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Ice World Cup Cortina - Dolomiti
Intervista a Maurizio Gallo responsabile tecnico della struttura di gara dell'Ice Boulder Cortina 2000, terza prova dell'Ice World Cup



Quali erano le caratteristiche tecniche della struttura di gara?

    La struttura quest'anno é stata fatta in maniera completamente diversa da quella dell'anno scorso. Abbiamo sostituito lo scheletro in legno con uno metallico in tubi innocenti e tralicci dismessi dell'ENEL di 12 m. di altezza, opportunamente posizionati e sagomati. Inoltre é stato modificato completamente il supporto per il ghiaccio: l'anno scorso avevamo usato la juta mentre quest'anno abbiamo utilizzato una rete metallica, a maglia fine, ghiacciandola sia sul lato esterno sia su quello interno, perché solo se il ghiaccio é legato da tutte e due le parti tiene quando ci si piccozza sopra.
    Poi é cambiata anche 'l'idea' stessa della struttura: quest'anno c'erano delle zone meno strapiombanti a denti verso l'esterno e con i tralici si sono create linee inclinate a 45° o addirittura orizzontali.

In quanti avete lavorato per realizzarla

    Eravamo un guppo di 10 /12 persone che dall'inizio di novembre ha lavorato più o meno giorno e notte a seconda delle temperature. Questo team costruendo la struttura e modificandola nel tempo ha acquisito una capacità di sentire il ghiaccio non comune, anche con l'aiuto di un gruppo di ragazzi che lavorano tutti gli anni sulla pista da bob di Cortina. Proprio da quest'esperienza messa in comune, tra chi sul ghiaccio é abituato a piantare le piccozze e chi invece ci fa passare i bob, abbiamo inventato un sacco di tecniche nuove come la ghiacciatura dall'interno con pre perforazione, la smaltatura, l'intonacatura e l'uso del cannone ad intermittenza con lavorazione a pala per impaccare la neve - tecnica quest'ultima che ha richiesto fra l'altro una presenza continua sul posto. E' stato un lavoro durissimo, e la squadra é stata eccezionale. Ha dimostrato come la 'cultura dei montanari', per tanti aspetti, é indispensabile per fare queste strutture, indubbiamente molto più difficili da realizzare rispetto ad una struttura di arrampicata sportiva. Garantire una gara come quella di Cortina é sempre un grossissimo rischio e richiede un lavoro esagerato. Comunque é andata bene perché il ghiaccio ha tenuto benissimo.

La struttura ha retto benissimo all'assalto di 90 atleti…

    Si perché abbiamo scelto di lavorare tantissimo l'open rendendolo praticamente una gara in cui il solo aggancio delle becche era sufficiente per salire gli itinerari, in questo modo gli atleti anche se erano in numero così elevato, dal primo all'ultimo hanno trovato un itinerario quasi identico. Ci sono stati solo minimi distacchi del ghiaccio. Viceversa nelle semifinali e nelle finali abbiamo ridotto il numero dei passaggi prima della in modo che fosse valorizza, a questo punto, anche la capacità di interpretare il ghiaccio da parte dell'atleta. In finale chi conosceva meglio il ghiaccio e ha piantato meglio le piccozze rispetto alla ricerca esclusivamente degli agganci ha vinto. Will Gaad é stato quello che, a vedere la gara, in effetti, ha utilizzato meglio le piccozze anche quando doveva piantarle.

A proposito dei materiali cosa c'è da dire?

    Quest'anno i materiali erano preparati ad hoc per questa gara. I ramponi in particolare erano quasi tutti fuori dalle produzioni standard, con delle appendici sia verso l'alto che verso il tallone per facilitare gli agganci di piede. Le piccozze, viceversa, contrariamente alle aspettative perché l'eliminazione delle dragonne dava adito a soluzione alternativa, per tutti i finalisti erano sostanzialmente di serie tranne minime modifiche. Tra l'altro la giuria, prima della gara, ha fatto un controllo dei materiali e alcune piccozze che avevano qualcosa in più rispetto al semplice appoggio della mano sono state eliminate e l'atleta ha dovuto cambiare gli attrezzi con altri più standard. Quindi dal punto di vista dei materiali le piccozze di serie si sono rivelate quelle che sono state utilizzate mentre i ramponi sono quelli che hanno subito più adattamenti. Anche se alla fine chi é arrivato in finale, quelli che si sono rivelati i più forti, non avevano tantissime appendici sui ramponi perché, in effetti, solo l'aggancio di tallone posteriore era indispensabile.

