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Alex Honnold
Photo by David Simmonite
Alex Honnold, Parthian Shot, Burbage, Inghilterra
Photo by David Simmonite
Alex Honnold durante la sua salita di Gaia E8 6c, Black Rocks, Inghilterra
Photo by Honnold archive
Alex Honnold sulla Bachar-Yerian 5.11c, Tuolumne Meadows, USA
Photo by Honnold collection
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Alex Honnold, arrampicata di passione

29.01.2009 di Nicholas Hobley

Intervista ad Alex Honnold, il climber americano che ha fatto parlare di sé per le sue audaci salite senza corda negli States e le salite estreme sul gristone britannico.

Alex Honnold, il 23enne californiano che ha iniziato ad arrampicare in una palestra a Sacramento neanche 8 anni fa, è salito alla ribalta internazionale nel settembre del 2007 con le sue salite senza corda e in giornata delle mitiche vie Astroman e The Rostrum a Yosemite. La stesso identico trip realizzato dal suo mentore, Pete Croft, nel lontano 1987. Naturalmente queste performances hanno avuto eco non indifferente sul mondo dell'arrampicata statunitense.

Per certi versi questa accoppiata a Yosemite era semplicemente un riscaldamento per quello che lo aspettava nel suo prossimo futuro: nell'aprile 2008 Honnold ha fatto il passo successivo, salendo senza corda la fessura dello Zion, il Moonlight Buttress. E a settembre si è superato nuovamente, salendo sull' Half Dome la Regular NW Face. Ovviamente quello di Honnold stava diventando un nome da ricordare. Ma ancora molto doveva ancora accadere.

A fine 2008 i nervi saldi di Honnold sono stati messi nuovamente alla prova durante un viaggio in Inghilterra compiuto assieme agli amici Kevin Jorgesson e Matt Segal. Tra uno scroscio e l'altro di pioggia, Kevin ha salito alcune delle vie di gritstone più temute della Gran Bretagna. The Parthian Shot, New Statesman e Gaia sono solo tre di questi suoi recenti “trofei”, tutti saliti con estrema precisione e coraggio. Abbiamo quindi deciso che era arrivato il momento per capirne un po' di più...



Alex Honnold intervista

Alex, i media hanno parlato di te dopo le tue free solo di Astroman (5.11c) e The Rostrum (5.11c) a Yosemite, tutte e due salite in giornata nel 2007. Ci racconti quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato.
Le vie non sono super difficili dal punto di vista sportivo. Per me la cosa più difficile è stata staccarmi da terra e superare gli ostacoli mentali iniziali per affrontare senza corda qualcosa di così grande e sostenuto. Era la prima volta che facevo una cosa del genere. Sicuramente la cosa più difficile è stata trovare la fiducia e la carica giusta.

Poi sei andato un passo oltre con la salita senza corda di Moonlight Buttress, una delle classiche vie lunghe nello Zion.
Avevo già salito la via in stile flash un paio di anni prima, quindi sapevo di esserne capace. Mi è semplicemente entrato in testa che la volevo salire anche slegato, quindi l'ho fatto. La via è forse leggermente meno difficile di 5.12d, ma nell'ottica delle cose questo non importa più di tanto. Se sali una via di questo genere, questa è l'ultima cosa di cui ti preoccupi. I miei ricordi più belli sono gli incastri sugli ultimi tiri. Il pilastro diventa stretto, sembra più esposto e hai le mani e piedi incastrati in una fessura larga quanto le dita. E' un feeling incredibile... incredibile.

Prima avevi 'lavorato' la via 4 volte usando una corda statica. Questa perlustrazione ti ha tolto qualcosa della salita?
Certamente non mi ha tolto assolutamente nulla! Volevo salirla senza corda, l'unica maniera di farlo era di avere fiducia nelle mie capacità. Quindi l'ho provata finché mi sono sentito bene, poi l'ho salita. Mi piaceva sapere esattamente cosa dovevo fare e di farlo tutto perfettamente. Non ho mai esplorato i miei limiti a-vista senza corda e non credo di volerlo fare. Ho un sacco di rispetto per gente che arrampica così, e forse lo farò in futuro. Ma onestamente, non voglio uccidermi. Sarebbe proprio brutto se cadessi...

Ma nel settembre 2008 sei andato di nuovo senza corda sulla Regular NW Face sull' Half Dome, 500m di via con un passaggio boulder attorno al 5.12a, con molta roccia insicura.
L'Half Dome è una parete di roccia super impressionante. Il solo salire fino alla base incute già timore. Non avevo provato la via quanto Moonlight ed è stata sicuramente una sfida maggiore. L'arrampicata è più difficile: placche di granito tecnico ed insicuro, persino gli incastri nelle fessure non sono facili. E' senz'altro la salita senza corda di cui vado più fiero.

