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CRASH PAD, un'anima...espansa.
a cura della redazione di PlanetMountain.com
Cristian Brenna
Cristian Brenna a Fontainebleau.

Sulle spalle dei boulderisti, un nuovo attrezzo s'aggira per i massi d'Italia e del mondo: è il Crash pad. E proprio lui: il… "materasso", è il protagonista di questa rubrica. Un inseparabile compagno, ormai entrato stabilmente - con scarpette, sacchetto di magnesite e tappettino - nel "bagaglio" di moltissimi fanatici del boulder.

Diciamo subito che la sua caratteristica principale è di essere un ottimo amico. La sua funzione, infatti, è quella di attutire tutte quelle piccole-grandi, ma soprattutto ripetute, cadute frutto del corteggiamento a quei blocchi (per definizione la maggioranza) che non vogliono proprio saperne di farsi salire. Insomma, con i dovuti distinguo, si tratta un po' della corda del boulderista. Un attrezzo che oltre a proteggerci ci consente di spingere più in alto i nostri limiti, e di "osare" di più. Anche se è bene ricordare che il buon Crash pad non rende invulnerabili, e che un affidabile spotter, ovvero un ottimo "paratore" (…anzi, meglio più di uno!), è indispensabile sui massi più esposti ed impegnativi.


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Fai la scelta giusta
Avrete già capito che lunghezza, larghezza, spessore e tipo di materiali sono le caratteristiche più importanti, proprio da loro infatti dipendono le performance del nostro crash pad. Quindi prima di tutto occhio alla “taglia”, senza dimenticare però la qualità dei materiali. Insomma è chiaro che ad un maggior spessore dell'espanso corrisponde una più alta protezione, ma che uguale importanza riveste il numero e modulazione della densità dei vari strati.
Altra caratteristica importante è il numero di sezioni, solitamente due o tre, in cui il crash pad si chiude. Le differenze tra queste due tipologie, sono una maggiore trasportabilità ed adattabilità al fondo a favore della chiusura in 3 sezioni ed una maggiore stabilità per il due sezioni.

Consigli per l'acquisto
Oltre a quanto già detto ecco altri particolari importanti da tener presenti al momento dell'acquisto del vostro crash pad. Prima di tutto il rivestimento che, come detto, deve essere necessariamente molto robusto per resistere alle sollecitazioni e all'abrasione del terreno. Inoltre, occorre controllate che lo strato esterno sia dotato di prese d’aria, per evitare che “esploda”, come un palloncino, al momento dell’impatto.
Il sistema di chiusura per il trasporto è un altro particolare da osservare. Può essere, a seconda dei gusti, a fibbia o a strappo ma in entrambi i casi deve essere di facile e veloce utilizzo, ed assicurare che il materasso non si apra durante gli spostamenti tra un masso e l’altro, anche nelle situazioni più disagevoli.

Crash pad e l'arte della manutenzione del materasso
Normalmente è possibile rimuovere lo strato interno di schiuma dal crash pad e lavarne il tessuto. Questa operazione è consigliata soprattutto per quei materassi che sono protetti da un tessuto in nylon non spalmato. Nel tempo, infatti, sporcizia, polvere e piccoli cristalli di roccia possono danneggiare il rivestimento esterno e di conseguenza anche l’imbottitura.

Il crash pad e i suoi componenti:
Sono due i principali costituenti del crash pad: l’imbottitura e la fodera. A queste si aggiungono vari “accessori”, come spallacci, cinghie, tasche e quant’altro può agevolarne utilizzo e trasporto.
L'imbottitura
L'imbottitura interna è composta da due, o più, strati di materiale espanso con densità e spessore degradanti. Lo strato superiore, di densità maggiore e spessore di ca. 3 o 4 cm, ha il compito di distribuire lo shock della caduta su tutta la superficie del materasso. Lo strato (o gli strati) inferiori, invece, più morbidi e di spessore di ca. 6 cm, intervengono per dissipare l’energia della caduta. E' importante sottolineare che è la sinergia dei vari strati che rende efficace l'azione del nostro crash pad, consentendogli di assorbire forze d’impatto maggiori e quindi altezze di caduta più elevate.
Boulder
Daniel Vecchiato in Sud Africa.
Vestito robusto
L’imbottitura interna é protetta da un robusto strato di nylon (o Cordura), che protegge il materiale espanso dagli sfregamenti contro le rocce ed il terreno. Altro requisito del rivestimento esterno, inoltre, è quello di evitare che il crash pad scivoli al momento dell'atterraggio del climber.
Accessori
Indispensabile è la chiusura per il trasporto, in genere del tipo a strappo o con fibbia I prodotti di diverse aziende inoltre sono arricchiti da vari accessori, come una tasca porta oggetti e tappetini per pulire le scarpe.

L'arte della manutenzione
Normalmente è possibile rimuovere lo strato interno di schiuma dal crash pad e lavarne il tessuto. Questa operazione è consigliata soprattutto per quei materassi che sono protetti da un tessuto in nylon non spalmato. Nel tempo, infatti, sporcizia, polvere e piccoli cristalli di roccia possono danneggiare il rivestimento esterno e di conseguenza anche l’imbottitura.

Articolo pubblicato su
Alp Wall 1 - 2003

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