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Ulvetanna, Kintanna e Holtanna, Antartide
Ulvetanna, Kintanna e Holtanna, Antartide
Photo by Expedition Antarktis
Alexander Huber impiegato sulla parete ovest del Holtanna, Antartide
Alexander Huber impiegato sulla parete ovest del Holtanna, Antartide
Photo by Expedition Antarktis
Thomas e Alexander Huber in cima a
Thomas e Alexander Huber in cima a "Eiszeit" (VII+, A4, 750m) Holtanna, Antartide
Photo by Expedition Antarktis
Eiszeit - Holtanna parete ovest, VII+, A4, 750m
Eiszeit - Holtanna parete ovest, VII+, A4, 750m
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Antartide, vie nuove per Huber, Siegrist e Richl

04.02.2009 di Planetmountain

Intervista ad Alexander Huber che lo scorso dicembre insieme al fratello Thomas, Stephan Siegrist e Max Riechl ha aperto tre vie nuove sull' Holtanna e l'Ulvetanna due semi sconosciute quanto remote e bellissime montagne dell'Antartide.

fratelli Huber, lo svizzero Stefan Siegrist e il fotografo Max Riechel sono da poco tornati da quella che hanno definito una delle più belle spedizioni della loro vita. Si tratta delle sei settimane che i quattro hanno trascorso nella Queen Maud Land in Antartide, e più precisamente sulle montagne Ulvetanna e Holtanna che con la vicina Holstind, spuntano come impressionanti missili (o come incredibili corna di pietra) per quasi 3000m sopra i ghiacci perenni. Un posto di incantevole bellezza tanto che ha letteralmente stregato anche questi alpinisti che di spedizioni sulle montagne del mondo hanno esperienza come pochi.

Motivati dalle foto e dai racconti di una spedizione norvegese del 1994, i quattro sono arrivati in Antartide verso la fine del novembre 2008 con l'obiettivo di salire delle vie nuove e con la speranza, ovviamente, di salirle in libera. Una volta arrivati in questo deserto bianco, però, si sono subito resi conto che l'incredibile freddo che spingeva la colonnina del mercurio fino a quasi -50°C, gli avrebbe reso questo sogno della libera impossibile.

Senza scoraggiarsi e approfittando di una finestra di bel tempo, il team ha salito "Eiszeit", una nuova via sulla parete ovest dell' Holtanna. La loro "Era glaciale", che tra l'altro rappresenta solo la terza salita di questa montagna alta 2650m, è in realtà il completamento del tentativo intrapreso da un team spagnolo 6 anni fa e si traduce in una big wall di 750m, 24 tiri fino al VII e tre tiri di artificiale gradati A4. Il team ha impiegato 3 giorni per preparare la prima metà della via, ed altri 3 giorni in parete, dormendo nei portaledges quando una leggera penombra li avvolgeva indicando che la notte era arrivata... infatti in Antartide in questo periodo ci sono 24 ore di luce senza divisione alcune tra giorno e notte.

Una settimana più tardi i 4 erano ancora in cima all' Holtanna, questa volta però raggiungendola lungo il pilastro nord. La loro via "Skywalk" ( VII-, 450m) è la prima via in libera su questa montagna e Alexander la descrive dicendo che "anche se le difficoltà erano abbastanza moderate, per bellezza è insuperabile ."

Poi verso la fine della spedizione è arrivata la notizia tanto sperata: un'altra finestra di bel tempo era a loro disposizione. Giusto i 2 giorni che gli sono occorsi per salire i 2931m dell' Ulvetanna lungo il pilastro nordovest. Anche per realizzare la loro Sound of Silence il team ha bivaccato in parete, nei portaledges. "La prima salita di Sound of Silence” spiega Alexander “ è stata la ciliegina sulla torta di quella che finora reputiamo la nostra spedizione più bella. Forse, visto da fuori, potrà sembrare che non siamo stati capaci di raggiungere il nostro obiettivo al 100% - ovvero una via difficile in libera in Antartide - ma con temperature di -20°Celsius il settimo grado diventa il nono e il nono diventa virtualmente impossibile... E per la maggior parte del tempo era ancora più freddo! Noi abbiamo tentato tutto il possibile, siamo riusciti a fare tutto e siamo davvero felici!"

