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Chamois, piccola Perla raggiungibile solo in funivia.
Photo by Stefano Giussani
Monte Bianco: Catapultati a 3840m. La funivia che si incastra tra il ghiaccio e subito dopo i passi barcollanti attraverso una galleria buia e umida. La magnificenza dei giochi di luce all’esterno...
Photo by Stefano Giussani
La prima immagine del Cervino stile “cartolina”...
Photo by Stefano Giussani
Salutiamo Brig a bordo del Glacier Express...
Photo by Stefano Giussani
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    Le “Perle delle Alpi”
    Italia: Chamois, Nova Ponente, Feltre, Forni di Sopra, Pieve di Cadore, Racines, Sauris, Collepietra, Tires, Funes, Nova Levante. Germania: Bad Reichenhall, Berchtesgaden. Francia: Les Gets, Morzine-Avoriaz, Villard de Lans. Hinterstoder, Neukirchen, Werfenweng. Austria: Hinterstoder, Neukirchen, Werfenweng. Svizzera: Arosa, Interlaken.

    Programma SuperAlp!
    alpineawareness.net/superalp
    alpine-pearls.com

SuperAlp!, diario della traversata delle Alpi con mezzi sostenibili

07.07.2007 di PlanetMountain

Marcella Morandini racconta nel suo diario la traversata delle Alpi con mezzi di trasporto sostenibili.

Si è concluso il viaggio di SuperAlp! lungo le Alpi, una traversata dimostrativa per promuovere, valorizzare ma anche valutare la mobilità alpina "sostenibile", utilizzando sia mezzi collettivi quali il treno e gli autobus ma anche percorsi in bicicletta e a piedi.

La traversata era l'ultimo atto del progetto Interreg IIIB Spazio Alpino “Alpine Awareness” che ha realizzato, negli ultimi tre anni, azioni comuni transnazionali di sensibilizzazione del pubblico (giovani, operatori del turismo e dei trasporti, amministratori locali) sulla mobilità sostenibile.

Dal 10 al 19 giugno, il team di giornalisti che ha affrontato il viaggio è partito - dopo il trasferimento in autobus da Bolzano - dalla cittadina francese di Les Gets per poi dirigersi verso Chamonix (con una puntata panoramica sul Monte Bianco dalla "finestra" dell'Aiguille du Midi) e quindi nella valdostana Chamois. Il tour è proseguito quindi per Cervinia e da qui, con una traversata a piedi, dal Cervino al Trockener Steg, per poi raggiungere Zermatt e quindi Brig. Si è proseguito con il Glacier Express verso Arosa. Infine il ritorno a Bolzano e alla Val Venosta.

Ecco come Marcella Morandini racconta nel suo diario la "traversata sostenibile" di SuperAlp!:


SuperAlp, traversata con mezzi sostenibili delle Alpi
di Marcella Morandini

10 giugno 2007
Bolzano, ore 6.00. Gli scatoloni e il materiale sono pronti, accatastati come soldatini in mezzo al cortile. E mentre controllo per l’ultima volta di non aver dimenticato niente quasi non mi accorgo che l’autobus di supporto è arrivato, che è il momento di partire.
L’euforia della Reisefieber questa volta è striata da una vena di tensione, di senso di responsabilità per l’avventura in cui ci stiamo immergendo.
È il momento del passaggio dall’idea alla realtà, un sottile ma deciso confine che si scioglie nei primi saluti.
Comincia il SuperAlp!, traversata delle Alpi con mezzi di trasporto sostenibili che ci porterà a girare l’arco alpino per i prossimi dieci giorni, spostandoci solo con l’ausilio di mezzi di trasporto regolarmente disponibili sul territorio.
SuperAlp! comincerà davvero domani. Oggi il pullman di supporto fornito da Dolomitibus ci condurrà nella Perla francese di Les Gets, punto di partenza dell’avventura. Il viaggio è costellato da una serie di fermate in cui, uno alla volta, i partecipanti salgono sull’autobus. È una collezione di immagini, di volti, di nuovi protagonisti. Ed ogni volta si ripete il rito: saluti, presentazioni, sguardi quasi indagatori e un po’ alla volta il ghiaccio che si scioglie mentre il gruppo comincia a formarsi.
In serata arriviamo finalmente a Les Gets. Superato il tunnel del Monte Bianco di nuovo la meraviglia dei seracchi e le macchine fotografiche tutte rivolte in quella direzione. Dopo l’arrivo in albergo un veloce trasferimento alla sala Colombiere per la conferenza stampa di presentazione.

