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Erik Svab su Empire strikes back
Photo by arch. E. Svab
Erik Svab su Empire strikes back
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Lovro Vrsnik su Empire strikes back
Photo by arch. E. Svab
Erik Svab su Empire strikes back
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    Dati tecnici Empire strikes back
    "L’impero colpisce ancora" è sicuramente un capolavoro e la prima storica multi-pitch di misto estremo, attrezzata e poi salita da Stevie Haston nel 2000 come risposta alle salite impressionanti dei più giovani rivali. La via è stata già ripetuta molte volte, anche se tutt’oggi poche sono le salite senza speroni. Si tratta ancora oggi di una salita fisicamente e psicologicamente impegnativa con difficoltà di: M8, M10+, M6 WI 4+. Nel corso della prima salita Stevie aveva salito l’impressionante candela sospesa che però negli ultimi anni non si è più formata e si sale ora a destra su misto e poi ghiaccio. Abbiamo aggiunto alcuni chiodi sul primo e terzo tiro, ma non si tratta di una via di misto sportivo!

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La trilogia e il misto moderno secondo Svab

05.03.2008 di PlanetMountain

Erik Švab con la salita di “Empire strikes back” M10+ in Valleile realizza, dopo la salita di Jedi Master e Illuminati, il tris delle tre vie di misto di più tiri considerate più difficili al mondo.

Il 23 febbraio scorso con la salita in libera e senza speroni della leggendaria e prima via multi-pitch di misto estremo “Empire strikes back” M10+ in Valleile (Val d’Aosta), il triestino Erik Švab realizza per primo la “trilogia”, cioè la prima salita in libera delle tre vie di multipitch estremo più difficili al mondo.

Un “tris” che si è concluso appunto con “Empire strikes back” M10+ e che è stato preceduto l’anno scorso dalla prima ripetizione assoluta e senza speroni della via “Jedi Master” M11 (Valleile, Cogne) e il secondo week end del febbraio scorso con la seconda ripetizione della via “Illuminati” M11 WI6+ (Val Gardena, Dolomiti).

Ecco il racconto di Erik dell’ultimo viaggio sull’ Impero e sulla trilogia con alcune considerazioni sull’etica del misto estremo.


Empire strikes back - I vecchi colpiscono ancora!
di Erik Švab

Ho realizzato un sogno: salire tutte e tre le vie multi-pitch di misto estremo più difficili al mondo. Erano alcuni anni che ci pensavo e che mi allenavo per questo obiettivo del quale ho parlato a poche persone, perché, ora lo posso dire, avevo paura che qualcun altro forte mix-climber ci potesse pensare... Ora mi sembra che da quando ho ripreso con le vie dure di dry-tooling dopo aver mollato le gare, la mia preparazione e tutte le vie di misto sportivo che ho salito fossero solo la preparazione per la ‘trilogia’.

Mi sono allenato specificamente, ho incrementato il mio livello sui monotiri di misto, non ho dato ascolto agli amici alpinisti ‘puri e duri’ che mi prendevano in giro perché ho passato tre inverni di fila nelle grotte in giro per l’Europa. Poi, all’inizio di questo inverno, mi sembrava che tutti i miei progetti andassero a rotoli. Prima non sono riuscito ad allenarmi, poi mi sono “ciccato” una costola e infine il lavoro in ufficio non mi lasciava tempo per riprendere l’allenamento.

Oramai so che i risultati non arrivano improvvisando, ma allenandosi per settimane, mesi e anni. Così, quando da dicembre ho potuto riprendere le sedute di dry su una bella paretina artificiale e sul mio personalissimo ice-campus (un pan-gullich per piccozze), ho capito che il livello si stava aggiustando e che ero pronto per i grandi progetti.

