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di Erik Svab

Partita alla grande la prima Coppa del Mondo di arrampicata su ghiaccio il 14 gennaio in quel di Pitztal, una valle che si è fatta conoscere per aver organizzato già l’anno scorso l’ Ice Adventure. Visto che quest’anno la squadra era la stessa, capitanata dal responsabile della intera IWC, l’austriaco Max Berger, non ci si poteva aspettare di meglio: gara interessante, intrattenimenti a gogo, party fino a notte fonda e tanti nuovi amici.

Perché a mio avviso questa Coppa del Mondo è interessante soprattutto perché si ha la possibilità di viaggiare, di conoscere un sacco di gente e di divertirsi.

Siamo arrivati quasi tutti il giovedì sera e già da subito bisognava rimboccarsi le maniche e buttarsi nella discussione sulla questione delle dragonne. Anche se tutto era già stato deciso da un comitato di giudici internazionali, c’erano ancora alcuni che non volevano arrendersi all’evidenza: le gare si devono fare senza dragonne perché le vie siano abbastanza difficili e perché in fondo si arrampica meglio. A posteriori vi posso dire che per fortuna la gara si è fatta senza dragonne, perché di gente forte quest’anno ne gira veramente parecchia e anche così ci sono state tante catene negli open e nelle semifinali e pure una in finale.

Vi faccio solo alcuni nomi dei 'marziani' in gara: primo su tutti il vincitore, quel Francois Lombard che nel ’94 ha vinto la Coppa del Mondo di arrampicata sportiva e che da quest’anno ha deciso di dedicarsi al ghiaccio, allenandosi insieme al suo collega e compagno nella squadra francese, Tonyo Lamiche. C’è poi il vulcanico canadese Will Gadd, stella dell’arrampicata su misto e di tanti altri sport, con l’evidente complesso da primadonna: quando ha visto che per la questione delle dragonne tutto era già deciso, ha cominciato con quella delle linee che delimitavano le vie… C’era il mitico Christophe Profit (che si è esibito in una gara di velocità in mutande, ci sono anche le foto su www.ice-time.com), poi i Russi, gli Sloveni, gli Austriaci, i Coreani, gli Inglesi, gli Svizzeri e i nostri: Luca Maspes — Rampikino, Mauro Bole — Bubu, Valerio Folco, Andrea Gennari Daneri, Stefano Alippi, Massimo Da Pozzo, Arnaud Clavel, Iacopo Buffacchi, Luca Passini e Lorenzo Lanfranchi — Pala (lui è svizzero, ma in fin dei conti anch'io sono sloveno, ognuno c’ha i suoi difetti), spero di non aver dimenticato nessuno. Insomma un sacco di gente che picchia forte e tutti sapevamo che sarebbe stata dura già passare gli open.

Infatti negli open bisognava darsi da fare anche perché in tutto gli uomini erano più di 70 e nelle semifinali ci sono solo 16 posti e poi si sa che la gara è sempre un momento particolare e non rispecchia sempre i valori reali in campo… Alla fine della giornata si contavano i caduti, anche tanti nomi illustri, infatti dei nostri solo Arnaud Clavel e il sottoscritto passavano in semifinale. La sera tutti a far festa, tranne quelli inchiodati a letto dall'influenza (anche il mitico vecchio Pschitt, già vincitore l'anno scorso a Cortina, si veda il servizio su questa stessa rete…), cominciando con la gara di velocità in cui abbiamo visto tutti i Francesi in mutande e il grande Bubu che per la delizia degli occhi femminili ha improvvisato uno strip-tease in cima alla torre di ghiaccio.

Il giorno dopo era tempo di semifinali, con una via selettiva che non consentiva di sbagliare, infatti era molto importante stare attenti a non pestare le linee con i piedi e molti di noi (anch'io) sono caduti nella trappola. Alla fine Arnaud Clavel è arrivato 15. e io 12. Passavano i migliori otto che si sono poi affrontati nella finale alla luce dei riflettori alle 10 di sera, dando vita ad uno spettacolo entusiasmante con un pubblico di 600 persone accorso nonostante i 15° sottozero.
Alla fine la spuntava Francois Lombard che metteva in riga tutti; in due mesi ha imparato ad arrampicare su ghiaccio e ha dimostrato di essere un 'animale da gara' essendosi allenato per anni a questo tipo di sforzi fisici e di concentrazione.
Per gli altri non resta che tornare a casa ad allenarsi, su roccia e su ghiaccio, magari tentando di coniugare al meglio la forma fisica, l'attenzione necessaria per non sconfinare oltre le famose linee, la calma per rendere al massimo e la tecnica per risparmiare energie.

Per finire posso dire che è stata una bellissima esperienza e che non vedo l'ora di andare a Courchevel e Cortina. Alla prossima dunque su queste stesse pagine!


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