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Cerro Riso Patron Central NE
Photo by arch. Ragni Lecco
Un'immagine della costa con indicato il possibile punto di imbarco.
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Hielo Continental: la spedizione dei Ragni di Lecco al termine della traversata

06.02.2009 di PlanetMountain

In queste ore Hervé Barmasse, Giovanni Ongaro e Daniele Bernasconi hanno concluso la loro traversata dello Hielo Continetal Sud raggiungendo il Fiordo Falcon. Ora sono in attesa dell'imbarcazione che li deve prelevare. Fallita invece la salita del Pilastro Nord del Cerro Riso Patron per le condizioni disastrose del ghiacciaio che peraltro ha reso molto difficoltoso raggiungere il Fiordo stesso.

Doveva essere la traversata dello Hielo Continetal Sud con tappa sull'inviolato Pilastro Nord del Cerro Riso Patron, un immenso missile alto 1700m. Doveva, perché la spedizione di Hervé Barmasse, Mario Conti, Giovanni Ongaro, Daniele Bernasconi ha incontrato una sorpresa che nessuno si aspettava. Quando, il 4 febbraio scorso Barmasse,  Ongaro e  Bernasconi dopo 4 giorni di difficile traversata sono finalmente arrivati al Riso Patron si sono resi conto che la montagna era... inscalabile. Ovvero, come spiega Alberto Pirovano, presidente dei Ragni di Lecco che con la famiglia Rocca ha organizzato la spedizione: “Il versante salito da Ferrari, Lombardini e Spreafico nel 1988 non c'era più!”.

“Ma le sorprese non sono finite certo qui”, continua Pirovano che è in stretto contatto con il team, “Al posto del grande pendio ghiacciato i tre hanno trovato una seraccata invalicabile e inoltre l’intera  montagna si è trasformata in un isola decadente al centro di un groviglio di seracchi e crepacci. Pare quasi un braccio di mare congelato in un momento di burrasca; impossibile avvicinarsi alle pareti...”.

Arrivati a questo punto l'unica chance che rimaneva ai tre era cercare altre possibili linee di salita. Ma dopo aver circumnavigato la montagna si sono dovuti arrendere all'evidenza: l'accesso alla parete è risultato se non impossibile estremamente rischioso tanto tormentate e stravolte sono le condizioni del ghiacciaio. Restavano due soluzioni. O ritornare sui propri passi fino al al Paso del Viento e quindi a El Chalten. Oppure continuare con l'idea originale che contemplava, dopo la salita del Riso Patron, la seconda parte della traversata dello Hielo Continental Sud fino al Fiordo Falcon. Una traversata che, come gli appassionati della Patagonia sanno, non è certo una passeggiata. Basti dire che si tratta della terza calotta glaciale del mondo dopo Antartide e Groenlandia e che per buona parte è ancora inesplorata.

Visto però che almeno questo importante obiettivo rimaneva “aperto”, la scelta è stata di continuare la traversata. Così, senza perdere il contatto con il presidente dei Ragni - che a sua volta si è coordinato con Carlos Comesana, apritore della Supercanaleta al Fitz Roy, anche lui un Ragno dal 2004 nonché profondo conoscitore di quelle zone e di quei mari visto che oltre che alpinista è stato anche un velista di fama internazionale – Barmasse,  Ongaro e  Bernasconi hanno continuato la loro avventura.

Va detto che per proseguire la traversata sono stati costretti ad abbandonare le slitte e proseguire con una sola parte del carico in spalla. Quindi con viveri e bevande “razionate”. Guadagnata la cima del grande plateau su cui poggia la piramide del Riso Patron, i tre hanno scelto una strada di discesa verso il Fiordo Falcon diversa da quella seguita sia dalla spedizione di Casimiro Ferrari del 1988, sia da quella di Jean-Marc Boivin e C. del 1982. Nel frattempo il loro compagno di spedizione Mario Conti si è attivato per anticipare il viaggio dell'imbarcazione che nei piani avrebbe dovuto recuperare i tre alpinisti tra circa 8-10 giorni. Una missione che Conti ha naturalmente eseguito alla perfezione, tanto che in queste ore sta arrivando per recuperare i tre alpinisti.

Circa un'ora fa  Barmasse,  Ongaro e  Bernasconi hanno informato Alberto Pirovano di essere giunti sulla costa del Fiordo: stanno bene e dalla loro posizione stimano che il recupero via mare possa avvenire senza grossi problemi in quanto non ci sarebbero in vista grossi  tempanos: i  pericolosi blocchi di ghiaccio che staccandosi dal ghiacciaio creano non pochi problemi alla navigazione. La situazione dunque non sembra preoccupante anche perché i tre, si sa, sono ossi duri! La prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, è il compimento della traversata.

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