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Mani di Fatma
Photo by arch. Ragni Lecco
Giovanni Ongaro (via Passaggio Dogon)
Photo by arch. Ragni Lecco
Marco Vago (via Danza Tribale)
Photo by arch. Ragni Lecco
Simone Pedeferri (via Danza tribale)
Photo by arch. Ragni Lecco
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I Ragni di Lecco e l'arrampicata in Mali

02.02.2007 di PlanetMountain

Marco Vago, Simone Pedeferri, Adriano Selva, Giovanni Ongaro e Cesare Bugada lo scorso dicembre hanno aperto tre vie nuove in Mali (zona di Hombori). Adriano Selva inoltre ha effettuato la solitaria dello spigolo nord del Kaga Tondo

Vi avevamo già parlato su queste pagine del progetto Liberi in Libera dei Ragni di Lecco. Lo scorso dicembre, alle spedizioni in Marocco e Perù e alle 15 vie nuove aperte tra le Alpi e la Sardegna, si è aggiunta anche la spedizione in Mali. Marco Vago, Simone Pedeferri, Adriano Selva, Giovanni Ongaro e Cesare Bugada sono andati a mettere gli occhi e le mani su un paradiso di roccia che seppur conosciuto (leggi le mitiche Mani di Fatma) riserva un campo di gioco infinito: "centinaia di pareti, tutte alte tra i 200 ed i 500 metri, tutte di bellissima arenaria compatta e di sicuro molte altre non le abbiamo nemmeno viste..." come racconta Marco Vago.

Alla fine il team ha salito tre vie nuove. "Erosione solare" (6b; 6a obbl.) aperta da Giovanni Ongaro, Cesare Bugada insieme a S.C. e B. Marnette Yaye sulla versante sud della "Guglia Ragni" (Grimari - Débéré ). Passaggio Dogon (7b; 6b obbl. expo) aperta da Giovanni Ongaro e Adriano Selva sullo Yéyéné. "Danza Tribale" 7b; 6c+ obbl.) aperta da Giovanni Ongaro, Marco Vago, Adriano Selva, Cece Bugada e Simone Pedeferri. Inoltre, a queste nuove vie, si è aggiunta la solitaria di Adriano Selva sullo spigolo nord del Kaga Tondo e la ripetizione di una decina di vie esistenti da parte del gruppo.

Tutta l'esperienza è stata raccontata nel sito con tutte le info logistiche e le notizie sulle vie e sulla spedizione su www.ragnilecco.com. Quello che traspare dai "recit d'ascension" (che vi invitiamo a leggere anche per gli aspetti extra-arrampicata) è che il mal d'Africa esiste anche nella dimensione verticale... Quindi, per chi volesse fare un viaggio-arrampicata da quelle parti (caldamente - in tutti i sensi - raccomandato anche da Vago e C.) un sicuro riferimento è Salvador Campillo preziosissimo supporto logistico, ma anche della storia dell'arrampicata della zona (vedi le info sul suo sito di Salvador).


SPEDIZIONE RAGNI DI LECCO - MALI 2006
di Marco Vago

L'anno del sessantesimo anniversario del Gruppo Ragni sta volgendo al termine e con lui il progetto LIBERI IN LIBERA che con questa spedizione tocca la sua penultima tappa (l'ultima sarà la Patagonia a Gennaio 2007).

Il 25 Novembre partiamo dall'aeroporto di Milano Malpensa con destinazione Mali, un grande paese dell'Africa occidentale sud-sahariana. Il team è composto da me (Marco Vago ndr), Simone Pedeferri, Adriano Selva, Giovanni Ongaro e Cesare Bugada. Per tutti, chi più chi meno, le Mani di Fatma hanno sempre destato sogni, fantasie e curiosità stimolate dalle diverse letture di libri e articoli che negli anni si sono occupati di questo luogo misterioso. Infatti, già 15 anni fa Catherine Destivelle aveva visitato questi luoghi ed arrampicato su queste pareti parlandone poi in un suo libro. Dopo di lei Todd Skinner, Paul Piana, Arnoud Petit, Kurt Albert ed altri avevano lasciato il loro segno… adesso toccava a noi.

Atterriamo a Bamako alle 03:00 di notte del 26 Novembre. Troviamo subito Adama che ci aspetta al ritiro bagagli e, dopo aver sbrigato le solite rogne burocratiche con la polizia, carichiamo tutti i nostri sacconi sul pulmino che ci porterà in un piccolo alberghetto di Bamako dove dormiremo qualche oretta. La mattina seguente ci aspetterà un lungo viaggio di 12 ore per arrivare a Moptì, altra grande città del Mali. Qui faremo conoscenza con la nostra guida, Salvador Campillo, che ci prenderà in consegna e con la sua jeep ci porterà fino alle Mani di Fatma, alle porte di Hombori, dove campeggeremo per le tre settimane successive.

