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Via G. Segantini - M.te Colodri
Via G. Segantini - M.te Colodri
Photo by Giampaolo Calzà
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Nuova via sul Monte Colodri per Antonini e Calzà

02.11.2008 di PlanetMountain

Massimo Antonini e Giampaolo ‘Trota’ Calzà hanno aperto la Via Giovanni Segantini (280m, 6c+ max) sulla parete est del Monte Colodri (Arco, Trentino).

Come scrive Giampaolo Calzà, questa nuova via dedicata al grande pittore Giovanni Segantini nato ad Arco nel 1858, ha una duplice valenza: quella di omaggio all’arte del suo illustre concittadino e insieme all’arte dell’arrampicatore che vede e scova le sue vie sulla tavolozza delle pareti. Non è un caso quindi che all’ottava lunghezza la via Segantini percorra lo “Specchio delle mie brame” il mitico tiro (ormai in “disuso”) aperto da Roberto Bassi e Heinz Mariacher nell’età dell’oro della scoperta dell’arrampicata sportiva ad Arco.

Via tutta attrezzata a fix e che va ad aggiungersi alle altre grandi classiche sulla est del Colodri è stata aperta dal basso in più tentativi ed è stata completata il 19 settembre 2008.


SEGANTINI SUL COLODRI di Giampaolo Calzà

Donandoci le sue opere Giovanni Segantini ci ha donato la sua anima. Leggendo la sua biografia e ammirando i suoi quadri, i panorami di montagna, le scene di vita rurale e le pennellate di colore che parlano di lui e delle sue emozioni, mi sono reso conto dell’amore che quest’uomo, che ha vissuto una vita intensa e consacrata all’arte della pittura, provava per l’ambiente. La nascita ad Arco ha fatto sì che una parte di lui rimanesse per sempre nella nostra valle: sembra di vederlo su quelle cenge che scruta fra gli spigoli e le nicchie, lo si sente tra noi, tra la sua gente. Per questo lo abbiamo cercato nel passato per ricordarlo nel presente dedicandogli una via sulla parete del Monte Colodri simbolo di Arco e dell’arrampicata.

Ma c’è un’altra visione che ci ha accompagnato su questa via. Sfogliando la guida… anzi “il Vangelo” di Roberto Bassi “Arrampicare in Valle del Sarca“ mi sono ritornati alla mente tanti ricordi di Roberto, Manolo, Heinz Mariacher, mentre chiodavano falesie e aprivano nuove vie. Loro tracciavano quelle linee proprio come un pittore traccia con il pennello le sue tele. Forse anche noi arrampicatori, quando decidiamo di intraprendere nuove vie, potremmo definirci “artisti” difficili da comprendere. Anche noi affrontiamo le nostre tele bianche, le pareti, dove possiamo immaginare il nostro passaggio, alla ricerca della lunghezza più bella, della via più difficile.

La nostra via all’ottavo tiro percorre “Specchio delle mie brame“, la storica e famosa lunghezza aperta dall’alto da Roberto Bassi ed Heinz Mariacher. Quella è stata un’autentica visione per l’epoca e forse la via Giovanni Segantini è nata proprio da questo bellissimo tiro di placca ormai in disuso. E’ nata dal sogno di renderlo ancora vivo, di poterlo salire per toccare quelle famose prese che hanno fatto storia qui in valle. Placca vuol dire tecnica, “divertitevi climber tecnici”: la chiodatura di questa lunghezza l’abbiamo mantenuta all’originale, cioè con le stesse “distanze” di allora…

Forse ho esagerato nel raccontare la Via Segantini, forse bastavano poche parole, una relazione classica. Ma per l’occasione ho pensato a qualcosa di diverso, ora sta a voi dire la vostra, ma per farlo dovete scalare “la via” tutta fino in cima, perché lassù troverete una piccola cassetta di legno con dentro il libro di via. E’ lì che, se volete, potete scrivere un pensiero, le vostre sensazioni. Buona via Segantini a tutti!

