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James Pearson durante la prima salita di The Walk of Life, E12 7a a Dyer's Lookout, North Devon, Inghilterra.
Photo by David Simmonite
James Pearson durante la prima salita di The Walk of Life, E12 7a a Dyer's Lookout, North Devon, Inghilterra.
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James Pearson durante la prima salita di The Walk of Life, E12 7a a Dyer's Lookout, North Devon, Inghilterra.
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James Pearson durante la prima salita di The Walk of Life, E12 7a a Dyer's Lookout, North Devon, Inghilterra.
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Intervista a James Pearson dopo The Walk of Life

17.10.2008 di Planetmountain

Intervista esclusiva con James Pearson dopo la prima salita di The Walk of Life E12 7a a Dyer's Lookout, North Devon, England, la via in stile trad considerata tra le più difficili se non la più difficile al mondo.

Il 29 settembre James Pearson ha effettuato la prima salita di "The Walk of Life", una via trad alta 48m ed estremamente pericolosa che sale la parete Dyer's Lookout sulle coste del Devon nel sudovest dell'Inghilterra. La salita del 22enne inglese è arrivata dopo 4 anni di sforzi durante i quali, nel suo tentativo di salire nel più puro e pulito stile possibile, ha tolto tutte le protezioni già esistenti in parete. Inoltre, James ha anche scoperto la chiave per salire la parete direttamente, aggiungendo quindi una partenza boulderosa e alquanto pericolosa.

Circa un mese prima della salita, James è sopravvissuto ad un terribile volo di 20m e alla fine è stato miracolosamente salvato dalla tenuta di un micro friend. Poi è arrivato il momento per la salita della sua vita, una salita durata 45 eterni minuti diventata il suo capolavoro: The Walk of Life. Con il grado proposto di E12 7a, questa via è ovviamente da interpretare come una delle vie trad più difficili del mondo, ma quello che colpisce oltre al grado esorbitante è la convinzione mentale necessaria per realizzarla. In questa intervista esclusiva James condivide con noi i suoi pensieri e le sue paure.


JAMES PEARSON E WALK OF LIFE

Congratulazioni James per l'incredibile salita di The Walk of Life. Iniziamo pure con la cosa che i climber odiano di più - l'enorme caduta, fermata 20m più in basso da un micro friend. Che effetto ha avuto su di te?
La caduta è stata sia positiva sia negativa, mi ha permesso di fidarmi un po' di più delle protezioni, ma mi ha davvero sconvolto, ha danneggiato la fiducia in me stesso. Non ero mai caduto da una difficile via trad ed in passato ero sempre fiducioso alla partenza di una via. Dopo la caduta invece ho iniziato a domandarmi se ero davvero in grado di salirla. Ho dovuto cercare dentro di me, esplorare me stesso prima di decidere se davvero volevo continuare con questo progetto. E rimettermi in una situazione potenzialmente letale.

Mentre lavoravi la via hai rotto alcune prese su questa roccia friabile...
La consistenza della roccia ha fatto si che la via sia diventata più difficile di quello che sarebbe potuta essere. Facevo attenzione a non mettere un peso superfluo o intenso sulle prese, e questo ha reso l'arrampicata molto più faticosa ed estenuante. Capire che c'era un'alta probabilità di rottura di una presa, e la conseguente possibilità della fine della mia vita, mi ha reso molto nervoso, aumentando la crescente barriera psicologica che dovevo superare.

Le maggiori difficoltà erano psicologiche quindi?
Si, la via è più dura mentalmente che fisicamente. E' fisicamente difficile ma in passato ho salito vie e boulder più duri. Mentalmente però è un mondo a parte rispetto a tutto quello che avevo fatto in passato: dovevo imparare a tenerle testa. Ho dovuto allenarmi molto fisicamente, ma il lavoro è stato soprattutto sulla condizione mentale, sulla quantità di tempo in cui la mia mente avrebbe dovuto essere posta sotto stress.

Quando sei finalmente partito, come ti sentivi? Sapevi quello che stavi rischiando veramente, o eri davvero convinto che non stavi rischiando niente?
Solitamente quanto salgo vie pericolose entro in uno stato d'animo in cui sono consapevole delle conseguenze di un fallimento ma non le connetto alla realtà. Su The Walk of Life invece le cose erano diverse. Credo fosse dovuto alla lunghezza delle via, e al lungo tempo in cui dovevo rimanere concentrato ma non riuscivo ad entrare in quello stato d'animo che ho appena spiegato. Mi sono trovato in una situazione terrificante, in cui ero completamente consapevole del pericolo che affrontavo.

