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Nicola Sartori su Via di testa
Photo by Andrea Gennari Daneri
Brentino - Monte Cimo
Photo by Andrea Gennari Daneri
Nicola Tondini su Via di testa
Photo by Andrea Gennari Daneri
Nicola Sartori su Via di testa
Photo by Andrea Gennari Daneri
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Tre vie nuove sul Monte Cimo per Sartori & Tondini

07.01.2008 di Andrea Gennari Daneri

Nicola Sartori e Nicola Tondini hanno aperto e liberato tre vie nuove sul Monte Cimo (Brentino, Val d’Adige). Vola via (8 tiri, max 8a+), Gioco di equilibri (5 tiri, max 7c+) e soprattutto Via di testa (6 tiri, max 8b+, 7c obb.) ovvero tre super vie d’arrampicata con la “formula” (Nic)2…

E’ ufficiale: la nuova formula italiana è (Nic)2, la formula esplosiva che risulta dalla combinazione di Nicola Sartori e Nicola Tondini, entrambi guide alpine ed entrambi di Verona. Due fuoriclasse, senza dubbio, ma con backgrounds molto diversi: talentuoso arrampicatore sportivo Sartori, al punto di arrivare a una quinta piazza in Coppa del Mondo ai tempi di Rabotou e Glowacz; più profondamente alpinista Tondini, portatore di un’etica molto rigida e gradatamente sempre più collegata ad un alto livello d’arrampicata.

Aiutati dalla vicinanza di una stupenda parete come quella di Brentino - Monte Cimo, i due hanno saputo catalizzare la loro compresenza in diverse vie aperte e liberate insieme, con uno stile sempre più definito e sempre più severo. Gli ultimi tre prodotti, tracciati sulla parete principale e più frequentata della spettacolare bastionata di ottimo calcare che sovrasta la Val d’Adige nel tratto che va da Affi ad Ala, sono tre capolavori di altissima difficoltà, destinati a diventare dei paradigmi del genere e, nel caso della incredibile “Via di testa”, anche un challenge per i più forti di tutto il mondo.

Stiamo infatti parlando di una via con quattro tiri di ottavo, di cui uno di 8b e uno di 8b+… con un obbligatorio reale di 7c; cioè tratti valutabili 7c boulder tra una protezione e la successiva. La cosa più affascinante è che questo risultato è stato ottenuto scalando in libera dal basso durante l’apertura; facendo boulder, cioè continuando a precipitare, a volte per giornate intere, sulla stessa sequenza e provando i passaggi con lo stesso spirito di chi di solito ha un crash pad anziché la corda per proteggersi.

Nessuna fretta quindi. Nessun bisogno di uscire in poco tempo dalla via. L’importante, per Tondini e Sartori, è passare in libera e piazzare un cliff o qualche altra diavoleria solo nel punto in cui si andrà a piazzare un fix col trapano. Ecco allora voli epocali di 15 e più metri, protetti col secchiello, i guanti e tanta dinamica, risucchiati nel vuoto verso il rombo dell’autostrada che corre sul fondovalle. Una, dieci, mille volte, con il dubbio, logico e persistente, che fosse tutto inutile. Cioè che alla fine, quando tutta la roccia della via fosse stata esplorata e preparata per una adrenalinica ripetizione, alla fine risultasse impossibile per i due apritori.

Perché i due Nic non hanno mai considerato, neanche per un momento, la possibilità che la storia di “Via di testa” potesse concludersi senza una loro rotpunkt. La via non sarebbe quasi esistita senza una liberazione di tutti i tiri. Per questo, malgrado ci abbiano chiamato per le foto prima di riuscire a liberare la via, tutto è rimasto congelato per la pubblicazione fino al giorno che almeno uno dei due fosse riuscito a portare a casa puliti tutti i tiri.

Il primo tiro, “solo” 7c, era entrato subito, tanto che lo usavano ormai come riscaldamento di lusso, venticinque metri obliqui e strapiombanti con due pronunciate pance a canne. Poi, i due tiri “monster”, quelli che hanno fatto più penare, con i loro appigli vaghi, i monoditi da spallare e i biditi dentro cui cambiar mano; in alto, un paio di “quisquiglie” placcose di 8a e uno splendido 7b con tutta la valle aperta a destra verso il Brennero e le protezioni qui veramente chilometriche, vietato cadere in parecchi punti, perché non ci sarebbe dinamica al mondo a garantirti dall’urto violento.

Tondini ha chiamato il giorno della liberazione di “Via di Testa” il “giorno del fuoriclasse”, il giorno di Nicola Sartori, in un certo senso il compendio di venticinque anni di scalata ai massimi livelli italiani, tra l’altro vissuti con discrezione maniacale e umiltà a volte anche esagerata.
Il fuoriclasse, il 25 ottobre, con un la temperatura poco sopra lo zero e il cielo velato, si è trasformato in una macchina verticale, costruita per macinare appigli senza pensare e ce l’ha fatta, con Tondini ad incitare e a ripassargli le sequenze, non si sa mai che scordasse qualcosa. Sartori ricambierà il favore il 5 di Novembre, quando sarà Nicola Tondini a riuscire anche lui su tutti i tiri in una sola giornata, rendendo perfetta questa avventura durata due anni.

Dice Nicola Tondini: “Già ci era sembrato un sogno essere riusciti ad aprire in uno stile pulito, con delle regole precise, una via su una parete così compatta e strapiombante. Pensare di riuscire a liberare singolarmente ogni tiro ci sarebbe parso all’inizio già un grande successo. Riuscire a mettere insieme nello stesso giorno e senza errori tutti i sei tiri con quelle difficoltà … bhé, ci sembrava di sognare un po’ troppo. Ma ogni tanto, grazie all’amicizia che ci fa sognare non da soli, questi sogni si avverano.”

di Andrea Gennari Daneri
Un servizio completo è apparso su n. 60 di Pareti, attualmente in edicola

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