Durante i due giorni di viaggio, guardando dai finestrini della vettura, vediamo passare molti paesi più o meno piccoli, spesso ammassati a ridosso della strada che è la più importante via di comunicazione del Mali, infatti questa strada collega la capitale Bamako all'altra grande città, Gao, posta 2000 chilometri a nord, all'estremo opposto della nazione. Ai nostri occhi si presenta una realtà assai dura, di bambini mezzi nudi e spesso sporchi che si stringono intorno alla nostra jeep ogni qualvolta ci fermiamo, chi per cercare di vendere qualcosa (banane, acqua, focaccine, occhiali, ecc…), chi invece per chiedere un “cadeau”, cioè un regalo, una qualsiasi cosa che sia una penna, un adesivo o una moneta…

Ci rincuoravamo pensando che, sì certo, questo modo di vivere fa sicuramente parte della cultura locale, che comunque vedevamo cibo in abbondanza, ma Salvador ci ha riportato subito con i piedi per terra spiegandoci che in Mali la vita media delle persone è di 44 anni e che c'è una mortalità infantile del 33% a causa di diverse e svariate malattie tra cui, di certo non ultima, la malaria. La situazione nei villaggi lontani dalle grandi vie di comunicazione è ben più amara, soprattutto al nord, proprio nella zona di Hombori ed in special modo tra i villaggi Dogon a ridosso delle pareti, le stesse pareti sulle quali magari noi avremmo scalato.

E' gente molto povera, che vive dell'essenziale, ma comunque sempre con grande dignità e gioia, ed è questa una delle cose che più mi ha colpito di questo popolo, ossia che a nessuno manca mai il sorriso e la curiosità, sempre molto ospitali e pronti a dividere quello che hanno, per pur poco che sia, con noi visitatori.

Salvador è di origine spagnola, anzi catalana precisa lui, e da più di vent'anni vive in Mali (almeno nei mesi invernali passando il resto dell'anno in Spagna) con sua moglie, originaria di lì, e con suo figlio Yayè di 16 anni. Salvador è stato uno dei primi e più grandi valorizzatori di queste pareti, infatti in 24 anni ha aperto numerose vie sia alle Mani di Fatma che sulle pareti circostanti. E' sicuramente la persona con maggiore esperienza e conoscenza su queste pareti, nessuno meglio di lui poteva mostrarci le innumerevoli possibilità che esse offrono e quante e quali insidie nascondano dietro il loro grande fascino.

Abbiamo passato complessivamente tre giorni in jeep per visionare centinaia di pareti, tutte alte tra i 200 ed i 500 metri, tutte di bellissima arenaria compatta e di sicuro molte altre non le abbiamo nemmeno viste. Da Salvador abbiamo carpito molti trucchetti ed espedienti per rendere la vita e l'arrampicata in questi luoghi meno dure: come mantenere fresca l'acqua nelle bottiglie, come evitare di trasmetterci infezioni pur bevendo dalla stessa borraccia, come limitare l'inconveniente della disidratazione e della dissenteria alle quali comunque, chi più e chi meno, non siamo sfuggiti.

Anche se, per la mancanza di alte cime innevate, questi luoghi sono lontani dall'immaginario collettivo dell'alpinismo, il Mali è comunque un posto severo e duro quanto la Patagonia, anche se per problematiche diverse. E' un condensato contrapposto di paradiso-inferno e dietro la visione idilliaca dei paesaggi esotici e delle pareti solari si nascondono spesso i fantasmi delle infezioni batteriche e della disidratazione, infatti in questi luoghi, ci spiega sempre Salvador, bastano 24 ore senza acqua per morire!

Dopo qualche veloce ripetizione di alcune vie esistenti per abituarci alla roccia ed al tipo di scalata, nelle tre settimane della nostra permanenza, dividendoci in diverse cordate, abbiamo aperto tre nuove vie su diverse pareti e ripetuto una decina di itinerari già esistenti. Tra questi, sicuramente è da segnalare la veloce ripetizione in solitaria e slegato dello spigolo nord del Kaga Tondo ad opera di Adriano Selva, ma lasciamo che siano i protagonisti a raccontarvi di loro pugno le loro piccole-grandi avventure…

Ci sarebbe molto altro da raccontare su questi luoghi e sulle splendide persone che li abitano, ma ne uscirebbe un libro e questa non è certo la sede per poterlo fare. Lascio questo oneroso compito alle righe scritte dai miei compagni di viaggio ed alle poche immagini pubblicate, sperando che questo vi stimoli e vi incuriosisca quanto basta perché ci andiate di persona.

di Marco Vago


Grimari - Débéré - versante sud
Guglia Ragni
VIA EROSIONE SOLARE
Apritori: S.C. e B. Marnette Yaye, Giovanni Ongaro, Cesare Bugada
Lunghezza: 270m, 6 lunghezze
Difficoltà: 6b (6a obbl.)
Materiale: 8 rinvii; 1 set di friend fino al 3 BD compreso 1 micro, qualche fettuccia, 1 set di dadi
Discesa: sulla via di salita con doppie di 60m

Yéyéné
VIA PASSAGGIO DOGON
Apritori: Giovanni Ongaro, Adriano Selva
Lunghezza: 300m, 8 lunghezze
Difficoltà: 7b (6b obbl. expo)
Materiale: 8 rinvii; 2 serie di friend fino al 3 BD compreso 1 micro, rinvii e fettuccie, 1 set di nut, corde 60m
Discesa: in doppia sulla via di salita

Suri Tondo - Mali
VIA DANZA TRIBALE
Apritori: Giovanni Ongaro, Marco Vago, Adriano Selva, Cece Bugada, Simone Pedeferri
Lunghezza: 500m, 13 lunghezze
Difficoltà: 7b (6c+ obbl.)
Materiale: 5 rinvii; 1 serien Alien; Friend 0.50, 0.75, 1, 2, 3, 4; 1 serie di dadi
Discesa: dalla cima 1 calata sulla via dei polacchi, attraversare la cengia, il resto sulla via di salita con doppie di 60m

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