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In vetta allo Ya Chhish
Photo by arch. M. F. Riegler
Martin e il granito perfetto
Photo by arch. M. F. Riegler
sulla dodicesima lunghezza
Photo by arch. M. F. Riegler
Martin e Florian Riegler
Photo by arch. M. F. Riegler

L'alpinismo in Karakorum per i fratelli Riegler

11.08.2008 di PlanetMountain

Il tentativo dei fratelli Martin e Florian Riegler sull’inviolato Darwo Chhok (5960m, Karakorum, Pakistan). La prima traversata dello Ya Chhish (5130m) e l’esperienza della loro prima volta in Karakorum a misurarsi con un alpinismo in stile “leggero” e difficile.

ll 5 luglio Martin e Florian Riegler sono partiti per il Karakorum in Pakistan con l’obiettivo di salire la parete sud-ovest del Darwo Chhok, cima inviolata di 5960m. Un tentativo che, soprattutto per le avverse condizioni del tempo, s’è arrestato dopo circa 300 metri di salita, nonostante i due giovani alpinisti altoatesini ce l’abbiano messa tutta e in più riprese.

Questa loro prima avventura con i grandi spazi del Karakorum è finita così, senza l’obiettivo principale, ma con la consapevolezza di aver vissuto una grande esperienza che si è conclusa con la prima traversata dello Ya Chhish (5130m) realizzata in giornata.

Dal breve e conciso report che ci hanno inviato, si capisce che questo è solo un arrivederci per i due fratelli alpinisti. Come da quanto hanno scritto sul loro diario online, che vi riportiamo di seguito, ben si capisce qual è il loro sogno e lo stile dell’alpinismo che intendono sperimentare.

La prima volta dei fratelli Riegler in Pakistan
di Martin e Florian Riegler

L’undici luglio raggiungiamo il campo base, due giorni dopo il deposito sotto la parete è già pronto. Incominciamo a scalare. Tutto il giorno e anche di notte crollano le valanghe. Tirando su il saccone una sosta su viti si stacca e tutto precipita, tirando giù anche noi due. Per fortuna non ci facciamo niente e riusciamo a recuperare tutto il materiale. Nonostante questo incidente, il primo giorno riusciamo a liberare 8 tiri. Sono le dieci di notte: bivacchiamo su una piccola cengia. Martin sta male e vomita tutta la notte. Il giorno dopo continuamo la nostra avventura.

Scalare a 5000 metri è molto faticoso, sia fisicamente che psicologicamente, inoltre il saccone si incastra molto spesso nei diedri. La parete diventa sempre più ripida e non troviamo nessun posto per passare la notte. Appesi all’imbragatura proviamo a dormire. La mattina nevica. Decidiamo di scendere. Dopo 5 ore di discesa in doppia, raggiungiamo l’attacco e torniamo al campo base.

Continua a nevicare ed a piovere tutta la settimana. E anche la settimana seguente le previsioni danno tempo instabile. Riproviamo lo stesso a salire in parete. Quando arriviamo all’attacco la nostra tenda è coperta dalla neve e rotta dal peso. Proviamo a ripararla al meglio. Tutta la notte ancora valanghe. Di giorno di nuovo neve…

Finalmente c’è un breve periodo di bel tempo. Partiamo subito e proviamo a scalare sul granito coperto di neve. Arrivati a un’altezza di 300 m inizia però di nuovo a nevicare. Dobbiamo scappare un’altra volta. Aspettiamo così il bel tempo al campo base ma i giorni passano troppo veloci e la data di partenza inesorabilmente si avvicina.

Per la nostra parete non resta tempo a sufficienza e così realizziamo la prima traversata dello Ya Chhish (5130m) in giornata. Un piccolo premio di consolazione prima di lasciare il Pakistan, il 3 di agosto.

Questa parete meravigliosa non è ancora salita. Ritorneremo, visto che ci siamo innamorati della bellezza e del fascino di questa montagna.


Dal diario online della spedizione (http://pakistanexpedition08.blogspot.com)
“Arrampicare in alta quota è sicuramente molto più che arrampicare. Allo stesso tempo è avventura, esplorazione, scoprire i propri limiti, imparare ad aspettare e avere un po’ di fortuna. Abbiamo capito che la nostra visione di salire questa grande parete è molto difficile da realizzare. Siamo due fratelli, in stile alpino, senza corde fisse e portatori di alta quota... ma sappiamo che questa è esattamente la scalata che preferiamo e che vogliamo fare in futuro. Per noi la sfida più difficile è portare il nostro livello di arrampicata su queste pareti: alte, lunghe, ripide, difficili, mai salite e forse impossibili da salire nel nostro stile. Per questa volta la montagna è stata la vincitrice, ma la storia continuerà. Torneremo e ad arrampicare su questo muro. Ora è questa la nostra più grande passione, e il nostro obiettivo.”

Martin e Florian Riegler

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