Cosa ti passa per la testa in momenti come quelli?
Sulle vie più difficili sono solitamente assolutamente concentrato. Sono "In zona" o come la vuoi chiamare. C'è grande focus, non penso a nient'altro. Invece sulle vie più facili mi diverto. Parlo, ascolto musica. Ho persino risposto ad una chiamata sul mio cellulare. Dipende quindi dalla difficoltà della via.

Ti consideri soprattuto uno che arrampica senza corda o questo è un quadro incompleto?
Sicuramente incompleto. Per la maggior parte arrampico con la corda, sia su trad sia su vie sportive. Ma non se ne sente parlare perché non sono molto bravo. Faccio delle cose slegate soltanto un paio di volte all'anno.

Di recente hai effettuato un grande viaggio di arrampicata in Inghilterra assieme a Kevin Jorgesson e Matt Segal. Non molti americani visitano l'Inghilterra, soprattutto a novembre!
So che non è la stagione giusta, ma Kevin e Matt hanno organizzato il viaggio e The North Face mi ha regalato un biglietto gratis, quindi non volevo perdere questa opportunità. Poi alla fine siamo riusciti ad arrampicare e tutto è andato bene. E' meglio andare in un posto nuovo con tempo cattivo che non andarci per nulla!

Che idea ti sei fatto del gritstone britannico?
Il gioco sul gritstone potrebbe essere descritto come una combinazione pazza di boulder highball e vie trad sportive (nel senso atletiche e anche con run out). Alla fine è uno stile di arrampicata molto figo su una roccia asolutamente buona. 

La tua lista di salite, mentre schivavi le gocce di pioggia, è davvero impressionante. Quale consideri il tuo successo maggiore?
Credo che "successo maggiore" sarebbe esagerare l'impatto di un viaggio di arrampicata. Trovare una cura per l'AIDS sarebbe un "grande successo". Abbiamo semplicemente arrampicato molto e guardato un sacco di film quando pioveva. Direi però che le cose di cui vado più fiero sono le mie "onsight" di Gaia e Master's Edge. A ripensarci, la mia salita senza corda e onsight di London Wall è la mia preferita. Ci avevo pensato per un bel po'.

Hai specificato meticolosamente lo stile della tua salita su Gaia...
Avevo visto un paio di volte il video Hard Grit e anche Dosage, dove Lisa Rands sale Gaia. Ma non mi ricordo mai queste cose. Tecnicamente è una salita flash, ma nel mio piccolo libro dove annoto le salite ho scritto che è una onsight. Questo mi basta.

Anche per noi quindi! Raccontaci com'è andata su Gaia e Masters Edge.
La mia esperienza su queste due vie è stato completamente diversa. Su Gaia non c'era magnesite ma fisicamente non è cosi difficile nel runout. Dovevo soltanto rimanere calmo e muovermi lentamente, poi non era cosi male. Su Masters Edge invece c'era magnesite su tutta la via e anche le prese erano segnate (siamo stati fortunati, l'abbiamo trovata così) quindi era come fare una via sportiva. Ma fisicamente è molto sostenuta e ho avuto difficoltà a salire fino alle protezioni. Faceva paura essere così in alto sopra il crashpad. A dire la verità non sono un grande boulderista.

Entrambe sono state salite negli anni '80...
E' davvero impressionante che all'epoca Johnny Dawes e Ron Fawcett abbiano salito quelle vie. Ho trovato le vie di John Dunne più impressionanti ancora perché mi sembravano fisicamente più difficili. Ma a prescindere da questo, è figo che questi abbiano salito vie così difficile in quel buon stile così tanto tempo fa.

Tornerai?
L'ultimo giorno sono tornato e ho salito Gaia slegato. Era un modo bellissimo per finire il viaggio: il cielo era blu, la via infuocata dal sole. Perfetto. Si, tornerò un giorno per provare gli altri tipi di roccia, magari quelle a picco sul mare o sulla lavagne in Galles. Sembra che lì ci sia una roccia unica. Ma prima vorrei arrampicare in Europa. Ho sentito che il tempo è migliore in Spagna...

Di recente sei tornato nuovamente a Yosemite. Cosa rappresenta per te la Valle?
La Yosemite Valley è vicino a casa mia, quindi ci tornerò sempre. Ma ha anche le pareti più meravigliose che io abbia visto. E' vero, non ho viaggiato molto, ma quelle pareti sono davvero impressionanti... E il tempo è imbattibile in California: puoi arrampicare al sole tutto l'anno. Il tempo è incredibile.

Chi consideri i tuoi precursori?
Sono sempre stato ispirato da Peter Croft e John Bachar. Per anni ho sentito raccontare le loro storie nella Valley. Adesso però direi che mi ispira Tommy Caldwell. E' incredibile come stia portando le difficoltà dell'arrampicata sportiva e del boulder sulle big walls. 

Big walls, arrampicata sportiva, boulder. In che direzione stai andando attualmente?
Non ho una direzione fissa, ma sicuramente sono più ispirato dalle grande pareti. Ma chi lo sa? Vedremo.

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