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Photo by arch. Gerard Pailheireit

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Gerard Pailheiret e l'arrampicata su ghiaccio

25.01.2008 di Elio Bonfanti

Intervista di Elio Bonfanti alla guida alpina francese che da sempre pratica e promuove l'arrampicata su ghiaccio.

Gerard Pailheiret è uno degli uomini simbolo del ghiaccio d’oltralpe e tra i fondatori dell'Ice Climbing meeting all'Argentière - La Bessée (Francia), uno dei meeting mondiali di arrampicata su ghiaccio più famosi e frequentati.

Gérard ha percorso un lungo tratto della storia dell’arrampicata sulle cascate e, senza ambire alle grandi ribalte e rimanendosene leggermente in disparte, ha contribuito in modo determinante alla diffusione di questa attività seguendone in modo quasi scientifico la crescita, lo sviluppo ed i futuri obbiettivi.


Una strada che secondo Pailheiret oggi inevitabilmente non può prescindere da una decisa e importante presa di coscienza ecologista assolutamente da non sottovalutare se vogliamo conservare un accettabile terreno di gioco anche per le future generazioni.


Gérard Pailheiret da dove vieni?
Sono originario di Marsiglia (sud della Francia). Ed ho mosso i miei primi passi di arrampicata nelle Calanques. Poi, verso i 14 anni ho iniziato a fare dell’alpinismo a Chamonix. E’ stato verso i vent’anni (durante il servizio militare) che ho scoperto il massiccio degli Ecrins, e mi sono innamorato delle cime dell’Oisans. In quel momento, mentre mi preparavo per il concorso per aspirante guida, ho deciso di vivere di montagna. Sono sposato con due figli e la trafila che ho seguito è stata: Soccorritore nel 1982, aspirante guida nel 1983 e guida nel 1985 .

Ti senti più guida di alta montagna, alpinista o impeccabile organizzatore?
Da quando mi innamorai della montagna mi è sempre piaciuto praticare tutte le discipline, l’alpinismo, l’arrampicata, lo sci alpinismo e… le cascate di ghiaccio che scoprii nel 1977 nella valle di Freissinieres. Da allora non ho mai smesso. Personalmente credo sia necessario, parallelamente a quella di guida, mantenere una pratica amatoriale dell’alpinismo che ti permetta di conservare intatta la passione. L’età d’oro del ghiaccio è stata al cavallo della fina degli anni '70 e l’inzio degli anni '80 quando, con il mio amico Robert Balestra, ho avuto l’opportunità di partecipare all’esplorazione del vallone del Fournel. Poi, dopo essere stati a Gavarnie e in Italia, nel 1991 ci è venuta la voglia di organizzare un grande raduno di ghiacciatori per condividere le nostre cascate con tutti i praticanti. Il comune di Argentiere la Bessée ci aiutò molto per realizzare questo progetto. Perché l’organizzazione di un evento come quello non poteva basarsi sul lavoro di un solo uomo ma sulle energie di un gruppo che lavorasse al 100% per quell’obiettivo. Un altro importante aiuto ci venne da una serie di fabbricanti di materiali tra i quali la Petzl che, dopo 18 anni, è tuttora nostro sponsor.

Perché il Meeting?
All’inizio l’obiettivo del meeting (come lo era per gli altri raduni ) era di far conoscere le proprie valli e di sviluppare l’attività sulle cascate. Poi, al momento dell‘incontro per la prima edizione, il sindaco di Argentiere ci suggerì di creare un avvenimento che si ripetesse ogni anno. La cittadina di Argentiere era devastata dal compartimento industriale della “Pechiney” e voleva, per stimolare una ricaduta economica sul territorio, convertirsi verso il turismo invernale dando di sé un immagine originale e votata verso il divertimento. Poi il meeting si è evoluto, e nelle ultime edizioni la formazione e la sicurezza hanno assunto una grande importanza per limitare al massimo il numero di incidenti sulle cascate. Infine quest’anno, per i suoi 18 anni (la maggiore età) ha avuto come obbiettivo la sensibilizzazione dei ghiacciatori verso l’ambiente perché le generazioni future possano ancora beneficiare di un ambiente montano il più pulito possibile.

Questo meeting diventa di anno in anno sempre più importante potresti dirmi il segreto di questo successo?
Il segreto della longevità di questa manifestazione è dovuto alla passione e alla motivazione degli arrampicatori locali che si mettono al mio fianco: mi danno consigli, idee ma mi sostengono anche nei tempi più duri (come nei due incidenti mortali di due anni fa, dei quali uno ad un Italiano). Gli altri motivi di questo successo sono da attribuire prima di tutto al numero di cascate che abbiamo in questa zona che possono accogliere i ghiacciatori di tutto il mondo, poi agli organismi locali che sostengono finanziariamente e umanamente la manifestazione ed infine alla presenza e all’aiuto che vengono dati dai fabbricanti di materiali.

