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La scelta di questo itinerario
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Ho scelto questa via perché mi piacciono le big wall in arrampicata artificiale, sullo stile di quelle che ho fatto negli USA (Zodiac, Zenyatta, Sea of Dreams, ecc). E volevo trasferire quelle difficoltà su una parete delle Alpi.
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Perché in inverno?
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Per trovare le condizioni più dure, con legagement più alto. Con lo stesso approccio già nell'inverno del 1999, per esempio, ero rimasto per 8 giorni sullo Sperone Croz - parete nord delle Grandes Jorasses - per aprire Decalage (A4, M7). Ma la parete ovest dei Drus è più difficile, richiede unarrampicata più lunga e tecnica. C'è da dire che la scelta dei Drus è stata anche dettata da un altro fattore: la sicurezza. Penso infatti che affrontarli d'inverno sia meno pericoloso che salirli in estate con il pericolo incombente, nelle prime 10/12 lunghezze, delle cadute di sassi
Poi mi piacciono le salite invernali. D'inverno tutto è più complicato, difficile. Questo è il mio spirito.
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E in solitaria?
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Mi piace salire in solitaria, questo è sicuro! Ma questo progetto l'avevo iniziato nell'inverno 2000 assieme ad un amico, Jerome Arpin. Quella volta però siamo tornati in dietro per il cattivo tempo. Questanno sono state le circostanze il motivo vero che mi ha spinto a salire da solo: non ho trovato compagni.
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Cosa ha significato per te questa salita?
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Da tre anni vivo nella valle di Chamonix e vedo sempre lincredibile e bellissima parete ovest dei Drus! Volevo aprire una via difficile proprio su questa parete, perché mi piace arrampicare, mi piace la montagna e questa montagna, e mi piacciono le condizioni più difficili. Dopo i Drus sono un alpinista molto contento. Ho trovato tutto in questa via: è la più bella e difficile che ho salito nelle Alpi!
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"Ed in Himalaya trovo tutto quello che per me rappresenta lalpinismo. Lì tutto è difficile, ed è sempre presente il massimo impegno fisico."
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"Ma la cosa più importante per me è l'aspetto mentale: tutte le vie dure richiedono alta concentrazione e motivazione, e necessariamente sviluppano maggiormente lo 'spirito'."

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Come definisci il tuo alpinismo?
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Prima di tutto con lamore che ho per tutte le attività dell'alpinismo: arrampicata su roccia, ghiaccio, dry tooling, artificiale, le pareti nord delle Alpi, l'alta montagna nell'Himalaya
tutto.
Mi piacciono le vie dure, l'arrampicata difficile, salire da solo, le difficile condizioni anche fisiche
Ma la cosa più importante per me è l'aspetto mentale: tutte le vie dure richiedono alta concentrazione e motivazione, e necessariamente sviluppano maggiormente lo 'spirito'. Mi piace lo 'spirito' della montagna. Nelle Alpi prediligo le vie più dure in solitaria, e mi piace stare su una parete a lungo! In Himalaya scelgo le pareti enormi: in solitaria si trovano le condizioni più impegnative, "engagianti. Ed in Himalaya trovo tutto quello che per me rappresenta lalpinismo. Lì tutto è difficile, ed è sempre presente il massimo impegno fisico. Per me il grande alpinismo è salire le grandi pareti dell'Himalaya, le massime altitudini
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Le vie più belle
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E' difficile fare un riassunto della mia vita da arrampicatore
penso a dei bei momenti come nell89 su Privelege du Serpent (7c+) da solo e senza corda, a Divine Providence in solitaria nel 90, e appunto ai Drus quest'anno. In Himalaya al tentativo sulla parete sud dell'Annapurna assieme a Piere Beghin; non ha avuto successo ma il ritorno è stato molto difficile
poi al concatenamento del Gasherbrum II e I da solo, in velocità
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Nel 2000 hai salito, da solo e per una nuova variante, il Manaslu; e nel futuro
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Fino ad ora ho salito sei 8000 di cui quattro in solitaria, alle volte aprendo delle vie nuove (Shishpangma parete Nord nel 94, G1 parete NE nel 96). Nel futuro vorrei salire tutti i quattordici 8000 e, se possibile, in solitaria, su una via dura o un concatenamento, e in inverno
Questestate per esempio andrò in Pakistan per salire il K2 da solo e il Broad Peak.
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