11 giugno 2007
Un treno a cremagliera ci porta a Chamonix. Cullata e a volta scossa dai movimenti del treno osservo la valle sotto di noi farsi sempre più lontana mentre Stefano racconta a Giorgio e alla sua telecamera della imprese di Saussure. È il giorno del Monte Bianco oggi, ma alla fine deciderà di farsi scoprire solo in parte. Alla partenza della funivia, tra bancarelle e giapponesi all’opera, troneggia l’insegna luminosa dell’Aiguille du Midi con tanto di quota ben esposta, 3840m.
Catapultati a 3840m. La funivia che si incastra tra il ghiaccio e subito dopo i passi barcollanti attraverso una galleria buia e umida. La magnificenza dei giochi di luce all’esterno, i seracchi da lontano e la mano ferma sulla passerella. La prima impressione è quasi quella del senso di colpa. Per non aver fatto nulla per meritarsi tanto. Di essere arrivati lassù con l’inganno. Dalla terrazza osservo la fatica di quattro alpinisti in cordata, lungo il coltello della cresta. Oltre il crinale laggiù, l’Italia. Ma riprendiamo la via del ritorno verso la Francia, dall’inverno all’estate in una manciata di minuti. Gli americani sbraitano e gridano ai sobbalzi della funivia. Migliaia di fotografie dopo eccoci di nuovo a Chamonix.
L’autobus di supporto ci porta in Val d’Aosta attraverso il tunnel del Monte Bianco. Non siamo riusciti ad attraversarlo in superficie, ricorriamo al traforo. La Valle d’Aosta ci accoglie con il sole ma la traversata è segnata da qualche precarietà degli anelli della mobilità sostenibile locale. Serata a Chamois, piccola Perla raggiungibile solo in funivia. Dopo la conferenza stampa proviamo la tenuta dei nostri impermeabili raggiungendo a piedi il rifugio dove pernottiamo.

12 giugno 2007
Molte telefonate, anche in serata, con le guide di Cervinia. Il tempo incerto, la neve caduta di recente sembrano volerci impedire di raggiungere Zermatt attraversando a piedi il ghiacciaio da Plain Maison al Trockener Steg passando per il colle del Teodulo. La mattinata invece sembra promettere bene. A Cervinia incontriamo le guide e ci avviamo. I primi passi ancora sul terreno reso molle dal disgelo, la neve ci aspetta poco più in alto. Saliamo, qualcuno con fatica, lungo le deserte piste da sci. Il Cervino si rivela tra le nuvole alla nostra sinistra, di tanto in tanto si sente il rumore lontano di qualche slavina. Il sole caldo, il panorama sempre più maestoso alleviano il senso di fatica. In questo quadro gli impianti di risalita, fermi e silenziosi, sembrano quasi cattedrali nel deserto. Enormi insegne pubblicitarie colorano artificiosamente il panorama, creando uno stridente contrasto.
Giunti al passo ci leghiamo in cordata e cominciamo la discesa verso il Trockener Steg. Siamo in Svizzera: ha valicato il confine anche il cane che ci segue da Cervinia. Sul versante svizzero alcuni impianti sono in funzione per lo sci estivo. Mentre scendiamo verso il Trockener Steg incrociamo a più riprese gatti delle nevi e motoslitte. Abituata ai toni più delicati dell’ambiente dolomitico, mi colpisce la maestosità delle montagne circostanti, dal Breithorn fino al Monte Rosa mentre il Cervino ci accompagna alla nostra sinistra cambiando lentamente volto. Le ancore ferme dello skilift alla nostra destra si frappongono continuamente alla visuale.
Al Trockener Steg la prima immagine del Cervino stile “cartolina”, il logo del Cervino, o meglio Matterhorn qui, come direbbe Naomi Klein. Giapponesi ovunque, intenti a non perdere nemmeno un fotogramma del panorama di Heidi. Ci incolonniamo per la discesa in funivia verso Zermatt. Credo che Zermatt sia stata una delle maggiori delusioni di questo viaggio. L’avevo sentita nominare spesso come un esempio d’eccellenza di mobilità dolce. Infatti non ci sono auto, si arriva solo in treno oppure in funivia, come abbiamo fatto noi. Ma pressoché nulla è rimasto della sua identità. Un villaggio da cartone animato, parodia di se stesso. Gadget del Matterhorn ovunque, scritte in giapponese anche sulle fermate degli autobus e sui menu ben esposti. Cani San Bernardo in tutte le forme e dimensioni, non ho visto Heidi ma forse era in ferie a Sharm el Sheik.
Incontriamo a Zermatt il resto del gruppo, che avendo preferito evitare la traversata a piedi ci ha raggiunto con l’autobus di supporto. Constatiamo con una certa sorpresa che la traversata a piedi ha richiesto due ore in meno rispetto al tragitto in autobus.
Le ferrovie retiche ci portano quindi a Brig. Con gli scarponi ancora infangati, visi cotti dal sole e molta soddisfazione incontriamo Paul Arnold e David Guntern, direttore dell’Ufficio turismo. La conferenza stampa, a cui andiamo direttamente, viene disertata dalla Presidente del Consiglio Comunale ma è un bel momento di confronto sulla giornata appena trascorsa. Serata con immancabile raclette.