La via si trova sulla costa, si fa solo con la bassa marea, le condizioni giuste sono difficili da trovare, il timing è importante...
Il mare era sicuramente un nemico. In ogni senso ha aggiunto difficoltà alla sfida. A causa delle maree era possibile salire la via soltanto per un breve periodo del giorno e questo spesso non combaciava con le condizioni che desideravo. L'inizio della via sembra come "insaponato" dalle onde, e acquista condizioni ragionevoli solo grazie a giornate di buon vento e zero umidità.
Il giorno in cui l'ho salita, ho aspettato il più possibile perché si asciugasse. Dal tempo speso in passato sulla via sapevo bene quando iniziare, ma lo stress quel giorno mi ha fatto perdere la percezione del tempo così quando ho attaccato il mare era troppo vicino. Questo mi ha reso apprensivo, sapevo che dovevo salire velocemente. Nei punti in cui avevo deciso di riposare ho continuato ad arrampicare, fortunatamente mi sentivo abbastanza bene. Quando invece è arrivata la stanchezza ho cercato di essere il più disciplinato possibile, per evitare di sprecare minuti inutilmente, verificando costatamene se il mio compagno Rich Mayfield era ancora OK. Una cosa che mi ha dato sollievo era l'esperienza di Rich. Ero sicuro che sarebbe riuscito a rimanere alla base oltre quanto era umanamente possibile, con il risultato che quel giorno e a quella ora sarei riuscito a salire il più a lungo possibile. Se provavo davvero, potevo quasi convincermi che il mare non era un problema, che dovevo semplicemente concentrami su me stesso.

Ad alcuni può sembrare strano che tu abbia tolto i chiodi da una via esistente...
Ho aggiunto una partenza ad una via chiamata Dyer Straits, che sale soltanto la seconda metà della parete poiché nella prima parte sale lungo Earth Rim Roamer, ossia lo spigolo di destra. Ho tolto tutti i 13 chiodi della parte superiore perché erano in uno stato terribile, non erano più affidabili. Erano messi così male che la via non era più possibile, almeno non con un livello di pericolo simile a quando era stata salita per la prima volta. Togliendo quei chiodi e salendo la via direttamente avevo la sensazione di aggiungere qualcosa di nuovo, non di togliere qualcosa. Per la cronaca, i chiodi non sono stati messi da Ian Vickers, erano stati piantati prima della sua salita di Dyer Straits da Andy Donson nel 1994, che ha concordato completamente con le mie azioni.

All'inizio comunque avevi pensato solo di sostituirli.
Si, ma velocemente mi sono reso conto che si poteva, e doveva, farne senza. I tempi e l'etica stanno cambiando, dobbiamo andare avanti e arrampicare con uno stile ancora più puro. Ritengo che i chiodi abbiano un impatto negativo sull'arrampicata tradizionale e il loro impiego dovrebbe essere evitato.

Su questo punto c'è il consenso generale
L'opinione riguardo ai chiodi sulle scogliere in Gran Bretagna varia da persona a persona. Attualmente ci sono molte discussioni su quale sia il punto di vista ufficiale per il futuro. Personalmente credo che tutti i chiodi dovrebbero essere tolti e non rimessi. Le vie sarebbero ri-salite e ri-gradate nel loro nuovo stato, ma i nomi originali rimarrebbero.

Sarebbe giusto dire che il trad di altissimo livello aspira ad un pericolo crescente?
Non saprei a cosa aspira il trad in generale o la direzione che sta prendendo, posso solo dire che, per me, le vie mi devono ispirare. La difficoltà e il pericolo di ogni via devono essere affrontati in maniera appropriata, ma finché una linea mi ispira, farò tutto quello che serve per completarla.

Tranne...
Tranne prendere rischi eccessivi. Se non credessi di essere capace di salire una via pericolosa, non la tenterei. Ma mi allenerei per diventare più forte, migliore, per salire finalmente la via.

Ci sono molte altre vie dure nel mondo, non solo le tue
Se mi ispirasse la linea di qualcun'altro, allora cercherei di ripeterla. Ma certamente non salirei una via soltanto per il suo grado o per poter dire di averla fatta.

Ultima domanda - in tutto questo, che ruolo giocano i media e i tuoi sponsor?
Fortunatamente per salire vie audaci e pericolose non sento alcuna pressione né dai media né dagli sponsor.

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