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Giacomo Rossetti, alla base del fungo sommitale del Cerro Torre
Photo by arch. Salvaterra
PORTFOLIO / gallery Portfolio: Per Giacomo Rossetti
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Per Giacomo Rossetti

25.03.2008 di PlanetMountain

Il 24 marzo, mentre saliva con un compagno su una nuova via del Cornone di Blumone, ha perso la vita Giacomo Rossetti, forte ed esperto alpinista di Nave (Bs).

Giacomo Rossetti era noto per la sua grandissima passione e per le molte sue scalate. Con Ermanno Salvaterra nel 2004 aveva aperto "Quinque anni ad paradisum", nuova via sulla parete Est del 'mitico' Cerro Torre. Così lo ricorda Ermanno Salvaterra suo compagno in quella avventura.

"Cosa dire mai di Giacomo. Lo conoscevo poco ma mi piaceva. Lo stesso accadde nel 2004, quando ci incontrammo per la prima volta. Gli avevo proposto di venire in Patagonia per tentare la est del Torre. Mi disse che non ne era all’altezza, che il Torre era troppo grande per lui. Una bella cosa ma un sogno irrealizzabile. Non ricordo quali giri di parole usai per fargli dire sì, non ricordo perché forse non erano vere le cose che gli dicevo per convincerlo a dirmi di sì e soprattutto le bugie io le dimentico in fretta. Ma insistetti tanto che alla fine disse di sì. E perché lo feci! Perché mi piaceva quel ragazzo, lo trovavo semplice, spontaneo e carico di volontà. E così si dimostrò. Quando Matteo, suo compaesano, rinunciò a salire sulla est, Giacomo si caricò ulteriormente e riuscì a trasmettere quella carica che aveva addosso anche ad Alessandro ed a me. Non passava giorno che non mi ringraziasse per averlo tirato in quella storia. Mai l’ho sentito lamentarsi per lo zaino che gli segava le spalle, per il freddo che aveva alle mani, per le fatiche a tirar su il saccone, mai… Era proprio un bravo “scèt”, come dicono dalle sue parti. Quando era ora di entrare nelle porta-ledge, quando il tempo era brutto e non si vedeva l’ora di mettersi al riparo, lui era sempre l’ultimo ad aprire la porta. Rimaneva fuori fino all’ultimo per chiedere se ci serviva ancora qualcosa. A volte quasi dovevamo alzare la voce per far sì che entrasse. Ed anche tornati a casa ogni volta erano sempre quelle sue parole spontanee e sincere che mi riempivano il cuore di gioia. “Grazie èrman, grazie per avermi portato in quei posti, grazie…”
Ciao Giac, non riesco a dire altro di te anche se meriteresti di più. Sto piangendo, non mi vergogno di questo, tu meriteresti molto di più. Ciao Giac"

Ermanno Salvaterra

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