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Photo by Personal Gallery of Giampo

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PORTFOLIO / gallery Portfolio: In ricordo di Giampo
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In ricordo di Giampo

27.01.2009 di Roberto Iannilli

Giampiero Capoccia, Giampo per il Forum di PlanetMountain e per quello di Fuorivia, nel ricordo degli amici Loretta-Raven e Roberto Iannilli e del nipote.

Si sono lette molte sciocchezze sui giornali, parole dei soliti presentuosi dell'alpinismo sull'improvvisazione, adirittura sul bisogno di prendere assurde patenti per poter accedere al piacere di fare alpinismo, come se solo loro, gli eletti, abbiano il diritto di andare, mentre gli altri lo debbano dimostrare.

Bene, Giampiero non doveva dimostrare nulla a nessuno, lui andava perché aveva la cognizione di poterlo fare, non si improvvisava mai, era prudente, rispettoso della sua via e di qualla di chi era all’ altro capo della sua corda. Lui e Gran paradiso, un altro forumista, hanno passato una notte terribile, abbracciati in mezzo alla bufera implacabile del Gran Sasso mentre, a poco a poco, Giampo si spegneva. Il suo corpo perdeva calore e sono certo che la sua indole altruistica ha fatto sì che non si disperdesse nel vento della sella del Monte Aquila; piano piano si è trasmesso al compagno. (Roberto Iannilli)


Giampo che conosco io...
di Loretta-Raven

Non ce la faccio a scrivere niente di sensato pensando a Giampo. Però mi piace provarci. Perchè a Giampo piaceva il mio modo di scrivere e spesso mi ha invogliato a continuare a farlo, tanto che se alla fine sono riuscita a finire e pubblicare un libro è stato anche grazie a lui. Così vi mando questo scritto. Anche e soprattutto perchè sui topic a lui dedicati (tra diqua&dillà) ho letto degli interventi di persone che lo hanno definito come una persona che amava così tanto la montagna da fare di tutto, anche litigare con la moglie, pur di andarci... Niente di più falso. Niente di più lontano da quelle che era Giampiero. Mi fa rabbia la supponenza con la quale le persone pensano di poter etichettare altre persone costringendole dentro al limite angusto e statico della parola. Vorrei in qualche modo fare la mia parte per rendere giustizia al ricordo di un uomo speciale.

Le parole hanno un terribile difetto, soprattutto in questo caso: costringono in una definizione. Giampo invece non sta in una definizione. Non c’è mai stato e non credo che nessuno di noi abbia non dico il diritto ma la forza per infilarcelo dentro. Quando ho saputo che era morto ho avuto difficoltà a scrivere un saluto per Giampo nonostante io spesso abbia cercato consolazione al dolore nell'uso delle parole. Ma stavolta non è stato così. Stavolta le parole mi facevano rabbia, mi davano fastidio… erano entità "limitate", "finite", mentre Giampo è infinito. Potrei scrivere un elenco di aggettivi e poi un elenco di parole per ognuno di quegli aggettivi per spiegare senza riuscire a farlo veramente il suo senso e il suo modo di vivere quelle qualificazioni (almeno quella parte di senso e di modo che io sono riuscita ad afferrare): alpinista, montanaro, biker, intellettuale, artigiano, giacca e cravatta, marito, padre, amico, pensatore, manovale... E pur facendo così avrei sempre la sensazione di non essere riuscita a dire niente di Giampo, perché raramente come in questo caso l'intero non è la somma delle parti. Giampo non è tutti questi pezzi messi insieme.

Giampo era riuscito a trovare soluzione allo strano giochi di incastri che porta l'uno a sconfinare nel molteplice e il molteplice nell'uno. Passando dal vuoto al pieno senza farsi sconti. Ogni tassello della sua vita si incastrava perfettamente con gli altri. Niente rubava spazio a niente: equilibrio. Incredibile equilibrio. Non credo che sia stata una conquista senza fatica. Credo che Giampo ne avesse fatto uno stile di vita che cercava di mantenere e affinare continuamente: La ricerca dell’armonia. Così non era difficile vedere Giampo sorridere davvero come non era difficile vederlo malinconico, sentirlo parlare e sentirlo senza parole. Cosa cercava in quei momenti? Dove andava? cosa andava ad esplorare? dentro di sè, fuori? L'amore per lui non era solo passione, era conoscenza autentica che non si fermava alla superficie immediata delle cose, che penetrava l'apparenza. E tanto di cappello al non comune livello di cultura che aveva raggiunto e che ti regalava, senza vanto buttando una parola qua e una parola là, senza rendersi conto di quello che diceva e di quello che dava.

Questo è Giampo che conosco io: indefinibile, inafferrabile... e in fondo non me ne dispiace perché l'essere libero non si lascia intrappolare. E chi è più libero di Giampo adesso? Quello che mi auguro è che dietro alle tante parole che sono state dette e scritte per lui, comprese queste mie, alcune molto profonde e belle altre veramente prive di ogni senso, non vada smarrita la sua essenza fondamentale, quel difficile stato di equilibrio che aveva costruito riuscendo ad amalgamare tutti gli ingredienti della sua vita, tutte le sue passioni, senza lasciare che nessuna soffocasse o oscurasse l’altra.

Loretta-Raven


Zio Giampo
Ci hai lasciato così.
In maniera assurda, violenta, allucinante, incomprensibile.
Un silenzio assordante.
Senza appello.
Una morte da telegiornale per te uomo riservato e pacato.
Lo zio giovane della mia infanzia. Lo zio fico. Un mito. Un fratello maggiore.
Con la tua musica, i colori, il pallone, la montagna di capelli, la tua gioventù ribelle e 'libera' anni '70, vista con i miei occhi di bimbo.
L'appartenenza di sangue.
I tuoi occhi vivi come la tua intelligenza e la tua voglia di fare e vivere.
La tua Gabri.
Il potere che davi alla parola, al capire, all'approfondire i problemi.
I nostri capelli prematuramente bianchi.
Le tue mani d'oro.
Il rapporto con i tuoi meravigliosi figli.
Il tuo lavoro e le tue passioni...
E poi?
tuo nipote

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