L’anno scorso la prima ripetizione di ‘Jedi master’ M11, quest’anno il colpaccio con la seconda ripetizione di ‘Illuminati’ M11, ovviamente mi è scattata la molla della ‘trilogia’, sapevo che Empire sarebbe stata la più facile delle tre vie, almeno sulla carta... Klemen doveva partire per il Canada (bastardo…) e io mi sono ritrovato senza un compagno decente, fino a quando sono riuscito a “raccattare” una giovane vittima, Lovro Vrsnik un ragazzo sloveno forte e ignaro di quello che lo aspettava...

Ho salito per ‘riscaldamento’ il primo tiro di Jedi M10 e poi mi sono calato sul primo tiro di Empire, dove se non stai attento ti puoi spiaccicare a terra prima di raggiungere il primo degli unici 3 spit sui 30 metri del tiro... Ho aggiunto due chiodi sulla roccia marcia e provato i movimenti: è ‘solo’ M8 ma meglio non cadere - stile hard grit. Percorso netto e uscita su candela sospesa che suona male ma regge.

Lovro mi raggiunge veloce e parto per vedere il secondo tiro. Giro di ispezione, metto i rinvii, studio i movimenti che non mi sembrano per niente facili, anzi c’è un allungo a metà tiro che ti raccomando. Al secondo giro mi esce una picca mentre sto riposando… ops. Riparto di nuovo, cerco di non sbagliare, ma la via è difficile, gli appoggi sono piccoli e c’è una bella differenza a farla senza speroni... ma tengo duro e ansimando come una locomotiva arrivo in cima sull’ultimo pezzo fragile e delicato. In sosta so di aver fatto il più. Il tiro s’è dimostrato più duro di quanto pensavo, ma nonostante tutto l’ho fatto.

Lovro mi raggiunge a fatica tirando sui chiodi ma è contento per me perché sa che mi manca ‘solo’ l’ultimo tratto di M6 e l’uscita sul ghiaccio. Ma come su ogni tiro questa via mi sorprende ancora: dopo il tettino di partenza e l’unico chiodo sul tiro, mi tocca fare 10 metri sprotetti sopra una cengia su roccia marcia, erba e neve dato che il ghiaccio non c’è, sicuramente il tratto psicologicamente più difficile e pericoloso dell’intera salita, ma alla fine agguanto il ghiaccio ed esco in cima. Fatta!!!

Mi calo e ripenso con soddisfazione a questo progetto, alla realizzazione di un sogno verticale, ma penso anche che è importante come si realizzano i propri sogni. Se vogliamo che le nostre salite abbiano un valore oggettivo, è importante seguire l’etica e lo stile migliore possibile. Per quanto mi riguarda penso che per le vie di misto moderno debbano valere le regole del gioco che valgono per le salite in arrampicata libera: le vie vanno percorse in stile “rotpunkt” per poter essere considerate ‘liberate’.

Significa salire tutti i tiri della via (o almeno tutti quelli più difficili) da primi di cordata e nel corso di un’unica salita, in stile “single push” che può prevedere anche diversi bivacchi ma non l’utilizzo di corde fisse o il ritorno a terra. Se durante la salita su uno dei tiri si cade, è permesso riprovare il singolo tiro per salirlo poi al secondo tentativo (o anche terzo, ecc.).

Per quanto riguarda il misto, lo stile oggi riconosciuto di maggior valore dalla comunità alpinistica mondiale è arrampicare senza dragonne per le piccozze e senza speroni sui ramponi, il cosiddetto “pure style”, evoluzione di una disciplina che negli ultimi anni, grazie anche alle competizioni, ha sviluppato enormemente il proprio potenziale sportivo e alpinistico consentendo il trasporto di queste tecniche anche su pareti di alta montagna.

Mi piacerebbe che quelli che in futuro si avvicineranno a questa disciplina, possano avere delle indicazioni precise e degli esempi da seguire, con le idee chiare e senza raccontare storie, soprattutto a se stessi.”

Erik Švab
CAAI - Club Alpino Accademico Italiano


Si ringrazia per la collaborazione tecnica Grivel, Montura, La Sportiva.
Per chiunque volesse contattare Erik Svab per serate e proiezioni con le spettacolari immagini della Trilogia, lo può trovare su erik.svab@servis.it

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