Eiter e Puigblanque sono i re del Rock Master 2009
L'austriaca Angela Eiter ha vinto il suo quinto Rock Master, lo spagnolo Ramòn Julien Puigblanque invece ha centrato la sua quarto trofeo ad Arco. Con questa vittoria raggiungono i record dei miti Lynn Hill e Francois Legrand.
A volte i campioni ti commuovono. E mai come questa volta è stato
così. Perché il Rock Master è sempre una conquista, nulla è scontato e
nulla può essere lasciato al caso. Qui bisogna arrampicare con il
cuore, con la testa e con la forza. Bisogna crederci fino alla fine. E'
così che Angela Eiter ha scalato l'impossibile classifica risalendo
fino a ri-prendersi questo Rock Master. E' con la forza e una
progressione innarrestabile che Ramon Julian Puigblanque ha mantenuto
la testa della classifica vincendo alla grandissima. Per Angela è la
quinta vittoria del Rock Master per Ramon la quarta. Entrambi
raggiungono il top dell'albo d'oro affiancandosi a due mostri sacri
come Lynn Hill e François Legrand. E questo dice tutto anche sulla loro
grandezza!
Questo è stato il Rock Master delle sorprese che ha
unito, nello spazio di un mattino, le grandi delusioni alle più grandi
emozioni che solo lo sport ad altissimo livello sa dare. Angela Eiter
era quarta dopo la prova on-sight di ieri. Davanti aveva la francese
Charlotte Durif, la straordinaria coreana Ja-Jin Kim ma soprattutto
Johanna Ernst, la connazionale appena 17enne che dall'anno scorso l'ha
spodestata dal trono di regina vincendo tutto quello che c'era da
vincere, compreso il Campionato del mondo. Ieri la Ernst era stata
l'unica a salire davvero regalmente fino al top della via. Dunque in
questa seconda prova sulla via “lavorata”, chi poteva puntare qualcosa
sulla Eiter?
La risposta è arrivata dopo che in campo erano già
scese la francese Caroline Ciavaldini, la giovanissima meranese
Alexandra Ladurner, la svizzera Alexandra Eyer, la tedesca Juliane Wurm
e la slovena Maya Vidmar. Ormai si sapeva che la via era da subito
complicata soprattutto nella traversata che chiudeva la prima parte.
Era difficile ma anche bellissima quella traversata. Solo la Ciavaldini
l'aveva interpretata benissimo ma poi non aveva avuto la forza di
proseguire. Meno bene era andata alle altre. Compresa la Vidmar, alla
vigilia una delle pretendenti al podio, che è addirittura caduta più
bassa dell'esordiente Ladurner. Insomma, anche se nessuna s'è
risparmiata la bella lotta che quel traverso imponeva, la speranza di
vedere cosa c'era sopra si esauriva sempre di più. Poi, appunto, è
scesa in campo Angela Eiter. E da subito si è capito che sarebbe stata
lei a puntare su se stessa.
Eiter in versione lottatrice ha
sofferto, spinto, rischiato e ha trovato il bandolo di quel traverso
davvero perverso. E poi si è lanciata verso l'alto in una cavalcata che
il pubblico ha vissuto come una liberazione. La Eiter, spinta dagli
applausi, è andata altissima quasi fuori dal grande tetto ad onda
spendendo fino all'ultimo briciolo di forza. E' stata grande, come
immenso è stato il saluto che il pubblico di Arco le ha tributato. Ci
sono ancora, sembrava dire la Eiter. E l'infortunio che mi ha tenuta
fuori per un anno ormai è dimenticato. Sì, è stato commovente ritrovare
questa campionessa.
Ancora nessuno lo sapeva, ma quell'emozione
alla fine sarebbe stata ancora più grande. Dopo la Eiter, è la slovena
Mina Markovic a scendere in pista. E' quasi uno spareggio perché le due
sono appaiate al 4° posto insieme all'altra slovena, Nataljia Gros. La
Markovic innesta davvero una progressione super ma cade toccando
proprio la presa che invece aveva tenuto la Eiter prima di terminare la
sua corsa. Poi c'è l'inattesa débacle di Natalija Gros, la terza
slovena in gara, pure lei vittima dellla traversata malefica. Ma è
ancora dopo che succede quello che nessuno si sarebbe aspettato. Ancora
devono correre la Durif, la rivelazione Kim ma soprattutto la
straordinaria Ernst.
Intanto parte la prima sezione della gara
maschile. La via è lunghissima. Sono 60 movimenti e nessuno riesce ad
intuire chi potrà davvero andare fino alla fine, se non gli eterni
duellanti, il basco Patxi Usobiaga e il catalano Ramòn Julian
Puigblanque che con il top della prima giornata comandano la
classifica. Oltre, naturalmente, ad Adam Ondra il ragazzino terribile
che è al 3° posto provvisorio e che nella prima manche on-sight è
arrivato ad un soffio dalla fine della via. I pronostici sono tutti per
loro. Ma già da subito è Jorg Verhoeven ad andare con una straordinaria
corsa veramente altissimo. L'olandese ieri era andato ben al di sotto
delle aspettitive di tutti: solo 12°. Oggi però sembra ritornato ad
essere il campione che tutti conoscono, quello che ha vinto la Coppa
del mondo 2008. O forse è la via che è troppo facile...