C'é stata un'evoluzione nelle difficoltà rispetto all'anno scorso?

    Sicuramente quest'anno la gara era più difficile e più tecnica. Difatti quest'anno nonostante ci fossero solo tre blocchi di finale, rispetto ai quattro del 1999, l'ultimo é risultato praticamente insalibile per gli atleti, proprio perché erano praticamente distrutti dai primi due blocchi.
    Se l'anno scorso é stato l'anno dello Janiro quest'anno l'arrampicata era molto più improntata sulla scelta delle giuste posizioni del corpo, sull'equilibrio, sulla spinta, l'aderenza. Quello che era emerso dalla gara dell'anno scorso, il cui simbolo sembravano essere le posizioni esasperate, in definitiva si é un po' ridimensionato, forse anche perché quest'anno gli atleti non usavano le dragonne.

I pannelli di dry tooling come hanno influito?

    I pannelli di dry tooling sono stati una scelta dell'ultima settimana. Ci eravamo resi conto che la struttura creava dei problemi solo nella parte bassa mentre in alto era relativamente facile e quindi, proprio lì, abbiamo introdotto dei pannelli di legno in cui le piccozze potevano essere utilizzate solo sugli appigli, mentre i piedi potevano essere utilizzati su tutto il pannello. Mi sembra che siano stati interessanti e molto tecnici dal punto di vista delle posizioni da assumere visto che le piccozze dovevano essere utilizzate spesso in laterale. Sicuramente hanno fatto la differenza dato che non tutti gli atleti sono riusciti a salirli, anche perché quando si trattava di portare su i piedi la vita diventava decisamente complicata.

Ci sono state delle lamentele riguardo alle linee che delimitavano i percorsi perché rendevano, secondo alcuni, molto difficile l'arrampicata

    Si sicuramente é un problema su cui bisognerà tornare. Un problema per buona parte legato alla struttura, se si riuscisse a fare una struttura più ampia e difficile con più strapiombi e passaggi complessi il tracciatore avrebbe la possibilità di tracciare difficoltà molto alte senza dover intervenire con bande limitanti. Quando un passaggio diventa forzato perché l'hai costretto con le linee é facile che l'atleta tocchi con una parte del corpo fuori dal percorso. Se si riuscissero ad eliminare queste cose credo sarebbe meglio per tutti, atleti, giudici e tracciatori. Lo stesso Will Gadd, difatti, mi ha detto che la finale era bellissima proprio perché le linee non gli avevano mai dato fastidio. Sebbene ci sia anche da dire che il rispetto del percorso é una concentrazione e un'abilità nel controllo del corpo che l'atleta dovrebbe saper dimostrare.

L'altro aspetto di cui si è discusso è stato quello dell'agonismo a volte esasperato, che è sfociato anche in episodi spiacevole

    Non so se Cortina 2000 ha creato il grado X dopo aver creato l'anno scorso, a detta di molti, il grado IX. Sicuramente, però, ha creato il problema agonismo. Quest'anno Cortina oltre ad essere stata una gara bellissima è stata anche caratterizzata da questa nuova dimensione dell'agonismo che fino all'anno scorso non c'era. La mia impressione, proprio per quello che è successo quest'anno, è che gli atleti non hanno ancora quell'abitudine ad essere giudicati che invece hanno atleti che vengono da anni di arrampicata sportiva. Per questo, forse, mal tollerano le decisioni dei giudici e non sono in grado di accettarle in maniera distesa e rilassata, ma sono decisamente troppo caricati. Forse ci vorranno uno o due anni perché, anche nel mondo del ghiaccio, si capisca che in gara non è come quando si arrampica da soli in mezzo alle montagne sulle cascate, ma c'è un giudice che ti valuta. Nell'arrampicata sportiva chi non ha accettato di essere giudicato ha smesso di fare le gare. Lo stesso dovrà succedere nell'arrampicata su ghiaccio e si spera abbastanza velocemente visto l'uso di materiali sicuramente pericolosi: un conto è lanciare una scarpetta un conto è lanciare una piccozza…

Will Gadd (english)
Daniel Dulac
François Lombard
Maurizio Gallo
Max Berger (english)


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