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La falesia di Dryland, Innsbruck, Austria
Photo by arch. Erik Svab
Erik Svab su Häppy M9 (Dryland, Innsbruck, Austria)
Photo by arch. Eric Svab
Erik Svab su Häppy M9 (Dryland, Innsbruck, Austria)
Photo by arch. Eric Svab
La falesia di Dryland.
Photo by arch. Eric Svab
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Game Over M13 per Erik Svab

23.03.2007 di Eric Svab

Erik Švab sale in due tentativi la sesta ripetizione di una delle tre vie di misto moderno più dure d’Europa diventando l’unico climber italiano dopo Bubu Bole a salire una via di M13 a coronamento di una stagione povera di ghiaccio ma ricca di soddisfazioni.

Erik Švab conclude la stagione ‘invernale’ con una salita inaspettata ma proprio per questo ancora più significativa: la sua prima via di M13 e per di più al secondo tentativo. Tutto ciò nella falesia austriaca di Dryland che conferma il proprio nome permettendo la salita di vie difficili anche quando il ghiaccio si sta già sciogliendo. In questa falesia insieme al compagno triestino Igor Zerjal salgono le loro vie più difficili, per Igor la bella linea di Happy che diventa il suo primo M9 e per Erik la via più famosa del posto Game Over, una delle tre vie più difficili in Europa con difficoltà di M13-.

La prima salita di Game over è stata compiuta con gli speroni dall’arrampicatore locale Albert Leichtfried (chiodatore della falesia e salitore di quasi tutte le vie) nel 2005 e ripetuta poi per la prima volta sempre con gli speroni nel 2006 da Scott Muir. Ma nel 2006 arriva anche il nostro Mauro Bubu Bole, che la ripete per la prima volta senza speroni sfiorando anche la salita onsight che ha fallito per la rottura di un appiglio, portandosi comunque a casa la rotpunkt al secondo tentativo. Dopo di lui la via è stata ripetuta senza speroni solo nel 2007 da Jeff Mercier e dagli sloveni Luka Krajnc e Andrej Grmovsek. Erik Švab ha compiuto la 6a ripetizione al secondo tentativo, uguagliando la migliore prestazione su questa via che non è ancora stata salita né a vista né in flash.

Game Over – il gioco finisce... per quest’anno
di Erik Švab

Dopo la fortunatissima stagione invernale di quest’anno che mi ha permesso di alzare il mio livello in dry-tooling grazie ad un allenamento mirato dall’M10+ dell’inverno scorso all’M12 di Tsunami salito quest’anno, volevo chiudere in bellezza andando a provare una delle vie più difficili d’Europa per avere un obiettivo per gli allenamenti della prossima stagione.

Al momento in Europa ci sono solo 3 vie con difficoltà di M13: Game Over, Law and Order e Hell’s Angels Paradise e tutte si trovano in Austria, ma di queste solo Game Over era stata ripetuta alcune volte. Dopo aver tartassato Anna per non sbagliare l’accesso decidiamo di andare a vedere questa famosa linea di M13. La giornata è caldissima, di neve neanche l’ombra e gli amici ormai mi prendono in giro e non credono che riusciremo a vedere del ghiaccio, infatti partiamo dalla macchina in scarpe da ginnastica!

Dopo un’oretta di cammino arriviamo alle grotte e strapiombi di Dryland che promettono bene ma il poco ghiaccio rimasto fa schifo, così possiamo provare solo le vie dry. Giocoforza parto con la via Happy M9 come riscaldamento, ma subito vedo che non è facile e che dovrò tirare fuori le unghie. Riesco a salirla in flash ma che fatica! Spero che sia solo perchè è la prima via e parto per un giro esplorativo su Game Over. La trovo subito molto difficile, agganci precari, roccia che si sgretola, la via sale sul fondo di una grotta oscura e di ghiaccio neanche l’ombra. Continuo a sbagliare, non capisco dove andare, cerco gli agganci ma i passaggi mi sembrano molto complessi.

