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Meditazioni africane.
Meditazioni africane.
Photo by Alessandro Beber
"Le hanno definite Dolomiti del Mali, questi torrioni di arenaria rossa bruciata dal sole, ed in effetti hanno un che di familiare nella loro prepotente verticalità."
Photo by Alessandro Beber
 Elio Gemmi sulla via Pujos all'Hombori Tondo, Mali.
Elio Gemmi sulla via Pujos all'Hombori Tondo, Mali.
Photo by Alessandro Beber
Accampati sotto all’Hombori Tondo
Accampati sotto all’Hombori Tondo
Photo by Alessandro Beber
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Mali verticale

Il racconto di un viaggio di arrampicata in Mali alle Aiguilles du Garmi, meglio conosciuto come Mano di Fatima, a cura di Alessandro Beber.

Recarsi in Mali ad arrampicare può sembrare un'idea un po'stravagante per l'alpinista medio e una destinazione anomala per una spedizione agguerrita: per le temperature comunque calde dei mesi più freschi, che obbligano a rifuggire il sole come vampiri, per la logistica non proprio agevole e… per tutta un'altra serie di verità inconfutabili,che però non tengono conto di un'alta pressione stabile che rimanda a inizio estate qualsiasi perturbazione, di un potenziale per l'arrampicata impressionante per qualità e quantità, oltre all'esperienza"extra-alpinistica" che un viaggio in questa fetta di mondo comporta.

Lo spunto ci è arrivato da Piero Ravà, patron dell'agenzia Spazi d'avventura, che già nel 1976, agli albori della sua attività di Guida sahariana, aveva visitato questa zona ancora inesplorata. Non deve essere stato facile per lui, arrampicatore per vocazione e con alle spalle un'attività alpinistica di punta, lasciarsi alle spalle queste guglie senza poterle salire; evidentemente però una vita spesa tra i deserti d'Africa non è riuscita ad estinguere la passione per l'esplorazione verticale, nè la voglia di tornare da quelle parti… Attorno a quest'idea si è cosi cristallizzato il nostro gruppo, improvvisato eppur rivelatosi ben affiatato.

Le hanno definite Dolomiti del Mali, questi torrioni di arenaria rossa bruciata dal sole, ed in effetti hanno un che di familiare nella loro prepotente verticalità. Piantate qui, nel Sahel, in questa terra che prelude al deserto, somigliano a dei totem: pietre votive a testimonianza di un tempo più generoso, quando forse anche qui scorreva l'acqua e prosperava la vita. Queste montagne antiche sembrano sospese fuori dal tempo, austere come chi ha osservato il mondo sbriciolarsi attorno a sé, e l'orizzonte livellarsi fino ad appiattire; senza scomporsi, rimanendo ben salde sul proprio piedistallo.

Noi ci siamo dedicati all'esplorazione generale dei principali massicci, approfittandone per ripetere qualche itinerario "classico" qua e là: senza mire estreme, ma con la giusta dose di spirito d'avventura. D'altronde salire queste pareti può esser visto come un pretesto, come spesso lo è l'arrampicata… un pretesto per emozionarsi di fronte a sfondi grandiosi, tanto semplici e sconfinati da sembrare dipinti, per respirare l'aria secca e calda di una terra dove tutto è sparpagliato per necessità: le acacie come gli uomini. Ed è un pretesto anche per riflettere sul contrasto dei nostri occhi di alpinisti ammaliati da linee mai salite, con gli occhi delle genti tenaci di qui, prigioniere di una vastità che non lascia scampo, che guardano al mondo in maniera certo più essenziale e disincantata.

Via Cima Diff Bellezza
Pujos Hombori Tondo V
Mariage traditionelle Wanderdou 6a
Spigolo Nord-Est Kaga Tondo VI
BMW Suri Tondo 6b/VI, A0

GEOGRAFIA DEI LUOGHI
Situate a sud-est di Toumbouctou, nella boucle del fiume Niger, le falesie dell'Haut Gourma fanno parte di una catena arenacea intagliata dall'erosione in massicci tabulari di una lunghezza di più di 350 km, e formano praticamente la totalità dei massicci montuosi del Mali. La regione che colpisce immediatamente l'occhio dell'arrampicatore è compresa tra Douentza e Hombori e si presenta sottoforma di due settori distinti:
- Il massiccio di Hombori con le Aiguilles di Garmi: il monte Hombori, punto culminante del Mali con un altitudine di 1150 metri, grande plateau cinturato da cinque km di falesie di 300m d'altezza, il massiccio di Barkoussou e di Walam, insieme di guglie e di picchi che offrono pareti dai 300 ai 400m, e le Aiguilles di Garmi (Mani di Fatima), le più conosciute con pareti fino a 600m.
- Il massiccio di Dyoudé e quello Boni: il plateau sospeso di Dyoudé, presenta un dislivello delle pareti dai 200 ai 400m. Il suo versante nord-ovest, all'ombra, è molto interessante e praticamente vergine. Nei dintorni di Boni si stagliano una moltitudine di piccoli massicci, guglie e pinnacoli.