Per Caso hai qualche numero da darmi?
Il record di frequentazione lo abbiamo registrato nel 2005 con più di 30 nazionalità rappresentate e più di 1000 ghiacciatori. In una serata di quell’edizione abbiamo anche avuto la partecipazione del grandissimo Renè Desmaison a cui nell’ occasione abbiamo tributato un commovente omaggio alla carriera. Il budget dell'Ice climbing è di circa 110.000,00 euro ed abbiamo stimato che l’attività su cascate di ghiaccio abbia una ricaduta economica sulla zona degli Ecrins pari a circa 450.000,00 euro all’anno. La pura organizzazione del meeting occupa per quattro mesi due persone a tempo pieno. Mentre, durante la manifestazione sono impegnate 40/50 persone, tra volontari e impiegati comunali. Tutti i documenti dell'evento, poi, sono tradotti e pubblicati in quattro lingue

Qualche anno addietro ho visto Daniel Dulac e François Damilano insegnare durante il meeting a gruppi di principianti. Era un fatto casuale o se si tratta di una grande apertura dall’ "alto" verso il "basso"?
L’idea era di donare la possibilità ad arrampicatori normali di incontrare e di dividere qualche momento con i loro idoli, con i più grandi della disciplina. Inoltre, desideravamo stimolare dei momenti forti e conviviali tra gli alpinisti in modo che un ideale testimone dell’esperienza passasse dalle mani dei migliori direttamente a quelle dei principianti. Tuttora durante il meeting organizziamo dei momenti formativi dove i consiglieri tecnici delle Ditte specializzate e le guide alpine locali sono impegnati ad insegnare e trasmettere quanto serve per muoversi in sicurezza sulle montagne.

Il tuo sito si apre con la frase “Una certa cultura del ghiaccio”, personalmente la trovo molto importante potresti parlarmene?
Si è una frase che ho molto a cuore perchè penso che l’arrampicata su cascata sia un attività che si apprende solo con numerosi anni di pratica. Non ci si improvvisa ghiacciatori da un giorno all’altro. In più mi auguro che i miei colleghi professionisti trasmettano questa passione con il più grande trasporto possibile. Per quanto mi concerne io cerco di farlo con il meeting, con il mio sito internet www.ice-fall.com e con i miei stages sulle cascate, cercando di dare il massimo della disponibilità a tutti coloro che si avvicinano a questa attività. Ultimamente, dando una dimensione sociale diversa ed importante alla nostra attività, insieme ad altre guide alpine, abbiamo introdotto all’arrampicata su cascate, oltre ai ragazzi dei licei, anche delle persone diversamente abili e troviamo che per loro sia un’attività terapeuticamente eccellente.

Quanti incidenti avvengono ogni anno sulle cascate nel Briançonnaise?
Ti propongo di consultare uno studio che ho fatto, sull’insieme del territorio, due anni addietro in seguito agli incidenti avvenuti durante il meeting. Questa primavera cercherò di aggiornarlo (link)

Ma tu pensi che il tuo sito abbia contribuito a ridurre gli incidenti?
In un certo modo sì. Tutte le informazioni sono convalidate da una guida e sono per principio assai affidabili. Ma bisogna tenere ben presente che i siti internet non possono essere che uno strumento di riflessione per orientare la propria scelta sulle cascate da salire, ma in nessun caso devono essere il solo elemento che ne determina la candidatura. In ogni caso ho messo online numerose schede pedagogiche da “ ripassare” ad ogni inizio di stagione (link). I siti internet se da una parte possono essere utili hanno però l’effetto "nefasto" di aumentare la frequentazione delle cascate in migliori condizioni, trasformando i pericoli che si corrono normalmente in questa attività in pericoli legati alla sovra frequentazione dei siti. Cosa che accade regolarmente in località come Ceillac.

Un piccola provocazione; ma secondo te attualmente sono gli attrezzi ad essere più avanti degli alpinisti o sono sempre gli alpinisti ad essere più avanti dei materiali?
“Un buon artigiano ha sempre dei buoni attrezzi” ed un buon ghiacciatore può arrampicare con un attrezzo qualsiasi. Sovente però accade che arrampicatori poco più che principianti volendo rassicurarsi acquistino dei materiali dell’ultima generazione credendo così di essere poi più forti di quello che effettivamente sono. E’ un errore madornale soprattutto in cascata! Per rispondere alla tua domanda ti devo quindi dire che in questo caso è il materiale ad essere più avanti rispetto agli alpinisti. Soltanto i chiodi hanno apportato veramente un cambiamento nella pratica dell’arrampicata libera su ghiaccio cambiando radicalmente la gestualità degli arrampicatori.

Veniamo alle cascate "reali", qual è la più bella cascata del Briançonnaise?
La più bella cascata deve sicuramente essere molto bella, rinomata, difficile, selvaggia ed accessibile ad un gran numero di ghiacciatori di medio livello e a questo proposito mi vengono in mente due nomi. Comincerei con “Il Colosso di Rodi” nel vallone del Fournel. Questa cascata è una vera salita alpina, difficile e con pericoli oggettivi che richiedono una buona pratica ed una buona conoscenza della montagna invernale. Oltretutto ha una discesa complicata e difficile da reperire. L’altra è “La forme du Chaos” a Ceillac che è magnifica ma molto frequentata. E’ la cascata che può contaminare il ghiacciatore con il virus del ghiaccio! Un giorno, Patrick Gabarrou, a cui avevo consigliato questa salita per portarci un amico, mi disse: “E’ la più bella cascata che io abbia mai fatto in vita mia”.

Tre consigli per un ghiacciatore?
Primo: apprendere lentamente senza bruciare le tappe formandosi al meglio. Secondo: informarsi sullo stato delle cascate e sulle condizioni nivo meteo. Terzo: essere sempre aggiornati sull’ evoluzione delle tecniche. Poi, un buon ghiacciatore mette molti chiodi, si protegge regolarmente e non esita a rinunciare quando non si sente in forma o pensa che le condizioni non siano buone.

La domanda che nessuno ti ha ancora fatto?
Quando appenderai le piccozze al chiodo? A questa domanda rispondo: domani non ancora... poi si vedrà…!

intervista di Elio Bonfanti

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