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Piccozze tecniche
Sono gli attrezzi più sofisticati, adatti alle competizioni e alle salite moderne d'alta difficoltà. Danno il meglio di sé sul ghiaccio più verticale e strapiombante, sul terreno misto e quando la progressione richiede agganci di becca.
Consentono di chiodare in libera efficacemente sganciandosi con facilità dalla piccozza. Sono dunque gli attrezzi più adatti per le cascate tecniche e il drytooling.

Non sono adatte per le salite più semplici su ghiaccio poco inclinato o su neve. In caso di impegnative discese a piedi su neve conviene avere un terzo attrezzo con sé, in quanto l'impugnatura del manico in questo tipo di piccozza, ha delle sporgenze che non consentono una efficace penetrazione nella neve dura.

Caratteristiche costruttive
La forma molto curva del manico consente di piantare la becca "dietro" ai cavolfiori che si formano sul terreno più ripido o strapiombante. Un manico più dritto impatta invece su queste protuberanze di ghiaccio e la piccozza rimbalza invece di piantarsi.

La becca è affilata e aggressiva e presenta una seghettatura lunga, che arriva fino al manico, per favorire l'azione di "aggancio".

La dragonne è particolarmente sofisticata e consente di agganciarsi e sganciarsi velocemente per chiodare in libera. I sistemi più avanzati consentono di staccare la fettuccia dal manico, si chioda dunque con la dragonne al polso.

La fettuccia della dragonne si allarga (ed è imbottita) in corrispondenza del polso, per consentire di scaricare parte del peso su di esso senza "segarlo" o impedire troppo la circolazione del sangue.

L'impugnatura dell'attrezzo è favorita da una protuberanza o un vero e proprio alloggiamento per le dita nella parte finale del manico. Questo ha un duplice scopo: riparare le dita dai colpi e consentire una presa salda e meno faticosa per gli avambracci.


Picozze allround
Fino a poco tempo fa erano gli attrezzi di punta nei cataloghi delle case produttrici. Adesso la luce dei riflettori è tutta per i nuovi modelli da ghiaccio estremo, ma attenzione, se proprio estremi non siamo e vogliamo fare anche salite in montagna, queste sono le picozze che fanno per noi.
Sono picozze adatte al ghiaccio verticale, ma anche appoggiato, soprattutto se ben formato e compatto, e alle salite tecniche in alta montagna (goulotte, pareti nord, ecc..).

Caratteristiche costruttive
La forma del manico è curvata solo nella parte inferiore, o è comunque una curvatura non esasperata, ed è studiata per avere una buona battuta e proteggere la mano dai colpi.

La dragonne è la stessa dei modelli di punta, ma senza il sistema di sgancio veloce. Questo per una maggior sicurezza (sgancio accidentale) nell'utilizzo in montagna: su terreno di misto si lascia spesso l'attrezzo "appeso" al polso per superare un passaggio. È possibile comunque in molti modelli sostituire la dragonne di serie con un kit a sgancio rapido.

L'impugnatura dell'attrezzo non ha sporgenze eccessive per poter utilizzare la piccozza anche piantandola di manico.


Terzo attrezzo
Per le salite più impegnative, magari in alta montagna, conviene avere con sé una terza piccozza, indispensabile nel caso si perda o si rompa uno degli attrezzi di progressione.
Questi martelli-piccozza sono più corti e leggeri ed hanno il manico dritto.
Sono utili per piantare chiodi da roccia e per la progressione su neve.

La piccozza Machine della Grivel fotografata in gara con "modifiche artigianali".
Si notano in particolare l'accentuata curvatura del manico e il sistema di sgancio rapido della dragonne (è stato cambiato il moschettone originale)
Un particolare della Quasar di Charlet Moser: la becca e la paletta presentano una dentatura nella zona vicino al manico per favorire gli agganci.
Il modello Cobra di Black Diamond è un attrezzo di alto livello, singolare per la particolare sagomatura del manico realizzato in fibra di carbonio.
Il modello Axar Charlet Moser deriva direttamente dall'attrezzo di punta della casa, il Quasar, ma ha caratteristiche e peso che si adattano meglio ad un impiego anche in montagna.
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