Via “GIOVANNI SEGANTINI”
Parete est Monte Colodri
Antonini Massimo, Giampaolo ‘Trota’ Calzà
Sviluppo 280m. Difficoltà 6c+ max

RELAZIONE:
1) La partenza è la chiave di tutta la salita, forse è quella più difficile e per cominciare non è proprio il massimo; però per un arrampicatore tecnico sarà quella di più soddisfazione. Difficoltà: 6c+ Sviluppo: 35 mt.
2) Per quelli che amano buchi e tacche è la lunghezza perfetta, anche se butta un po' in fuori. Difficoltà: 6c Sviluppo: 30 mt .
3) Non dovrei dirlo, chi si loda... è la lunghezza più bella (anche se la prima non è da meno), è una scala crescente di difficoltà, per fortuna si arriva su di un piccolo terrazzino con accanto una pianta di Fico: è il momento di riprendere fiato e godersi la vista del Castello. Difficoltà: 6c Sviluppo: 35mt
4) Qui, ci siamo trovati d'avanti ad una sorpresa, in una piccola grotta troviamo un nido di rapace, tra l'altro abbastanza grande. Guardiamo e lo troviamo vuoto... per fortuna! Avevo già immaginato la scena di trovarmelo addosso mentre passavo di lì per la prima volta.... sarei stato inopportuno ad entrare in casa d'altri senza chiedere il permesso. Ritornando a noi, la lunghezza butta un po’ fuori, c’è anche un piccolo tetto però non difficile. State attenti al primo passaggio, io sono alto un metro e ottanta e se ci fossero alcuni centimetri in più... comunque grazie mamma per avermi fatto cosi, me lo dico spesso nei momenti molto lunghi. Difficoltà: 6b+ Sviluppo: 25mt
5) Se dobbiamo dare nomi alle lunghezze, questa è “la fessura“. Su un muro, che visto dal basso può fare impressione, si apre dalla metà in su la fessura; è larga pochi centimetri, quelli che bastano per aggrapparsi. Anche questo tiro butta in fuori, forse come tutti gli altri. Difficoltà 6c Sviluppo 38 mt.
6) La parete cambia, le difficoltà sono più docili, la pendenza non ci fa soffrire alla cervicale, si segue il filo di uno spigolo: un po’ seguendo la logica, un po’ lasciandosi andare. Sui primi passaggi fate attenzione perché potreste rimanere senza… appigli e appoggi: scegliete i migliori e non avrete problemi. Difficoltà 6° Sviluppo 30 mt.
7) Come dice il mio compagno di cordata, questa lunghezza è defaticante, facile spiegarvi il perché: è il tiro più facile”, fate voi. Difficoltà 5c Sviluppo 25 mt.
8) Un sogno… eccoci allo “Specchio delle mie brame“: mi ritrovo a collegare i passaggi di questa lunghezza che esisteva già, con i vecchi passaggi che avevo già fatto per la prima volta nel lontano 1986. Questo è un pezzo famoso, anzi famosissimo tra i locali di quel tempo: è una placca, la prima della valle del Sarca ad essere chiodata, ma chiodata dall’alto, espressamente per l’arrampicata libera da due famosi scalatori, Roberto Bassi e Heinz Mariacher, precursori dell’arrampicata sportiva ad Arco ma anche in tutto il mondo. Naturalmente noi abbiamo lasciato questa bellissima placca esattamente come era stata pensata dai suoi autori cioè con la stessa distanza della chiodatura. Va da sé che qui comanda la tecnica! Difficoltà 6c Sviluppo 30mt.
9) Ormai siamo alla fine, l’ultima lunghezza, anche questa come dice il mio compagno, “defaticante“; come dovremmo scrivere in una vera relazione: si segue la fessura. Difficoltà 5c Sviluppo 35 mt.

Giampaolo Calzà, Guida Alpina

Un grazie a Gobbi Sport, Arco.

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