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Sea change, sea change, rich and strange…
Sea change, sea change, rich and strange…
Photo by Voglino - Porporato
Dalla spiaggia spicca in modo inconfondibile la sagoma della “tartaruga”, ossia l’Isola della Gallinara, mentre le onde si infrangono in modo ritmico, con Nora che si incanta a fissarle, quasi volesse contarle tutte.
Dalla spiaggia spicca in modo inconfondibile la sagoma della “tartaruga”, ossia l’Isola della Gallinara, mentre le onde si infrangono in modo ritmico, con Nora che si incanta a fissarle, quasi volesse contarle tutte.
Photo by Voglino - Porporato

Photo by Voglino - Porporato
I gabbiani riprendono il loro volo. Li lasciamo andare. Anche Nora li guarda attenta e li lascia fare: Tanto, sa che, presto, torneremo a seguirli.
I gabbiani riprendono il loro volo. Li lasciamo andare. Anche Nora li guarda attenta e li lascia fare: Tanto, sa che, presto, torneremo a seguirli.
Photo by Voglino - Porporato
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Sulla rotta dei gabbiani

Con Annalisa Porporato e Franco Voglino Sulla rotta dei gabbiani, un percorso per scoprire il bellissimo tratto di costa ligure tra Cervo, Albenga, Finale, Capo Noli, Varigotti.

Autunno, tempo di colori tenui, sfumati nell’attesa. Questo è il momento delle ore sospese. Quel tempo in cui si liberano e s-fuggono i pensieri. Proprio come voli di gabbiani. Forse per questo vi proponiamo questo viaggio tranquillo e lento di Franco Voglino e Annalisa Porporato, due giovani fotografi della provincia di Torino.

E’ un percorso senza tabelle di marcia, tempi e cime da raggiungere. Un cammino tra borghi marinari di grande fascino che attraversa spiagge, antiche strade romane e carrugi al cospetto di un bellissimo tratto di costa ligure. Cervo, Albenga, Finale, Capo Noli, Varigotti spingendo anche all’interno sull’Altipiano delle Mànie…

Queste sono le uniche coordinate che vi diamo. Non è difficile trovarlo, non è difficile percorrerlo: è alla portata di tutti. Ma non per questo è meno bello delle nostre amate mete tra pareti e montagne. Si possono portare anche i bambini più piccoli, come hanno fatto Franco e Annalisa con Nora. Basta uno zainetto portabimbi e la voglia di lasciarsi conquistare dal volo dei gabbiani. Anche per sognare altri spazi e orizzonti.

SULLA ROTTA DEI GABBIANI
testo e foto di Franco Voglino e Annalisa Porporato

“Sea change, sea change, rich and strange…” l’epitaffio del poeta Shelley musicato dagli Shelleyan Orphan risuona nella mente davanti a questo mare ligure scintillante sotto il sole caldo di ottobre. I gabbiani prendono il volo dirigendosi verso est. Li lasciamo andare, presto li seguiremo.

Per ora, siamo a Cervo. I piedi dell’abitato sono immersi nell’acqua salata, ma il corpo principale s’inerpica sulla collina dominando i dintorni come una vedetta, retaggio di un’epoca antica quando i pirati saraceni erano più di una vaga minaccia.

Una persona passa accanto a noi trascinando, ansimante, un… un violoncello?! Subito un’altra che trascina un enorme tamburo. “E poi dobbiamo riportarli su?” chiede con un vago tono angosciato nella voce. Sulla piazzetta della chiesa non sono insoliti i concerti serali, ma tutto, dallo spartito allo strumento, dal cavo all’amplificatore, va portato a mano. Impossibile raggiungere il centro di Cervo Ligure con un mezzo a motore. Carrugi stretti e ripidi s’intersecano, svoltano, sembrano tornare indietro per poi raddrizzarsi e prendere nuove direzioni in un vero labirinto di stradine e scalinate.

Un percorso che mette a dura prova chi si muove con carrozzina o passeggino al seguito. Grazie allo zaino Rocky, ci muoviamo snelli senza alcun problema e possiamo raggiungere la piazzetta davanti alla chiesa, da cui si apre un memorabile panorama sulla costa. Più in alto, si erge il castello, sede attuale del museo etnografico. Un gatto bianco e nero ci saluta con fare ossequioso. Sarà lui il vero padrone del luogo? Ad ogni porta una piastrellina con la dicitura “attenti al gatto” lo ritrae e anche i cani sembrano farsi da parte al suo apparire.

