerosi giorni senza riposo... Non c'è dubbio che il compito che si sono prefissi è a dir poco incredibile. Ma, contro ogni probabilità, i due grandi amici riescono a creare i tiri più belli di tutta la loro via, quelli appunto nella parte superiore della parete che portano verso la vetta: “You belong to me” e “Say my name” e anche il tiro chiave “Sunshine through the rain”. Arrampicando per sei giorni di fila, Albert sale i due tiri della parte sommitale in artificiale e verso la fine, dopo aver rischiato una caduta davvero pericolosa, finalmente i due raggiungono il terreno più facile che li ha portati in cima. Il loro sogno si è avverato, e con Eternal Flame hanno aperto la porta ad una nuova dimensione per l'arrampicata sportiva in Himalaya.

Il risultato era lì sotto gli occhi di tutti: 7b+ a 6000m e quattro sezioni di artificiale ancora da liberare. Insomma, un seme irresistibile era stato seminato, una sfida stimolante era stata lanciata. Così, fin da subito, Eternal Flame è diventata un oggetto del desiderio, un obiettivo ambito da alcuni dei migliori alpinisti al mondo. Ma nei successivi due decenni, per il tempo capriccioso, l'altitudine, le fessure intasate di ghiaccio, le temperature glaciali e le difficoltà tecniche della via, i tentativi si sono sempre arenati e, poi, abbandonati. Detto questo, alcuni passi importanti sono stati compiuti, come per esempio nel 2003 con il tentativo dello spagnolo Toni Arbones e gli svizzeri Denis Burdet e Nicolas Zambretti. Dopo 17 giorni in pareti il trio è riuscito a liberare i due tiri di artificiale nella parte superiore della via, ma la sezione liscia a metà rimaneva inviolata. Nel 2005 i fratelli spagnoli Iker e Eneko Pou hanno scoperto una variante difficile e boulderosa a questo 10° tiro, ma a causa del tempo inclemente anche loro sono stati costretti a ritirarsi e ad abbandonare i sogni della rotpunkt. Ormai però era soltanto una questione di tempo, e anche di fortuna, perché qualcuno riuscisse nella libera di tutti i 750m.

Estate 2009. Nell'agosto di quest'anno il tempo è finalmente maturo. Aiutati da una meteo perfetta, Alexander e Thomas Huber, due degli alpinisiti più forti, esperti e rispettati al mondo, sono riusciti a salire la torre in grandissima velocità. I due hanno raggiunto la terrazza del sole in soli sette giorni e durante una finestra di tempo strabiliante durata quattro giorni hanno compiuto la prima libera della via. Questa salita è avvenuta grazie ad una variante nuova che evita il pendolo di artificiale iniziale e un'altra variante al tiro chiave a metà che sale a destra del passaggio boulderoso e spesso bagnato liberato dai fratelli Pou. Poco dopo mezzogiorno del 14 agosto Thomas e Alexander hanno raggiunto la cima a 6251m, dopo aver salito in libera tutti i tiri superando difficoltà fino al 7c+. Dopo 20 anni, finalmente l'ultimo pezzo del puzzle finalmente è stato messo al suo posto.

L'esperienza verticale dei fratelli Huber è immensa, spazia dalle grandi vie delle Alpi e delle Dolomiti, fino a Yosemite, la Patagonia, l'Himalaya e persino l'Antartide. Al suo ritorno a Berchtesgarden in Germania Alexander ci ha detto “Chapeau al successo e all'istinto per l'arrampicata libera dei primi salitori. Questa via ha rappresentato un vero arricchimento per l'alpinismo. Con la loro "Eternal Flame" Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Christof Stiegler e Milan Sykora hanno creato la migliore e la più bella via in libera del pianeta. Siamo contentissimi di aver potuto giocare un piccolo ruolo nello sviluppo di questo itinerario.” Ora Alexander Huber ci ha concesso la seguente intervista che rivela un pò di questo fantastico successo.


Alexander Huber intervista, Eternal Flame Nameless Tower

Congratulazione Alex. In tutta onestà, avresti mai osato sognare una salita cosi perfetta?
Avevo sognato di fare questa via per tantissimo tempo. Durante tutti questi anni tanti team sono tornati a casa senza la rotpunkt e quindi quest'anno abbiamo avuto la nostra chance. A dire il vero no, non sono completamente sorpreso dalla nostra salita. Sai, a volte siamo stati in spedizioni e abbiamo dovuto aspettare a lungo e siamo tornati a casa a mani vuote, altre volte invece le cose sono andate liscie. Questa volta è stato cosi, siamo stati fortunati, era fantastico, straordinario. Ma la prossima volta, chi lo sa?