Naturalmente
non è così. Su questa corsa che ti massacra pian piano togliendoti un
po' alla volta lucidità e forze, uno dopo l'altro cadono tutti, quando
ancora il viaggio è lontano dalla fine. E' una sorte che tocca
all'ucraino Valeriy Kryukov, al tedesco Thomas Tourpon, ma anche al
varesino Flavio Crespi che però dimostra di star ritrovando forma e
condizione dopo la lunga assenza dalle gare per infortunio. Cade anche,
ben prima di quanto facesse sperare la sua solita travolgente corsa, un
campione e guerriero di mille battaglie come Tomás Mrazek. Preceduto
nella stessa sorte, e alla stessa altezza, dal francese Romain
Desgranges e dallo sloveno Klemen Becan. A differenza dello svizzero
Cédric Lachat che ingrana una delle sue solite inattese performance
andando quasi a prendere il punto più alto toccato da Verhoeven, cosa
che per poco non riesce anche all'austriaco (scatenatissimo) Jakob
Schubert.
Insomma sembrava andare tutto come previsto, e ormai
si attendeva solo il terzetto di testa quando è arrivata la bomba David
Lama. La corsa del 19enne fuoriclasse austriaco è stata da subito
travolgente. Un vero treno che ha trovato il modo di “riposarsi” a metà
via incastrandosi, spalle alla parete e faccia al pubblico, sotto al
grande tetto. Un vero miracolo da cui è ripartito con una progressione
che ha fatto balzare in piedi tutto il pubblico. Altro “riposo”
incastrato in stile “uomo bicuneo” nel passaggio tra le due pareti, e
poi via ancora fino al volo finale con il pubblico tutto in piedi ad
accogliere il suo ritorno in terra. Grandioso!
E' così che è
arrivato il gran finale. Quello con i primi tre della classifica
maschile e femminile che alternativamente sono scesi nell'arena per
conquistare il podio. Ma la pressione di una gara come il Rock Master
era pronta ancora una volta a giocare il suo ruolo. Così la francese
Charlotte Durif cade sempre lì, in basso, nella fossa delle Marianne
del traverso. Dal canto suo Adam Ondra inizia una corsa travolgente e,
a velocità supersonica, supera in un baleno tutti i passaggi. E' uno
spettacolo vederlo salire! Poi però, quando tutti lo pensano già
predistinato al top, cade, proprio lì dove è volato anche Lachat.
Dall'altra parte tocca Ja-In Kim che, da come passeggia su quel crux
che ha fermato tutte, sembra destinata al cielo. Ma non è così: la
coreana si ferma all'inizio della grande onda, ben aldisotto della
Eiter e della Markovic.
Va tutto o quasi contro pronostico,
insomma. Così quando parte Usobiaga nessuno crede a quello che vede: il
campione del mondo ha appena iniziato la via quando gli scivola un
piede e cade. Anche lui come la Durif ha perso il treno per il podio.
E' già incredibile così, ma il massimo arriva quando anche a Johanna
Ernst succede l'impensabile: la campionessa del mondo viene giù dopo
pochissime prese, lì dove nessuna aveva sbagliato. Anche lei è fuori
dal podio, anzi come Usobiaga precipita al 7° posto. Mentre ormai la
Eiter è d'oro precedendo di un niente la Markovic.
Quando parte
Puigblanque nessuno sa più cosa pensare e soprattutto cosa ancora
aspettarsi, fuorché lui che corre con la solita leggerezza saltando e
volando da appiglio ad appiglio. Una danza fatta di forza ed eleganza
che tra le ovazioni del pubblico arriva lontanissima, quasi a prendere
la catena di fine via. Poi c'è solo il tripudio di un pubblico che lo
proclama ancora una volta il re di Arco.
Finisce così il 23°
Trofeo Rock Master. Con Charlotte Durif e Cédric Lachat al 4° posto,
Ja-In Kim e Adam Ondra al 3° , Mina Markovic e David Lama al 2°, e
con Angela Eiter e Ramon Julien Puigblanque che arrivano al top
dell'albo d'oro del Rock Master ma anche della felicità e della
commozione. Una commozione che sicuramente un po' avrà toccato anche
Leonardo Di Marino e Donato Lella, i tracciatori delle magnifiche vie
di gara. Hanno rischiato molto con queste vie davvero durissime, ma
alla fine hanno avuto ragione loro: la gara è stata davvero molto
bella.
Ma è ancora presto per dire la parola fine alla grande
maratona del Rock Master: c'è ancora il Duello del Trofeo Ennio
Lattisi, e bisogna aspettare il pomeriggio per chiudere lo spettacolo.
Così nell'ormai classico ed esaltante duello uno contro uno riservato
ai primi quattro del Trofeo Rock Master, Lachat conquista la finale
battendo Puigblanque mentre Ondra batte Lama. Nella finalina invece è
Puigblanque che dopo una corsa esaltante ha la meglio proprio di un
soffio su Lama. Ma lo sprint più emozionante è sicuramente quello del
testa a testa per l'oro dove, dopo un recupero prodigioso, Ondra cede
di pochissimi centesimi la vittoria a Lachat. Nel duello femminile
invece è la Kim che vince battendo la Eiter in finale, dopo che la
Markovic aveva conquistato il bronzo contro la Durif.
Tutto
questo è successo al Rock Master in una delle gare più belle,
emozionanti, imprevedibili ed incredibili che si siano mai state
disputate ad Arco. Tutto questo hanno visto, vissuto, applaudito i
10.000 spettatori del mitico Climbing Stadium. Anche loro uno
spettacolo nello spettacolo che non mancherà di rinnovarsi il prossimo
anno per un appuntamento che già si annuncia unico: lo specialissimo
Rock Master che si disputerà dal 16 al 17 luglio 2010 come prova
generale per gli IFSC Climbing World Championships che Arco ospiterà
nel 2011. Come dire che la Città di Arco continua ad essere il Centro
del mondo dell'arrampicata sportiva!