Si arrampica in tetto e a volte non sai in che direzione devi andare e senza speroni è una fatica bestiale. A metà voglio calarmi e andare a casa, si vede che non fa per me! Ma conoscendo gli scherzi della psiche e della concentrazione mi costringo ad andare avanti e cerco di studiare almeno i singoli movimenti. Mi trascino così fino all’uscita che provo bene e alla fine mi calo esausto e sfiduciato. Game over. Basta per quest’anno.

Poi inizio a stare male, ho freddo, mal di stomaco e mi viene da vomitare. Sono uno straccio e non mi resta che stare fermo e seduto in un angolo riparato dal vento. Non so cosa mi succede e non so come reagire, appena dopo un’ora inizio a stare meglio, mangio qualcosa e spero di riprendermi. Nel frattempo siamo a pomeriggio inoltrato e visto che sto un po’ meglio inizio a pensare se provare a fare un altro giro su Game over o tentare una via più facile. Ma Luka, uno dei ragazzi sloveni che sono lì con noi e che aveva già provato la via, mi convince a riprovare, dice che verrà lui a farmi sicura e che mi spiegherà come hanno studiato loro i passaggi più difficili. Non sono entusiasta ma alla fine mi convinco che non ho nulla da perdere e che tutto sommato sono venuto per questo.

Parto tranquillo, senza aspettative e senza pressione, Luka mi suggerisce continuamente come salire e allora mi rendo conto di aver sbagliato praticamente tutto nel mio primo tentativo: linea di salita e agganci per le picche, che non ho individuato bene a anche a causa del buio nella grotta. Luka mi sprona e dopo la prima parte in tetto pieno riesco a fare subito il passaggio più duro (un bloccaggio rovescio in discesa) guadagnando una buona posizione di riposo.

Sono a metà via e ho superato il passo più duro, inizio ad essere sotto pressione: Bubu mi aveva raccontato di aver sbagliato la onsight a causa di una presa rotta e il tratto che ancora mi manca sembra friabile, ma poi mi dico che è inutile stressarsi, meglio fare un pezzo alla volte e pensare a non acciaiarsi troppo. Piano piano avanzo verso il bordo, verso la luce e mi ritrovo sull’ultimo lancio. I piedi in aria, aggancio di tallone con le scarpette al posto degli speroni e bloccare ancora mentre le braccia iniziano ad esplodere. Ma orami sono fuori, è tutto l’inverno che lotto con l’acciaio nelle braccia e lo conosco bene, non mi frega più. Alla fine, esausto ma tranquillo, moschetto la catena e non riesco a credere di averla fatta.

E’ pazzesco come la psiche giochi sempre un ruolo fondamentale nelle salite più difficili, sicuramente questa via era molto simile al terreno sul quale ci siamo allenati quest’anno e anche la forma fisica continua a migliorare con l’avanzare della stagione. Forse anche le temperature miti di questo inverno mi hanno permesso di rendere meglio fisicamente dove con temperature più basse chissà… Non lo so, e alla fine non mi interessa, quella salita e quella giornata restano un flash intenso in questo inverno anomalo, caldo ma bellissimo. Game over - arrivederci alla prossima stagione!

Erik Švab
CAAI – Club Alpino Accademico italiano

Info Dryland:
La falesia di Dryland si trova proprio sopra la città di Innsbruck in Austria poco dopo il passo del Brennero. Ci si arriva in un’ora a piedi (se non si sbaglia sentiero…) ed è un posto molto bello quando c’è il ghiaccio, meno bello, parecchio ‘fangoso’ e con la roccia che si sfalda se fa caldo. Dryland non è una falesia solo estrema ma ci sono anche vie belle di misto e ghiaccio vero, l’elenco da sinistra verso destra:
Tension M12+
Open end M11
Häppy M9
Unleashed M11-
Fontok M10
Reise ins Niemands-land M7+
Kaminkehrer M5
Check the ripper M7
Schall-dämpfer M12
Game Over M13-

Si ringrazia per il supporto tecnico: Grivel, La Sportiva, Montura, KONG

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