Vista l'esperienza (davvero notevole) messa in campo, la loro descrizione del posto ci ha incuriosito a tal punto che ne abbiamo voluto sapere di più direttamente dallo stesso Alexander. Per la cronaca: durante lo stesso periodo un gruppo di militari francesi composto di Thomas Faucheur, Lionel, Francois, Didier, Dimitri, Sebastian è riuscito ad effettuare la prima salita lungo il pilastro nord dell' Holstind, la cima gemella di Holtanna: “Choundens Renard” 650m, A2/A3. Anche a loro ovviamente vanno i nostri complimenti!


Alexander Huber e l'Antartide

Alexander, raccontaci da dove è arrivata l'idea per la vostra spedizione in Antartide?
Nel 1995 ho visto le foto del norvegese Ivar Tollefsen, il primo salitore del Ulvetanna. L'estetica di queste montagne mi aveva colpito cosi profondamente che da li in poi ho sempre sognato di salirle.

Tre vie nuove. Non avreste potuto sperare di più...
In fin dei conti è stata una delle spedizioni più belle della mia vita. L'incredibile paesaggio, le montagne bizzarre, le difficoltà delle pareti - tutti questi fattori rendono queste montagne una destinazione da sogno per tutti gli alpinisti.

Vi aspettavate questa qualità della roccia?
Le montagne e le pareti sono estremamente compatte, ma la roccia è incredibilmente fragile. Però eravamo già preparato lo sapevamo già prima dai racconti dei norvegesi. In principio si riesce a salire solo lungo le fessure, perché le placche sono troppo friabili. E questo limita ovviamente anche la possibilità di salire in libera.

Che materiale avete utilizzato?
La parete ovest dell' Holtanna era stata tentata sei anni fa da un gruppo di spagnoli che erano riusciti a salire 12 tiri. Queste comprendevano un tiro sulla parete ed un tiro offwidth, entrambi protetti con spit. Nei nostri primi tiri abbiamo piantato 9 spit, soprattuto nei tre tiri artificiali a metà parete. A parte queste tre tiri domina l'arrampicata libera in fessura che diventa a tratti anche in un grande camino, da proteggere con friends. Tutte le soste sono attrezzate per le discesa.

Cose significa A4 a -20°C?
Arrampicare in artificiale con grande freddo non è un problema e non costituisce la difficoltà vera della via. La sfida invece è soprattuto salire con meno artificiale possibile perché questo stile di salita comporta essere estremamente lenti in parete...

Riesci ad immaginare che un giorno qualcuno riesca a salire queste vie in libera?
Nei tre tiri di difficile artificiale di Eiszeit la roccia è talmente friabile che non si può pensare alla libera. Le fessure sono così sottili che si è obbligati ad utilizzare prese ed appoggi fuori, sulla parete - faccio fatica ad immaginare che qualcuno riesca a realizzare una cosa di questo genere....

Quale esperienza vi portate a casa dall'Antartide?
Le montagne lì sono fantastiche! Ulvetanna, probabilmente la montagna più difficile dell'Antartide, è più difficile delle montagne in Patagonia (Torre Egger, Cerro Torre, Fitz Roy...). Da questo punto di vista è un primissimo obiettivo per tutti gli alpinisti. La via sulla parete ovest è forse la linea più impressionante che avrei potuto tracciare su una montagna d'importanza mondiale. E la cosa migliore è che non esiste pericolo di caduta sassi, seracchi, valanghe... Queste montagne sono sì difficili, ma non pericolose!

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