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Il nevaio centrale che porta sotto il muro sommitale
Photo by arch. Luca Maspes

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Morteratsch Est, prima salita per Maspes, Panizza e Turk

28.03.2009 di PlanetMountain

Il 21 marzo Luca Maspes, Emanuel Panizza e Christian Turk hanno effettuato la prima salita della parete Est Sud Est del Morteratsch (3751m) nel Gruppo del Bernina lungo una via che hanno chiamato “Il grande freddo”.

Nell'ultima giornata dell'inverno, forse la più fredda, Luca Maspes, Emanuel Panizza e Christian Turk hanno salito una delle ultime pareti vergini del gruppo del Bernina, la Est Sud Est del Morteratsch (3751m). I tre hanno impiegato 13 ore per l'andata e ritorno dal rifugio Boval con temperature che durante la salita hanno toccato -25 °C, appunto “Il grande freddo” che ha dato il nome alla via. La sola parete misura 600 metri con difficoltà tutte su ghiaccio, misto e tratti di roccia scadente ma ben incollata dal gelo, su cui sono stati usati 5 friends, chiodi e qualche nuts.


Morteratsch Est, il grande freddo
di Luca Maspes

La Est del Morteratsch fa parte di quelle pareti mai salite ancora presenti in gruppi montuosi “fuori dai giri” come quello del Bernina. E' una delle tante in una lista di “prime” che si tramandano di anno in anno, interessando solo chi è malato di lasciare la propria traccia in terreni mai toccati da nessuno. Quando ti piacciono le vie nuove, la parete interamente vergine per me è un “must”, di qualsiasi cosa sia fatta.

La roccia qui era un granitoide tutto rotto che solo il gelo è riuscito a tenere insieme, forse per questo neanche i “pionieri” di allora avevano preso in considerazione di salire di lì. Con un po' più di caldo mi immagino quanto scarichi quella parete, per cui era da provarci quando il primo giorno di primavera coincideva anche con il giorno più freddo dell'inverno. :-)

Siamo saliti per 7 tiri di corda “lunghi” alternati ad un tratto in conserva ed i primi 100 metri slegati per goulotte di ghiaccio, in totale circa 600 metri di sviluppo. Avevamo con noi poco materiale (5/6 friends, 6 dadi, 10 chiodi da roccia, 4 viti da ghiaccio), sulla linea in centro parete solo una deviazione sotto il grande muro perché per tirare su diritti di materiale ce ne vuole di più e poi, con questo freddo, diventava fastidioso resistere in sosta per più di mezz'ora...

Il freddo era “molto freddo” (davano -10° a 2000 metri, cioè 1500 metri più sotto a dove scalavamo), ben attrezzati ma sempre poco sensibili mani e piedi, abbiamo scalato qualche tratto senza guanti solo nel tiro più roccioso e in un breve tratto sul primo muro...

8 ore per la sola parete, 3 ore di avvicinamento dal rifugio Boval per una cengia (1 doppia attrezzata alla fine) che portava a costeggiare sulla destra il vallone sotto la parete (vigilato a sinistra dal grosso seracco del Piz Prievlus).

Luca Maspes

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