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Fessure offwidth sulla via degli sudafricani, Torri del Paine, Patagonia
Fessure offwidth sulla via degli sudafricani, Torri del Paine, Patagonia
Photo by Ben Ditto
Sean Villanueva e Ben Ditto si preparano a salite la via degli sudafricani, Paine, Patagonia.
Sean Villanueva e Ben Ditto si preparano a salite la via degli sudafricani, Paine, Patagonia.
Photo by Ben Ditto
In cima alla Torre Centrale del Paine, Patagonia
In cima alla Torre Centrale del Paine, Patagonia
Photo by Ben Ditto
La bellissima linea della via degli sudafricani che prende il grande cammino sulla Parete Est della Torre Centrale del Paine, Cile. Salito per la prima volta nel inverno 1973/74, ora è stata liberata a 7b+.
La bellissima linea della via degli sudafricani che prende il grande cammino sulla Parete Est della Torre Centrale del Paine, Cile. Salito per la prima volta nel inverno 1973/74, ora è stata liberata a 7b+.
Photo by Ben Ditto
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Paine South African Route, intervista con Favresse, Villanueva e Ditto

13.02.2009 di PlanetMountain

Intervista a Nicolas Favresse, Sean Villanueva e Ben Ditto dopo la prima libera della via dei Sudafricani sulla parete est della Torre Centrale del Paine in Patagonia.

Tre giorni fa abbiamo pubblicato la notizia della prima libera della via dei sudafricani sulla Torre Centrale del Paine, in Patagonia. Finora sapevamo soltanto che per “liberarla”, Nicolas Favresse, Sean Villanueva e Ben Ditto nei 13 giorni trascorsi in parete avevano affrontato alcune tra le sezioni di arrampicata in libera più sorprendenti della loro carriera. Ora questa straordinaria linea, aperta tra il 1973 e il '74 è la prima che sale completamente in libera la parete est. Riguardo poi alle difficoltà incontrate l'espertissimo trio suggerisce un grado complessivo di 7b+.
Ma per chi volesse saperne ancora di più ecco che, tra steak e feste a Puerto Natales, i tre hanno trovato il tempo di rispondere alle nostre domande.

FREE SOUTH AFRICA, EAST FACE OF CENTRAL TOWER, TORRES DEL PAINE, CILE.
Intervista a Nicolas Favresse, Sean Villanueva e Ben Ditto

Complimenti ragazzi. Dopo la prima salita nel 1973/74 questa via non è quasi mai stata ripetuta. Come mai avete scelto proprio questo obiettivo?
Quando abbiamo salito "Riders on the Storm" tre anni fa siamo stati molto attratti dalla linea aperta dai sudafricani. E' certamente una delle linee migliori e più logiche  che salgono la Est della Torre Centrale. La via percorre un enorme diedro che taglia letteralmente la parete a metà. E' una linea così sorprendente che ci è rimasta impressa nella mente. Avevamo sentito di gradi attorno all' A3 e A4, di fessure sottilissime... quindi non eravamo per niente sicuri di riuscire a passare in libera, così abbiamo deciso che per scoprirlo dovevamo solo provarci. La Parete Est della Torre Centrale è molto ripida, lunga ed estetica. Dalla nostra esperienza su "Riders" sapevamo già che la parete offre un granito di qualità eccezionale oltre a incredibili possibilità di arrampicare in libera...

Come avete trovato la via?
L'unica informazione che avevamo era una breve descrizione per email e uno schizzo su una foto. L'abbiamo trovata lunga e sostenuta. La via segue una serie di bellissime fessure e diedri e propone dei tiri in libera che si sono dimostrati davvero stupefacenti. Inoltre è abbastanza pulita: ci sono soltanto due spit. Ma in compenso abbiamo trovato molte vecchie corde fisse lasciate in parete (non soltanto sulla via dei sudafricani) da altre spedizioni. Ne abbiamo portate giù il più possibile... qualche centinaio di metri. E' un peccato che i climbers lascino queste immondizie in parete. C'è da aggiungere che la maggior parte delle corde era sulle placche iniziali che condividono la partenza con altre vie, quindi non si sa chi le ha abbandonate lì.