13 giugno 2007
Salutiamo Brig a bordo del Glacier Express. L’ente Svizzera Turismo ci ha riservato una carrozza panoramica, nuovissima e, a quanto pare, tutta per noi. Ci immergiamo dolcemente nel viaggio, mentre la Svizzera scorre fuori dal finestrino. Per il pranzo una sottile strettoia tra un vagone e l’altro ci catapulta negli anni ’30. La carrozza ristorante è un gioiellino stile Orient Express. Mangiamo coccolati da un’insolita atmosfera.
È la giornata delle piacevoli sorprese. A Coira, scesi dal Glacier Express, cambiamo per Arosa. Il treno a scartamento ridotto ha una particolare carrozza riservata per noi. Variopinta all’esterno, ancora più incredibile all’interno: la carrozza disegnata da Philippe Starck. Non sedili ma un ambiente stile boheme, con chaise longue, poltrone zebrate e un tavolo di legno pronto per l’aperitivo. Peider Härtli, responsabile stampa delle Ferrovie Retiche, ci accoglie a bordo e ci accompagna in quest’insolito viaggio. Dolcemente meravigliati ci facciamo trasportare verso la Perla Arosa, sorseggiando l’aperitivo comodamente seduti su poltrone d’artista, ammirando il panorama e sorprendendoci di come un viaggio in treno possa trasformarsi ancora una volta in un’esperienza mai provata.
Dopo la giostra di Zermatt, Arosa ci accoglie con il suo fascino mitteleuropeo e l’atmosfera delle pagine di Thomas Mann. La ferrovia che ci ha portato qui è entrata in funzione nel 1914 e da allora non ha mai smesso di trasportare residenti e turisti. Complici l’ineguagliabile efficienza, gli alti standard qualitativi del sistema ferroviario elvetico e la convinzione degli amministratori e degli operatori locali nel promuovere un sistema di mobilità alternativo all’auto, Arosa vanta un’altissima percentuale di turisti che, sia in estate che in inverno, scelgono il treno per venire qui in vacanza.
Politiche lungimiranti hanno saputo valorizzare un tratto ferroviario tra i più suggestivi delle Alpi. Mentre scorrono questi pensieri e, inevitabilmente, facciamo qualche confronto, una leggera pioggia ci accompagna lungo il lago verso l’albergo.
In serata siamo accolti da Hans Kaspar Schwarzenbach, direttore del locale ente di promozione turistica, che illustra le peculiarità di Arosa e la scelta di offrire agli ospiti la possiblità di fare una vacanza “clima-neutrale” compensando cioè le emissioni di CO2 connesse al proprio soggiorno, viaggio incluso.

14 giugno 2007
Lasciamo Arosa poco dopo l’alba. Il treno percorre sferragliando i 26 km fino a Coira. Una splendida giornata di sole fa da cornice alla tappa di oggi che ci condurrà a Bolzano.
Due treni dopo la partenza da Coira, arriviamo a Zernez. Un minuto per il trasferimento sul Postbus per Malles. Il tutto senza fretta, qui i cambi si effettuano senza problemi, non per coincidenza.
Il leggendario autobus giallo svizzero cambia nome attraversando i Cantoni: Postbus, Car Postal, Auto Postale o ancora Auto da Posta ma non la capacità di collegare ogni angolo della Svizzera con corse cadenzate e dalle frequenze sorprendenti. Attraversiamo il Canton Grigioni e il Parco Nazionale Svizzero valicando il Passo del Forno. Arriviamo in Alto Adige dalla porta di Glorenza dopo due piacevoli ore di viaggio. A Malles, accanto ai treni della Val Venosta ci aspettano Hans Glauber, Presidente di Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige e Marco Onida, Segretario Generale della Convenzione delle Alpi.
Un ottimo pranzo a base di prodotti biologici ci prepara alla biciclettata del pomeriggio. La “Event card”, messa a disposizione dei partecipanti dalla Provincia Autonoma di Bolzano, permette l’uso combinato di treno e bicicletta.
Noleggiate le biciclette a Malles puntiamo quindi verso Silandro. Dopo aver sperimentato vari anelli della catena della mobilità alternativa, oggi è decisamente il giorno della bicicletta. La pista ciclabile corre tra i campi di mele, lontano dalla strada e pedalare in leggera discesa è decisamente piacevole. Indugiamo forse un po’ troppo sul percorso, e così il treno da Silandro per Merano parte senza di noi. Riusciamo però comodamente a prendere quello subito dopo che ci porta direttamente a Bolzano.
Qualche intervista in treno e la meraviglia dei partecipanti nel provare la nuova ferrovia della Val Venosta. Una scelta controcorrente, di grande successo. Meno di un anno dopo la sua apertura, avvenuta nel maggio del 2005, aveva già trasportato un milione di passeggeri. Più di quanti ne transitino in un anno sulla linea del Brennero.
Arrivati a Bolzano noleggiamo le biciclette messe a disposizione dal Comune e andiamo in Municipio per la conferenza stampa ed il saluto del Sindaco, Luigi Spagnolli. Claudia Matzneller, direttore del Consorzio Turistico Rosengarten-Latemar, presenta le Perle sudtirolesi.
Serata ancora all’insegna della bicicletta: proviamo le bici elettriche messe a disposizione dalle Perle altoatesine e sperimentiamo il sistema di mobilità ciclabile della città di Bolzano sulla strada per Castel Roncolo.

Marcella Morandini

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