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Photo by arch. Meroi-Benet

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panorama verso il Lhotse e l'Everest
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Nives Meroi e Romano Benet: senza cima, ma il Makalu è stata una grande esperienza

15.10.2007 di Vinicio Stefanello

Il 14/10 Nives Meroi e Romano Benet hanno fatto ritorno al campo base del Makalu (8483m) dopo che il loro, primo e ultimo, tentativo alla vetta si era arrestato a quota 7400m per le proibitive condizioni della montagna. L'intervista a Nives Meroi.

Si è conclusa ieri, con il ritorno al Campo base, l'avventura di Nives Meroi e Romano Benet sul Makalu (8483m). O meglio, si è conclusa quella parte del viaggio che prevedeva il passaggio per la cima del loro 11° Ottomila. Sulla montagna, infatti, la salita si è fermata a 7400 metri. Perché, come scrive Romano nel diario della spedizione: “La neve era tantissima e non si trasformava minimamente: da quando siamo partiti, l’altro ieri, ho dovuto battere la traccia da principio e ad ogni passo non facevi che sfondare. Condizioni impossibili ed io ero troppo stanco per proseguire. Ce l'abbiamo messa tutta, ma niente da fare”.

Eppure anche questo viaggio senza cima è stato, come ci ha raccontato al satellitare Nives Meroi, imperdibile ed unico.


Ciao Nives, allora come state... siete abbastanza stanchi?
Sì, diciamo che siamo "abbastanzina" stanchi... E che, ahimé, questa volta la fortuna non è stata dalla nostra...

Magari invece è stata una fortuna, vallo a sapere...
La nevicata che c'è stata al nostro arrivo, e poi quelle successive, ha scombinato un po' tutto, e se vogliamo questa è stata la "sfortuna". Dall'altra, la fortuna è stata quella di aver fatto la scelta giusta, cioè di essere scesi: oggi infatti continua a nevicare. Peccato perché la valle e la montagna sono bellissime ed abbiamo vissuto un'esperienza straordinaria: eravamo completamente da soli, credo che solo le prime spedizioni abbiano vissuto un'esperienza come la nostra. Se solo ci fossero state delle condizioni migliori... però con i se e con i ma le montagne non si salgono.

Dove siete arrivati?
Abbiamo raggiunto la sella del Makalu Lha a 7400 metri. Poi da lì c'erano due possibilità: o seguire la via classica che però con tutta la neve caduta non era assolutamente in condizione, oppure (come avevamo pensato) di seguire la cresta, ma lì c'era un vento così forte che era impossibile anche solo pensare di proseguire... Vabbé, pazienza.

I primi giorni avete avuto anche la preoccupazione per il mal di montagna che ha colpito Indra, il vostro amico e cuoco
Non dormivamo la notte tanto eravamo preoccupati. Sì, sono state proprio delle brutte giornate, in tutti i sensi. Indra stava male, ed eravamo completamente bloccati: per due giorni interi non ha mai smesso di nevicare. Poi, non si poteva neanche pensare di scendere perché lui non era assolutamente in grado di camminare e, d'altra parte, la discesa era difficile, accidentata e anche pericolosa, con un tratto esposto alle valanghe. Per fortuna alla fine (finalmente) è arrivato l'elicottero militare e dopo un po' di giorni di ospedale Indra si è rimesso e per fortuna ora sta bene. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo... ma è normale, era un nostro compagno: chi non l'avrebbe fatto!

E poi ancora neve...
E noi ci abbiamo messo tutto il nostro impegno. Ma ogni volta si doveva riprendere daccapo: Romano ha dovuto pestare neve per fare la traccia dal campo base a fin dove si arrivava... Ci prendevamo 1 o 2 giorni di riposo e poi su ancora ma era tutto da rifare e ogni volta era come la prima volta. Era duro e sarebbe stato bello riuscirci anche perché sarebbe stato un premio per Romano, per ribadire il suo valore di capo cordata e di alpinista. Non solo per la sua forza fisica ma soprattutto per la sua capacità di prendere le decisioni giuste...

Quelle che si devono prendere quando si è soli con la montagna... Nonostante tutto però, mi sembra che il tuo morale sia molto alto...
Sì, nonostante tutto è stata un'esperienza particolarmente bella ed intensa. Logico che ci dispiace di non essere arrivati in cima ma qui tutto è davvero bellissimo e, ripeto, così da soli ci è sembrato di tornare indietro nel tempo. E' stato affascinante: noi, la montagna ed un corvo che ci teneva sempre sott'occhio. Bello e al tempo stesso terribile, con quella neve sempre intatta, senza nessuna traccia umana da nessuna parte.

Soli sulla montagna, con i due "aiuto-cuoco" che vi aspettavano al campo base e il corvo, dunque. Ma ho letto nel tuo diario che, oltre al corvo, hai fatto conoscenza anche con altri abitanti della zona...
Anche ieri, scendendo, abbiamo lasciato dei ricchi banchetti per i nostri amici topini...

Ora cosa vi aspetta?
Intanto ieri ci hanno raggiunto due portatori che ora stanno cercando delle pietre piatte per incidere delle preghiere di ringraziamento agli dei perchè tutto è andato bene. Poi impacchetteremo tutto e, fra due giorni (neve permettendo), iniziamo a scendere. Ci aspettano 7 giorni di trekking, e quindi il 30 abbiamo il volo da Katmandhu.

E Romano adesso cosa sta facendo?
Sta leggendo un libro che mi ero portata io... Neve, di Ohran Pamuk

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