Qual'è la vostra opinione sulle corde fisse e qual'è quindi il vostro personale codice di comportamento quando arrampicate?
Direi che se fai molto uso di corde fisse questa è la tua strategia e non c'è niente di male, sempre però se poi fai tutto il possibile per portarle giù dalla parete. Qui però sembrava che gli arrampicatori non avessero neanche tentato di toglierle. Se si considera il piccolo numero di salite sulla est e sulle Torri e la quantità di corde vecchie ancora appese in parete, sembra una pratica sorprendentemente diffusa quella di abbandonarle le corde in loco. Da quello che siamo riusciti a vedere, ci sono ancora molte corde su "Golazo" e su "La linea de locura". Era davvero fastidioso salire attorniati da tutto questo cordame: le corde vengono battute e rovinate dalle intemperie e dal tempo, ma non spariscono! Siamo più che grati di poter godere di questo incredibile ambiente, e troviamo che sia estremamente importante lasciare meno tracce possibile del nostro passaggio. Portare giù le corde vecchie ci è sembrato quindi un piccolo sforzo extra, paragonato alla soddisfazione che abbiamo avuto vedendo la parete più pulita.

Come potresti paragonare questa salita con le vostre altre esperienze in Patagonia?
Il meteo non è mai stato bellissimo in nessuno dei 13 giorni trascorsi in parete, ma allo stesso tempo il clima era abbastanza buono da consentirci di scalare quasi ogni giorno. Faceva freddo e ha anche nevicato, ma ci ha bloccati nei portaldges soltanto per 2 giornate - questo è abbastanza buono per la Patagonia! Alcuni dei tiri nella parte alta sono stati difficili da trovare in condizioni ottimali per l'arrampicata in libera: nelle fessure c'era ghiaccio e neve e acqua che colavano. Dopo la cima abbiamo dovuto quindi aspettare un paio di giorni in più per liberare 3 tiri e anche quando l'abbiamo fatto abbiamo dovuto incastrare le mani nelle fessure ancora incrostate di ghiaccio, aumentando così le difficoltà...

Cosa ci potete dire della salita del 1973? la via è stata aperta 7 anni prima che nascesse Nico per esempio...
Mentre salivamo ci siamo resi conto di quanto impressionante fosse stata quella salita. Abbiamo persino trovato delle sottili corde in canapa! Ma quello che ci ha impressionato di più era quanto avevano lasciato pulita quella linea, come l'avessero salita con così pochi spit e chiodi. Anche per gli standard attuali è rara una prima salita con così pochi spit.

Quindi come avete affrontato la via?
Abbiamo stabilito due campi nei Portaledge. Il primo sopra il 10° tiro (lo Shattered Pillar) dove siamo rimasti per 7 giorni. Il secondo al 17° tiro, il Boening Ledge, dove siamo rimasti fino alla fine. Stimiamo i due tiri più difficili attorno al 7b+/5.12c. Il primo è un faticosissimo diedro ad incastro di dita. Il secondo è un passaggio tipo boulder in parete aperta con un incredibile buco a cristalli. Abbiamo aggiunto uno spit a mano per proteggere questa variante che sale un po' di lato rispetto alla linea originale dell'artificiale. Dall'ottavo tiro fino in cima, l'arrampicata è ripida e sostenuta, solitamente attorno al 5.11 e mai sotto il 5.10+. In generale le protezioni sono buone su delle belle e sottili fessure. Uno dei passaggi che ci ha impegnato di più è stata una mega sostenuta e anche molto “runout” fessura offwidth che abbiamo protetto un un Camelot #6. Le altre difficoltà erano ovviamente legate al clima in Patagonia e al duro lavoro di trasporto del materiale e alla difficoltà di vivere in parete.

Come avete superato il famoso King Swing, il pendolo che aveva permesso ai primi salitori di raggiungere i grandi diedri a metà parete?
Per passare quella sezione chi aveva ripetuto in precedenza la via aveva aggiunto due 2 buchi, noi invece abbiamo scoperto una variante, il nostro 15° tiro, protetto dall'unico spit che abbiamo piantato...

Spesso vi siete recati in Patagonia per ripetere vie. Non siete interessati a creare qualcosa di nuovo?
Siamo attratti dall'arrampicata in libera e liberare una vecchia via artificiale ha ancora molti elementi di esplorazione e avventura. Oggi la maggior parte delle linee più belle sono già state salite in artificiale ed è sia la linea, sia l'idea di libera, che ci affascina di più. Liberare una via di cui non sappiamo se può essere salita in libera è molto vicino alla sensazione di aprire una via nuova.

Eravate in 3. Un numero perfetto?
Se ci si diverte, c'è avventura e spirito di esplorazione in parete, allora il numero diventa irrilevante!

Cosa non potete fare a meno?
Un Camelot numero 6, strumenti musicali e grandi cojones!

E questi dove vi porteranno prossimamente?
Abbiamo sentito parlare bene di una Yosemite valley tutta da scoprire su Marte ;-)

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