STORIA DELL'ARRAMPICATA
La pratica dell'arrampicata non è nuova in Mali: già gli antichi Tellem della regione di Bandiagara, i Dogon attuali, loro successori, e gli abitanti dell'alto Gourma, arrampicavano, naturalmente con scopi molto diversi dai nostri: durante gli anni di siccità, per ragioni di sopravvivenza, per raccogliere le uova di uccelli, per costruire granai inaccessibili, per nascondere oggetti di culto, seppellire i loro morti e al fine di proteggersi dalle razzie che venivano dall'esterno. Alcune delle loro ascensioni sono di difficoltà molto engagè e rimangono ancora oggigiorno un mistero. Guy Abert si ricorda ancora dello stupore di Pujos e Perroulet quando raccontavano di aver trovato sulla cima del Kaga Tondo e del Suri Tondo, raggiunte con numerose lunghezze di 6a e discese in corda doppia, tracce di piccole coltivazioni e manufatti di terracotta!
Se alcune cime sono state raggiunte dagli Europei negli anni venti del '900, sembrerebbe che i locali ne avessero già conquistate alcune intorno al 1860, epoca in cui i fratelli Zeinda del villaggio di Walli arrampicavano per cercare uova di avvoltoi sulle diverse cime. Altre ascensioni a scopo scientifico sono state fatte negli anni '50, ma sicuramente sono state delle guide alpine francesi ad avere iniziato realmente ad arrampicare in queste regioni, con lo spirito di scoperta e ingaggio tipico degli anni'70. Da allora l'evoluzione è stata naturale, fino alle prime aperture dall'alto che sono iniziate verso il 1996. Attualmente la regione delle Aiguilles di Garmi è la più frequentata e offre il maggior numero di vie per la sua vicinanza e facilità d'accesso; ma la regione è immensa, e il serbatoio di falesie e pareti sembra inesauribile: moltissimo resta ancora da fare in materia di vie sportive, classiche aprendo dal basso e dall'alto, ma ancora di più resta da scoprire.

ARRAMPICATA E ROCCIA
La roccia sedimentaria è un'arenaria compatta di ottima qualità. Il tipo d'arrampicata su queste montagne ricorderà allo scalatore l'arrampicata su dolomia. La grande varietà delle vie per quanto riguarda lunghezza, difficoltà, filosofia e anni d'apertura (classiche-moderne), fa della regione di Hombori uno degli spot arrampicatori più interessanti d'Africa, e luogo dove il principiante classico, così come l'arrampicatore che ha voglia di stirarsi gli avambracci trovano magnifiche linee (attualmente esistono più di 150 vie di tutte le difficoltà).
Per arrampicare nei settori qui descritti (Aiguilles du Garmi, Massiccio di Hombori, massiccio di Dyoudé) una valida alternativa è entrare dal Niger (volo su Niamey) passando per Gaò: i chilometri sono inferiori e la pista è più "gratificante", in quanto si costeggia e poi attraversa il fiume Niger. La stessa Gaò, antica città carovaniera, merita una sosta. Per informazioni più dettagliate è possibile rivolgersi direttamente a Spazi d'Avventura.

LE VIE
Si tratta di una piccola scelta di itinerari di media difficoltà che possono dirsi delle classiche dell'alpinismo Maliano, che abbiamo scelto per illustrare alcune delle guglie più significative: il gruppo di Torri denominato "Mano di Fatima" e l'enorme tronco mozzato dell'Hombori Tondo. Entrambi i massicci sono di facile accesso dato che si affacciano direttamente sulla pista principale che collega Bamako a Gaò, e rappresentano quindi una buona possibilità di approccio all'arrampicata in una zona vastissima e di scarsa documentazione. Tutti le vie qui presentate hanno il vantaggio di svolgersi per la gran parte su pareti in ombra, fattore da non sottovalutare a queste latitudini. C'è da dire che, una volta "orientati" e presa un po' di confidenza, ci sono centinaia di vie da ripetere e almeno qualche migliaio di linee ancora da salire.

Alessandro Beber, Guida Alpina

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