Cervo è un borgo in cui perdersi, vagando a caso lungo gli stretti carrugi alla scoperta delle rade botteghe artigiane che sembrano quasi nascondersi, come se volessero farsi scoprire solo da chi ha la costanza di cercare.

I gabbiani volano verso est. Ci spostiamo con loro lungo la costa e approdiamo ad Albenga, la romana Albingaunum. Il centro storico è uno dei meglio conservati. Ogni angolo rivela resti romani o medioevali, a partire dalle torri che già da lontano svettano contro il cielo. Le vie attorno alla Cattedrale e al Battistero hanno un acciottolato irregolare ma il passeggino B-Light si muove con sicurezza permettendo a Nora di ammirare a modo suo le bellezze artistiche.

Dalla spiaggia spicca in modo inconfondibile la sagoma della “tartaruga”, ossia l’Isola della Gallinara, mentre le onde si infrangono in modo ritmico, con Nora che si incanta a fissarle, quasi volesse contarle tutte.

Volendo, si potrebbe percorrere a piedi un tratto della “strada romana”, ciò che resta della romana Julia Augusta che, all’epoca, era una vera e propria “autostrada” che conduceva ai domini in Francia, pardon: Gallia. La gran parte è stata con il tempo inglobata dall’attuale statale, ma questo tragitto, che collega Albenga all’Alassio del famoso “muretto”, è uno dei pochi tratti mantenutosi fino ai tempi nostri.
 
I gabbiani prendono di nuovo il volo, ma non si limitano alle spiagge e al mare. La Liguria è anche entroterra, selvaggio e rustico, ricco di profumi intensi che si mescolano nell’aria. Non fosse per quel riflesso laggiù, che tradisce la presenza del mare, sembrerebbe di essere in tutt’altro luogo. L’Altipiano delle Mànie rappresenta un percorso facile e comodo per assaggiare l’entroterra ligure. Accontenta tutti: chi non vuole far due passi più in là dell’auto, e chi vuole avviarsi in lunghe e affascinanti escursioni a piedi o in bici. La vegetazione è intricata, aspra quanto profumata. I cinghiali abitano ancora questi boschi.

Facile da trovare e facilmente accessibile a tutti è l’Arma delle Mànie, la più grande delle numerose grotte che costellano questo territorio, quasi tutte recanti segni della passata vita preistorica.

Oggi un asinello pascola appena fuori il complesso della grotta e alcuni resti lasciano intendere come il posto sia giustamente utilizzato a Natale per una sacra rappresentazione. Una zona non è visitabile poiché vi sono ancora scavi archeologici in corso, ma l’altra sezione è aperta. L’inoltrarsi all’interno è suggestivo. È come entrare in un ambiente da fiaba, dove ci si aspetta di vedere  gnomi operosi o orchi in agguato… Nora è più dell’idea dell’orco e inizia a protestare…

I gabbiani non hanno bisogno di sentieri. Tornano a picco sui borghi della costa e precipitano lungo la spiaggia di Varigotti. Le casette colorate del borgo saraceno sonnecchiano sotto il sole, respirando il vento che le rinfresca. Una pace da cui non bisogna lasciarsi trarre in inganno: una foto sul molo fa vedere come nel 2006 una terribile ondata si sia riversata sul borgo.

Dalla spiaggia sonnacchiosa e tranquilla ci si inoltra lentamente lungo i vicoletti che nascondono minuscole piazze, barche colorate tirate in secca a riposare, gatti cacciatori. Luce e colore! Un sentiero ben segnato sale alla Torre Saracena che domina il borgo dall’alto del promontorio. Prosegue, poi, lungo un bell’acciottolato e ci porta lungo il tracciato che porta fino a Noli Ligure. Una deviazione quasi all’inizio ci conduce alla medioevale San Lorenzo, una chiesetta appesa a picco sulle rocce, sospesa su un mare dal fondale dai mille colori cangianti. Da qui si respira un’aria antica eppure quanto mai attuale… L’aria della Liguria.

I gabbiani riprendono il loro volo. Li lasciamo andare. Anche Nora li guarda attenta e li lascia fare: Tanto, sa che, presto, torneremo a seguirli.

 (…) E il vento che portava il loro volo
veniva dalla terra fresco e lieve,
e l'aroma dei fiori addormentati
e la freschezza delle ore
della rugiada, e il dolce
tepore che lasciava il giorno
si diffondevano sul golfo scintillante (…)
Percy B. Shelley (1792-1892)

Franco Voglino, Annalisa Porporato
f.voglino@libero.it
www.madotao.it
 

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