Quali sono le cose più difficili da affrontare?
Certamente la cosa più difficile è avere tutti i requisiti necessari per una salita. Devi essere in forma per la via, devi avere una buona esperienza di alpinismo nelle Alpi, tutto dev'essere organizzato bene e, non per l'ultimo, devi avere fortuna con il tempo. Poi quando sei lì, devi credere in te stesso, nelle tue capacità, e spingere...

La via risale al 1989...
Quello che mi ha impressionato di più è stato il loro istinto innato per trovare la miglior linea su tutta la montagna. In particolare gli ultimi tiri sono dei gioielli, l'opera di un genio...

Quanto è importante per te aver liberato una via aperta da questi climbers?
Kurt Albert e Wolfgang Güllich sono sempre stati i nostri eroi dell'arrampicata libera. Per noi è un onore essere un po' legati a loro dalla libera di questa via.

Eternal Flame è situata tra i 5000 e 6000 metri e supera difficoltà fino al 7c+. Quanto conta essere un arrampicatore sportivo, e quanto alpinista, per salire questa via?
La via di per sé è abbastanza sicura perché la roccia è molto compatta, ma certamente non è da definirsi una “via plaisir”. E' una via lunga e impegnativa, dove devi sapere bene come piazzare le protezioni veloci. Direi che le difficoltà tecniche di arrampicata sono molto più importanti di quelle legate alla sfera alpinistica: la Nameless Tower non è una montagna complessa, non devi navigare dentro ghiacciai difficili o attraverso pendii dove le valanghe sono in agguato. Detto questo, la montagna raggiunge i 6251m quindi devi acclimatarti in maniera giusta, devi sapere come reagisce il tuo corpo a queste quote, quando puoi accelerare e spingere, e quando invece è più saggio rallentare o tornare indietro.

Avete salito la via in quattro giorni, scendendo ogni sera alla spalla. Perché non avete usato il portaledge?
Per noi era molto più semplice calarci alla Terrazza del Sole e il mattino seguente risalire con le jumar fino al punto più alto... bivaccare nei portaledge in parete è molto più dispendioso.

Puoi immaginare che un giorno qualcuno salirà la via in giornata?
Vedendo le difficoltà puramente tecniche direi che questo non è un grande problema. Ma su una via come questa i fattori esterni giocano un ruolo enorme, come le temperature oppure le colate d'acqua. Il che significa che riuscire o meno è soprattutto una questione di fortuna...

Avete aggiunto delle varianti alla via. Puoi pensare che il tiro di “Eternal Burning” nel suo stato originale possa essere mai salito in libera?
No, la riga di spit di Eternal Burning è semplicemente impossibile. Abbiamo scelto di aggiungere varianti perché è importante non salire sempre la linea più dritta, ma quella più logica. Non bisogna salire con i paraocchi ma sfruttare quello che offre la parete.

Qual è lo stile dei fratelli Huber?
Quello che è importante per noi è salire in rotpunkt tutta la via come team. Ogni tiro in libera, entrambi. Entrambi abbiamo salito la via in libera dall' 11 al 14 agosto e siamo riusciti a salire la maggior parte dei tiri a-vista. Quei pochi dove non siamo riusciti li abbiamo saliti in rotpunkt al secondo tentativo.

7b+, A2 a 6000m nel 1989. Quanto si è evoluta l'arrampicata sulle big wall dell' Himalaya in questi due decenni?
Ovviamente l'arrampicata ha continuato ad evolversi in Himalaya, ma non nella stessa misura delle Alpi o dello Yosemite. Quello che Kurt Albert e Wolfgang Güllich sono riusciti a fare con Eternal Flamme ha portato le cose ad un livello sconosciuto, molto più “avanti” rispetto alla nostra rotpunkt di oggi. Detto questo, sono convinto che Eternal Flame è la via in libera più difficile in Himalaya e nel Karakorum.

Güllich e Albert sono andati al Trango nel 1988, hanno liberato la via degli Yugoslavi e sono poi tornati un'anno dopo per salire Eternal Flame. Tornerete anche voi per creare qualcosa di nuovo su quelle pareti?
Dal nostro punto di vista abbiamo salito la via migliore, la linea migliore su tutta la montagna quindi non ritorneremo. Lì fuori ci sono semplicemente troppe altre montagne interessanti.

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